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…lascio parlare lui, io non ci riesco, ho un groppo in gola…http://www.youtube.com/watch?v=daC3LaRgQHI http://www.youtube.com/watch?v=1Qji12IaEBQ&feature=related ...E adesso, come direbbe lui, passo e chiudo...Vi avrò nel cuore, sempre...

Opinioni scritte

dal 03/02/2008

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Sono Io L'Uomo Della Storia Accanto - Claudio Baglioni 22/10/2010

DARSI PIU' AMORE E' L'UNICA SPERANZA

Sono Io L'Uomo Della Storia Accanto - Claudio Baglioni Parlare di Baglioni, per me, è come mettere a nudo la mia anima e raccontarne i sentimenti più reconditi, tracciare il cammino di una vita interiore, ripercorrere ancora una volta le emozioni più belle ma anche quelle meno piacevoli che hanno contrassegnato questo viaggio, immergermi nella colonna sonora di tanti ricordi. Ascolto Baglioni da quando ero un ragazzino e nella mitica Hit Parade condotta da Lelio Lutttazzi sul secondo canale della Radio Rai, il lunedì intorno a mezzogiorno, primeggiavano per settimane e settimane i successi che hanno segnato un’epoca come “Piccolo grande Amore”, “Sabato pomeriggio”, “Tu come stai”. Molti storceranno la bocca sentendo rievocare certe canzoni, che hanno avuto l’effetto di consacrare sull’altare della celebrità (e della storia della musica, almeno di quella italiana) il cantautore romano, ma anche di farlo identificare, a parecchi, come il cantante del “passerotto”, della “maglietta fina” e del “bacio a labbra salate”, cioè una sorta di icona destinata ad un pubblico prevalentemente femminile, in particolare quello delle ragazzine. Baglioni è stato, ed è, sicuramente un poeta dell’amore e se si ritiene che l’amore sia uno stato d’animo connaturato prevalentemente alle ragazzine e basta, allora l’identificazione ha una sua ragion d’essere; ma se, come credo, è giusto allargare questa visione ammettendo che i sentimenti, gli amori, le emozioni sono parte integrante di ciascuno di noi, non solo nel rapporto uomo donna, tra innamorati ...

Il colle di Montici, Firenze 09/10/2010

PASSEGGIANDO NEI COLLI DELL'OLTRARNO FIORENTINO-PARTE II(MONTICI)

Il colle di Montici, Firenze Come avevo scritto quando vi ho parlato della passeggiata sulla collina di Arcetri, a Firenze, il secondo itinerario nei dintorni della città sarebbe stato più lungo e impegnativo del primo e non prevedeva la partecipazione dei bambini, che avrebbero avuto difficoltà a completarlo, soprattutto il più piccolo. Così abbiamo atteso l’inizio della scuola e, approfittando di un giorno di ferie fissato all’ultimo “tuffo” e di una giornata veramente splendida dal punto di vista metereologico, almeno la mattina, mia moglie ed io ci siamo dedicati ad intraprendere il percorso che si può definire del colle di Montici. Questa altro non è che una zona collinare posta sulla riva sinistra dell’Arno, la più alta di questa parte della città in quanto oltrepassa i 200 metri sul livello del mare, permettendo di godere, dalla sua sommità, un paesaggio ampio e suggestivo. Vedute che non si scordano tanto facilmente e che sono un buon toccasana per accantonare, almeno per un po’, lo stress, i pensieri e le preoccupazioni che, solitamente, ci assediano ogni santo giorno… Prima di parlarvi dell’itinerario, un piccolo cenno storico e ambientale: qui nel 1530 si accamparono le truppe di Carlo V che assediavano Firenze che, stremata dalla fame e della peste, fu costretta a piegarsi di fronte alle preponderanti forse imperiali il 12 agosto 1530, concludendo un trattato di resa almeno sulla carta onorevole, che però non venne rispettato dai vincitori. Sul poggio di Montici si erge la torre campanaria ...

