Joshua tree
07.01.2009
Vantaggi:
da ascoltare
Svantaggi:
NESSUNO
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Qualità dei testi
Qualità della musica
continua
 streghe_1965
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sono ancora alla ricerca di un partner per Barcellona!
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L'altro giorno, io ed un mio amico, ci siamo messi di sana pianta e ci siamo sentiti tutto il cd, e dopo di chè, ne abbiamo discusso un pò insieme. Da queste profonde riflessioni, è nata questa opinione. 1. DESERTI. AND "Ora sai bene che è tempo di andare / Sotto la pioggia ghiacciata e la sferzante bufera dì neve / Dovrai solcare le distese di dolore / Fino a giungere a quella luce che ora è così distante / Le mura della città hanno ceduto e sono cadute / Ora c'è polvere e uno schermo di fumo tutto intorno / Lungo la frontiera noi/uggiamo / Fuggiamo senza voltarci indietro / Stanotte", La meravigliosa fuga di A Sort Of Homecaming dalle rovine della cultura occidentale, dai ruderi miseri e decadenti del castello arso dal fuoco, ha condotto Adam Clayton, Paul Hewson, The Edge e Larry Mulien finalmente a casa. O almeno in quella che il gruppo ritiene debba diventare la nostra casa dopo la degradazione dei valori che fino a questo momento ci hanno circondato: il deserto, la distesa sconfinata di sabbia dove le strade non sono segnalate perché non esistono, e dunque non hanno un nome; un'apertura solo apparentemente arida, priva di vita, ma al cui centro, all'improvviso, può sempre sorgere un albero, The Joshm Tree, una speranza di rinascita, come simboleggiato dalia copertina interna, o una rosa del deserto, come evocato ne In God's Country: "II fiume scorre, ma presto sarà in secca / Abbiamo bisogno di nuovi sogni stanotte/lina rosa Ad deserto /Ho sognato di vedere una rosa del deserto". E considerando che ogni copertina degli U2 è sempre stata ampiamente sintomatica del suo contenuto (la freschezza e l'innocenza del bambino di Boy riflesso nell'adolescente che ha sempre presente il proprio "io", se stesso davanti e dentro le cose; l'incupirsi dei toni di October specchio dei primi fallimenti personali e della quiete autunnale che pervade i solchi; lo stesso bimbo dell'esordio sulla copertina di lYiir con i capelli scomposti, gli occhi dallo sguardo più duro e i! labbro tagliato a ricordare che la guerra di cui si parla è vista a livello emotivo e non può essere simboleggiata con immagini di battaglie o carri armari sulla front cover; Je rovine su The Unforgeltabìe Pire) è importante soffermarsi sul deserto e su ciò che esso rappresenta.
La grandezza dei deserti deriva dal fatto che essi sono, nella loro secchezza, il negativo della superficie terrestre e dei nostri umori civilizzati, il luogo in cui fluidi e umori si diradano e in cui discende direttamente dalle costellazioni, tanto l'aria è rarefatta, l'influenza sideralè; osservate il video di With Or Without You e percepirete questa strana atmosfera, nonostante le immagini mostrino semplicemente il gruppo mentre suona. Il silenzio del deserto è anche visivo. È il fatto dell'estensione dello sguardo che non trova niente su cui riflettersi. Nelle montagne non può esserci silenzio, perché le montagne urlano con il loro rilievo. Anzi, perché ci sia silenzio bisogna che anche il tempo sia in un certo senso orizzontale, che non vi sia eco del tempo nel futuro. E The Joshua Three è indubbiamente un album orizzontai? ("Ci siamo allontanati per affrontare il freddo, il gelo permanente /'Mentre il giorno implorava pietà alla notte / II tuo sole intenso non lasciava ombre, solo cicatrici / Scolpite nella pietra sulla faccia della terra", One Three Hill) tanto quanto The Unjbrgettable Pire era verticale; il penultimo microsolco era una ricerca continua, una rottura completa