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sgtPippo

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Opinioni scritte

dal 30/11/-0001

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Nel (A. Bergonzoni) 01/02/2008

A ruota libera nel tema libero

Nel (A. Bergonzoni) Squilli di tromba, inizio roboante. Robe da matti, cosa dobbiamo aspettarci da un titolo così ermetico, contratto e succinto? In questa parolina che non arriva alle quattro lettere ne sono compresse dieci, venti trentamila, schiacciate e stipate, più di quanto lo sono io in questa poltroncina di velluto rosso, con le ginocchia che mi chiedono perché non le ho lasciate a casa. Nel. Dateci un altro indizio, per favore, tanto da poter dire come indizio non c'è male, tanto da non farci sospettare mezzi del cammin di nostra vita e Benigni sparsi qua e là. Dateci un altro suggerimento, anche dalla buca, anche non un verbo, basterebbe un aggettivo, anche non qualificativo, o un avverbio di tempo, sempre, mai, talvolta, allorquando. Ma niente avverbi in mente, per carità, che qui c'è già da scervellarsi abbastanza per cavare un ragno dal buco. Un ragno "nel" buco, appunto. Datemi un'apertura mentale (astenersi neurochirurghi), datemi una finestra con vista sul, un pensiero di, un'indicazione per: un mero nel induce alla chiusura in sé stessi, e nel pensiero si può affogare, se non si è un poeta già morto da un pezzo (lui preferiva naufragare), pensando al nel si può costruire, elucubrare, palleggiare riflessioni e congiungere parole distanti tra loro, sempre a patto di essere un comico bolognese. Ci si può perdere in un semplice nel, è molto più facile che in un bicchiere d'acqua, non bisogna neanche saper nuotare, basta solo prendere il cervello, lasciarlo acceso, libero di ...

Barcellona 25/08/2007

BCN - Best Before 30

Barcellona Peccato, ha smesso di piovere. Il fruscio di fondo faceva da rumore bianco ai miei pensieri, vacanze, finite, e ora nella mente. Intrico di semafori. Divieto di svolta. Anche il navigatore si perde, si inquieta, intima ordini, tornare indietro quando potete. Dovrebbe essere una città tutta di vie parallele, questa. Tranne quel quartiere dove, per bilanciare, nulla è come sembra, non si sa mai dove si va a parare. Strade, stradine vicoli contorti. Ristoranti, birrerie, tapas. Un parcheggio dovrebbe essere dietro l'angolo, anche se non si sa bene dietro a quale angolo. Gente come formiche, che va, si infila, si farebbe investire pur di non fermarsi, come in un caos totale, ma ordinato, ognuno pare sapere da dove viene e dove sta per andare. Il problema è che io non so dove andare: sembra che l'hotel sia contornato da mura senza porte, si continua a girare in tondo, non trovando uno spiraglio di accesso né una pi bianca su sfondo blu. Mi viene in mente quel film, "L'appartamento spagnolo", dove consideravano che in una città che si visita la prima volta tutto è estraneo, ma, dopo che avremo archiviato in testa alcune informazioni di banale orientamento spaziale, tutto rientrerà nella più semplice, lineare normalità. Urquinaona. Sono qui, proprio dov'era l'appartamento spagnolo. La vedo, la tocco, questa parola che, anche nella mia mente è stata impressa tra "upupa" e "ubiquo". Va' che alle volte, il cinema… Un Teatre sense Teatre. E' il titolo di una mostra, ma potrebbe ...