La tomba di Hélios. Le inchieste del commissario Laviolette (Vol. 5) (Pierre Magnan) 04/10/2010

LUBRICHE SCULTURE E FEROCI OMICIDI NELLA PROVENZA DEGLI ANNI '80

La tomba di Hélios. Le inchieste del commissario Laviolette (Vol. 5) (Pierre Magnan) Manosque è un pittoresca cittadina dell’Alta Provenza, una città costruita su un contrafforte delle colline del Luberon orientale. O, almeno, così viene presentata nell’introduzione del libro. Non ci sono mai stato, anzi ad essere sinceri non la conoscevo proprio, né ho mai visitato la regione del sud-est della Francia nota per il paesaggio, che alterna colline e vette montuose a rigogliose vallate piene di colori e di profumi (quello inconfondibile della lavanda, in particolare), e per i porti affollati da lussuosi imbarcazioni. Nel risvolto di copertina viene definita la zona più suggestiva della Francia. In questa regione così amena è ambientato l’ingegnoso romanzo che ho letto ultimamente, un “giallo” che reca un titolo capace di incuriosirmi fin da quando ho preso il volume in mano e che, fin quasi alla fine della lettura, è rimasto per me un intrigante mistero, salvo svelarsi chiaramente nelle ultime pagine. Una bella scoperta, questo Pierre Magnan, nativo peraltro di Manosque (i cui abitanti si chiamno Manosquins.) Dice che in Francia sia conosciutissimo (non è certamente un esordiente, ha più di ottant’anni) e abbia vinto molti premi letterari ma, devo ammettere la mia ignoranza, fino ad oggi non lo avevo mai sentito, o forse solo distrattamente. Purtroppo non si può conoscere tutto. Eppure è un autore che ha scritto qualcosa come 28 libri, da alcuni dei quali sono stati tratti anche dei film, la gran parte ambientati nello scenario provenzale, più esattamente in ...

Sinfonia n.9 - L. v. Beethoven 24/09/2010

AL COSPETTO DI UNO DEI MASSIMI CAPOLAVORI DELLA MUSICA UNIVERSALE

Sinfonia n.9 - L. v. Beethoven La mia passione per la musica classica, e il piacere nell’ascoltarla, risalgono…alla notte dei tempi. Non ricordo esattamente come sia nata, quali siano state le motivazioni e l’occasione che hanno fatto germogliare in me questo interesse, so solo che già ai tempi del liceo i miei gusti musicali erano abbastanza diversi da quelli della maggior parte dei miei coetanei. O meglio, anch’io apprezzavo i generi e gli interpreti che andavano per la maggiore a quei tempi (fra la fine degli anni ’70 e i primi favolosi anni ’80…), come i Bee Gess di Saturday Night Fever, gli Stones, i Pink Floyd, i Dire Straits, Alan Parson Project, Michael Jackson, i Police, il Boss, Madonna, Whitney Houston e Dionne Warwick ma anche, in Italia, il “mio” Baglioni, Battisti, Battiato, Venditti, Pino Daniele etc. Al contempo, però, mi capitava sempre più spesso di ascoltare prima brani, poi intere composizioni di musica classica, fino a spingermi ad acquistare le prime raccolte di vinili (ancora non esistevano i c.d.) dedicate ai “grandi” della musica occidentale come Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Bramhs, Chopin etc. Nomi che, anche a chi non si diletta molto di questo genere di musica, credo possano e debbano dire qualcosa. Ho continuato, nel tempo, ad alternare l’ascolto di musica moderna (peraltro prevalentemente melodica o al massimo pop o rock, ma “leggera”) e di musica classica riuscendo, in non molte occasioni a dire il vero, anche ad assistere dal vivo a concerti di musica sinfonica. ...

