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Opinione

per L.A. killer (Robert Crais)
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Vantaggi un thriller non solo per gli amanti del genere!

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L'autore

oriflamma Dal 22 feb 2007

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Nota: “In questa opinione non ho riportato niente che possa lasciare intuire come Crais concluderà il suo romanzo!”

*Prima di entrare nel vivo del romanzo...*


Bene, devo dire che quest’anno la scelta dei libri da leggere sotto l’ombrellone è stata particolarmente eccellente.
Con questo non voglio dire di aver letto dei libri che contengono verità assolute ma che, secondo il mio gusto, ho avuto la fortuna di aver scelto dei libri che mi hanno divertita, lasciata a bocca aperta e fatta anche commuove…tutto questo in libri thriller, libri che non sempre lasciano traccia di se ma che, questa volta, hanno lasciato davvero un segno…insomma libri come, questo di cui vi sto per parlare, che fanno pensare…ma chi l'ha scritto?...Robert Crais…uhmmm…devo assolutamente leggere qualcos’altro di questo autore!

L.A. Killer è un romanzo che ho acquistato nel mercatino rionale, già il mercatino che di tanto in tanto frequento e in cui immancabilmente trovo la bancarella assortitissima e stracolma di libri. Libri di ogni genere e tutti a prezzi stracciati.

Sicuramente su questa bancarella non troverò le ultime fatiche degli scrittori ma, a me non importa assolutamente se un libro che decido di leggere non è stato partorito da poco dalla mente di uno scrittore perchè le parole non invecchiano e di certo non mi lascio convincere a comprare un libro a prezzo pieno se ho la possibilità di pagarlo molto meno…già ci sono i libri scolastici che ci dissanguono e quelli si! Se non sono nuovi nuovi non vanno bene…dobbiamo comprare libri di ultima edizione anche se a volte cambia solo la disposizione delle pagine! Ma questo è un altro discorso…un discorso da Ciao-cafè …un discorso che qualcun altro potrà fare con argomentazioni sicuramente migliori rispetto a quelle che porterei io…

Questo libro comunque sembra ancora molto gettonato poiché lo si può acquistare online, anche se il prezzo non è certo quello al quale l’ho acquistato io..quanto l’ho pagato io? 2,50€…conveniente no? Ma come dicevo nei negozi online è in vendita a 10 euro.

Allora stavo dicendo del libro…l’edizione di questo libro è del 2004 della serie “I maestri del thriller” per l’Edizioni PIEMME S,pa.
Un libro che ho acquistato insieme ad altri e che stava li sulla mensola in capo al letto…dimenticato…fino a quando tornata dalle vacanze in cui avevo letto “Lo specialista” un altro scritto dello stesso Crais che mi è particolarmente piaciuto e su cui ho scritto un’opi (http://www.ciao.it/Lo_specialista_Crais​_R__Opinione_1140604), dicevo…ho alzato gli occhi e ho letto sul dorso della copertina Robert Crais…L.A.Killer..inutile dirvi che ho preso il libro e non l’ho mollato se non quando ho letto la parola fine…
Già da questa affermazione avrete capito che L.A.Killer è un libro che mi ha preso, mi ha preso tanto da non lasciare che la mia mente divagasse su altro, l’ha monopolizzata fino a che paga, ha letto la parola fine.
Appagata.. è proprio il termine appropriato…forse inizialmente, terminato di leggere il libro, sono rimasta perplessa… un po’ delusa, non di certo dalla trama ma per come le fila sono state tirate…ma poi, riflettendoci ho dovuto ammettere che la conclusione, che Crais gli ha dato, è stata la più logica…la più normale…la più giusta!
Ora è arrivato il momento di fare un accenno alla trama, certo non è facile fare un riassunto esaustivo che sia in grado di far capire a chi leggerà questa opinione della grande tensione che lo pervade e delle emozioni che riescono a creare e trasmettere le parole scritte che scorrono rapide là, nero su bianco, e di certo non è questo il mio intento diciamo che vi descriverò l’argomento su cui è incentrata la storia.
L’argomento…già per me l’argomento principale di questo libro è l’amore!

