La valutazione di questo autore:
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BREVE ROMANZO, PIACEVOLE E RILASSANTE QUANTO UN SEMPLICE RACCONTO |
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NESSUNO |
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"L'Amico ritrovato" - Fred Uhlman
Breve romanzo di appena 92 pagine, "L'amico ritrovato" può essere scomposto in tre parti precise e delineate: l'introduzione, in cui Uhlman inizia il lettore agli argomenti che tratterà, lo svolgimento, in cui egli narra della sua vera e propria esperienza alternandola a sequenze narrative, riflessive e descrittive e la conclusione, con cui esprime il suo più intimo sentire riguardo quello scritto in precedenza, un sunto totale e conciso, che però, riesce a suscitarci tante emozioni quante mille infiocchettate parole.
I primi quattro capitoli dell'opera sono dedicati alle riflessioni dell'autore riguardo il concetto di amicizia e la sua quotidiana routine al liceo Karl Alexander di Stoccarda.
Queste pagine sono colme di parole ricamante, contornate, incarnanti le vere e proprie emozioni dello scrittore. Egli le mette a nudo scoprendole. Rende il pubblico partecipe descrivendo e riportando, con ardore, passione e con la determinazione di chi vuole difendere i propri ideali, i suoi dubbi, i suoi sentimenti, il suo sentire legati a quegli anni in cui tutto ruota intorno alla ricerca di un qualcosa, o meglio, di un qualcuno che possa colmare, con parole e gesti, il vuoto che è dentro il cuore; che possa rispondere a quelle domande puntigliose che nell'età adolescenziale, non sembrano dar pace. Ed egli, questo tanto atteso e aspirato qualcuno, lo trova nella elegante persona del nuovo compagno di classe Konradin von Hohenfels , il quale, lo attrae per i suoi gesti precisi, per i suoi modi garbati, per la sua grazia, per la sua apparente superiorità e per la sua disinvolta e spontanea regalità.
"Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più" è la frase con cui apre il suo racconto. Essa costituisce un'apertura ad effetto che colpisce immediatamente l'attenzione del lettore che, involontariamente, inizia a formularsi un insieme di domande sul seguito della vicenda.
Oscuro è, infatti, l'oggetto della frase.
Già dalla prima riga, Uhlman, riesce a rapire, nonché aprire la fantasia di colui che sta al di là del foglio portandolo a sviluppare una conseguente e veloce curiosità.
Ne parla con nostalgia e affetto. Il suo non è un ricordo sfumato e nemmeno un pensiero stantio, ma, un nitido "sogno reale" rimasto custodito dalle ali del cuore. Note malinconiche si alternano nel suo spartito, che lo portano ad associare, inconsciamente, dolci ad amare sensazioni. Un turbinio quasi indistinto di emozioni represse e chiuse nello scrigno del cuore e ora, finalmente, liberate, spogliate e quindi dispensate ed esonerate da quella corazza che impregnava la loro purezza e il loro intimo candore.
Sebbene questa prima parte, considerata come una specie di introduzione alla storia, al vero e proprio svolgimento, cioè, sia quasi esclusivamente riflessiva e quindi riporti i pensieri psicologici dello scrittore, a rendere la narrazione più scorrevole e dunque, assolutamente più semplice e piacevole, sono le particolari e lineari descrizioni che danno vita a pagine ricche di coinvolgimento che si alternano alla gioia del ricordo di una sincera amicizia e alla malinconia del ricordo di un buio, lugubre e distruttivo periodo, quale il nazismo di Hitler, caratterizzato da una folle sete di morte e massacro alimentata da una pazza maniacale "speranza" nel rendere una presunta razza pura e incontaminata.
Ciò che non stanca gli occhi e la mente del lettore è, dunque, il fatto che ad ogni elemento citato Uhlman regali una breve e veloce, nonché pertinente, descrizione, che dona, appunto, un che di pittoresco, all'interno della lettura.
