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Opinioni scritte

dal 26/07/2003

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Madame Curie (Dvd) 23/07/2013

Raccontare un genio

Madame Curie (Dvd) Nel recensire “Sopra eroi e tombe” accennavo al fatto che il suo autore, l’argentino Ernesto Sàbato, negli anni trenta era stato a Parigi dove aveva, tra l’altro, svolto il lavoro di ricercatore nucleare al laboratorio Curie, sotto la direzione di Irene e Frederic Joliot-Curie. Questa notizia mi ha fatto dare una scorsa al lungo elenco (oltre duemila titoli, dal 1899 al 2013) di film della mia videoteca. Ricordavo infatti un vecchiio film, classificato come drammatico ma che è in realtà biografico, che narrava la vicenda umana e scientifica di Marie Curie, madre di Irene e di Frederic. Naturalmente il film c’era e ora ve ne parlo. Realizzato dalla Metro Goldwyn Mayer, per la regia di Mervyn LeRoy, “Madame Curie” è un bel film in bianco e nero del 1943: non un capolavoro ma un esempio di quella cura “artigianale” che ha spesso caratterizzato la cinematografia mondiale, offrendo opere di indubbio valore sia tecnico che interpretativo. Il film in questione ebbe anche cinque nomination all’Oscar e, come nella migliore tradizione dell’Academy quando si tratta di opere di buon livello, non ne vinse alcuno. Mervyn LeRoy (1900-1987) iniziò la sua carriera nel 1930 e la concluse nel 1966 regalandoci titoli come Piccolo Cesare, il suo film d’esordio, Io sono un evaso (1932, un film ricco di pathos e di spietata denuncia sul sistema giudiziario-carcerario americano), Il ponte di Waterloo (1940), il famosissimo Quo vadis? O il bel dramma con Spencer Tracy Il diavolo alle 4, solo per ...

Datagate. Uno scandalo che mette a rischio i rapporti diplomatici tra Ue e Usa. Cosa ne pensate? 13/07/2013

In questo mondo di spie...

Datagate. Uno scandalo che mette a rischio i rapporti diplomatici tra Ue e Usa. Cosa ne pensate? Si dice che la prostituzione sia il mestiere più antico del mondo e forse è vero, ma di sicuro l’unica altra attività che può insidiare questo primato è quella della spia. E mentre la prostituzione ha mantenuto sostanzialmente le sue caratteristiche quello della spia è un mestiere che ha avuto nel tempo un’evoluzione notevole. Evoluzione che non ha sostituito l’antica “soffiata” o lo spiare dal buco della serratura, l’origliare più o meno indiscreta, ma vi si è affiancata, aggiungendo via via metodi sempre più raffinati, tecnologicamente avanzati. E sempre più invasivi. Tuttavia, negli ultimi anni, questa progressione evolutiva è sembrata costituire il tallone d’Achille di questa professione che ha visto da un lato un’accelerazione incredibile dal punto di vista delle tecniche e una regressione altrettanto incredibile sul piano delle metodologie. Come se il lato umano dello spione incontrasse serie difficoltà nello stare al passo col lato tecnico, incapace di armonizzare tempi, metodi e mezzi. E spesso anche obiettivi. Una delle ragioni di questa apparente decadenza è costituita, anche, dalla globalizzazione. Che non è solo economica ma si estende anche a quelle attività che, specie in epoca moderna e contemporanea, sono il perno dell’attività spionistica: la guerra, il terrorismo, lo spionaggio politico e industriale ecc. Esempi di questa sorta di regressione non mancano: dai soldati americani che invadono una repubblichetta centroamericana usando cartine, fornite dai ...