“Come ?” direte voi “…un thriller in cui domina l’amore …ma che thriller è?”
“È un bellissimo thriller.” rispondo io!

Tanti sono i personaggi che vivono la propria vita intessendo un’unica trama…prima della trama a questo punto vi presento i protagonisti più importanti:
  • Elvis Cole, dal quadro che emerge e per come attira le donne sembra proprio un bel tipo, no! Non è un gigolò ma semplicemente un bell’uomo che attrae le donne ma che sfortunatamente per loro, quando ama…Ama! E non si conceda ad altri anche se qualcuna di questi altri lo attrae maledettamente!
    Prima di essere un maschio Elvis è un uomo che per mestiere fa l’investigatore, non se la cava niente male anzi, in più di una occasione, scherzosamente si definisce il “Numero uno”…” "Il Più Grande Detective Del Mondo"
    MA voi man mano che procederete nella lettura scoprirete che non è il numero uno o quantomeno il titolo deve dividerlo con un altro uomo:
  • Joe Pike il suo socio…bhe! Prima che socio, amico!
    I due sono legati da una profonda amicizia che va al di là di ogni cosa, un’amicizia talmente pura che a leggere mi son detta: “Se non sapessi che è un’ utopia, ne sarei invidiosa”.
    Bello comunque il legame che unisce i due soci-amici.
    Joe, bello e silenzioso. Indossa perennemente occhiali scuri, anche di notte
  • Lucy…la donna che Elvis ama, che ama da poco ma che ama profondamente. Lucy ricambia sinceramente i sentimenti di Elvis…
  • Ben il figlio di Lucy
  • Karen Garcia la vittima, ex fidanzata di JoePike, che da via al thriller
  • Frank Garcia padre di Karen Garcia
  • Wozniac l’ex collega di Joe Pike…ex perché è deceduto, ucciso da Joe Pike…ma questa affermazione sarà vera?
  • Paolette moglie di Wozniac…
  • DeVille un pedofilo morto per mano dei suoi colleghi detenuti…i pedofili fanno tutti una brutta fine in carcere…(come non esserne contenta?)
  • Sobek il figlio di DeVille
  • Dolan un’eccellente poliziotta, la cui unica sfortuna è quelli di appartenere al corpo speciale comandato da krantz cacamutande.
  • Krantz cacamutande comandante della sezione omicidi, inetto e fornito di grandi paraocchi che non gli farebbero trovare un ago nemmeno in un pagliaio fatto di …aghi!^__^
    Watts un agente
    Krantz odia Joe perché è grazie a Joe che si è guadagnato il nick di “cacamutande”!
  • Charlie l’onesto avvocato di Joe
    Dersh il sospettato.

Robert Crais scrive questa storia imbastendone la trama intorno alla vita di Joe dando modo di conoscere meglio e quindi amare questo personaggio la cui vita, avvolta nel mistero nei romanzi precedenti, ora viene svelata attraverso alcuni flashback. Pagine piene dei momenti più tristi ma anche belle della vita di Joe, messe li, tra un capitolo e l’altro del thriller di cui egli è uno dei soggetti principali.
E’ cos’ che comprendiamo le motivazioni che hanno portato Joe a intraprendere il mestiere dell’investigatore e abbandonare la divisa di poliziotto; impariamo com’ era Joe da piccolo…un bambino piccolo piccolo impaurito e seviziato da un padre ubriacone e despota che non si limitava a picchiare selvaggiamente lui con la cinghia ma che massacrava di botte anche la moglie!!
Una vita da fanciullo, vissuta tra i boschi dove gli alberi e il buio erano i suoi migliori amici ed alleati, una vita che per quanto dura non gli ha mai fatto perdere la speranza, anzi, ha fatto si che l’idea di proteggere i deboli e i perseguitati, fosse la sua prima aspirazione.
Ecco perché Joe Pike a soli 15 anni costringe il padre a mettere la firma per permettergli di arruolarsi nel corpo dei Marines.
Inizia cosi la vita da militare di Joe, che risulta essere il migliore di tutti: è intelligente, veloce e apprende come fosse una spugna…
Entra a far parto del corpo speciale della polizia, la sezione omicidi. Ma nel corpo della polizia rimane ben poco, accade qualcosa che lo costringe a dare le dimissioni.
Si dice in giro che abbia ammazzato il suo compagno di squadra ma la verità è assai più complessa…molto ma molto più complessa.