coi passato guidata dal grido disperato, a baratro, di Bono, mentre The Joshua Tree è molto più apertamente, in ogni senso, americano. Nel deserto il colore è come impalpabile e staccato dalla sostanza, diffranto re fluttuante alla superficie delle cose: di qui l'impressione spettrale, ghostly, e al tempo stesso di immagine velata, traslucida, statica e sfumata dei paesaggi del deserto. Nel deserto, rocce, sabbia, cristalli, cactus sono eterni, ma anche effimeri, irreali e avulsi dalla loro sostanza; la vegetazione è minima, ma indistruttibile e ogni anno, a primavera, esplode il miracolo dei fiori. Il deserio è al di là della transizione abietta del corpo verso l'annullarsi della carne, al di là della fase maledetta della putrefazione; è fase luminosa della morte in cui si conclude la corruzione del corpo. Per questo la copertina di The Joshua Tree è lucidamente in bianco e nero; per questo c'è quell'albero che rinnova la forza tremendamente positiva del gruppo; per questo, sulla sabbia del deserto, gli U2 hanno scritto il loro epitaffio a Greg Carroll, il roadie scomparso a soli ventisei anni. Per tutto questo, per la corrispondenza così sorprendentemente precisa che c'è fra i segni e i loro rimandi, per la constatazione che, per la prima volta, tutto sembra (e ho detto sembra) perfettamente chiaro e delineato, ai ha l'impressione che gli U2 abbiano chiuso un ciclo, che The Joshua Tree sia un punto d'arrivo oltre il quale non è lecito spingersi. Sicuramente continuerà la loro ricerca disperata (e disparata) di nuove tensioni, sogni e sensazioni, ma verranno condotte verso nuove direzioni. The Joshua Tree è dunque un capolinea, ma ci sono nuovi autobus che partono da dove gli U2 sono scesi. Tutto sta nel scegliere quelli giusti.
2. OUTSIDE OF AMERICA "Mentre i bambini dormono / Attraverso i vicoli di una silenziosa strada di città / Su per le scale fino al primo piano / Giro la chiave e lentamente apro la porta / Un uomo soffia con forza dentro un sassofono /Attraverso i muri si riesce a sentire il lamento della città / Là fuori è America /Là fuori è America". Se The Unforgettable Pire, grazie soprattutto alla guida di Brian fino, poteva essere considerato il disco europeo degli (J2, è indubbio che The Joshua Tree volge Io sguardo al Grande Paese, in particolar modo (come ha magistralmente sottolineato Bill Graharn su "Hot ì'ress") agli spettri, ai fantasmi che abitano l'animo americano. Viste le recenti dichiarazioni di Bono ("Non abbiamo radici come gruppo, siamo vaganti nello spazio. Invidio Di/lan e Van Morrison, loro Itanno una collocazione") e le difficoltà frammiste a imbarazzo incontrate dal cantante durante una pausa delia lavorazione di Dirty Work degli Stones ("Keitli Richards non parìa molto, il rock'n'roll è il suo discorso d'amore. Riusciva a parlarmi attraverso le sue canzoni e io non potevo rispondergli perché non ho un background musicale. Gli U2 sono cresciuti mandando affanculo il blues. La mia collezione di dischi parte da Horses di Patti Smitìi". Ci si poteva forse aspettare un'intrusione più radicale sui terreni del blues, una spinta più in profondità verso le radici. Invece, le aderenze sono inarcate, ma solo a livello di feeling (anche se, spulciando, si scoprono molti riferimenti, dai richiami a Bob Dylan e soprattutto Neil Young in Trip Through Your Wires) agli Stones di Beggar's Banquet in Running To Stand Stili, per non parlare dei Ry Cooder di Paris, Texas nei tre tocchi iniziali della stessa) perché ciò che interessava gli U2 era la ricerca dell'anima blues, del suo cuore, non del corpo. A questo risultato sono giunti grazie all'impeccabile lavoro di Daniel Lanois (coproduttore insieme a Brian Eno), bravissimo nell'av vicinar e il gruppo alla concisione di un prodotto finito lasciandolo però galleggiare senza comprimerlo.