Traveling Wilburys - Traveling Wilburys (The) 30/07/2007

Come il blu

Traveling Wilburys - Traveling Wilburys (The) C'era una volta, mica tanto tempo fa, in un paese mica tanto lontano, un musico di nome George che aveva in mente una canzone. George era un musico straordinario, e aveva molti amici influenti nel mondo dei cantastorie… …il problema è sempre cominciare a dire qualcosa quando nella testa si ammucchiano, si mischiano e si accavallano tante idee miste a ricordi di vario genere. La tastiera non aiuta, lo schermo, con il suo cursore lampeggiante, è lì a farti premura, a chiederti una parola, qualche pixel in elemosina. Meglio un foglio di carta, e una biro dall'inchiostro verde e fluido, per parlare di un disco che ho cominciato ad ascoltare alla tenera età di dieci anni: quando l'mp3 poteva essere al massimo il nome di una navicella segreta della NASA e la musica si ascoltava in cassetta, nel mio caso con un registratore, rigorosamente mono, regalo della Prima Comunione. Mi sono sempre piaciute quelle cinque chitarre acustiche che suonavano aiutandosi e collaborando l'una con l'altra, a formare una crema musicale senza grumi, anche al liceo, dove io ero l'unico della mia classe (e forse di tutta la scuola)a conoscere il gruppo dei "misteriosi" Traveling Wilburys. A dire il vero non sapevo che le chitarre fossero acustiche (per me una chitarra era una chitarra e basta) e tantomeno sapevo di chi fossero le mano che le suonavano, ma il fatto che mi piacesse da matti un gruppo sconosciuto ai più, era una cosa che mi dava una grossa, "snobbissima" soddisfazione. Il mistero ...

six degrees 27/07/2007

6 gradi al sole, 6 gradi mai soli

six degrees Pare che, per collegare qualsiasi persona esistente sulla terra a me, bastino solo cinque passaggi. Il sesto sono io. Rimangono un'incognita quelli per arrivare a Cameron Diaz. Con le incognite, la matematica, la logica e tutto ciò che ha leggi definite me la cavo piuttosto bene, il problema è che queste incognite non seguono regole fisse, se ne guardano bene, sono le eccezioni che non confermano alcuna regola. La vita è un eccezione, se c'è una regola è per farci prendere delle multe per divieto di sosta. Per la vita e per come si sviluppa, il fato, il destino, la provvidenza, regola le nostre esistenze, qualunque nome si voglia dare a questa entità. Le occasioni bisogna andarsele a cercare, vero, ma non è detto che si presentino come le avevamo immaginate e difficilmente gli sviluppi a cui porteranno saranno quelli che ci aspettavamo. Resta il fatto dei cinque passaggi, essi, voi, noi, egli, tu, e quindi il sesto, io. Come è piccolo il mondo, per dirla in parole indigenti. E dato che la vita imita la cattiva televisione, come disse, beh sapete chi, per una volta dalla vita prende spunto la buona televisione, per parlarci di scampoli di vita di persone più o meno normali, con i loro interrogativi, le loro perplessità, i loro amori, i loro desideri, le loro svolte epocali. Il tutto immerso, manco a dirlo, in un'atmosfera ovattata newyorkese, tipica di quel signore già sopra quasi citato. La trama generale è semplice: sei personaggi autori della loro vita, ...

altri luoghi in Liguria 16/07/2007

Italian California

altri luoghi in Liguria Là dove il mare si tuffa nelle montagne, dove le montagne vanno a sbattere contro il mare, o forse è viceversa, là dove il mare bagna le pendici dei monti là dove una striscia non è solo coca e neanche lontanamente fumetto, là dove un metro quadro di spiaggia per sé è un lusso impensabile. Là siamo in Liguria. L'inizio è forse un po' retrò, tipo maestrina anni cinquanta, ma se si parla di questa regione, un tuffo nel passato è d'obbligo. Il tuffo comincia ancor prima di arrivare a vedere il mare, sulla Milano - Genova, con sistematico ingorgo ad altezza Serravalle, o per lavori, o per outlet. Code che non ci si aspetterebbe di trovare su un'autostrada che sembra una statale di montagna qualunque, con troppo traffico e nessuno che viene dalla parte opposta, e forse una volta statale la era davvero: il panorama è troppo ricco per essere solo in autostrada, le curve poi, sono decisamente troppe. Qui sta il bello: via via che scorrono i chilometri sembra quasi ci si debba imbattere in una cinquecento (originale, non remake) o in una Citroen Mehari, o in una Trabant, o ancora in una vecchia R4 o una Prinz. Si vede il mare, tra una galleria e l'altra, il tempo cambia tra una galleria e l'altra. Sole. Pioggia. Sole. Si gioca a m'ama non m'ama meteorologico, sperando che le gallerie siano in numero giusto oppure che il tempo si sbagli e faccia uscire pioggia pioggia o sole sole per rimediare al numero sbagliato di gallerie attraversate. Se mi sente qualcuno che ama il mare ...

