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Jude l'oscuro (Thomas Hardy)

Opinione

per Jude l'oscuro (Thomas Hardy)
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5 Stelle The letter killeth
13 su 13 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi imprevedibile, moderno, espressivo, appassionante,

Svantaggi no one

Dettagli

Contenuti
Reperibilità edicola
Layout: buono
Qualità Materiale buona
Prezzo € 8,60

L'autore

Camifex Dal 8 dic 2000

"Non è saggio usare la morale nei giorni feriali; così succede che poi la troviamo in disordine... continua

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"Jude the Obscure" (Penguin classics).
Il titolo ci riporta subito alla mente, in un lampo di illuminante analogia (cose che ogni tanto succedono), il titolo (e magari anche la trama.. si spera!) di un altro grandissimo romanzo frutto dell'Inghilterra ottocentesca - precisamente siamo nel 1847 - : "Wuthering Heights" (letteralmente suonerebbe qualcosa del tipo "Le altezze sulle quali il vento infuria", solitamente tradotto come "Cime tempestose") della scrittrice Emily Bronte.
In effetti si nota una certa affinità fra questi due memorabili romanzi, ma l'elemento unificamente fondamentalmente si potrebbe ridurre ad una propensione per le travagliate storie d'amore intraprese da personaggi più o meno psicolabili in potenza o in atto.
Sarebbe infatti quantomeno vergognoso ridurre il romanzo di Thomas Hardy - che egli scrisse nel 1895 quale sua ultima opera narrativa, dedicandosi poi (brillantemente) al componimento poetico - ad una deprimente (per quanto lo sia obiettivamente) e sciagurata storia d'amore.. in questo caso qualche mente poco fresca potrebbe arrischiarsi un paragone abberrante con Rosamunde Pilcher.. il che sarebbe come paragonare "il Canzoniere" del Petrarca a Gigi d'Alessio. Credo di aver reso l'idea. A questo punto la domanda cruciale è: allora?? Allora Jude the Obscure è il romanzo della crisi della letteratura inglese che Hardy - da splendido colto autodidatta quale fu - seppe intuire sul finire del secolo XIX. Ma la crisi della letteratura, in Hardy, si specchia anche direttamente, sguazza nella crisi di un'intera società. Ricordiamo, in fatti, che questa è l'epoca (Vittoriana) che diede i natali al sommo Dickens che seppe, con la sua sferzante ironia e il suo imprevedibile sarcasamo (lasciatemelo dire: very British!) smascherare e denunciare l'indegna ipocrisia che aveva oramai infettato completamente la società inglese fin nel midollo.
La denuncia sociale che Hardy elegantemente srotola in questo romanzo non ha la potenza deflagrante di una rivolta popolare, la sua visibilità e il suo terrore; poiché qui, ad essere esposta su "cime tempestose" è la vita privata di due giovani - Jude Fawley e Sue Bridehead - sprezzanti e ribelli alle norme sociali e religiose, delusi e insultati dall'arroganza dei saccenti. Esclusi pur senza ricercare con piacere l'autoesclusione. Quello a cui assistiamo è il dispiegarsi straziante di un disperato tentativo di ordine, di un desiderio intimo di unità e armonia e sicurezza che si scontra disastrosamente con la disarmonia del mondo, con la frammentarietà dell'esperienza, con la corruzione e la precarietà. Fra queste dicotomie si snoda il "Jude the Obscure", in quelle tinte fosche e oscure (non a caso) dell'autoinganno, del tradimento, della disperazione, della morte, della malattia, - tinte fra le quali riverberano, per il tempo di un istante, vibrando, quelle opposte della mente, del sentimento, della forza di volontà, del coraggio, dell'amore.
Perciò troviamo un romanzo movimentato, perennemente in moto: in cammino, su un carretto, su un treno.. lo stesso inizio è una partenza fisica: il romanzo si apre con una perdita. Per snodarsi, poi, per tutto il romanzo in una serie di movimenti-cambiamenti non solo fisici - il vagabondaggio di Jude solo e di Sue per il Wessex - ma anche, parallelamente, mentali. E da perdite e recuperi e perdite è attraversata la vita dei due protagonisti: Jude Fawley -un ragazzo di una sensibilità straziante- che, deciso a riscattarsi da una situazione di miseria e frustrazione intellettuale ,inizia a studiare assiduamente i classici latini per poter poi accedere alla prestigiosa università di Christminster (ovvero Oxford). Christminster per Jude rappresenterà sempre una sorta di Gerusalemme celeste, una meta finale idealizzata e sublimata che resterà tale anche quando l'ingenuo e semplice Jude si scontrerà con il gretto mondo accademico che si riufiuterà di accoglierlo... non si può che essere d'accordo con Proust: "I fatti non penetrano nel mondo in cui vivono i nostri miti: non li hanno fatti