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Il welfare secondo Hollywood
Vantaggi Tematica interessante
Svantaggi Qualche limite
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | buona |
| Attori | decenti |
| Sceneggiatura | mediocre |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Forse a corto di soggetti, Hollywood scopre i drammi del sistema sanitario americano. Comunque sia, le tematiche sociali, in America, hanno offerto e continuano ad offrire spunti al cinema, dato che i problemi non mancano. A partire dall’assenza di uno stato sociale, o di reali politiche di welfare che dir si voglia.
A qualcuno forse tornerà in mente il progetto dell’amministrazione Clinton, (Come è finito? In una scena appare perfino Hilary Clinton a rammentarcelo), però il film, con tutti i limiti delle produzioni americane, ha una sua dignità e in alcuni momenti riesce a coinvolgere lo spettatore. Merito anche di un eclettico Denzel Washington.
Forse, all’uscita dalla sala, ripenseremo a quello che abbiamo, a cui spesso riusciamo a dare valore solo quando ci viene tolto. Forse quando ci racconteranno che in America il tasso di disoccupazione è basso ripenseremo ai coniugi Arcibald: lavorano tutti e due, è vero, ma arrivare a fine mese non è facile. Un mattino la banca decide di riprendersi l’automobile della signora, che non trova di meglio da fare che accusare il marito di essere un incapace. Ma non è finita, altre sorprese li attendono. Dovranno scoprire che il figlio ha una malformazione cardiaca congenita che nessun medico aveva diagnosticato perchè forse era più comodo così. Dovranno scontrarsi con la realtà di ospedali iper efficienti e organizzati, ma dove qualcuno, appena entri, ti chiede il numero della polizza sanitaria, altrimenti ti indica l’uscita. John Q ce l’ha l’assistenza sanitaria, come tutti i lavoratori dipendenti, certamente, ma il datore di lavoro ha appena deciso, senza informarlo, di optare per una polizza più economica, che non copre “i grandi rischi”. Così l’unica speranza di vita per il figlio, un trapianto di cuore, si allontana sempre più. Quando la moglie, al telefono, durante una crisi di nervi, gli dirà nuovamente che deve far qualcosa, John Q capisce che gli resta una sola cosa da fare.
Accanto al letto del figlio c’è un monitor che rileva la pressione sanguigna e un cicalino avverte quando il livello scende (e scandisce il ritmo del film). Se arriva sotto 70, solo un trapianto, o un miracolo, potranno salvarlo. Siamo a Hollywood, naturalmente, e capiteranno entrambi.
Il film ha dei limiti, certamente: alcuni personaggi sono disegnati per stereotipi (vedi il cardiologo famoso e senza scrupoli), ripesca temi e situazioni già sfruttate (il giornalista cinico, il capo della polizia incapace e succube dei media che ha bisogno del fiuto del vecchio poliziotto, la top manager spietata che si redime) e non disdegna il lieto fine, che diventa anche uno spot sulla donazione di organi. Però mantiene una sua validità, data dal tema esaminato (l’utilità di quello “stato sociale”, che noi cerchiamo ogni giorno di smantellare, visto come principio di civiltà, oltre il quale esiste solo la barbarie e la legge del più forte) e da alcuni accenni al rapporto padre-figlio non privi di interesse.
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davide.priolo 08/12/2002 10:24
closer 04/12/2002 01:10
E' stata proprio la sensazione che il film giocasse su molti stereotipi ad avermi tenuto lontano dalla sala quando è uscito. Mi ero proposto, e mantengo il proposito, di vederlo con comodo a casa. Denzel Washington ha la buona abitudine di rendere comunque dignitosi i film a cui prende parte, se non altro per un fatto di impegno personale. Non dubito che abbia fatto lo stesso anche in questo caso.
movida2001 26/11/2002 22:20
amarantola 21/11/2002 10:21
Recensione davvero molto interessante. P.S. Denzel Washington è uno dei miei attori preferiti ;-)) ciao
Reverde 20/11/2002 18:48
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