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Concordo con il Saggio che sentenziava: "Preferisco il bacio al lebbroso alla stretta di mano del cretino"

Opinioni scritte

dal 04/05/2013

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Memorie di un soldato bambino (Ishmael Beah) 07/07/2015

ISHMAEL E LA SUA STORIA

Memorie di un soldato bambino (Ishmael Beah) Cenni storici Nel marzo 1991, una banda di ribelli (RFU) attacca i villaggi della Sierra Leone, al confine della Liberia, con l’obiettivo generico di abbattere il governo corrotto del paese. L’anima del movimento, privo di un’ideologia vera e propria, è Charles Taylor, trafficante d’armi e signore della guerra, interessato esclusivamente al controllo delle miniere diamantifere di Kono, che conquista con il sostegno del cartello di monopolio, respingendo l’esercito regolare verso Freetown. L’uomo diventerà dittatore della Liberia dal 1997 al 2003 e sarà deferito al Tribunale Speciale per la Sierra Leone (2006) con l’imputazione di crimini contro l’umanità. La guerra sembra ancora un evento lontano e irreale in alcune zone del paese, ma, all’improvviso si abbatte anche sull’abitato di Ishmael, grazie ai racconti dei profughi. Costoro testimoniano efferati massacri, interi villaggi distrutti, famiglie rinchiuse nelle case date alle fiamme. I bambini seguono le famiglie in silenzio, ma sobbalzano terrorizzati a ogni rumore improvviso. Ishmael, al tempo, conosce la guerra soltanto per averla vista nei film o nei servizi televisivi. Essa irrompe nella sua vita, quando l’adolescente compie dodici anni. Il ragazzo, con suo fratello Junior e alcuni amici, nel gennaio 1993 si allontana dal villaggio per partecipare a un evento musicale previsto in una località vicina. Appassionati di musica rap, hanno formatoun complesso per esibirsi in gare canore fra dilettanti. La notizia ...

I 57 giorni che hanno sconvolto l'Italia. Perché Falcone e Borsellino dovevano morire? (John Follain) 08/06/2015

"I GIORNI DEL SANGUE"

I 57 giorni che hanno sconvolto l'Italia. Perché Falcone e Borsellino dovevano morire? (John Follain) Premessa La seconda lettura del libro mi provoca un greve senso d’impotenza, unito all’irrazionale tentativo di “raffreddare” l’argomento che al primo impatto mi ha turbato e ancora continua a farlo. Provo la medesima sensazione, quando talvolta cerco alcuni passaggi chiarificatori o se riconosco, sulla scaffalatura della biblioteca, il colore della costola. Le pagine di John Follain, giornalista investigativo del “Sunday Times”, alimentano quel disagio perché portano a galla la mia inadeguatezza nell’avvicinarmi alla comprensione di una realtà talmente diversa. Un mondo parallelo che, in fondo, condiziona il nostro vivere quotidiano. Il pensiero di Falcone Giovanni Falcone capisce la gravità del fenomeno e la possibilità di sconfiggerlo senza eroismi inutili, ma con il contributo dei cittadini normali e delle istituzioni più serie e affidabili. Ritiene importante la partecipazione quotidiana del cittadino nel sostenere un principio, quasi il punto di riferimento che aiuta ognuno di noi a proseguire nella giusta direzione. Il cammino intrapreso non appare privo di dubbi o timori, ma bisogna farsene una ragione e affrontare le situazioni difficili. Certamente – afferma Falcone – la paura ti prende al pensiero che esistono personaggi diabolici dietro molte azioni mafiose e collegamenti “tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere”. Non è un motivo valido, però, per rinnegare il nostro vero “Essere”. La mafia può assomigliarci, paradossalmente, e contagiare ...

Il golpe inglese. Da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e dell'Italia (Mario J. Cereghino, Giovanni Fasanella) 21/05/2015

"RETROSCENA INQUIETANTI"