nascere, non li distruggono...". Christminster, quindi, perdurerà come "snodo di traffico, di passaggio" ma, soprattutto, si paleserà come centro nevralgico del romanzo. Christminster sarà anche, in un certo senso, la città perduta nella quale Jude incontrerà e si scontrerà con il suo destino: dopo un infelice matrimonio contratto per una certa docile leggerezza con una ragazotta non proprio baciata dalla natura in quanto a sensibilità e delicatezza, Jude si innamorerà perdutamente della cugina Sue Bridehead. Sue (diminutivo di Suzanne) sarà la sua deliziosa condanna. A seguito di infuocate discussioni, di continui rinvii e di esasperanti attese i due decidono di vivere insieme, di mettere alla luce due bambini e di adottare il figlio che forse Jude ebbe con Arabella (la sua prima moglie, dalla quale in seguito divorziò non senza tormento)senza contrarre matrimonio. Questa decisione segnerà irreversibilmente la loro vita, segnerà la loro esclusione. Di nuovo Jude si ritrova scacciato, esiliato, irrimediabilmente solo (tanto da sfogarsi in un memorabile: "I'm an outsider to the end of my days!").
La trama riportata in estrema sintesi, spuria e priva dei colpi dei scena che si susseguono incessanti nel romanzo, è estremamente ricca sul piano emotivo: l'indagine psicologica dei due protagonisti, i loro dibattiti intellettuali, i loro ripensamenti, la tensione che si respira nel corso del romanzo non sono descrivibili se non, seppur sempre parzialmente, in una lunga disamina critica. Impresa che, naturalmente, qui mi risparmio di intraprendere. Ma è di questo che si anima il romanzo di Hardy. E' di questa ansia, di questo movimento incessante, dell'impossibilità di trovare pace, quiete, sereno vivere. E' questa la denuncia di Hardy. Sta nella difesa di Jude e Sue alla loro libertà, al loro diritto di essere contro le norme sociali, contro il perbenismo, contro l'ipocrisia.. la loro volontà di non lasciarsi incantenare in ciò che per loro (il matrimonio) rappresenta una limitazione inaccettabile, un compromesso alla loro inesprimibile intesa. Intesa principalmente intellettuale ma non meno che sessuale. Fu questo uno dei motivi che fecero accogliere dalla critica dell'epoca "Jude the Obscure" come un romanzo licenzioso, addirittura scabroso, volgare, osceno. Lascio a voi stabilire - consci, naturalmente, del periodo nel quale fu scritto - quando ti scabroso e osceno ci sia nel desiderio di Jude e nella ritrosia di Sue; lascio a voi riflettere su quale sia la "lettera che uccide"(citazione di Jude da un passo della Bibbia) : quella del costume sociale? quella della religione? quella del destino familiare dei due protagonisti per il quale, entrambi, ebbero famiglie infelici, destinate alla separazione? Lascio a voi lo sdegno o il rancore o la tristezza o la comprensione o la riprovazione. Lascio alla vostra sensibilità eventualmente riconoscersi nel profondo legame che unisce Jude e Sue. Vi lascio riconoscere la profonda amarezza che sorge da un mondo di opposizioni inconciliabili, nel quale la genuina ambizione di semplicità e coerenza si scontra con la sadica, insensibile realtà intessuta di inespugnabile plumbeo conformismo.
E' impossibile riassumere "Jude the Obscure" in poche parole (già ne ho usate troppe), riassumere la sua dilaniante intensità che non concede respiro, se non quello finale.. definitivo.. mortale. Superfluo sottolineare l'attualità di questo romanzo, dei suoi temi; l'abilità dell'autore di indagare nell'animo umano, di sottointendere, suggerire la sottile e contorta psicologia dei suoi protagonisti che non ci vengono mai esposti nelle loro contraddizioni e nei loro dubbi, perché ciò costituirebbe una violenza da parte di Hardy il quale è ben lungi dal poter essere assimilato alla società che descrive a tinte così vivide e reali. Sicché anche la sua morale risulta nascosta, velata, mai dichiarata e urlata. Questo fu ciò che molti perbenisti vittoriani non riuscirono a cogliere: la richiesta di un sentimento sincero e puro, lontano dal dogmatismo religioso e dall'ipocrisia sociale. Come scrisse egli stesso: "The older one gets, the more deplorable seems the effect of that terrible, dogmatic ecclesiasticism - Christianity so called (but really Paulinism plus idolatry) - on morals and true religion: a dogma with which the real teaching of Christ has hardly anything in common." E, successivamente, nell'Apology a "Late Lyrics and Earlier", Hardy confessa la sua speranza per "an alliance between religion, which must be retained unless the world is to perish, and complete rationality, which must come, unless also the world is to perish, by means of the interfusing effect of poetry".