Attraverso lui potremo apprezzare e comprendere le motivazioni che portano un uomo ad amare con la A maiuscola.
Ma non è l’amore, che unisce un uomo e una donna, il tema dominante del libro, forse è il tema che ha scatenato l’inizio degli eventi narrati ma è l’amicizia il tema dominante di questo thriller, il sentimento più puro che unisce due persone, l’unico che può far nascere il termine “amicizia”.

Il titolo italiano del libro è L.A. Killer dove L.A. sta per Los Angeles, (qualche anno dopo la “Mondatori” pubblica un altro romanzo dello stesso Crais riportando la stessa siglia : L.A tatoo).
Il titolo originale è un altro e come al solito meno bello dell’originale “L.A. Requiem”…non trovate anche voi?

*LA TRAMA*


Karen Garcia apre le danze…Karen è sparita e sebbene sia sparita da poche ore il padre è talmente certo che si tratti di un rapimento che si rivolge alla polizia. La polizia naturalmente non può muoversi più di tanto innanzitutto perché Karen è più che maggiorenne, ha 30 anni, e poi sono trascorse solo poche ore dalla sua scomparsa.
A Frank Garcia non gli resta che rivolgersi al suo amico Joe Pike che prontamente accetta di aiutarlo.
Purtroppo dopo poche ore spunta il cadavere di KAren. Il corpo viene trovato da due uomini che sembra stessero facendo un’escursione nei boschi in cui è stato ritrovato il cadavere di Karen.
Le indagini iniziano, si comincia a scavare nel passato della vittima e così Elvis scopre che KAren è stata la ragazza di Joe.
Joe l’ha conosciuta, venti anni prima, rispondendo ad una chiamata di Karen che affermava di aver visto un uomo, che si scoprirà essere Deville mentre seguiva e fotografava un bambino della sua scolaresca.
Per Karen era scattato il classico colpo di fulmine…ma per Joe?
A questa domanda darete voi stessi una risposta leggendo la trama del libro, naturalmente.
Comunque dicevo che Frank non si fida della polizia ed essendo molto potente politicamente impone la presenza dei due investigatori alla sezione omicidi. Krantz che è il capo della sezione finisce per accettare, facendo buon viso a cattivo gioco, la presenza di Elvis, negando categoricamente a Joe di entrare nella sezione in quanto molti anni prima ne era uscito con l’accusa di aver ucciso il suo collega …
E’ Elvis quindi che ha il permesso di entrare in Parker Center ed è a lui che la polizia fa rapporto …ma ben presto scopre che i rapporti sono falsati e che molte cose gli vengono nascoste..una prima di tutte…
Sembra che ad uccidere Karen non sia stato un pazzoide ma un serial killer; infatti sebbene la polizia non riesca a trovare un nesso fra cinque altri omicidi, i corpi delle vittime recano un segno distintivo che lascia ben pochi dubbi…tutte e cinque le vittime sono state freddate con un colpo in fronte.

Lo scopo di Elvis e Joe è ora quello di trovare il comune denominatore per risolvere il problema.
Qual è il filo che collega i cinque omicidi? Che centra Joe? Dagli interrogatori fatti agli amici e ai parenti delle vittime non è emerso nessun elemento chiarificatore nessun di essi conosceva le vittime se non una, il loro amico o il loro parente defunto.

Il caso è piuttosto intricato Joe e Elvis sono presi dal caso a cui danno priorità assoluta.
Elvis da priorità al caso mettendo in pericolo il rapporto d’amore che sta nascendo con Lucy, una giovane giornalista e mamma di un bambino di solo otto anni che si è trasferita a vivere a casa di Elvis per iniziare una convivenza.
L’amore che li unisce sembra forte… sembra resistere anche agli attacchi della Dolan, una poliziotta in gamba, che si invaghisce di Elvis…ma…