Il golpe inglese. Da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e dell'Italia (Mario J. Cereghino, Giovanni Fasanella) Le profetiche e inquietanti parole di Winston Churchill al delegato del papa Pio XII, nel 1945: “L’unica cosa che mancherà all’Italia è una totale libertà politica” La frase ha il sapore amaro e minaccioso di una pesante influenza sul paese, per la posizione di Stati uniti e Russia nel ritenere la questione italiana di competenza inglese. Il pieno dominio sul Mediterraneo, antica mira britannica, richiede, infatti, il controllo della penisola, che l’appoggio al movimento separatista siciliano non è in grado di garantire. Premessa Il golpe inglese è frutto di pluriennali ricerche condotte negli archivi di Kew Gardens (Londra), seguendo la traccia dell’enorme mole documentaria, ancora negletta dagli storici. Al capitolo iniziale gli autori danno l’eloquente titolo “Il colpo di stato più lungo della storia”, per introdurre le vicende dall’assassinio di Giacomo Matteotti (1924), sino al sequestro di Aldo Moro, nel 1978. Emergono i retroscena di un perverso meccanismo, volto a condizionare la nostra politica per proteggere la più importante delle risorse, quella petrolifera. Insabbiare il caso Matteotti La vicenda Matteotti è troppo nota per ripercorrerne la cronaca. Importa soltanto ricordare che essa trae origine dall’intervento personale dei più importanti collaboratori di Mussolini: De Bono, Marinelli, Cesare Rossi, Finzi, personaggi legati alla massoneria inglese. E’ una partita assai complessa, giocata su più tavoli dai politici anglosassoni. La massoneria ...

Cecenia. Il disonore russo (Anna Politkovskaja) 16/04/2015

" ANNA...SEMPLICEMENTE"

Cecenia. Il disonore russo (Anna Politkovskaja) Il 7 ottobre 2006, alcuni colpi di pistola uccidono Anna Politkovskaja nell’androne del suo palazzo, in Mosca. Il presidente Putin festeggia il compleanno. La Corte militare assolverà gli esecutori materiali del delitto, mentre i mandanti resteranno nell’anonimato, impuniti. In pochi istanti si consuma la tragedia della coraggiosa e talentòsa giornalista. I più autorevoli editori del passato di sicuro avrebbero ammirato il suo credo professionale: fornire le notizie sui fatti e non il loro commento che spetta a chi legge. La dissoluzione della Russia portava con sé la speranza di un regime liberale, un sogno che anche Anna credeva realizzabile. Nella nuova situazione politica appoggiava Eltsin e i democratici, ma molto presto si rendeva conto che nulla era cambiato. Delusa, si schierava e abbracciava con convinzione le attese di quel gran “partito”, formato dalla gente comune, di qualsiasi estrazione. Le missioni In Cecenia Dal 1999 fa la spola fra Mosca, la Cecenia e i campi profughi, collezionando una quarantina di missioni ad alto rischio. Racconta ciò che vede, anche le lotte intestine tra gli oligarchi ed informa i propri lettori su quanto riesce a sapere. Le intimidazioni, le minacce di morte, le pressioni poliziesche, l’arresto, le percosse, i maltrattamenti fisici, non fermano questa donna minuta ma tenace come poche. In silenzio, tra le lacrime, subisce la vile e crudele farsa di una finta fucilazione oppure, appoggiata alle canne di un mortaio multiplo, ...

Il popolo che disse no (Bo Lidegaard) 23/03/2015

QUALCUNO DISSE NO! La congiura del silenzio (2)

Il popolo che disse no (Bo Lidegaard) Introduzione Professionista o dilettante, chi ama scrivere conosce il “tormento” della pagina bianca, bellissima per le potenzialità ancora inespresse, ma frustrante nella stesura dell’articolo “perfetto”. Premessa Talvolta un argomento ti rincorre, lo eviti, ma ti ricapita più volte sotto gli occhi. Nel dubbio, decidi di stendere una bozza per conservarlo negli appunti. E’ quanto mi è capitato con la recensione che presento. Avevo molti dubbi se scriverla per non annoiare il lettore con un argomento quasi simile, pubblicato in precedenza, “la congiura del silenzio”. Ho riletto l’articolo diverse volte, decidendo che il nuovo commento costituiva la naturale prosecuzione e il confronto di fatti storici per arrivare ad un imparziale epilogo. Come punto di partenza riprendo la mia frase: La brutalità e il cinismo della guerra costringono l’Uomo a scelte drammatiche, ma lo incoraggiano anche ad azioni di generoso altruismo. Il notevole testo di Bo Linegaard, “Il popolo che disse no”, mi stimolava a commentare gli avvenimenti accaduti tra il 26 settembre e il 9 ottobre 1943. Situazione interna La Danimarca è occupata dai nazisti. L’atteggiamento del re, di ministri e della popolazione condannano l’approvazione di misure discriminanti contro gli ebrei. Non esiste una “questione” ebraica, il pensiero comune, perché queste persone sono in primis cittadini danesi, tutelati dalla legge nazionale. La figura del re appare un forte simbolo di speranza e libertà, che mantiene ...

