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Opinione

per John Q.
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3 Stelle SISTEMA SANITARIO AMERICANO? NO, GRAZIE.
49 su 49 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi E' la denuncia di un sistema.

Svantaggi Non va fino in fondo.

Dettagli

Genere drammatico
Età minima per tutti
Regia mediocre
Attori geniali
Sceneggiatura mediocre
Colonna Sonora anonima
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

vipvip1 Dal 3 nov 2002

Visto che risulta...ebbene si, ho fatto un giro......ma mi si stringe troppo il cuore a rileggere... continua

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PREMESSA.
Finalmente ho rivisto uno dei miei attori preferiti, Denzel Washington. Era da tempo che non lo vedevo e mi ero ripromesso di vedere Training Day, che gli ha fruttato un meritatissimo Oscar™. E mentre scorrevano i titoli di testa, non riuscivo a credere ai miei occhi: Robert Duvall, Ray Lotta, Anne Eche, James Woods. Appena in tempo per far digerire al mio nipponico vcr, l’ennesima videocassetta, che il film era già iniziato.
Sicuramente un bel film, ho pensato. Uno di quelli che i distributori ignorano, facendoli uscire in piena estate, quando i cinema sono poco frequentati. Ed invece ho capito, che non è sempre così. Ma scopriamo insieme perché.

TRAMA
Chicago, giorni nostri. John Q è un operaio, è sposato con Denise ed hanno un bambino, Mike. Non navigano nel benessere, ma conducono una vita dignitosa. Purtoppo, i problemi economici sono all’ordine del giorno, tant’è che una delle due auto che la famiglia possiede, viene sequestrata. Ma John, non si scoraggia e cerca una soluzione. Nel frattempo, l’azienda per la quale lavora, gli riduce l’orario d’impiego, per problemi economici. E così John si ritrova a dover affrontare la vita quotidiana con sempre maggiori difficoltà. Durante una partita di baseball, il figlio Mike si sente male. Dopo l’inevitabile trasporto all’ospedale, John e Denise vengono informati che Mike soffre di una grave malformazione al cuore e che necessita di un trapianto urgente. Convinto di poter far fronte ai problemi di salute del figlio, John chiede l’iscrizione del figlio nella lista dei pazienti da trapiantare. Ma scopre che l’ingresso in tale lista, al modico costo di 250.000$, non può essere coperto dalla sua assicurazione, la quale, nel frattempo, unilateralmente, considerato l’impiego lavorativo a mezzo servizio di John, ha deciso di abbassare i massimali, portandoli a soli 20.000 $.
John le prova tutte, ma proprio tutte contro questa burocrazia all’americana. Ma fallisce. E allora chiede aiuto ai colleghi di lavoro, alla parrocchia. Inizia perfino a vendere tutti i suoi mobili, l’altra auto, la tv. Insomma qualsiasi cosa possiede, pur di riuscire a tenere il figlio all’ospedale. Ma tutti questi sacrifici non valgono a nulla, poiché la degenza del figlio ha già esaurito i soldi dell’assicurazione. Si ritrova moroso e l’ospedale decide di dimettere Mike. John è disperato, si procura una pistola, e va all’ospedale. Chiede un ‘ultima volta al dott.Turner, il primario cardiochirurgo, di aiutare il figlio. Ma questi si rifiuta. E allora, John gli punta contro la pistola e lo prende in ostaggio, con tutti i presenti all’interno del Pronto Soccorso.
Come al solito, mi fermo giusto in tempo per lasciarvi una curiosità latente.


I PROTAGONISTI
John Q. Archibald (D. Washington), è il protagonista di questa triste vicenda. Un ottimo genitore, pronto a qualsiasi cosa per il suo unico figlio.
Denise (Kimberly Elise), è la moglie di John. Fa la cameriera e si limita ad appoggiare il marito fin quando non scopre che il figlio sta per essere dimesso dall’ospedale. Poi gli scarica addosso tutte le responsabilità.
Mike (Daniel Smith), è il piccolo ammalato. Dolcissimo.
Rebecca Payne (Anne Eche), è la cinica amministratrice dell’ospedale. E’ lei che decide di dimettere Mike per insolvenza.
Dott. Turner (James Woods), è l’affermato cardiochirurgo che dovrebbe operare Mike. Ma, saputo dell’indigenza della famiglia, avalla la decisone dell’amministrazione.
Tenente Grimes (Robert Duvall), è il vecchio poliziotto incaricato delle trattative. Molto umano.
Monroe (Ray Liotta), è lo spietato Capo della Polizia. Poiché sono imminenti le elezioni per la carica ricoperta, non si dimostra molto malleabile, anzi…..