Sopra eroi e tombe (Ernesto Sabato) 25/06/2013

Come un Tango di Gardel

Sopra eroi e tombe (Ernesto Sabato) Il 30 aprile 2011, a Santos Lugares, moriva Ernesto Sàbato. Di lì a poco avrebbe compiuto i cento anni, essendo nato a Rojas il 24 giugno 1911. Nel 1999 alla nazionalità argentina aveva potuto aggiungere quella italiana; l’Italia era infatti la terra d’origine dei suoi genitori, che emigrarono nel continente latinoamericano dalla natìa Calabria. La vita di Ernesto Sàbato si intreccia, come avviene per le figure eminenti, con la storia del suo Paese. Tuttavia in Sàbato assume anche contorni cosmopoliti, grazie ai suoi soggiorni in Russia, Belgio, Francia e copre, politicamente un arco che va dall’impegno studentesco alla dirigenza comunista per passare poi a una certa forma di libertarismo, a “capire” Evita ma detestare Peron, poi un apparente disimpegno durante il periodo della dittatura fino alla sua ostinata azione di denuncia e ricerca sul tema dei “desaparecidos”, presiedendo la Commissione creata dal Presidente Alfonsin, che portò alla celebrazione di diversi processi contro militari coinvolti nelle aberrazioni della Giunta militare negli anni dal 1976 al 1983 e che lo vide autore del rapporto finale, noto con il titolo “Nunca mas” (Mai più). Anche sul piano culturale Sàbato mostra un percorso variegato di esperienze. Dapprima le scuole, in cui assume prima importanza quella secondaria al Colegio Nazional di La Plata dove incontra Pablo Enriquez Urena un professore che lòo indirizzerà verso la letteratura. Poi l’Università e qui agli studi di fisica (ne conseguirà il ...

Gli anagrammi di Varsavia (Richard Zimler) 13/06/2013

Sitra Ahra

Gli anagrammi di Varsavia (Richard Zimler) Sitra Ahra in yiddish significa l’Altra Parte e deriva dall’espressione aramaica che, nella letteratura cabalistica, designa la sfera demoniaca, o il regno del Male. E questo poteva sembrare la Varsavia sotto il tallone dell’occupante nazista ali occhi degli ebrei rinchiusi dietro il muro del ghetto o dei polacchi che, pochi, oltre ad apporsi ai tedeschi offrivano aiuto ai loro connazionali con la stella di Davide. Perché, e ciò va ricordato anche se spiacevole, l’antisemitismo, anche il più violento, non fu esclusiva del nazismo. Nell’Europa orientale, e soprattutto in Russia e in Polonia, gli ebrei sono stati spesso vittime di pregiudizio e di odio razziale. Non a caso il termine “pogrom” per indicare i massacri, principalmente di ebrei, è di origine russa. E per citare un solo esempio dirò del massacro di 250mila ebrei attuato dai polacchi, approfittando del caos prodotto dall’invasiobne tedesca, nelle prime tre settimane dall’inizio della seconda guerra mondiale. Lodevole al massimo, dunque, l’abnegazione e lo spirito di sacrificio di quei polacchi che oltre a mettere a repentaglio la propria vita nel resistere all’occupante nazista si prodigavano per gli ebrei e cercavano di alleviarne, per quanto possibile, le sofferenze. Nell’estate del 1940 i tedeschi istituirono ufficialmente il “ghetto” come zona in cui confinare gli ebrei, quelli della città e quelli fattivi confluire dalla provincia. Un totale di mezzo milione di persone, la metà della popolazione dell’intera ...

Mata hari (Dvd) 03/06/2013

Danzando e spiando...

Mata hari (Dvd) Fossati del Castello di Vincennes, 15 ottobre 1917. E’ mattino da poco e i soldati sono già schierati in attesa di eseguire un incarico non proprio piacevole: una fucilazione. Passare per le armi una spia è un’operazione di guerra che può anche starci nello svolgimento di un dovere ma quando la spia è una donna, per giunta bella e famosa e ancora giovane allora la faccenda mostra più che in altre circostanze la sgradevolezza del compito. Un conto è uccidere in combattimento un nemico che a sua volta vuole ucciderti un altro è sparare contro una persona esposta al tuo fucile come una sagoma nel tiro al bersaglio. Per questo uno dei fucili dei dodici soldati che compongono il plotone d’esecuzione è caricato a salve. Non si sa quale e dunque ognuno potrà pensare che sia il suo. Magra consolazione ma meglio che niente. Al carcere di Saint Lazare le formalità sono iniziate all’alba. Alla condannata è notificato che la domanda di grazia presentata al Presidente della Repubblica è stata respinta. Viene accompagnata negli uffici della direzione del carcere dove scriverà tre lettere (che non verranno mai recapitate). Poi, lei viene portata al luogo dell’esecuzione. Unici a “confortarla” tra soldati e funzionari sono l’avvocato, già suo amante nei tempi migliori, e il prete, che l’ha battezzata proprio quella mattina. Al fossato del castello di Vincennes le viene tributato l’onore delle armi, poi viene legata, in modo alquanto leggero, al palo. L’ultima immagine che resterà di lei ...