L'Oltrarno fiorentino, Firenze 11/09/2010

PASSEGGIANDO NEI COLLI DELL'OLTRARNO FIORENTINO-PARTE I (ARCETRI)

L'Oltrarno fiorentino, Firenze Oggi torno a parlarvi della mia Firenze. Per chi mi conosce non ce ne sarebbe bisogno, ma per quanti mi leggessero per la prima volta preciso che uso il termine ‘mia’ in senso improprio in quanto non abito a Firenze (ma in provincia), però ci lavoro da quasi 20 anni, ci ho fatto il liceo e l’università e vi ho vissuto, a più riprese, per una decina di anni, per cui, pur non potendo definirmi un fiorentino d.o.c., posso affermare a ragione di conoscerla almeno un po’, anche se non essendo mai stato un viveur non chiedetemi dritte su locali, discoteche o cose del genere in quanto sarei in difficoltà a fornirvele (ma un paio di indirizzi dove mangiare come Dio comanda quelli sì, posso darveli...:-). Ve ne parlerò sotto un aspetto particolare, meno conosciuto dal turismo di massa e non ma poco praticato, credo, anche da molti fiorentini. Che Firenze sia una delle città più belle d’Italia, se non d’Europa, è universalmente riconosciuto. Chi non ha mai sentito parlare, o visto su un libro, o in un filmato, o ammirato dal vivo lo splendido Duomo di Arnolfo di Cambio, con lo straordinario “cupolone” del Brunelleschi e il maestoso Campanile di Giotto, o la scenografica Piazza della Signoria con l'inconfondibile mole di Palazzo Vecchio, o è rimasto a bocca aperta di fronte alla bellezza quasi irreale del David di Michelangelo, o ha rischiato la sindrome di Stendhal (come succede ad Asia Argento nell'omonimo film) nell'osservare, rapito, i capolavori esposti nella Galleria degli Uffizi. ...

Il filo del male (Carlo Mastelloni, Francesco Fiorentino) 06/09/2010

NEI MEANDRI OSCURI DELLA TRIESTE DI FINE ANNI '50

Il filo del male (Carlo Mastelloni, Francesco Fiorentino) Un romanzo scritto a quattro mani è una rarità e presenta, nella sua realizzazione, maggiori insidie di un libro pensato e portato termine da un solo autore, ma può anche dar luogo a risultati di grande successo come è avvenuto per esempio in Italia con il binomio Fruttero e Lucentini, dei quali ricordo di aver letto un libro che è considerato il capostipite del giallo all'italiana, e cioè 'La donna della domenica' (oltre ad altri meno famosi). Forse è stata questa particolarità, o forse il nome di uno degli artefici ad attirare la mia attenzione su questa opera prima di due esordienti sessantenni, un professore universitario di letteratura francese e un procuratore della Repubblica oggi di stanza a Venezia. Molti di voi ricorderanno il nome di Carlo Mastelloni, giudice delle indagini su Gladio, ma anche a capo di importanti inchieste sul terrorismo interno e internazionale, sui rapporti fra quest’ultimo e le Br, oltre che richiesto di fornire il suo contributo inquisitorio sulle stragi di Bologna e di Ustica, sull’abbattimento dell’aereo del Sid 'Argo 16' e sui misteri di Hyperion (scuola parigina in cui sarebbero stati compilati i volantini delle BR), mentre credo sia pressoché sconosciuto, per quanto autore di saggi letterari pubblicati in Italia e Francia, l’altro scrittore, Francesco Fiorentino, nato a Napoli e compagno di scuola alle elementari del Mastelloni, oggi docente all’università di Bari e cultore di Honorè de Balzac. Indubbiamente la professione e la lunga ...