L'edizione che ho letto è in lingua originale: "Jude the Obscure" della Penguin classics. Anche i non anglofoni potranno cimentarvisi in quanto la lettura è scorrevole e l'edizione Penguin è corredata da utilissime appendici: un dizionario per i termini desueti, dialettali o arcaici; un indice cronologico che riassume per sommi capi la vicenda di Jude; una pratica cartina che consente - assieme ad un ulteriore breve lista finale - l'equivalenza fra i nomi delle contee e città inglesi del romanzo e quelli dell'attuale geografia inglese; note a iosa per ogni capitolo; una brillante introduzione con una breve bibliografia di riferimento; la Prefazione (fonte di chiarimenti) dello stesso Hardy e, in fine, una nota biografica che metterà in luce le analogie fra la vita dell'autore e le vicende da lui narrate nell'opera.

Amatelo.

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Commenti

Avete domande riguardo Jude l'oscuro (Thomas Hardy)? Domanda
Pagina 1 di 3 | 1 - 5 di 14 commenti
  • pulce16 14/08/2007 23:22
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Mi chiedo: come avevo fatto a perdermi questa splendida recensione?

  • arizona.dream 12/08/2007 07:26
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Continua.

  • ClarissaDalloway 28/06/2007 14:18
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Affascinata sono tornata a rileggerti. Capita spesso con le tue pagine. Sei geniale.

  • sgtPippo 15/06/2007 20:33
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Non so se sarò in grado di leggere in inglese... per me ormai tutti i termini sono desueti, anche quelli inventati ieri l'altro. Il libro è un viaggio, per il gusto di godersi il viaggio, non facendo caso alla destinazione. Carri, carretti, e mezzi in genere non fanno altro che sottolineare questo concetto, e non servono tanti riassunti, perchè questi distoglierebbero dal piacere della lettura in quanto viaggio. Fantastica... un ottimo ritorno estivo. Ciao!

  • STEZAN76 08/06/2007 10:04
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    già l'epoca storica è ottimale, il contesto poi intriga..! Ciao

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