Le Perle della Corona (S. Guitry - Francia 1937) 27/05/2013

Quando la storia diverte

Le Perle della Corona  (S. Guitry - Francia 1937) All’inizio del 1885 il venticinquenne francese Lucien Guitry fa il suo esordio come attore teatrale al teatro Michailovskij di San Pietroburgo, città dove si è da poco trasferito e in cui rimarrà per nove anni. In questo periodo Lucien stringe una proficua amicizia con Piotr e Modest ilic Ciaikovskij, un’amicizia che avrà importanza nella produzione musicale dei due compositori russi. Nell’anno dell’esordio teatrale sanpietroburghese Lucien diventa padre. Il 21 febbraio 1885 nasce Alexandre George-Pierre cui viene attribuito il diminutivo di Sacha. Sacha Guitry sarà una delle maggiori figure intellettuali della Francia del primo novecento e fino alla sua morte avvenuta a Parigi il 24 luglio 1957. A diciassette anni Sacha scrive la sua prima commedia. In tutto saranno 120 le opere teatrale di cui è autore. In molte di esse si ritroverà l’influenza del suo grande amico George Feydau, altra figura di rilievo nel mondo teatrale transalpino. Ma Sacha non si limita ad essere un drammaturgo di successo. Anche il cinema lo attrae e nel 1914 esordisce come regista (con il film “Ceux de chez nous”). Come regista firmerà 30 pellicole ma sarà anche sceneggiatore e interprete in film suoi e di altri autori. Nel 1919 sposa la cantante Yvonne Printemps che sarà la prima di cinque consorti. Nel 1931 viene insignito della Legion d’onore. Diverrà anche membro dell’Academie Goncourt. Dopo la seconda guerramondiale Sacha Guitry sarà accusato di collaborazionismo e incarcerato per due mesi. Un ...

L'ultimo uomo nella torre (Aravind Adiga) 16/05/2013

A Mumbai, allegro con moderazione...

L'ultimo uomo nella torre (Aravind Adiga) All’incirca metà degli anni ’60 la Rai, allora monopolista che aveva da poco (fine 1961) inaugurato il suo secondo canale, lanciò una grande campagna “sociale”, mobilitando i più noti dei suoi volti per raccogliere fondi che sarebbero serviti per aiutare l’India. “La fame in India” divenne in quelle settimane un argomento di spicco con invasioni di pietismi sul piccolo schermo, alla radio e anche nella stampa. Si raccolsero fondi consistenti per aiutare gli indiani “che morivano di fame”. Allora non c’era il “politically correct” e dopo un po’, visto che lo sforzo messo in atto e la rilevante, solidale risposta popolare non è che fossero serviti a molto, cominciarono a girare battute feroci, sul tipo che “l’India ha respinto una grossa partita di carne Simmenthal affermando indignata che a fronte della fame l’Italia mandava loro dei santini” (La Simmenthal aveva ed ha la mucca come logo delle sue scatolette e la mucca in India è sacra). Oppure fiorirono leggende metropolitane (che in parte tanto leggende non erano) sul fatto che anziché utilizzare il riso prodotto in Italia per mandarlo agli Indiani lo si importasse dai paesi del sud est asiatico, lo si facesse arrivare in Italia e poi lo si mandasse in India. Finì tutto nel silenzio dopo poco tempo, lasciando strascichi sul “magna magna” nazionale arricchitosi di un nuovo capitolo. L’India di quel tempo era effettivamente un Paese povero, la cui economia stentava ad ingranare. Indipendente dal 1947 e parte attiva nella ...