Il terribile segreto (Walter Laqueur) 12/03/2015

"LA CONGIURA DEL SILENZIO"

Il terribile segreto (Walter Laqueur) Premessa Il 15 aprile 1945 le unite inglesi entrano a Bergen Belsen e scoprono gli orrori del campo, subito trasmessi alla comunità internazionale. Per descrivere la realtà che trova, un giornalista scrive nell’articolo una frase che rimane nell’immaginario collettivo: ”…qualcosa che va oltre l’immaginazione umana”. La società conosce l’esistenza dei campi di sterminio ormai da tre anni, periodo segnato da un flusso costante d’informazioni alle quali nessuno presta attenzione. E dire che Bergen Belsen è “soltanto” un campo per ammalati. Il saggio in esame intende chiarire l’iniziale diffondersi di notizie sulla “soluzione finale”, i suoi canali e la reazione di chi le riceve. Il riferimento temporale riguarda il periodo giugno 1941- fine 1942. Le prime notizie La dittatura imperante in Germania non impedisce che “il terribile segreto” diventi di dominio pubblico. Alcuni canali informativi funzionano bene, come la rete di spregiudicati contrabbandieri che trafficano a vario titolo attorno ai campi. In Europa, la posta funziona tra le città polacche e la corrispondenza parte dalle zone occupate verso i paesi neutrali. A dicembre 1942, gli annunci sui massacri raggiungono la comunità internazionale grazie alle importanti testate attive nei territori ancora liberi. Le atrocità senza precedenti spesso inducono ad una sorta di riluttanza nell’accettare i fatti. L’abile contro-informazione attuata dai nazisti, in secondo luogo, riesce a mascherare con efficacia l’azione ...

L'armadio della vergogna (Franco Giustolisi) 15/02/2015

""COME NASCONDERE L'INFAMIA..."

L'armadio della vergogna (Franco Giustolisi) Introduzione Come nascondere l’infamia? La prassi più semplice è far passare il misfatto sotto una coltre di silenzio e, per rendere più sicuro lo stratagemma, nascondere i segreti in un banale armadio da ufficio. La sua nomea, “l’armadio della vergogna”, appare più che calzante. Evelina, Genny, Diana, Pietro, Bruna e le sue bambine, sono solo alcune tragiche figure che aprono l’inchiesta di Franco Giustolisi. Le loro, sono storie di donne, vecchi e bambini in fasce, di altri mai nati. S’intrecciano con i tragici fatti di Cefalonia, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Fosse Ardeatine, e tanti altri che tutti hanno imparato a conoscere e ricordare con brividi di commozione. Gli uffici alleati, a guerra finita, consegnano alla Procura generale militare i faldoni sugli eccidi perpetrati dai nazifascismi. Contengono informazioni minuziose e molto utili per perseguire i responsabili, ma il materiale rimane sepolto nel Palazzo Cesi di Roma, su direttive provenienti dalla politica. La vicenda Nell’agosto 1977, Herbert Kappler, comandante Gestapo a Roma durante l’occupazione nazista, evade dall’ospedale militare del Celio, sotto il peso di una condanna all’ergastolo per la strage alle Fosse Ardeatine. Antonio Intelisano, procuratore militare, formalizza l’estradizione che la morte dell’ufficiale nazista interrompe, chiudendo l’azione giudiziaria. Divenuto titolare dell’inchiesta, il giudice (1994) istruisce la procedura per l’estradizione d’Erich Priebke, capitano SS, ...

Salò (Silvio Bertoldi) 10/02/2015

SALO'

Salò (Silvio Bertoldi) Salò. Vita e morte della Repubblica Sociale Italiana racconta intrighi e meschinità di un mondo alla dissoluzione che la debolezza di Mussolini, virtuale prigioniero dell’alleato tedesco, contribuisce ad esaltare. Alcuni protagonisti dell’epoca forniscono all’autore la propria testimonianza, tra l’altro Giorgio Pini, ex sottosegretario agli Interni della Repubblica sociale italiana La nuova creatura politica prende vita il 14 novembre 1943. In settembre, i paracadutisti tedeschi di Skorzeny liberano Mussolini al Gran Sasso e lo trasferiscono a Monaco, dove si riunisce alla famiglia. In un discorso radiofonico, annuncia agli italiani la formazione di un nuovo soggetto pubblico che, però, divide il fronte del consenso. Qualcuno aderisce, altri si defilano, altri ancora vacillano. Pettegolezzi e ambiente sul Garda Le maldicenze fioriscono tra mogli, amanti, parenti, che seguono i protagonisti in fuga. Impera l’intrallazzo, la spiata, il servilismo verso l’alleato tedesco per ottenere favori materiali e la compiacente tolleranza per traffici e commerci. I luoghi di ritrovo e i caffè ospitano il nutrito gruppo degli “esuli”, avulsi dalla comunità locale, il cui divertimento consiste nel propalare malignità sul prossimo, sull’esempio dei moderni condomini rissosi. Il Duce in privato Mussolini, il capo, soffre d’insonnia, prova nausea per la politica, è insofferente alle beghe, oppresso dalla gelosia della moglie, furibonda per la presenza sul lago dell’amante Claretta ...