Matera 27/08/2010

UN VIAGGIO A RITROSO NEL TEMPO NELLO SCENARIO DEI "SASSI"

Matera Se c’era una tappa, nelle mie vacanze estive (delle quali smetterò presto di parlarvi, per non annoiarvi eccessivamente), che non avrei voluto perdere per nessuna ragione al mondo non erano le Grotte di Castellana, che pure desideravo visitare, né Castel del Monte, cui parimenti ambivo da tempo. Si trattava, in entrambi i casi, di escursioni giornaliere da Metaponto (dove abbiamo soggiornato per due settimane di mare) che avevo programmato ma la cui realizzazione era legata anche a combinazioni favorevoli (il tempo, l’umore dei bambini, etc.) che, per fortuna, si sono verificate consentendomi di centrare questi piccoli obiettivi. Quella che, invece, era una meta irrinunciabile del viaggio, alla quale nella mia tabella di marcia era dedicato un intero fine settimana, era la città più famosa della Basilicata, quella che, con ogni probabilità, è l’unica nota anche all’estero di questa per molti (non solo stranieri…) sconosciuta e misteriosa regione; l’unica che ha un nome ma non un aggettivo (per cui i suoi abitanti vengono chiamati “lucani”, dall’antico appellativo di questa terra). La città di cui sto per parlarvi, molti l’avranno capito, è la città dei Sassi, primo sito italiano dichiarato Patrimonio Universale dell’Umanità dall’Unesco, e cioè Matera. Ovviamente la Basilicata non è solo Matera ed ho potuto sperimentarlo personalmente perché, nelle mie quasi tre settimane di vacanza, non mi sono limitare a fare due “puntate” nella vicina Puglia e a rilassarmi sulla bella ...

Castel del Monte 20/08/2010

IL FASCINO ARCANO E LEGGENDARIO DI CASTEL DEL MONTE

Castel del Monte Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio. Era questa una costruzione ottagonale che a distanza appariva come un tetragono (figura perfettissima che esprime la saldezza e l'imprendibilità della Città di Dio), i cui lati meridionali si ergevano sul pianoro dell'abbazia, mentre quelli settentrionali sembravano crescere dalle falde stesse del monte, su cui s'innervavano a strapiombo. Dico che in certi punti, dal basso, sembrava che la roccia si prolungasse verso il cielo, senza soluzione di tinte e di materia, e diventasse a un certo punto mastio e torrione (opera di giganti che avessero gran familiarità e con la terra e col cielo)... Nell'appressarvici maggiormente, si capiva che la forma quadrangolare generava, a ciascuno dei suoi angoli, un torrione eptagonale, di cui cinque lati si protendevano all'esterno - quattro dunque degli otto lati dell'ottagono maggiore generando quattro eptagoni minori, che all'esterno si manifestavano come pentagoni. E non è chi non veda l'ammirevole concordia di tanti numeri santi, ciascuno rivelante un sottilissimo senso spirituale. Otto il numero della perfezione d'ogni tetragono, quattro il numero dei vangeli, cinque il numero delle zone del mondo, sette il numero dei doni dello Spirito Santo. Per la mole, e per la forma, ...

Castellana Grotte 12/08/2010

IL PIU' FAMOSO E SPETTACOLARE COMPLESSO CARSICO D'ITALIA

Castellana Grotte Uno dei luoghi più affascinanti che ho ammirato durante le mie recenti vacanze in Basilicata si trova…in Puglia. Non vi sembri un paradosso: le vacanze che ho organizzato quest’anno (a proposito: non ho partecipato al pdm perché sono stato assente quasi tutto il mese di luglio, ma se ne avessi avuto la possibilità avrei infranto una regola che finora mi sono imposto e avrei scritto sull’argomento, che era molto interessante dal mio punto di vista…ho una discreta vocazione nel preparare i viaggi sulla carta e per me la fase di studio, per molti aspetti, è quasi più “eccitante” che non la vacanza stessa) prevedevano due settimane di mare a Metaponto e una a giro fra Matera e il Parco del Pollino. Basta guardare una carta geografica per rendersi conto che Metaponto, pur trovandosi nella regione lucana, è un passo da Taranto (sono 40 km circa) e non troppo lontano da molte mete di grande interesse site nella vicina regione dei trulli e della pizzica. E quindi due o tre “sconfinamenti” erano già previsti fin dalla partenza; il primo di questi è stato dedicato alla visita di quelle che, probabilmente a ragione, vengono definite le più belle grotte d’Italia, ovvero le Grotte di Castellana. Devo premettere che, in materia, posso vantare una certa “esperienza”, essendo sempre stato attratto da questo suggestivo e spettacolare mondo delle caverne, anche se non ho mai praticato, purtroppo, la speleologia, accontentandomi di normali visite in quelle che sono definite, in gergo tecnico, ...

