Home > Cultura e Spettacolo > Cinema > Tutti i film > K > King Arthur > Opinione

Opinione

per King Arthur
Leggi l'opinione successiva "Il Dux Bellorum Artù"
4 Stelle “Rex Quondam, Rexque Futurus” Opinioni con immagini
73 su 73 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi suggestioni

Svantaggi qualche rifinitura in più me l'aspettavo anche

Dettagli

Genere fantasy
Età minima per tutti
Regia buona
Attori decenti
Sceneggiatura buona
Colonna Sonora appropriata
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

movida2001 Dal 31 ott 2001

November Sky. Sempre. - "Ci sono sofferenze che scavano nelle persone come buchi di un flauto e... continua

245 Utenti Aggiungimi al tuo circolo di fiducia
“Rex Quondam, Rexque Futurus”...
Una lapide sull’isola di Avalon ricorda che lì è sepolto Artù, re di Britannia “Re una volta, Re per il futuro”.
Di lui restano racconti medioevali, frutto di rielaborazioni delle tradizioni orali.
Non abbiamo null’altro, ma dalla sua figura nascerà una serie infinita di rappresentazioni letterarie e cinematografiche.
L’amor cortese, il cavalierato, la magia, l’esoterismo, la teologia e la storia si sono impadroniti della sua tomba fantasma.
Oggi, nel 2004, un’ennesima proposta ci mostra un Artù totalmente calato nella storia.

La sceneggiatura dimentica le tradizioni e si appropria di scoperte archeologiche che lo vogliono parte integrante dell’Impero romano.
In realtà il suo nome era stato già accostato dalle letture dello storico Nennio
che citava un certo “Artorius”, condottiero romano che sconfisse i Sassoni in una storica battaglia a Mons Badonis (nel film vedremo la battaglia di Badon Hill).
Dimentichiamo Camelot e la barba bianca di mago Merlino; dimentichiamo l’isola di Avalon e le sue Signore protettrici del culto della Dea Madre; dimentichiamo il Dio Cervo e la Cerca del Graal; dimentichiamo, soprattutto, l’idea dei suoi cavalieri romantici.
Non avremo nulla di tutto questo dal film di Antoine Fuqua.

Il rischio di restare delusi è alle porte di quel cinema del centro con le poltroncine comode in cui si sprofonda ogni volta sempre più volentieri, se solo non si volesse esser preparati a seguire le tracce di un nuovo percorso nella sua storia.

Il fascino di Artù resterà immutato, anche se dovessero fornire tutte le prove immaginabili sulla sua esistenza divelta dalla mitologia.
L’uomo ha la necessità di restar legato a quell’idea romantica del suo personaggio e non sarà questo film a farlo cadere dal piedistallo su cui è stato innalzato secoli addietro.
Il film è godibile proprio se la mente resta aperta e slegata da quell’immagine di lui e dei suoi cavalieri. Si riuscirà ad apprezzarlo proprio per la plausibilità di un contesto storico e di caratterizzazioni che ormai fanno parte della nostra cultura.


Fuqua ha mosso una vera macchina da guerra per la produzione del film rivelatosi monumentale, anche se distante dal kolossal.
La scelta di ambientare nell’anno 452 d.C. non è però del tutto felice.
Il legame di Artù con Pelagius, convertito al Cristianesimo, è improbabile se si pensa che le notizie sulla vita del precettore si fermano agli anni 418 – 420 d.C.
Pelagius era stato già sconfessato per le sue idee di uguaglianza e di libero arbitrio ed è difficile credere che Artù, come emerge dal film, non ne avesse avuto notizia in ben 32 anni di tempo.
L’elemento in sé comunque serve alla storia per far emergere il cambiamento interiore di quel cavaliere che aveva perso i genitori in tenera età.Da quel momento l’obiettivo della difesa di Roma e del Cristianesimo diverranno la sua unica famiglia.
Dopo aver appreso la realtà delle cose e aver veduto con i suoi occhi l’abominio compiuto dai monaci sulla popolazione autoctona colpevole del paganesimo, nell’anima di Artù le convinzioni di un tempo si frantumeranno.