Con la R 31/01/2015

"RIFLESSIONI SPARSE"

Con la  R Il freddo intenso, con pioggia e grandine, accompagna l’alba livida che apre la mia giornata e l’umore ben si adegua alle condizioni esterne. Il monitor illuminato mi attira … sento la voglia di scrivere, ma continuo a perdermi ascoltando la voce del nubifragio. Rileggo più volte l’introduzione, mi fermo e inizio a divagare sull’onda del termine “adegua” che mi suggerisce parole di certo non originali: adeguato, adatto, idoneo, convenienza, adattamento. Infilo i pensieri uno dietro l’altro, senza un apparente nesso logico, legati fra loro dalle personali sensazioni che operano da unico collante, prive di una struttura coerente. Nel tentativo di ristabilire un qualche equilibrio, intitolo lo scritto “Riflessioni sparse”, vale a dire idee che mi permettono di divagare e mi conducono lontano. Uno scrittore ebbe ad affermare che “ogni adulatore vive alle spalle di chi lo ascolta”. È un chiaro richiamo alla famosa favola di La Fontaine “Il corvo e la volpe”, la cui morale nel tempo è cambiata, però, suggerendo un epilogo diverso. Anche ai giorni nostri la volpe invita il corvo a cantare. Il pennuto, però, sembra conoscere la fiaba, perciò si toglie dal becco il formaggio, lo trattiene con la zampa, canta e si rimette a mangiare. Povera volpe! Volendo parlare delle tarme, constatiamo che esse vivono molto bene tra i prodotti che in passato rendevano impossibile la loro sopravvivenza tra le lane e i tessuti. Pare, anzi, che apprezzino molto i potenti veleni usati per ...

La grande guerra (Vol. 2) - Da Caporetto al Piave 1917-1918 (Emilio Faldella) 05/01/2015

LA DODICESIMA TRAGEDIA

La grande guerra (Vol. 2) - Da Caporetto al Piave 1917-1918 (Emilio Faldella) L’articolo non intende raccontare episodi che una sterminata letteratura ha sviscerato in ogni sua parte, ma si propone di osservare gli uomini coinvolti, fissarne gli atteggiamenti, perché molto spesso sono proprio le debolezze di “piccoli” uomini a creare le tragedie. La follia che in epoca assai lontana travolge l’Europa porta conseguenze ancora oggi e chi si è avvicinato all’argomento ha provato l’atroce dubbio se mettere in forse il reale valore di quel triste periodo. Le verità devono provenire da fonti ufficiali, ma la “coltre del silenzio” insiste nel presentare gli avvenimenti in forma oleografica, non rispettando il sacrificio dei propri caduti. Mi è parso opportuno ripetere notizie dai più già conosciute per porre l’accento su una mentalità che prospera anche ai giorni nostri. Premessa L’autunno 1917 è un anno difficile per gli Alleati dell’Intesa. L’esercito francese è in crisi, mentre l’inglese combatte nelle Fiandre. Dopo trenta mesi d’offensive continue e logoranti, le forze italiane subiscono gravissime perdite a fronte di scarsi risultati tangibili. L’Italia si trova in condizioni migliori rispetto all’avversario imperiale, alle prese con una grave crisi economica ed uno scollamento politico fra le varie anime dell’Impero. Fritz Weber, autore di fede avversaria, (“Dal Monte Nero a Caporetto”, ed. Mursia) spiega le ragioni della progettata offensiva: l’esercito austro-ungarico non avrebbe retto un’altra campagna di logoramento, sarebbe stata la sua ...

