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Vantaggi un thriller non solo per gli amanti del genere!
Svantaggi finisce!
Dettagli
| Contenuti | |
|---|---|
| Reperibilità | |
| Layout: | |
| Qualità Materiale | |
| Prezzo | 10 euro |
Nota: “In questa opinione non ho riportato niente che possa lasciare intuire come Crais concluderà il suo romanzo!”
L.A. Killer è un romanzo che ho acquistato nel mercatino rionale, già il mercatino che di tanto in tanto frequento e in cui immancabilmente trovo la bancarella assortitissima e stracolma di libri. Libri di ogni genere e tutti a prezzi stracciati.
Sicuramente su questa bancarella non troverò le ultime fatiche degli scrittori ma, a me non importa assolutamente se un libro che decido di leggere non è stato partorito da poco dalla mente di uno scrittore perchè le parole non invecchiano e di certo non mi lascio convincere a comprare un libro a prezzo pieno se ho la possibilità di pagarlo molto meno…già ci sono i libri scolastici che ci dissanguono e quelli si! Se non sono nuovi nuovi non vanno bene…dobbiamo comprare libri di ultima edizione anche se a volte cambia solo la disposizione delle pagine! Ma questo è un altro discorso…un discorso da Ciao-cafè …un discorso che qualcun altro potrà fare con argomentazioni sicuramente migliori rispetto a quelle che porterei io…Questo libro comunque sembra ancora molto gettonato poiché lo si può acquistare online, anche se il prezzo non è certo quello al quale l’ho acquistato io..quanto l’ho pagato io? 2,50€…conveniente no? Ma come dicevo nei negozi online è in vendita a 10 euro.
Allora stavo dicendo del libro…l’edizione di questo libro è del 2004 della serie “I maestri del thriller” per l’Edizioni PIEMME S,pa.“Come ?” direte voi “…un thriller in cui domina l’amore …ma che thriller è?”
“È un bellissimo thriller.” rispondo io!
Robert Crais scrive questa storia imbastendone la trama intorno alla vita di Joe dando modo di conoscere meglio e quindi amare questo personaggio la cui vita, avvolta nel mistero nei romanzi precedenti, ora viene svelata attraverso alcuni flashback. Pagine piene dei momenti più tristi ma anche belle della vita di Joe, messe li, tra un capitolo e l’altro del thriller di cui egli è uno dei soggetti principali.
E’ cos’ che comprendiamo le motivazioni che hanno portato Joe a intraprendere il mestiere dell’investigatore e abbandonare la divisa di poliziotto; impariamo com’ era Joe da piccolo…un bambino piccolo piccolo impaurito e seviziato da un padre ubriacone e despota che non si limitava a picchiare selvaggiamente lui con la cinghia ma che massacrava di botte anche la moglie!!
Una vita da fanciullo, vissuta tra i boschi dove gli alberi e il buio erano i suoi migliori amici ed alleati, una vita che per quanto dura non gli ha mai fatto perdere la speranza, anzi, ha fatto si che l’idea di proteggere i deboli e i perseguitati, fosse la sua prima aspirazione.
Ecco perché Joe Pike a soli 15 anni costringe il padre a mettere la firma per permettergli di arruolarsi nel corpo dei Marines.
Inizia cosi la vita da militare di Joe, che risulta essere il migliore di tutti: è intelligente, veloce e apprende come fosse una spugna…
Entra a far parto del corpo speciale della polizia, la sezione omicidi. Ma nel corpo della polizia rimane ben poco, accade qualcosa che lo costringe a dare le dimissioni.
Si dice in giro che abbia ammazzato il suo compagno di squadra ma la verità è assai più complessa…molto ma molto più complessa.
Attraverso lui potremo apprezzare e comprendere le motivazioni che portano un uomo ad amare con la A maiuscola.
Ma non è l’amore, che unisce un uomo e una donna, il tema dominante del libro, forse è il tema che ha scatenato l’inizio degli eventi narrati ma è l’amicizia il tema dominante di questo thriller, il sentimento più puro che unisce due persone, l’unico che può far nascere il termine “amicizia”.