“Nel mondo della razza umana le maree del potere stanno cambiando. Per me le stagioni degli uomini arrivano e passano nell’arco di pochi istanti, ma a volte qualcosa in esse attrae la mia attenzione”, La Signora di Avalon – Marion Zimmer Bradley.


La storia si svolge, per l’appunto, nel 452 d.C., quando gli ultimi Cavalieri guidati da Lucius Artorius Castus sperano di tornare a casa.
Lancillotto, Galahad, Tristano, Bors e Dagonet sono Sarmati, popolo fiero e valoroso conquistato dai Romani. Il loro patto per la libertà li ha tenuti impegnati per 15 anni.
Ed è appunto con la chiamata di un giovanissimo Lancillotto che le scene iniziali scorrono sullo schermo.
“Una leggenda narra che i Cavalieri caduti rinascano come poderosi cavalli, lui ha già visto cosa ti attende e ti proteggerà”.
II vescovo Germanius annuncia ad Artù la notizia del ritiro di Roma dalla Britannia e la loro ultima missione, portare in salvo la famiglia di Alessio, figlioccio del Papa, dall’arrivo dei Sassoni guidati da Cedric. A confronto di quest’ultimo, Attila si rivelerà essere un timido agnello.
Artù non può far altro che accettare l’ultimo dovere verso Roma. Attraversare l’impero senza salvacondotto sarebbe impossibile sia per i suoi uomini che per lui, nonostante le sue origini siano Britanne solo per parte di madre.
La missione ha dunque inizio ma sulla loro strada, a nord del Vallo di Adriano, oltre ai Sassoni troveranno ad attenderli anche i Woad (o Pitti), così chiamati per l’abitudine di dipingersi il corpo.
Il loro capo è Merlino, sciamano e divinatore. Sua figlia è Ginevra.
Artù non dimentica che sono stati quei ribelli ad uccidere anni prima la madre, ma “il mondo che conoscevamo è finito”, dice Merlino ed il comandante inizia a meditare su quale sia il nemico ora da combattere.
Sulla trama null'altro aggiungo per non guastare le sorprese della parte che segue e , soprattutto, del suo finale. Certo è che una rivoluzione vi aspetta al cinema.

Non ci si attenda di rivedere una nuova versione del visionario “Excalibur” (1981) che resterà la migliore rappresentazione della mitologia di Artù. Il risultato di King Arthur, tuttavia, non è affatto deprecabile.
Facile l’accostamento a Braveheart, l’Ultimo samurai, il Signore degli anelli e, andando indietro nel tempo, ai Sette Samurai di Kurosawa. Non lo sarebbe forse il pensiero che si sta lottando per la libertà di un popolo?
Evitare facili paragoni, quindi, è la prima cosa da fare per gustare al meglio un buon prodotto che racchiude in sé punte di grande suggestione.
Le scene di battaglia che si rincorrono per tutta la durata lasciano poco spazio alla riflessione. Spettacolari interpretazioni ed epiche strategie di guerra renderanno giustizia ad un film attaccato dai pregiudizi ancor prima della sua uscita.
Imperdibile la battaglia di Badon Hill, così come fulminante risulta essere agli occhi di chi lo guarda il combattimento sul lago ghiacciato dove Dagonet, il timido e gentile cavaliere, si immolerà per la salvezza dei suoi fratelli d’onore.
I cavalieri sono 7 e l’armata di Sassoni di gran lunga più numerosa, ma la mente di uno stratega militare sa come e dove colpire il nemico.
Le telecamere sistemate in mezzo agli scudi rendono poi allo spettatore una partecipazione viva della battaglia.
La scelta della regia in tal senso si dimostra appropriata rendendo le scene lucide ed il ritmo ben serrato. Difficilmente si patirà la noia rilassati nella comoda poltroncina.