OPINIONE.
Il film è uscito in Italia nel 2002. E’ chiaramente un tentativo di denunciare l’attuale sistema sanitario americano. Lo stesso che molto gradualmente si sta cercando di importare in Europa, e che è tanto osteggiato dalle sinistre. Forse a ragione. Negli Stati Uniti, il sistema funziona, e bene. Ma solo con chi ha un lavoro a tempo pieno. Credo, che con i tassi di disoccupazione attuali, un tentativo di imporlo costituirebbe un fallimento per qualsiasi governo. La spesa sociale europea (welfare) non ha niente a che vedere con quella americana. Paragonando i dati, rispetto al Pil, e considerando la spesa militare di UE e USA, ne viene fuori che gli stanziamenti sono simili in percentuale ma invertendo le voci. Chiaro no?
Ma passiamo all’ oggetto di questa mia opinione. Partendo dal regista Nick Cassavetes, figlio del notissimo John (defunto nel 1989, ma regista apprezzato di Una Moglie, Gli intoccabili, Quella sporca dozzina), al suo primo film con un budget milionario, delude. Inutile dire che con simili artisti, il compito del regista è più di affinare che di sgrossare ed in vero, fino a dove mi sono spinto con la trama, le emozioni che si provano sono intense, merito di accurate inquadrature, ricerca del particolare e primi piani molto significativi. Anche i dialoghi sono da considerarsi da grande film.
Poi, come d’incanto, il film si affloscia nella banalità. Solo in un altro film mi era capitato di trovare un repentino cambiamento così evidente (A.I. tanto, per sottolinearlo).
Dunque una regia attenta fintanto che si tratta di montare l’intera matassa, ma distratta nel momento di sbrigliarla. Non so se ciò possa dipendere anche dallo sceneggiatore, (James Kearns, al primo film), sta di fatto che il film prende una piega troppo poliziesca, addirittura mi verrebbe da dire parodistica, in stile pubblicità Pagine Gialle (ricordate il sequestratore che faceva le richieste più assurde e veniva accontentato?). E forse a qualcuno potrà evocare un Al Pacino nel “Quel Pomeriggio di un giorno da cani”. Ma in quel caso lo sceneggiatore prese l’Oscar™ ed il regista era un certo Sidney Lumet. E anche quel film era di denuncia sociale, ma l’epilogo era davvero pungente, anche perché tratto da storia vera. Dunque una bella occasione mancata. Anche perché è impensabile che tutti gli ostaggi siano d’incanto colpiti dalla sindrome di Stoccolma, ed inizino a solidarizzare col sequestratore. Fortunatamente il cast di attori di prim’ordine, riesce a tenere vivo l’interesse. Denzel Washington nel ruolo del padre disperato e pronto a tutto, è veramente superlativo. Ma anche gli altri ruoli sembrano tagliati su misura per i vari attori, e dunque, sotto un profilo prettamente recitativo, l’intero film è quasi perfetto. Manca una soluzione finale che avrebbe decisamente fatto decollare il film e lo avrebbe messo in risalto, nel panorama internazionale. In parole povere gli manca la “crudezza”, la cattiveria per essere un film di denuncia sociale a tutto tondo. Il latente buonismo americano colpisce ancora, ma a questo punto comincio a pensare seriamente che le lobbies governino anche le idee degli artisti.
Consiglio, comunque, di vederlo, tanto per farsi un'idea di come funziona il sistema sanitario a stelle e strisce. Io, ne sono rimasto indignato.

Ciao.
Vincenzo.

P.s. Mi permetto di dedicare questa opi ad un amico che in questo momento non gode di buona salute, aka Centurio.

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Commenti

Avete domande riguardo John Q.? Domanda
Pagina 1 di 11 | 1 - 5 di 52 commenti
  • Mrcico 12/11/2003 14:42
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • 24maggio 21/09/2003 15:45
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • paola65 29/08/2003 13:50
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    L'ho rivisto, con molto piacere, proprio l'altro ieri sera... ^__^

  • kumquat 25/08/2003 11:31
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Mi sa che non so più scrivere. Va beh, forse hai capito ugualmente che cosa volevo dire... Comunque ho visto e apprezzato il film ma ripeto, nei fatti le cose non stanno esattamente cocì. Ciao

  • kumquat 25/08/2003 11:30
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Bella opinione Vincenzo, anche se mi sento di poter dissentire su alcuni punti per quanto concerne ciò che traspare per quanto concerne il sistema sanitario come denunciato nel film. Non è proprio esattamente come la dipingono, credimi. D'altronde, nemmeno qui apparteniamo tutti a delle cosche mafiose, anche se negli USA fino a qualche tempo fa mi chiedevano tutti se non avevo paura a vivere in Italia con la malavita che datta legge...

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