Cinquanta sfumature di grigio (E. L. James) 06/05/2013

Sfumature forse, grigio anche troppo

Cinquanta sfumature di grigio (E. L. James) La trilogia delle “cinquanta sfumature” pone, a me come recensore, una serie di problemi. Di sfumature ne dovrei usare un’infinità e forse alla fine resterebbe ancora parecchio da dire. “Cinquanta sfumature di grigio”, il primo della serie l’ho letto tutto, il secondo (nero) a metà e il terzo (rosso) non se se ne avrò tempo e voglia. Già questo porterebbe ad un giudizio non proprio positivo. In realtà la storia di Christian Grey e Anastasia (Ana) Steele presenta alcune complessità sia dal punto di vista della trama che da quello propriamente letterario. Diciamo subito che il libro (i libri) non è scritto male, ha una scansione narrativa coerente, di agevole lettura e non manca di spunti interessanti anche sul piano di una suspence non eccessiva ma ben calibrata. Tuttavia ad un lettore non superficiale viene ad un certo punto un senso di vuoto, una vaga sensazione di ripetitività che rischia di finire in noia, non mortale ma soporifera. E ci si chiede se tre volumi per una storia simile non siano uno spreco di carta e di parole. La complessità psicologica del personaggio di Christian affiora più volte nel corso della narrazione ma sprofonda ben presto negli abissi del mar banale, mentre la finta ingenua (e altrettanto finta spregiudicata) Ana più che un personaggio di spessore reale sembra essere il compendio di una serie di stereotipi sulle ragazze di oggi, ma non quelle della porta accanto o le compagne d'università o di liceo che a volte ci fanno "sognare", bensì ...

I miserabili (R. Freda - Italia 1947) 26/04/2013

Parigi a Roma (ma è sempre Parigi)

I miserabili (R. Freda - Italia 1947) Da alcune settimane è sugli schermi una nuova riduzione cinematografica de “I Miserabili”, il celeberrimo romanzo di Victor Hugo. Stavolta in chiave di “musical”: si tratta infatti della versione filmica di un musical molto in voga in Inghilterra. Ne approfitto per parlare di una versione particolare realizzata in Italia nel 1947 (e dunque mia coetanea) da Riccardo Freda, un regista che fu anche lui, a suo modo, particolare, in specie se consideriamo appunto il periodo dell’immediato secondo dopoguerra del novecento. Prima di parlare del film un breve passaggio sull’opera che ne costituisce il soggetto. “I Miserabili” è, forse, il romanzo più noto di Victor Hugo, costatogli quasi trent’anni di lavoro. Pubblicato per la prima volta a Bruxelles nel 1862 (in quel periodo Hugo fu più volte costretto ad andare esule per le sue idee e sarà poi a Parigi durante la tragica parentesi comunarda, poi ancora esule prima di veder riconosciuta la sua statura non solo letteraria ma anche politica), ebbe la stesura definitiva nel 1881 a Parigi. Un romanzo colossale (l’edizione economica della Garzanti lo vede in 1338 pagine, quella tascabile di Flammarion in 3 volumi è in totale di oltre 1500 pagine) che rappresenta uno dei più significativi esempi di romanzo sociale, in cui Hugo diede voce agli “ultimi” e ai diseredati, sottolineava le contraddizioni e gli squilibri di una società diseguale. Popolare nel senso di una vicinanza al popolo oltre che in quello della notorietà, al quale ...

Images du siège de Paris 1870 - 1871 (Jean Baronnet) 09/04/2013

Quando "Allons enfants.." non servì

Images du siège de Paris 1870 - 1871 (Jean Baronnet) Uno dei modi più piacevoli di trascorrere parte del tempo libero è, per me, quello di girare per bancarelle e negozietti di libri usati. Di trasformarmi in una specie di “Indiana Jones” alla ricerca di tesori e tesoretti che spesso si nascondono tra le pile polverose di vecchi libri che attendono solo una mano amica e un occhio appassionato che li passi in rassegna. Di recente ho scovato un libriccino con le prose e le poesie di Silvio Pellico in un’edizione effettuata per conto dell’Università di Firenze nel 1934. Ma non è di questo che mi accingo a raccontare, bensì di un’opera più recente (è del 2010) che ho reperito casualmente in una bancarella di libri al mercato settimanale di Feltre: “Images du Siège de Paris 1870-1871”, un libro fotografico e di testi interessanti, pubblicato da Les editions de l’amateur di Parigi, mentre la stampa è stata curata dalla ditta Grafiche Marini di Villorba (Treviso). L’autore è Jean Baronnet, nato a Parigi nel 1929. Da noi poco o nulla conosciuto ma che ha una biografia artistica di tutto rispetto come documentarista, musicista e ingegnere del suono. “Images du Siège de Paris 1870-1871” è una collezione di foto, disegni, pitture, incisioni, manifesti e proclami del periodo finale della guerra franco prussiana, dopo la capitolazione francese e la cattura da parte tedesca dell’imperatore Napoleone III. L’assedio di Parigi, la sua gloria e la sua tragedia. All’amara conclusione della vicenda bellica della capitale francese seguirà la ...