I Cavalieri del Grande Muro, così chiamati per la difesa dei territori a sud del Vallo di Adriano che divideva la Britannia dai territori liberi, sono completamente diversi dall’idea che avevamo di loro.
Tralasciando la figura del tormentato Artù, il resto è solo una massa di rozzi omaccioni che disseminano figli illegittimi per le terre dell’isola, non riuscendo che a chiamarli per numero. Le battute grossolane si sprecano e l’idea romantica di un Gawein e di un Tristano crolla miseramente.
Lancillotto è la delusione personificata, con una caratterizzazione sbiadita e debole di fronte ad Artù e alla stessa Ginevra.
La vera protagonista del film è lei, questa donna capace di trasformarsi in una guerriera sprezzante del pericolo. Una macchina da guerra lanciata in piena battaglia come un giaguaro che sa lottare per i suoi ideali senza temere la morte. Cavalca, lotta, tira con l’arco, usa la spada come un vero uomo. La rivoluzione delle donne è questo King Athur, senza alcun dubbio.


Il tutto è calato in un’atmosfera rarefatta e malinconica, atta a dimostrare la decadenza di un Impero che si ritira dai suoi confini e dagli onori. Le lotte intestine non erano riuscite a far quello che la minaccia sassone, invece, ottiene. Il ritrovarsi però con un nemico ben peggiore di Roma, fa sì che la popolazione locale, guidata da Merlino, tenti la strada della lotta fino all’ultimo respiro, l’ultima carta da giocare.
La vegetazione ghiacciata dalla brina prima e dalla neve in un secondo tempo sono gli espedienti aggiuntivi della storia che sfugge al destino di un solo uomo.
Non manca neppure l’elemento magico regalato dai Pitti e da Merlino che sa leggere il destino di Artù e della sua terra ed unirlo in nozze nel cerchio energetico di Stonehenge.
Come non notare poi la musica sinfonica, intervallata da frammenti celtici, di Hans Zimmer che si dimostra esser, ancora una volta, l’unico rimasto a saper davvero raccontare, tramite le note, una storia epica.

“Tell me now what You see” (Moya Brennan – Hans Zimmer).

Immagini

per King Arthur
Merlino e la Dama del Lago
di movida2001 movida2001

Valuta questa opinione

Quanto ti è stata utile questa opinione? Consigli sulle valutazioni

Questa è la prima opinione dell'utente

Invece di postare una valutazione negativa, vorresti:

  • Aiuta questo utente offrendogli consigli

  • Segnala i casi di abuso o plagio al team di Ciao.

Attiva i pulsanti per le valutazioni negative

Aggiungi il tuo commento

 Invia un commento  Invia un commento

Per poter inserire un commento è necessario attivare Javascript

Commenti

Avete domande riguardo King Arthur? Domanda
Pagina 1 di 16 | 1 - 5 di 76 commenti
  • mily999 11/09/2007 07:17
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Per un'opinione così bella la valutazione non può che essere un eccellente!

  • eusapia 05/04/2006 10:08
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ho visto il film con parecchio ritardo rispetto all'uscita nei cinema, convinta soprattutto dalla delusione di una mia amica. errore. a me è piaciuto molto!

  • matitora 05/08/2005 01:56
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Bellissima, bellisssima, bellissima, la tua recensione, ovviamente! Ho visto il film e non mi aspettavo gran chè, e infatti... Sapevo dello stravolgimento delle storie "classiche" (finalmente una Ginevra "attiva"), però il film mi ha deluso lo stesso, sembra che non vada da nessuna parte, ad un certo punto mi sono messa a guardare l'orologio sperando che finisse presto, la cosa peggiore per un film! Le scene di battaglia però valevano la pena, anche se Satana al confronto dei sassoni è nessuno (un po' esasperati, o sbaglio?)!

  • balzo 13/06/2005 21:07
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Doria74 14/04/2005 17:52
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
Pagina 1 di 16 | 1 - 5 di 76 commenti

Altre opinioni

per King Arthur

Offerte simili

per King Arthur