Lo scopo di Elvis e Joe è ora quello di trovare il comune denominatore per risolvere il problema.
Qual è il filo che collega i cinque omicidi? Che centra Joe? Dagli interrogatori fatti agli amici e ai parenti delle vittime non è emerso nessun elemento chiarificatore nessun di essi conosceva le vittime se non una, il loro amico o il loro parente defunto.
Joe sembra essere l’attore principale della scena, un attore fatto recitare per forza da Krantz cacamutande ma anche dall’omicida…o è proprio Joe l’omicida? Già sembra che l’omicida somigli in modo incredibile a Joe…si veste persino come lui e ha un modello di vettura uguale a quella dell’assassino, una Cherokee …anche il colore corrisponde…rosso
Non posso dire altro perché rischierei di togliervi la voglia di leggerlo invece che farvela venire!
Il libro è formato da 444 pagine ed è diviso in tre parti, l’introduzione e la prima e la seconda parte. La storia è strutturata in modo che il libro sembra contenere la trama di due romanzi poiché parallelamente al thriller si snocciola la storia di Joe.
Non è narrata da Elvis che si limita a narrare il thriller mentre la vita di Joe la conosciamo attraverso dei flashback.
Una voce narrante esterna distaccata che narra la storia di alcuni dei momenti più tragici della vita da fanciullo di Joe ma ne sottolinea anche alcuni tra i più belli, quei pochi momenti in cui non è un piccolo movimento del labbro che può far pensare che Joe è contento ma quei momenti in cui Joe ha disteso le sue labbra in un autentico sorriso, pochi a dire il vero…davvero molto pochi…
‘’’Joe Pike nove anni’’’…
*--------------------*--------------------*--------------------*--------------------*…respirava a rantoli violenti, e dal naso gli colavano lacrime e muco.
Suo padre colpì la moglie alla nuca, e lei crollò a terra bocconi.
Quando sollevò il voltol’occhio sinistro le si stava chiudendo e gocce di sangue le fuoriuscivano dal naso. Non guardò suo marito, ma suo figlio.
Il signor Pike le sferrò un calcio, rovesciandola su un fianco, e Joe scorse la paura balenare, violenta e terribile, negli occhi della madre.
gridò..
Joe Pike, nove anni in lacrime, le mutande improvvisamente tiepide di orina, si lanciò verso suo padre e cercò di allontanarlo con tutte le sue forze. .
Il signor Pike gli diede un pugno violento colpendolo alla tempia e facendolo barcollare di lato. Quindi gli sferrò un calcio, affondandogli nella coscia il pesante scarponcino da lavoro con la punta rinforzata d’acciaio e mandandolo a gambe all’aria in un’esplosione di dolore lancinante.
Gli assestò un altro calcio, quindi gli si portò sopra sfilandosi la cintura dai calzoni.
Non disse nulla limitandosi a piegare in due la grossa cinghia di cuoio e a frustare il ragazzo mentre la madre sputava sangue.Joe sapeva che in quel momento suo padre non poteva vederlo. I suoi minuscoli occhi rossi erano vacui e privi di vita, offuscati da una rabbia che Joe non riusciva a capire.
La grossa cinghia si abbattè ripetutamente su di lui, mentre Joe gridava e pregava suo padre di smetterla, finchè finalmente non riuscì a rimettersi in piedi e si proiettò fuori dalla porta, fuggendo per trovare rifugio tra gli alberi.
Joe Pike, nove anni, corse a perdifiato, spezzando i rami più bassi e taglienti. Le sue gambe erano oramai separate dal resto del corpo: cercò di fermarle ma esse non gli ubbidirono, trascinandolo lontano fino al limitare del bosco. Dalla casa provenivano ancora grida e urla. Suo padre spalancò la porta della cucina con un calcio, lanciò in cortile la zuppiera del purè, rientrò incasa e riprese ad imprecare.