Joe sembra essere l’attore principale della scena, un attore fatto recitare per forza da Krantz cacamutande ma anche dall’omicida…o è proprio Joe l’omicida? Già sembra che l’omicida somigli in modo incredibile a Joe…si veste persino come lui e ha un modello di vettura uguale a quella dell’assassino, una Cherokee …anche il colore corrisponde…rosso
Non posso dire altro perché rischierei di togliervi la voglia di leggerlo invece che farvela venire!

l’autore


Robert Crais, nasce nel 1954 in America, nella Luisiana
Vincitore di prestigiosi premi, tra cui l’Anthony Award e il Macavity Award, appartiene, oramai al firmamento dei grandi scrittori di Thriller americani. Diventa sceneggiatore di serie televisive, fra cui Quincy, Hill Street giorno e notte, Miami Vice e Avvocati a Los Angeles.
Il padre era un poliziotto e alla sua morte,Crais decide di dedicarsi al romanzo giallo.
Ispirandosi alla figura e al lavoro del padre, crea così il personaggio Elvis Cole, che esordisce nel romanzo Corrida a Los Angeles. Il romanzo fu un grande successo e così Crais decide di dedicare più energie alla letteratura che al cinema anche se anche dal cinema gli arrivano belle soddisfazioni infatti, nel 2005 un suo romanzo dal titolo Hostage diventa un film interpretato dal magnifico Bruce Willis.

LA STRUTTURA DEL LIBRO


Il libro ha una copertina rigida, tutta bianca, tranne per la piccola immagine che campeggia al centro, la punta della canna di una pistola ripresa mentre da essa fuoriesce il proiettile in una nuvola di fumo.
D’impatto!
Il libro è protetto da una copertina mobile sulla quale è stampata l’immagine di una città in bianco e nero l’unica nota di colore è data dal rosso con cui è scritto il nome dell’autore (Robert Crais)e il titolo del libro (L.A: KILLER vi ricordo che il titolo originale è L.A. requien e anche questa volta non posso far a meno di pensare ma perché cavolo lo hanno cambiato!).
La copertina ha due alette che servono per mantenerlo fissato alla copertina del libro e su di esse sono riportare un piccolissimo accenno di riassunto della trama e un piccolo trafiletto sull’autore, mentre sul retro alcuni commenti di critica positiva fatta da note testate giornalistiche.

Il libro è formato da 444 pagine ed è diviso in tre parti, l’introduzione e la prima e la seconda parte. La storia è strutturata in modo che il libro sembra contenere la trama di due romanzi poiché parallelamente al thriller si snocciola la storia di Joe.
Non è narrata da Elvis che si limita a narrare il thriller mentre la vita di Joe la conosciamo attraverso dei flashback.
Una voce narrante esterna distaccata che narra la storia di alcuni dei momenti più tragici della vita da fanciullo di Joe ma ne sottolinea anche alcuni tra i più belli, quei pochi momenti in cui non è un piccolo movimento del labbro che può far pensare che Joe è contento ma quei momenti in cui Joe ha disteso le sue labbra in un autentico sorriso, pochi a dire il vero…davvero molto pochi…

Ora trascrivo una pagina del libro, perché come ho detto la prima volta che ho scritto una recensione di un libro ( sembra che la cosa sia piaciuta almeno ad un altro utente che ha adottato anch’egli il mio stesso metodo) leggere una pagina del libro è il miglior metodo per capire se il libro può piacere poiché una pagina è sufficiente a far comprendere il linguaggio, il modo di scrivere dell’autore.

UNA PAGINA DEL LIBRO


Tratta dal capitolo “L’infanzia”

‘’’Joe Pike nove anni’’’…

*--------------------*------------------​--*--------------------*----------------​----*