Prada acqua minerale 18/06/2007

Pradaccadueò

Prada acqua minerale Altissima o quasi, purissima e splendente di luce propria. Amata dai cocchi di mamma e figli di papà. Impalpabile, inodore, incolore dal gusto ricco. Insapore è riduttivo, la scioglievolezza non è più di moda e anche Messner ha smesso di andare su e giù quando ha sete. Limpida, chiara, fresca. Veleggiare pallido e assorto in un mare d'acqua fresca. Ascolta la tua sete. Senti gorgogliare l'acqua dalle fonti di Valencia terme, dove pencola urta e sbalza come aquiloni di pascoliana memoria tra rocce così perfette che neanche Santiago Calatrava. Brio Glu, freschezza da mordere, se solo si potesse mordere, bevila con chi vuoi, pur ricordando che è per molti, ma non per tutti. I rubinetti sono contemplati solo come piccole pietre preziose, rosse, il ghiaccio nasconde altre pietre preziose, bianche. Acqua dalle forme sinuose, prende la orma del recipiente che la contiene, qualcuno che conosco la apostrofò voltafaccia infingarda, voltagabbana direbbero gli amanti della moda. Quelli che contano, i ragionieri del jet set internazionale stanno contandone le doti, il tenore di sodio, per gli amanti dell'opera, è quasi nullo: nessuna particella dalla voce stridula è lì interrompere i nostri programmi per il week-end. Il piacca, piaccia o no, è vagamente neutro, ma con quella punta di acidulo che la contraddistingue da un liquido destinato al mero appagamento della sete. Si può usare come aceto leggero, o, se usata nelle tubature, per la prevenzione del calcare. Il gusto non è ...

Giugno 2007 15/06/2007

Tra le poltroncine Rosse

Giugno 2007 Quello che ci dobbiamo sempre ricordare, diceva un mio professore in una lezione di fine corso, è che il fine ultimo di tutto quello che progettiamo è l'uomo. Il calcolo, l'estetica e la statica fine a se stesse non hanno alcun senso se poi l'opera in sé non migliora la vita di chi la utilizza, continuava. La mia impressione è che di solito si tende a non pensare a questo aspetto, o almeno a pensarci come a un fatto secondario, subordinato al fatto del fare il più possibile facendo il minimo sforzo e spendendo (alla fine poi... è sempre qui che si va a finire) il meno possibile, anche a prezzo di... mah sì, va bene lo stesso... ma tanto qui chi vuoi che ci guardi... Le architetture di Renzo Piano mi hanno sempre dato l'impressione di obbedire ai dettami del mio prof, che ha dimostrato di sapere andare oltre le formule; ho sempre pensato che nelle opere di Piano si viva bene, si lavori bene, ci si diverta bene. Se poi si aggiunge che ho sempre avuto un debole per il Beaubourg dall'età di dodici anni... tutto si spiega, ecco qui il perché mi sono trovato a salire, in un afoso sabato mattina milanese, la scalinata centrale della Triennale, bianca e silenziosa come al solito, quasi agorafobica, nel suo genere. Una mostra che dice Prego, accomodati, Siediti al tavolo circondato da poltroncine rosse, tipo regista, Guarda i modellini, Perditi nelle le loro forme, Ammira l'armonia dei volumi, Sfoglia le specifiche tecniche, guarda le foto dei dettagli, Sogna come potrebbe ...