Joe Pike rimase nascosto fra le foglie a guardare, mentre il suo corpo si calmava lentamente, le lacrime si asciugavano e nel suo profondo si diffondeva quella lenta fiamma di vergogna che lo prendeva ogni volta che scappava di casa lasciando sua madre in balia del marito. Si sentiva debole al cospetto della forza di suo padre intimorito dalla sua rabbia.
Dopo qualche minuto le grida si spensero e sulla foresta calò il buio. Un mimo riprese a cinguettare,, mentre minuscoli insetti tracciavano spirali nelle colonne di luce irradiate dal sole al tramonto.
Fissando casa sua, Joe Pike parve liberarsi dello spazio e del tempo, riducendosi al semplice essere, diventando invisibile, nascosto ai margini del bosco.
Li, si sentiva al sicuro.
Il cielo si tinse di rosso e la foresta si fece più scura, ma Joe Pike non si mosse.
Prese il dolore e la paura e la vergogna e immaginò di chiuderli in minuscole scatole, e di riporre le scatole in una pesante cassa di quercia ai piedi di una ripida scala.
Chiuse a chiave la cassa, gettò via la chiave e si fece tre promesse:
“Non sarà sempre così.”
“Diventerò forte.”
“Non soffrirò.”
Mentre il sole tramontava, suo padre emerse dalla porta di casa salì al volante della Kingswood e partì.
Joe attese che l’auto scomparisse, quindi rientrò in casa per soccorrere la madre.
“Diventerò forte.”
“Non soffrirò.”
“Non sarà sempre così”
Bella vero? Da brividi!
Dopo aver letto questa pagina tutti avrete capito del perché Joe era un tipo taciturno, un tipo taciturno che venne forgiato dalla cinghia di cuoio del padre e dagli insegnamenti della marina militare. Un uomo che ha saputo schermarsi dall’odio ricevuto trasformandolo in una carica positiva che gli è servita a comprendere da che parte stare, portandolo a prendere le difese dei più deboli ed ad ergersi così a paladino della legge.Che strano questo romanzo sembra volerti convincere che l’amore è eterno che non muore quando finisce una storia o quando un’amica va via …
Le persone cambiano e i sentimenti si perdono…ma i sentimenti non si trasformano, ne nascono altri che vanno ad accodarsi ai precedenti.
Come l’amore anche l’odio non si spegne, un bambino che cresce nella costante paura di vedere il padre che massacra di botte lui e la madre, non può perdonare quell’essere quell’animale. Ma se l’animale si trasformasse in un essere umano capace di sentimenti, di tenerezze e di umiltà allora forse quel bambino potremmo amare quell’essere nuovo pur continuando ad odiare in eterno la belva che massacrava di botte lui e la propria madre.
Magari cambi posizione ma non stacchi gli occhi dal libro per non spezzare l’atmosfera d’attesa che si è creata, magari controlli quante pagine mancano e pensi: “acc…dovrei preparare la cena…dovrei…vabbe…stasera faccio un panino” e continui a leggere fino a che non arrivi alla fine, all’ultima pagina e ti chiedi: “è già finito peccato!” e in quel momento ti accorgi che già ti manca la forza di Joe la sua lealtà; e di Elvis ti manca la sua umanità e il suo coraggio di piangere…piangere non vuol dire essere meno uomo…
Esercitare la propria forza a discapito di un bambino o di una donna indifesa significa “non essere uomo” …e penso…”Se non avessi avuto fretta di arrivare alla fine, avrei potuto prolungare i momenti in loro compagnia” Però alla fine un pensiero mi consola…”ho ancora “la città dorme” “La squadra” e il mercante di corpi di Crais per ritrovare il piacere della compagnia di due splendidi amici …^__^
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zeno.cosini 26/10/2009 10:51
:-))
ortelio 26/10/2009 10:43
:-((
pierodellafrancesca 26/10/2009 10:36
:-(
catone.il.censore 26/10/2009 10:28
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