3. INSÌDE YOU TOO La trilogia di canzoni che apre The Joshua Tree è anche la più iiTimedìatamente fruibile dell'intero album; nell'ordine inverso di quello con cui appaiono su Ip tutti e tre i brani vedranno la luce come singolo. Where The Street tiave No Nome è molto efficace nel suo impatto tanto musicale quanto programmatico ("Siamo stati sconfitti e in balia del vento / Calpestati nella polvere / Ma ti mostrerò una distesa deserta più devota / Dove le strade non hanno nome"), mentre I Stili Haven't Fauno What l'm Looping Por e With Or Witìiout You risento-no forse di un'eccessiva orecchiabilità e perdono, lievissimamente, ma in. modo percettibile, sapore man mano che si intensificano gli ascolti (inoltre, il primo rimanda a Sleeping Tide degli In Tua Nua, e il secondo a Heroin dalla colonna sonora di Captine composta da The Edge). La prima grossa svolta di The joshua Tree è Bulle! The Bine Sfa/, introdotta da imo straordinario, secco violento duetto chitarra-batteria, dal ritmo compatto e incalzante e dai testi in cui compaiono sullo stesso fondale i riferimenti biblici (in misura molto maggior in quest'ultimo disco che nei precedenti) a Giacobbe e quelli di una realtà ben precisa, l'America; come Giacobbe si era ciecamente illuso di potere fermare il sole, sarà altrettanto impossibile arrestare la decadenza della civiltà occidentale. Chiude il primo lato Running To Stand Stili, una stupenda ballata acustica di sapore country con The Edge al piano e Bono all'armonica; molti gruppi impiegano un'intera carriera per dare alla luce uri pezxo così semplice e così intenso. . In In God's Country si ritorna alle chitarre sovrapposte, alla maniera di Wirc ma il pezzo rimane di difficile interpretazione, L'altra canzone è un'altra ballata, è la composizione più vecchia dell'album essendo già stata presentata più di un anno fa a "TV-Ga Ga". Seguono tre brani sensazionali: così come la trilogia iniziale appariva piuttosto scontata, One Three Hi'il, E.rit e Mothers Of The Di-sappeared sono una stupenda conclusione a quest'ultima fatica del gruppo. One Thrce Hill è un accorato, struggente canto a Greg Caroli, deceduto in un incidente motociclistico l'anno scorso, che inizia con uri tratteggio quasi africaneggìante di chitarre che si snoda guidato dalla voce ispirata come non mai di Bono, per concludersi in un crescendo dapprima aggressivo e poi culminante in puro gospel da brividi: "Non credo nelle rose finte o nei cuori che sanguinano /Mentre i proiettili violentano la notte /Eìa luna si è fatta rossa sopra One Three Hill /Noi scorriamo con verso il mure". La tensione Impressionante che si respira nell'ultima parte del brano continua, con schemi diversi, in Exif, dove la voce è volutamente soffocata dalla violenza di basso /batteria /chitarra: "Lui ha visto che le mani che costruiscono sono le. stesse che distruggono". t, in un certo senso, la vera conclusione dell'album che riporta là dove si era partiti: al decadimento spirituale e materiale dell'Occidente per mano di noi stessi. Mothers Of Tfte Disappeared (Madre degli scomparsi), un toccante tributo ad Amnesty International, al cui fianco gli U2 si sono schierati in molte occasioni, e l'ennesima dimostrazione della sensibilità di Dono, della sua capacità di toccare le corde giuste con poche, semplici parole su un tessuto sonoro ripetitivo, ma non ossessionante (pensate a Silver And Gola, scrìtta per Sun City): "Mezzanotte, i nostri figli e le nostre fìglie / Sono stati colpiti e strappati a noi / Possiamo sentir battere i loro cuori ,' -Ve! vento / Riusciamo B sentire le loro risate / Nella pioggia/Vediamole loro lacrime / Tra gli alberi /1 nostri figli giacciono nudi /Attraverso queste mura /Le nostre figlie piangono / Vediamo le loro lacrime nella pioggia che cade".
4-ExiT The Joshua Tret; è, in conclusione, un album esemplare, perché continua a scavare dentro di noi ascolto dopo ascolto, seguendo gli U2 nella loro ricerca d'identità e perché, ancora una volta, Bono e compagni sono riusciti a non far rimpiangere l'assenza di radici, hi fondo, crediamo, il fatto che la loro musica sembri sospesa nel cosmo, libera nello spazio, permette loro di creare qualcosa di assolutamente unico e trascinante, di sfiorare le varie forme e i diversi generi senza farsi inchiodare a terra. L'importante è che conservino quel filo di continuità tra le loro storie e con la loro storia, che ha alimentato, in questi sette anni, il loro fuoco indimenticabile. Voi che ne pensate?
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20.01.2009 16:07
Grazie del consiglio musicale!
15.01.2009 16:12
Recensione molto articolata... complimenti! :o)
15.01.2009 00:54
Eccellente recensione.