La Stregoneria Attraverso I Secoli (Dvd) 02/04/2013

Un sabba visionario per sbrigliare la fantasia

La Stregoneria Attraverso I Secoli (Dvd) A cavallo tra gli anni ’10 e ’20 del secolo scorso il cinema europeo sta vivendo ancora una grande stagione mentre dall’altra parte dell’oceano si cominciano ad intravvedere i segni della futura supremazia del cinema americano. Che sarà non poco favorita dalla grande diaspora dei registi europei che porterà oltreatlantico non pochi dei grandi ingegni che l’avvento dei totalitarismi rischiava di mettere a tacere o di imbrigliare in una cinematografia di regime. Tra le grandi scuole europee della cinematografia dei primi decenni ha un posto di rilievo quella mitteleuropea. Ma non mancano certe figure importanti anche più a nord, in quella penisola scandinava che fornirà validi esponenti sia a livello registico che di interpreti. E in alcuni casi influenzerà in modo significativo alcune correnti cinematografiche. Il mondo del cinema è stato sin dagli albori un frenetico susseguirsi di innovazioni, di invenzioni , una rutilanta macchina da spettacolo alla perenne ricerca del nuovo. Senza dimenticare (purtroppo con risultati non sempre felici) il proprio passato, riproponendo temi, storie, personaggi. Oggi il cinema è ormai lanciato verso un avvenire tecnologico che non sembra avere confini: effetti speciali, digitalizzazione, tridimensionalità. E budget sempre più stratosferici. Ma resistono ancora e resisteranno domani isole di cinema che rifugge dall’eccesso modernistico, che punta al fattore umano piuttosto che a quello tecnologico, al lavoro artigianale inteso nel senso ...

1Q84. Libro 1 e 2. Aprile-settembre (Haruki Murakami) 25/03/2013

Una sinfonietta 2 lune e un libro

1Q84. Libro 1 e 2. Aprile-settembre (Haruki Murakami) Fino a poco tempo fa non conoscevo Murakami Haruki (in Giappone si usa normalmente prima il cognome e dopo il nome, come da noi nei verbali di polizia e tribunali) e la mia poca conoscenza della letteratura del paese del sol levante era data dalla lettura di romanzi classici, meritoriamente pubblicati nella collana dei Millenni di Einaudi. E proprio per questo editore (qualche volta sembra rinverdire i fasti di quando non era ancora satellite di Segrate) ha dato alle stampe “1Q84”, un’opera di Murakami che si svilupperà in due volumi. In Giappone l’opera fu pubblicata in tre volumi, ma credo che la scelta italiana sia più appropriata in quanto i libri 1 e 2, che coprono il periodo aprile-settembre si sviluppano in modo lineare, mentre i tre mesi successivi, almeno per quanto mi è parso di capire avranno una diversa scansione . Inizialmente non ero propenso ad acquistare “1Q84”. Poi, sia per l’opportunità di uno sconto sia per colmare una lacuna e soddisfare la curiosità, ho deciso di prenderlo. La prima occhiata è stata agli strilli sulla quarta di copertina, tanto per rompere il ghiaccio. E lì mi sono imbattuto nel giudizio del critico letterario del San Francisco Chronicle ai nuovi lettori di Murakami: “crea dipendenza”. Chi mi legge sa quanto diffidi delle iperboli nelle recensioni sia di libri che di film. E in quanto nuovo lettore di Murakami sarei stato anche tra i destinatari di simile inquietante “avviso”. Io credo che quando si recensisce un’opera letteraria sia ...