Massime spirituali (Kahlil Gibran) 22/12/2014

IL TUO PENSIERO E IL MIO

Massime spirituali (Kahlil Gibran) Piuttosto d’inviare il consueto messaggio d’augurio per le Festività, preferisco consigliare la lettura di un libretto che mi pare adatto all’occasione. Esistono uomini con qualità che sembrano non appartenere all’oggi, capaci di innalzarsi verso le nubi “eternamente nuove” e frammentare il proprio pensiero in perle di saggezza che arrivano al cuore della gente. Intuiscono il segreto del mare meditando su una goccia di rugiada, comprendono che la notorietà è l’inutile granello di sabbia sperduto nell’Eternità. Ogni giorno rappresenta un costante confronto con la propria coscienza che consiglia di non perseguire ricchezza e fama, ma contare unicamente su se stessi. Essi aborriscono l’iniquo confronto del forte contro il debole e l’ipocrisia che inganna la persona ingenua. T’inducono a regredire nel tempo, a ricordare i gesti del padre che la tua arrogante impertinenza giovanile criticava come maldestra inesperienza: erano, invece, gesti sinceri, che nulla chiedevano in cambio, e specchiavano dolori antichi. Sono personaggi che ti scoprono con te stesso. Non sognano privilegi, potere, prestigio, ma la purezza di spirito che nobilita l’umile gesto a favore del prossimo e oppone il desiderio di pace alla bieca prepotenza. La tolleranza di cui sono permeati riesce a capire la “tirannia” sociale che ha motivato il ladro: in fondo, la legge è unica per tutti. Va rispettata o violata. Apprezzano chi dona con affetto sincero, l’individuo che, nel suo gesto d’amore, racchiude ...

Una spia del regime. Carlo Del Re e la provocazione contro Giustizia e Libertà (Ernesto Rossi) 09/11/2014

"La VITA DI UN DELATORE"

Una spia del regime. Carlo Del Re e la provocazione contro Giustizia e Libertà (Ernesto Rossi) La vecchia foto ritrae un anziano a passeggio per le strade di Roma. Occhiali da vista, Borsalino calato sulla fronte ed un cappotto, la cui fattura rivela il periodo dello scatto. Sembra, a prima vista, il pacioso ritratto di uno zio bonario, tratto dall’album di famiglia, se non per gli occhi mobilissimi e inquietanti che ravvivano il suo volto. Nell’anonimo personaggio, i passanti non riconoscono l’avvocato Carlo Del Re (1901-1978), protagonista di una lunga carriera come spia Ovra, poi repubblichina, infine al servizio di sicurezza nazista del colonnello Kappler. Carmine Senise, capo della polizia nel 1940, lo definisce uno “spregevole delatore, sebbene la sua opera sia stata indispensabile per scompaginare il movimento “Giustizia e Libertà”. Avvocato civilista, provoca un consistente ammanco in alcune curatele fallimentari e, per ripianare il debito, decide di offrirsi come informatore. Accreditato da elementi massonici di Udine, si presenta al comitato parigino di Giustizia e Libertà come un fervente antifascista, disposto a favorire azioni terroristiche in Italia. È uno spirito irrequieto, scaltro, dotato di vivace intelligenza, un pluri-laureato votato alla vita sregolata, all’intrigo, al gioco d’azzardo e, soprattutto, al denaro facile. Un’autentica “anima nera” che, con false prove, non esita a denunciare uno zio materno come cospiratore, nel tentativo di impadronirsi della sua attività. Il frenetico dinamismo che Del Re mette in atto fra Parigi, Bruxelles, ...

La banda del Viminale. Passione e morte di Giacomo Matteotti nelle carte del processo (Giuliano Capecelatro) 20/10/2014

"AFFARISMO, DELITTI, POLITICA NELL'ITALIA DI IERI"