Cogito ergo sum. Breve storia della filosofia attraverso i detti dei filosofi (Pietro Emanuele) 25/06/2010

UNO SGUARDO AL MONDO DELLA FILOSOFIA ADATTO ANCHE AI PROFANI

Cogito ergo sum. Breve storia della filosofia attraverso i detti dei filosofi (Pietro Emanuele) Non so dire con esattezza il motivo che mi abbia spinto a “rispolverare”, dopo un bel po’ di tempo, il libro di cui sto per parlarvi; né la ragione che mi induca a recensire un testo che, dato l’argomento di cui tratta, la filosofia, potrà forse risultare un po’ indigesto a molti di voi. D’altronde, “in my personal opinion”, la ritengo una lettura interessante, destinata non solo agli addetti ai lavori, ma a chiunque riesca a farsi appassionare dalla storia del pensiero. Anche perché, come diceva giustamente Luciano De Crescenzo nella prefazione alla sua (un tempo) famosa “Storia della filosofia greca – I presocratici” “...la filosofia è una pratica indispensabile del vivere umano, utile ad affrontare i problemi spiccioli di ogni giorno”. E, se anche non si ritiene di condividere questa affermazione forse un po' semplicistica, si dovrà pur riconoscere che ogni tanto fermarsi a riflettere sulle questioni fondamentali dell’esistenza, cercare di comprendere la realtà che ci circonda attraverso una sano esercizio dell’intelletto (troppe volte lasciato ad assopirsi..), tornare a provare meraviglia e stupore di fronte al mondo, porsi qualche quesito, qualche domanda, non dare nulla per scontato, un po’ come fanno i bambini nel loro percorso di crescita, non faccia male a nessuno e anzi possa servire di stimolo a liberarsi da quell’irrequietezza e da quel malcontento che spesso accompagnano le nostre giornate, dominate dalla routine, dalla continua frenesia e dall’assenza di momenti ...

Campi Flegrei, Napoli 04/06/2010

UNO SPETTACOLO AFFASCINANTE DI FUMI, ROVINE E ANTICHE LEGGENDE

Campi Flegrei, Napoli Credo (anzi, sono pressoché sicuro) che questa sarà l’ultima “opinione” (c’è chi mi ha chiesto perché in Ciao si chiamano così, ma non ho una risposta assoluta) in cui vi parlerò di una delle meraviglie che ho scoperto e ammirato durante il mio recente (ma ormai non tanto, essendosi esaurito un mese fa) viaggio a Napoli e dintorni. Primo, perché non voglio rischiare di annoiarvi (e scusatemi se lo sto facendo); secondo, perché mi piace raccontare esperienze di cui ho fresca memoria (se così non fosse, avrei potuto parlarvi di Parigi, Vienna, Londra, Atene, la Croazia, le Baleari, Creta, la Svizzera, il Messico etc…ma avrei dovuto “forzare” troppo i ricordi, inevitabilmente sbiaditi con il passare del tempo), anche perché ritengo che questa sia la condizione in cui la recensione può avere un minimo di utilità per chi la legge. Dunque, in questa occasione vorrei riferirvi della grande impressione favorevole che ho ricevuto dalla visita ad una delle aree più ricche di storia e di bellezze naturali che si trovino nel golfo di Napoli e cioè la zona che va sotto il nome di Campi Flegrei. A dire il vero mio zio, grandissimo viaggiatore che io invidio per i tanti posti che è riuscito a vedere nella sua vita (in pratica ha letteralmente esplorato tutti i continenti, essendo andato in pensione giovane, non avendo figli e essendo sposato con una santa donna che ogni tanto lo lascia partire alla ventura, da solo o con qualche amico) , mi aveva detto da tempo che la località che lo aveva ...