Le vite degli altri 22/04/2007

Um alles zu wissen

Le vite degli altri Si sieda, palmi in basso, sotto le gambe. Sa niente di questo? Che cosa c'entrava con quello? Cosa faceva in quel momento là? No, non so niente; no, non c'entravo; no, non facevo. A noi risulta che sappia, c'entri, abbia fatto. Lo sguardo è freddo, l'ambiente spoglio. I tacchi sbattono e l'attenzione al massimo. Uno sbaglio e sei dentro, una leggerezza e potresti scomparire, perché nessuno deve sapere all'infuori del paese, là ad ovest devono credere che qui sia la nazione ideale. Qui siamo tutti contenti. Da morire. Il problema è che qui di ideale non c'è proprio niente, ma che resti tra noi. I palazzi sono alti, grigi e squadrati. Sono brutti e squallidi, perché il partito vuole che siamo tutti uguali e che non spendiamo troppo per l'affitto. Che partito democratico! Le macchine sono tutte uguali, delle scatolette su ruote. Non vanno, perchè il partito non vuole che noi ci ammazziamo sulle strade. Che partito previdente! Si fa quello che vuole il partito: tutti sono d'accordo, perché chi non è d'accordo è in prigione o morto. Si accomodi, si sieda, si rilassi, faccia come fosse a casa sua, beva qualcosa, niente?, come desidera. Trova giusta la tal direttiva? Trova democratica la legge? Trova popolare l'ordinanza? Sì, certamente, moltissimo. Forse, magari, se però… non sono ammessi. Dio non esiste, c'è il partito che non ha però il dono dell'ubiquità. C'è la Stasi, che ce l'ha. La Stasi vede, la Stasi ascolta, la Stasi sa. E' meglio non chiedere l'informazione ...

Eriadan (Paolo Aldighieri) 17/04/2007

La giornata nel rettangolo

Eriadan (Paolo Aldighieri) Scrivere di un fumetto… bisognerebbe mettersi lì con carta e matita e disegnare strisce, personaggi, vicende. Se solo si potesse scrivere a matita sullo schermo (e il casino sarebbe cancellare con la gomma…). Se solo fossi un po' meno "cane" nel disegno e nelle arti grafiche. Allora mi limito a pestare sui tasti per raccontare di un improbabile blog che ho scoperto qualche anno fa grazie a mia sorella (non voglio arrogarmi meriti che non mi appartengono, in questo caso poi mi assicurerei sfottò e frecciatine caustiche per mesi a venire), quando, essendomi io appena laureato nella fredda materia (potete immaginare quale), mi fece trovare sulla scrivania una vignetta di un ingegnere felicemente laureato che andava a trovare, con sorrisone, i suoi compagni ancora lì in università, tutti presi dai calcoli, progetti e robacce varie. La vignetta arrivava da internet, e gli ingegneri, beh, quelli erano ingegneri: un po' pelati, un po' occhialuti, un po' pingui. Non si scappa, le caratteristiche sono queste, da Trento a Reggio Calabria, passando per Piacenza. Senza offendere nessuno, per carità. E' solo una constatazione… di chi può farla. E fu così che la sorella creò il mostro. Il mostro, cioè io-me, cercò su internet, ma essendo oltre che mostro anche inetto, non trovò, anche perché la sorella infingarda con un perfido "ihihihih" non voleva rivelare le sue fonti. Era come regalare la prima dose e non volerne sapere di vendere le successive. E allora il mostro, anzi, ...

Nip/Tuck 13/04/2007

Mastoplastica, con botox o senza?

Nip/Tuck Allora, cos'è che non le piace di Lei? Cos'è che quando si guarda allo specchio la induce a guardare da un'altra parte? Dove non arriva la natura, arriva il bisturi. La natura servirà poi, in alcuni casi, per pagare: il buonismo non è contemplato, i rapporti sono corretti, ma non è detto che debbano essere politicamente corretto. Silicone, bisturi e lame del quindici. Racconti taglienti come bisturi, abbiamo preso le storie di dottori e abbiamo fatto un bel lifting: i dottori non aiutano più solo il prossimo, ma soddisfacendo i capricci di chi ha troppi soldi da sperperare, cercano di soddisfare i propri capricci. Non è cattiveria, è solo sfruttamento della vanità altrui. Se poi qualcuno vuole migliorare i connotati per necessità funzionali, l'intervento si fa pro bono, in altre parole gratis, non si paga, né in denaro, né in natura. Così va il mondo, giusto o sbagliato che sia i dottori McNamara e Troy non sono lì per dar giudizi, ma per dare un paio di tette nuove a chi non le ha. Per fare diventare le donne uomini e gli uomini donne, per soddisfare tutti quei desideri che, pagando possono essere soddisfatti. In fondo la vita è fatta per godersela. Non sempre ci si riesce. La vita non è tutta rose e fiori tra protesi al silicone e grasso da asportare. L'estetica aiuta, vero, se sei bello il mondo è più bello, per dirla alla Bret Easton Ellis, però i soldi non sempre fanno la felicità (ma la povertà non aiuta di certo). L'esistenza dei dottori non è proprio ...