La banda del Viminale. Passione e morte di Giacomo Matteotti nelle carte del processo (Giuliano Capecelatro) In un torrido agosto del 1924, un cane fiuta il cadavere di un uomo nel bosco della Quartarella, a Roma. Era stato sequestrato mesi addietro dai membri della Ceka fascista, gruppo che spesso reclutava comuni malviventi per svolgere il lavoro sporco del regime. Individui spietati gli autori del crimine, di sicuro sono maldestri e poco astuti. I movimenti guardinghi intorno all’abitazione dell’uomo politico insospettiscono un portinaio che annota la targa di una misteriosa Lancia scura. Due ragazzi assistono al rapimento e con chiarezza distinguono le fattezze degli aggressori. Durante la corsa verso l’aperta campagna, la lotta tra la vittima e i carnefici è furibonda. Dal finestrino dell’automobile vola una borsa di pelle e la tessera di Giacomo Matteotti, il deputato socialista. Sulla scorta delle numerose tracce, in breve tempo gli inquirenti ricostruiscono il quadro dell’operazione e stringono la rete che impiglia personaggi di primo piano. Come ispiratori e fiancheggiatori emergono Filippo Filippelli, direttore del “Corriere Italiano”, proprietario dell’automobile; Cesare Rossi, responsabile ufficio stampa della Presidenza del Consiglio; Giovanni Marinelli, segretario del Partito fascista. Gli autori materiali sono identificati essere elementi della “banda Dumini”. I loro nomi: Arrigo Dumini, il capo dell’operazione, con la complicità d’Augusto Malacria, Filippo Panzeri, Amleto Poveruomo, Giuseppe Viola. Il capo indiscusso è Amerigo Dumini che, per vanità, si ...

Süss l'ebreo (Lion Feuchtwanger) 01/10/2014

"ASCESA E ROVINA: IL CASO di SÜSS L'EBREO"

Süss l'ebreo (Lion Feuchtwanger) Alcuni mesi fa, cercavo in Biblioteca una lettura diversa dalle usuali scelte. Aggirandomi per la sala dei cataloghi, incerto e senza un’idea precisa, lo sguardo mi cadeva sul bancone dei “resi” e un titolo catturava la mia attenzione. Un’occhiata sommaria al contenuto m’invogliava a prenotarlo, dopo avermi fatto sorgere un interrogativo. L’avidità, la smania per il lusso e il potere sono insite nell’animo umano, oppure conseguenza dell'ascesa individuale verso posizioni privilegiate? Dall’antica Roma, la Storia ci propone innumerevoli esempi a sostegno delle due interpretazioni. I secoli passati hanno visto sfilare personaggi d’ogni risma, dediti alla più sfacciata sopraffazione e disposti a calpestare chiunque pur di esercitare il sopruso sistematico. Alla scandalosa compagnia, aggiungo i cultori dell’esibizionismo intemperante, afflitti dalla necessità esistenziale di mettere in mostra i segni del potere. Sono molto diversi da chi trascorre con moderazione il proprio momento di gloria e ignora i notevoli vantaggi offerti dalle circostanze. Simile abitudine non appare stravagante, se consideriamo l’idea soggettiva di vita che riconosce il legittimo valore alle regole della coscienza. Il romanzo storico "Süss l’ebreo" offre un notevole contributo nel raccontare l’irrisolto e deleterio rapporto tra individuo e potere. Indicativa, al riguardo, appare la figura del protagonista e la tragica parabola della sua smodata esistenza. La Germania del diciottesimo secolo vede ...

Settimo: non rubare (Ernesto Rossi) 25/09/2014

"IL SETTIMO COMANDAMENTO"

Settimo: non rubare (Ernesto Rossi) Il settimo comandamento recita “Non rubare”, il titolo che Ernesto Rossi sceglie per il suo polemico libro. Il mio fornitore prediletto, il libraio del mercatino dell’usato, mi ha procurato una copia edita nel 1952. I casi esposti, certamente sono ormai dimenticati, ma uno sguardo al passato aiuta a capire l’origine dei fenomeni di malgoverno, sopravvissuti sino ad oggi, che le deboli Istituzioni affrontano dopo la tragedia del fascismo. L’autore (1897-1967) è stato una figura autorevole nel movimento d’opposizione al fascismo. Per aver aderito all’organizzazione “Giustizia e Libertà” di Carlo Rosselli, sconta nove anni in carcere e quattro al confino coatto. Al guerra conclusa, diventa giornalista, membro del Partito d’Azione e collaboratore del primo governo italiano, espressione della democrazia appena nata. Le sue convinzioni appaiono inequivocabili. Le precedenti formazioni politiche hanno esaurito la loro funzione e ed ora si dimostrano incompetenti ad affrontare i nuovi ed enormi problemi che bisogna affrontare. Chiusa l’avventura politica, il deluso Rossi inizia a scrivere per “Il mondo”, giornale dall’impronta autonoma e autentica. L’uomo si mette in luce con documentati articoli d’inchiesta, il cui tema riguarda soprattutto le industrie privilegiate ed inutili, e la politica economica del governo. La critica laica del giornalista bolla anche i privilegi e la corruzione del mondo ecclesiastico che si è trasformato in un’oligarchia finanziaria, in grado di ...
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