Uno, nessuno e centomila (Luigi Pirandello) 28/05/2010

VITANGELO MOSCARDA, OVVERO IL DISSOLVIMENTO DELLA PERSONALITA'

Uno, nessuno e centomila (Luigi Pirandello) Chi ha letto la mia opinione su “Il fu Mattia Pascal” sa già che ultimamente ho “riscoperto”, dopo un lungo periodo di oblio, le opere (cominciando dai romanzi più famosi) di uno scrittore che avevo ammirato moltissimo ai tempi della scuola media e del liceo, tanto da dedicare una buona parte delle vacanze di un non meglio identificabile anno a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta del secolo scorso ad una lettura “matta e disperatissima” di quasi tutto il suo repertorio letterario. Sto parlando, per chi non l’avesse capito, di Luigi Pirandello, il grande drammaturgo siciliano vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento, nel periodo di trapasso dal Verismo al Decadentismo. Un’epoca di crisi, in cui viene meno la fede nella realtà oggettiva, cade la teoria dell’impersonalità dell’opera d’arte, si rifiutano i valori tradizionali e si incrinano le solide strutture morali. Un’epoca in cui si affermano, a livello filosofico e psicologico, l’esistenzialismo di Kierkegaard (altro nome che mi è rimasto ben impresso dai tempi del liceo, all’esame di maturità ne approfondì un’opera il mio compagno di banco) e l’insegnamento di Sigmund Freud, che dovrei ricordare ancora meglio visto che la sua “Interpretazione dei sogni” fu il testo facoltativo che mi accompagnò all’esame di filosofia nella lontana estate del 1983 (qui posso essere preciso). Non che Pirandello si sia occupato di studi di psicanalisi vera e propria, né che sia stato un’”esistenzialista”nel senso stretto e filosofico ...

Bar Osteria Graziella, Marina Corricella 20/05/2010

QUALITA', CORTESIA E PREZZI BUONI IN UN LOCALE "ALLA MANO"

Bar Osteria Graziella, Marina Corricella Chi ha letto la mia ultima opinione sulle “Catacombe di Napoli” (a proposito, colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che non sono riuscito a raggiungere personalmente nel box messaggi…il tempo non basta mai!) sa che, durante la settimana trascorsa nella città partenopea, a fine aprile, quest’anno mi sono dedicato, più dell’anno scorso, a delle visite “mirate” ad alcune delle innumerevoli bellezze artistiche e naturali che rendono questi luoghi fra i più incantevoli della nostra stupenda Italia (ma c’è chi dice, e secondo me non a torto, dell’intero pianeta). Così fra la suggestione sempre attuale degli scavi di Pompei, il fascino un po’ salottiero di Positano, l’esperienza emozionante della salita al Vesuvio e l’incanto quasi sorprendente dei Campi Flegrei non poteva mancare un’escursione (purtroppo breve, sempre a causa del tempo tiranno) a quell’isola che, dopo essere stati a Capri un anno fa e aver trascorso una settimana a Ischia nel 2002, era l’unica del Golfo che mancava nella nostra "lista". Sto parlando di Procida, l’isola meno turistica e meno frequentata delle tre che in un certo senso delimitano questo angolo di paradiso. Arrivare a Procida da Napoli è semplice, il traghetto fa cinque / sei corse al giorno dalla Calata Porta di Massa e l'aliscafo altrettanto dal Molo Beverello (siamo al Porto di Napoli, per chi non l'avesse chiaro) e il bilglietto, sola andata, costa sui 12 euro per gli adulti non residenti (la metà per i bambini). Il viaggio dura un'ora ...