…respirava a rantoli violenti, e dal naso gli colavano lacrime e muco.
Suo padre colpì la moglie alla nuca, e lei crollò a terra bocconi.
Quando sollevò il voltol’occhio sinistro le si stava chiudendo e gocce di sangue le fuoriuscivano dal naso. Non guardò suo marito, ma suo figlio.
Il signor Pike le sferrò un calcio, rovesciandola su un fianco, e Joe scorse la paura balenare, violenta e terribile, negli occhi della madre.
gridò..
Joe Pike, nove anni in lacrime, le mutande improvvisamente tiepide di orina, si lanciò verso suo padre e cercò di allontanarlo con tutte le sue forze. .
Il signor Pike gli diede un pugno violento colpendolo alla tempia e facendolo barcollare di lato. Quindi gli sferrò un calcio, affondandogli nella coscia il pesante scarponcino da lavoro con la punta rinforzata d’acciaio e mandandolo a gambe all’aria in un’esplosione di dolore lancinante.
Gli assestò un altro calcio, quindi gli si portò sopra sfilandosi la cintura dai calzoni.
Non disse nulla limitandosi a piegare in due la grossa cinghia di cuoio e a frustare il ragazzo mentre la madre sputava sangue.Joe sapeva che in quel momento suo padre non poteva vederlo. I suoi minuscoli occhi rossi erano vacui e privi di vita, offuscati da una rabbia che Joe non riusciva a capire.
La grossa cinghia si abbattè ripetutamente su di lui, mentre Joe gridava e pregava suo padre di smetterla, finchè finalmente non riuscì a rimettersi in piedi e si proiettò fuori dalla porta, fuggendo per trovare rifugio tra gli alberi.
Joe Pike, nove anni, corse a perdifiato, spezzando i rami più bassi e taglienti. Le sue gambe erano oramai separate dal resto del corpo: cercò di fermarle ma esse non gli ubbidirono, trascinandolo lontano fino al limitare del bosco. Dalla casa provenivano ancora grida e urla. Suo padre spalancò la porta della cucina con un calcio, lanciò in cortile la zuppiera del purè, rientrò incasa e riprese ad imprecare.
Joe Pike rimase nascosto fra le foglie a guardare, mentre il suo corpo si calmava lentamente, le lacrime si asciugavano e nel suo profondo si diffondeva quella lenta fiamma di vergogna che lo prendeva ogni volta che scappava di casa lasciando sua madre in balia del marito. Si sentiva debole al cospetto della forza di suo padre intimorito dalla sua rabbia.
Dopo qualche minuto le grida si spensero e sulla foresta calò il buio. Un mimo riprese a cinguettare,, mentre minuscoli insetti tracciavano spirali nelle colonne di luce irradiate dal sole al tramonto.
Fissando casa sua, Joe Pike parve liberarsi dello spazio e del tempo, riducendosi al semplice essere, diventando invisibile, nascosto ai margini del bosco.
Li, si sentiva al sicuro.
Il cielo si tinse di rosso e la foresta si fece più scura, ma Joe Pike non si mosse.
Prese il dolore e la paura e la vergogna e immaginò di chiuderli in minuscole scatole, e di riporre le scatole in una pesante cassa di quercia ai piedi di una ripida scala.
Chiuse a chiave la cassa, gettò via la chiave e si fece tre promesse:
“Non sarà sempre così.”
“Diventerò forte.”
“Non soffrirò.”
Mentre il sole tramontava, suo padre emerse dalla porta di casa salì al volante della Kingswood e partì.
Joe attese che l’auto scomparisse, quindi rientrò in casa per soccorrere la madre.
“Diventerò forte.”
“Non soffrirò.”
“Non sarà sempre così”

*--------------------*------------------​--*--------------------*----------------​----*

Bella vero? Da brividi!

Dopo aver letto questa pagina tutti avrete capito del perché Joe era un tipo taciturno, un tipo taciturno che venne forgiato dalla cinghia di cuoio del padre e dagli insegnamenti della marina militare. Un uomo che ha saputo schermarsi dall’odio ricevuto trasformandolo in una carica positiva che gli è servita a comprendere da che parte stare, portandolo a prendere le difese dei più deboli ed ad ergersi così a paladino della legge.
Una vita dura quella di Joe, sia quella di bimbo che di uomo…