Cina 16/03/2013

Un gigante dai piedi d'argilla? No, ma quasi

Cina Data la complessità del tema quest'opinione risulta piuttosto lunga, spero non barbosa, e di questo chiedo venia anticipatamente ai miei lettori. Agli occhi di noi occidentali la Cina appare come un continente a sé incastonato in quello vasto dell’Asia. Non tanto per la sua pur ampia dimensione geografica quanto per la diversità della sua geografia interna, per la complessità della sua storia millenaria, per le multiformi etnie che la popolano e che hanno caratteristiche sociali, culturali e religiose molto diverse tra loro. Ma ciò che ci sorprende sempre, della Cina, è la complessità del suo rapportarsi al mondo, la difficoltà a capirne i meccanismi politici che sono diversi da qualsiasi altro Paese, mescolando questi la tradizione con la modernità, assumendo forme e contenuti talmente particolari da apparirci di diffilissima comprensione. Un continente nel continente che mescola affascinanti bellezze e drammatiche diseguaglianze, una cultura millenaria e una spregiudicatezza della sua recente “modernità”. Questa sorta di isolamento culturale che ha permeato la Cina fino a poco più di un secolo fa avrebbe anche potuto non esserci e la Storia mondiale essere diversa. In un’epoca di crisi per l’impero cinese, nel 1405, circa 150 dopo il viaggio di Marco Polo e 87 prima che Colombo “scoprisse” l’America, una flotta imponente, agli ordini dell’ammiraglio Zheng He, arrivò ai confini del Mediterraneo. Non si spinse oltre perché ciò che i cinesi sapevano del nostro continente ...

Ciao Cafè 10/03/2013

Lettera a Beppe

Ciao Cafè Caro Beppe e cari Parlamentari del M5S Quello che vi rivolgo non è un appello , è soltanto una serie di riflessioni personali sulla questione della fiducia al governo e sull’essere membri del Parlamento. Partendo però dal concetto che tutte le regole si possono cambiare ma finchè non lo si fa devono valere quelle che ci sono. Il problema della “fiducia” che le Camere devono, e ribadisco il devono perché è un obbligo costituzionalmente imposto, votare a qualunque Governo quando questi si presenti per la prima volta o ne faccia esplicita richiesta nel corso della legislatura, non è solo una questione di tecnica parlamentare, così come non è solo questione di alleanze politiche o di convenienze. E’ un po’ di tutte queste cose e anche qualcosa di più: il passaggio attraverso cui prende forma una legislatura o un periodo di essa per l’assolvimento di un mandato che gli elettori hanno assegnato ai propri eletti. Mi pare di capire che il mandato assegnato al M5S dai suoi elettori sia quello di operare per una profonda trasformazione della “politica” e del sistema che finora ha regolato questa. L’abolizione dei privilegi, la centralità del parlamento, leggi efficaci in materie finora trascurate o peggio ignorate dalla cosiddetta “casta”, come ambiente, sicurezza sociale, ecc… E gli elettori del M5S sono in gran parte, credo, contrari a qualsiasi alleanza con i partiti, considerati a torto o a ragione i responsabili di una situazione come quella in cui viviamo. Tuttavia, come ...

La forza del destino. Un'indagine del commissario Bordelli (Marco Vichi) 06/03/2013

Strano noir sulle colline toscane

La forza del destino. Un'indagine del commissario Bordelli (Marco Vichi) Mi sono imbattuto nel Commissario Bordelli quasi per caso. Mi aveva attirato il libro “Morte a Firenze”: dalle consuete anticipazioni del risvolto di copertina la storia mi sembrava interessante, non tanto per il carattere di poliziesco che aveva (di polizieschi, noir et similia sono piene le nostre librerie e non sempre l’opera mantiene le promesse decantate) quanto per il mescolarsi di una trama comunque intrigante con fatti reali come i giorni tragici e in qualche modo anche gloriosi dell’alluvione che mise in ginocchio Firenze nel novembre 1966. E per me che, veneziano, quella tragedia l’ho vissuta, come se la mia città avesse stretto un gemellaggio di dolore e paura con il capoluogo fiorentino, questa fusione di vero e fantasia mi intrigava non poco. Mi soffermo per qualche riga su questo romanzo perché è impossibile recensire “La forza del destino” senza aver ben presente quanto accade in “Morte a Firenze”, di cui costituisce praticamente il seguito. I due romanzi sono leggibili separatamente in quanto i riferimenti del primo, per quanto limitati, sono sufficienti a inquadrare la vuicenda. Ma per chi abbia bene in mente i fatti di “Morte a Firenze” risulta più comprensibile uno sviluppo della vicenda, nel seguito, che altrimenti apparirebbe forse troppo forzato. Quel caso “irrisolto” di omicidio e pedofilia con i suoi drammatici risvolti privati, che Bordelli affronta nei giorni dell’alluvione di Firenze, aleggia in tutte le pagine di “La forza del destino”, ne ...
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