Le catacombe di Napoli, Napoli 15/05/2010

VIAGGIO NEL CUORE DELLA NAPOLI PALEOCRISTIANA

Le catacombe di Napoli, Napoli La mia seconda vacanza a Napoli e dintorni si è conclusa ormai da quasi due settimane, ma mi ha lasciato dentro tanti piacevoli ricordi dei luoghi (meravigliosi) visitati anche quest’anno, in quella che ritengo (e non sono il solo) una delle zone più ricche di bellezze artistiche e naturali della nostra splendida Italia. Pompei, Positano, Procida, il Vesuvio, i campi Flegrei…mete piene di fascino che abbiamo raggiunto in questo nostro viaggio di fine aprile, veramente fortunato anche sotto il profilo meteorologico (considerando il maltempo che invece ha caratterizzato il mese di maggio almeno fino ad oggi, tranne che nell'oasi felice dell'amico Gianni "rivera"...scusatemi la divagazione). Non potevo ovviamente esimermi dal condividere con voi qualche impressione rimasta particolarmente viva nel mio animo, anche per non incorrere nelle giusta reprimenda dell’amica “lifest99”, che saluto caramente e a cui dedico questa prima opinione “napoletana”. Già, perché se la città l’avevamo girata in lungo e in largo l’anno scorso, c’erano alcuni luoghi suggestivi dove non eravamo riusciti ad andare, per mancanza di tempo. E così abbiamo colmato la lacuna quest’anno, almeno in parte. Mi asterrò da considerazioni sullo stato di "non pulizia" della città, che mi è sembrato molto peggiorato rispetto all'anno scorso, perché sulla base di quanto osservato in sette giorni di vacanza non si possono esprimere giudizi "fondati" su un argomento così complesso e delicato, ma certo la sensazione non ...

Cappelle Medicee, Firenze 09/05/2010

NEL MAUSOLEO DEI MEDICI

Cappelle Medicee, Firenze Chi, su Ciao, mi conosce e mi “segue”, si sarebbe forse aspettato un’opinione che avesse per sfondo il mio recente viaggio a Napoli e dintorni, e in effetti i luoghi visti (Positano, Pompei, Procida, i Campi Flegrei, il Vesuvio per esempio) giustificherebbero tutti, più o meno, un dettagliato e (credo) interessante resoconto. Invece vi parlo ancora una volta di un monumento fiorentino, e se lo faccio c'è una ragione. Infatti si tratta di un luogo definito, forse impropriamente, "Museo", che si trova in pieno centro cittadino, a pochissime centinaia di metri da dove lavoro e a due passi da alcuni dei locali dove vado a mangiare all'ora di pranzo, pressoché ogni settimana. Eppure...eppure non l'avevo mai visitato fino a due settimane fa. C'è quasi da vergognarsi a dirlo, ma è così. E credo di non essere l'unico "fiorentino" a non averlo fatto. Perché anche alcuni dei miei colleghi non c'erano ancora stati e uno di loro (che è stato il co-promotore dell'iniziativa, insieme al sottoscritto) lo aveva fatto solo moltissimi anni or sono. Dunque, era da tempo che ci dicevamo di andarci, approfittando della settimana della Cultura, per non pagare quel biglietto di ingresso a cui, quando ci si trova a muoversi nella veste di turisti, non si pensa poi tanto, ma che da residenti (o ex residenti, ma quotidianamente presenti in città per lavoro, come nel mio caso) pare, forse non a torto, un ingiusto balzello. L'anno scorso non ci eravamo riusciti. Quest'anno siamo stati più decisi e, ...
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