Hannah e le sue sorelle (Dvd) 07/04/2007

Che resti tra di noi

Hannah e le sue sorelle (Dvd) Nell'arco di due anni e tre feste del Ringraziamento possono succedere molte cose, o non può succedere niente, o può apparire che non sia successo niente nonostante molte cose siamo cambiate. La Storia di Hanna, Lee e Holly si può riassumere in queste due righe, se si vuole aderire al principio della massima sintesi per non rovinare la naturale visione di un film per tanti aspetti molto ben riuscito. Però a volte la sintesi lascia con l'amaro un bocca e un "quindi?" sulla punta della lingua, o della mente, nel caso si legga davanti a un monitor. Hanna, Lee ed Holly, tre sorelle diverse, diversissime, legate, legatissime. Un marito, un ex marito, un compagno - mentore. Tre uomini, mal distribuiti tra le tre, dato che l'unica che ha saputo sposarsi (per due volte, peraltro) è Hanna (Mia Farrow), la saggia, quella con la testa sulle spalle, quella che ha lasciato le ambizioni professionali di attrice per fare la mamma e la moglie. Hanna è quella della "vita stabile". Hanna è sposata con Elliot (Micheal Caine) un consulente finanziario, in cerca anche di solidità economica; proprio non poteva rimanere tra le incertezze, l'ipocondria e l'agitazione cronica di Mickey (Woody Allen, e chi se no?), suo ex marito, produttore televisivo. Nessuno potrebbe pensare che anche lei, proprio lei, quella forte e sicura, possa avere terribili incertezze e nessuno a cui appoggiarsi. Hanna, la maggiore, è dunque il sostegno delle altre due sorelle (nonché dei genitori), soprattutto di ...

Tagliando i capelli e altri racconti (Ring Lardner) 03/04/2007

Così, per fare due parole

Tagliando i capelli e altri racconti (Ring Lardner) Si, va beh, è andata più o meno così. Dovevo andare in quel di Milano, a una fiera di prodotti tecnici, tra discussioni tecniche e conferenze, paroloni, giacche tirate e cravatte storte, borsine colorate piene di depliant che in gran parte andranno a riempire il tollone del rudo, chiamato anche "pattumiera", tanto per essere un po' meno piacentini. Il problema era quello del libro da leggere in treno, e così mi trovavo in piedi davanti alla mia libreria, con sguardo più incantato del famoso bosco a cercare qualcosa di adatto, di non troppo grande, non troppo pesante, sia in senso fisico che letterario, che insomma non desse il colpo di grazia al mio cervello durante il viaggio di ritorno. E andata così, niente fronzoli, niente di pensato, nessuna riflessione, nessun percorso letterario. Ho preso in mano un libricino giallo. Ring Lardner. Racconti. Tagliando i capelli. Si comincia, boh, non so bene cosa sia. E'uno di quei libri che ho preso un po' di tempo fa, non mi ricordo perché, ma se l'ho preso una ragione ci dovrà pur essere. Leggo. Racconti che volano uno dopo l'altro, racconti di gente comune, chiacchiere, pettegolezzi, quello che si potrebbe dire in una cena tra amici, oppure, appunto, dal barbiere, tagliando i capelli. Ci sono quelle domande che ti fa il dentista mentre sei li con l'aspirasaliva e un'altra dozzina di strumenti in bocca con un dottore che, intento a lavorare, ti rivolge uno sguardo interrogativo aspettandosi risposte finemente ...

Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay (Michael Chabon) 13/02/2007

Riusciranno i nostri eroi...

Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay (Michael Chabon) In fuga da Brooklin, perché i grattacieli che sembrano così vicini da poterli toccare in realtà sono come un miraggio all'orizzonte. Prima di tutto servirebbero due gambe per correre, altro che questi stecchetti lasciati a mo' di souvenir dalle malattie dell'infanzia. Fuga alla Sam Clayman, fuga nell'immaginazione, nelle parole e nei sogni: quelli non mancano mai e sembra che possano colmare tutte le deficienze della vita reale. E' possibile fuggire nei sogni come nelle pagine di un racconto di supereroi che salvano il mondo, e di conseguenza salvano anche noi che ci viviamo. Sammy Clay è solo un disegnatore mediocre, ma la fragile impalcatura dei sui schizzi incerti è sufficiente a far da spalla alle parole nelle vignette, parole di sogno e di fuga verso una realtà magnifica fatta di bang, smack, gulp e gasp. Sam Clay non è ancora un semieroe, Paul senza John, Starsky senza Hutch, Rock Hudson senza Doris Day. La fuga si può completare solo con un paio di gambe e un tratto più deciso. Sclavi c'è: serve solo Freghieri. Il passo non è breve, ma sembra assai più lungo della gamba, bisogna fuggire da Praga, perché il nazismo minaccia, e i grattacieli di New York sembrano un'ancora di salvezza nei confronti della morte che incombe. C'è un signore dai buffi baffetti, ma molto meno simpatico di Charlie Chaplin, che gli ebrei li vuole tutti morti. Bisogna scappare per questione di vita o di morte, non solo per anelito di vita migliore. Serve un trucco di escapismo, sulla falsa ...

Il grande Gatsby (Vol. 1) (Doha Kang) 18/01/2007

R.S.V.P.

Il grande Gatsby (Vol. 1) (Doha Kang) Può partire con parole a caso questo scritto, come ad una festa con il bicchiere in mano. Macchine eleganti o sportive, sicuramente costose e lussuose. Colletti e polsini ben inamidati. Vedo risalire le bollicine nei flute, in mano a tanta gente in una sala nella quale si parla di tutto e di niente. Lo smoking cade a pennello, ben aderente, come si conviene, anche in caso di fisico pingue. I papillon sono rigorosamente annodati a mano, agguantare e dar volta è un'arte e gli accessori da collo baluardi dell'eleganza maschile quando sono di stoffa, oppure esaltazione della bellezza femminile qualora si presentino alla vista oggetti di pietre e metallo. Le donne sembrano entità leggiadre ed effimere, paiono camminare a due o tre millimetri dal pavimento in un balletto sulle punte, in un ticchettio di tacchi, avvolte in vestiti che le sottolineano. Le persone si inseguono, si scontrano, si sorridono come nei disegni di Jordi Labanda, spettegolano. Stanno lì con il bicchierino dalle bollicine inesorabili a cominciare discorsi che difficilmente verranno terminati, la figlia che si sposa, il proibizionismo e il traffico di alcolici, la situazione politica della Corea, la visione all'altro capo della sala: tutto verrà reso tronco da un "Mi scusi solo un momento…" E da un'altra parte si riprende a parlare del canto della cinciallegra, della cottura del carré di vitello, dei nuovi ritrovati nel campo della medicina, del perché sono sempre i migliori che se ne vanno. Uno sputo in ...

Milano 01/12/2006

Nebbia, Tram e Madonnina

Milano Piacenza, stazione di Piacenza. Treno interregionale delle nove e zero-sette è in partenza dal binario tre. Ferma a Lodi, Milano Rogoredo , Milano Lambrate. La giornata offre cielo grigio e acquerugiola impalpabile, meglio nota qui a Piacenza come scarnebbia. D'altra parte è la sua stagione, è il suo momento, ci si sta preparando alla cattiva stagione: in una giornata come questa le luci di Natale danno il meglio di sé, specialmente all'imbrunire. E' la giornata tipo per cogliere l'essenza di Milano, poeticamente metropoli soprattutto d'autunno. Sembra un controsenso voler scegliere queste luci e questi colori per descrivere la mia città italiana preferita (dopo Piacenza, si intende), ma Milano è così, imperscrutabile e nascosta a chi non la sa guardare. Molti la definiscono una città brutta, caotica, inquinata. Ho sentito persino che non offre monumenti né storia, solo il grande shopping. In realtà invece siamo di fronte a una città straordinaria, che presenta storia, cultura, eventi, sport, vita. E poi sì, c'è anche lo shopping: non si creda che io sia immune al fascino degli acquisti, anzi. Talvolta a Milano il mio Bancomat tossisce, e non per le polveri sottili. A Milano si va in treno, se non si hanno programmi per la tarda serata. Così si legge e si guarda la campagna piatta e squallida scorrere via dai finestrini per lasciar posto alla maestosità della copertura metallica della stazione centrale. A Milano è sempre piovuto molto, pare. La gente corre, va, ...
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