**RIFLESSIONI**


Da quanto ho trascritto potete capire che un buon thriller non è solo il risultato di una idea brillante di una trama intrigante o di colpi di scena ben distribuiti.
Tutti questi ingredienti non sarebbero sufficienti a dare un eccellente risultato se il modus operandi dello scrittore non fosse quello giusto!
E’ il modo di scrivere che distingue uno scrittore da un altro. La stessa scena descritta da due diversi scrittori non ha lo stesso effetto sullo stesso lettore, quindi il modo di scrivere è il collante che lega la trama di un qualsiasi scritto e che identifica lo scrittore trasformandosi nella sua firma!
E Robert Crais a parer mio utilizza un eccellente collante! Ha un bel modo di scrivere, utilizza molto il dialogo e soprattutto i suoi libri sono “interi, pieni” perché descrivono e si occupano di tutte le sfere di sentimenti: odio, passione, amore, amicizia .
Il thriller non è solo un freddo racconto di sangue e odio perché i protagonisti vivono anche d’amore e di amicizia e Robert Crais è stato ingambissima perché la tensione e l’attesa che ha creato sono state generate dall’amalgama di tutti questi elementi: omicidio, sangue, odio ma anche e soprattutto: amicizia e amore!

Che strano questo romanzo sembra volerti convincere che l’amore è eterno che non muore quando finisce una storia o quando un’amica va via …
Le persone cambiano e i sentimenti si perdono…ma i sentimenti non si trasformano, ne nascono altri che vanno ad accodarsi ai precedenti.
Come l’amore anche l’odio non si spegne, un bambino che cresce nella costante paura di vedere il padre che massacra di botte lui e la madre, non può perdonare quell’essere quell’animale. Ma se l’animale si trasformasse in un essere umano capace di sentimenti, di tenerezze e di umiltà allora forse quel bambino potremmo amare quell’essere nuovo pur continuando ad odiare in eterno la belva che massacrava di botte lui e la propria madre.

Non so se sono stata capace di rendere quanto il libro mi ha trasmesso forse si forse no… Magari qualcuno dirà che sto dando i numeri…^___^, fatto sta che per me è stato davvero un libro che ha saputo suscitare forti emozioni!

*Conclusione*


A questo punto chi ha letto la mia opinione avrà capito già il perché consiglio assolutamente agli amanti del thriller ma anche a chi non è un appassionato del genere perché non è un romanzo che si legge solo nell’intento di scoprire l’assassino.
Avrete capito che lo considero un romanzo completo, ci sono tutti gli elementi per decretare che L.A KILLER è più che un ottimo thriller, è anche un romanzo d’amore, un romanzo che ti prende, e si lascia leggere quasi fosse un film…le immagini si materializzano nella tua mente quasi come se fossero state trasmesse dall’occhio al cervello.
Invece no! È il cervello che le crea senza alcun sforzo grazie all’abilità che Crais ha di evocarle attraverso le sue parole e, come per un film, rimani li incollato a leggere, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo mentre ogni frase si trasforma in un fotogramma animato che continui a guardare anche se le braccia ti fanno male e la posizione comoda che avevi assunto comincia a diventare… scomoda.

Magari cambi posizione ma non stacchi gli occhi dal libro per non spezzare l’atmosfera d’attesa che si è creata, magari controlli quante pagine mancano e pensi: “acc…dovrei preparare la cena…dovrei…vabbe…stasera faccio un panino” e continui a leggere fino a che non arrivi alla fine, all’ultima pagina e ti chiedi: “è già finito peccato!” e in quel momento ti accorgi che già ti manca la forza di Joe la sua lealtà; e di Elvis ti manca la sua umanità e il suo coraggio di piangere…piangere non vuol dire essere meno uomo…
Esercitare la propria forza a discapito di un bambino o di una donna indifesa significa “non essere uomo” …e penso…”Se non avessi avuto fretta di arrivare alla fine, avrei potuto prolungare i momenti in loro compagnia” Però alla fine un pensiero mi consola…”ho ancora “la città dorme” “La squadra” e il mercante di corpi di Crais per ritrovare il piacere della compagnia di due splendidi amici …^__^

Alcune frasi che ha pronunciato Elvis e che mi sono piaciute


il suo gatto gli leccare la fasciatura e lui pensa… C’è cosi poco amore al mondo che quando ti viene offerto non puoi rifiutarlo
o…
A chi non piacerebbe sentirsi dire da un amico una frase di comiato come questa?
Abbi cura di te, Joe. C’è così poco amore in giro che non posso permettermi di perderti


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per L.A. killer (Robert Crais)
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