In seguito, compare sugli spalti di questa novella, come grande e atteso protagonista, l'enigmatico e misterioso Konradin von Hohenfels, colui che, secondo il romantico animo Hans Schwarz, lo pseudonimo utilizzato dall'autore, rappresenta l'ideale di amico. Konradin, infatti, viene immediatamente visto come un ragazzo diverso. Un nuovo esemplare "da studiare". Egli si stacca dalla massa per il portamento, l'eleganza dei modi, la pulizia dei quaderni, delle matite, delle penne, l'impeccabilità del vestire. I compagni lo guardano con rispetto e non accennano neanche a provare ad appioppargli un soprannome. Lo temono, ma al contempo desiderano parlargli e fare la sua conoscenza. Di lui, infatti, affascinano e incuriosiscono i modi regali ma mai superbi e arroganti quanto gentili e delicati. Lo stacco che v'è fra di lui e i compagni, non sembra pesargli. Il suo essere non dipende dai pensieri altrui. Ecco ciò che più intima il resto della scolaresca. Questo è un "ragazzo nuovo", che a differenza della maggioranza, riesce a farsi rispettare anche senza esibirsi in episodi si ingiustizia e, quindi, bullismo. A lui tentano di avvicinarsi, per primi, gli "snob" della classe, ma il giovane, si limita, con loro grande delusione, a scambiarci solo poche parole e poi a salutarli con solo un cenno del capo e un veloce sorriso. Hans è attratto soprattutto dalla sua superiorità. Dalla sua autonomia. Egli forse non sembra accorgersene, ma i loro caratteri sono molto simili. Entrambi sono alquanto riflessivi e preferiscono la solitudine piuttosto che l'insulsa compagnia di persone buone a nulla.
I ragionamenti dello scrittore riguardo l'amicizia, sono piuttosto forti e profondi. Per lui, un amico è più che un ragazzo con cui poter scambiare delle opinioni, bensì, una persona che sia in grado di capire, percepire e celebrare il suo "bisogno di fiducia, lealtà e abnegazione". Il giovane è così coerente ed indipendente che neanche perde tempo con gli altri ragazzi con cui si limita unicamente a scambiare quattro sfuggevoli e poco importanti chiacchiere, ma attende il giorno in cui spera di incontrare quel qualcuno che riuscirà a colmare il suo vuoto interiore tanto da portarlo a pensare di poter, addirittura, rischiare la vita per lui. Hans aspetta che il suo cuore venga bagnato e così, intriso da quel sentimento così puro e soffice, noto col nome di amicizia. Quel sentimento che, come una goccia d'olio si sparge su di un altro liquido arrivando a coprirlo e stratificarlo, riveste tutto il nostro più intimo sentire e lo avvolge con una solida armatura che ci rafforza e ci tiene in piedi.
E' difficile proseguire senza amici, senza sostegni, senza una spalla su cui poter poggiare il capo una volta troppo stanchi e deboli per continuare la nostra vita. Il protagonista pare aver compreso pienamente il significato di questo dono che, reputato come un'idea assolutamente astratta, pari ad un sogno, una volta incentrato in una persona in carne ed ossa, diviene un'idea concreta e palpabile che regala e lascia una miriade di emozioni che solo una mente attiva e pulsante può percepire, sentire, racchiudere, prendere.
Il vivo del racconto si apre con la dolce frase "Il quindici marzo - una data che non dimenticherò mai…", giorno in cui ha inizio lo scambio, che sfocerà, poi, in una splendida amicizia, tra i due giovani Hans e Konradin.
I due percorrono, per la prima volta, la strada che porta alle loro rispettive case e durante il tragitto, inaspettata, ma altrettante ben accolta, si forma una sincera complicità che li porta a mascherare la timidezza per lasciare spazio alla spontanea e genuina voglia di conoscere l'altro. Parlano di molte semplici cose, tra cui, soprattutto, i propri interessi che, scoprono, essere gli stessi.
Uhlman non può far a meno di evidenziare la felicità di quel momento e così, paragona i due ragazzi a degli innamorati che, sereni e disinvolti, conversano e passeggiano senza preoccuparsi di quello che sta loro intorno.
Hans è al settimo cielo. Avrebbe voglia di saltare, ballare e cantare allo stesso tempo. La sua vita è giunta ad una svolta che lo porterà a considerare la propria esistenza non più grigia e fredda, ma calda e perennemente soleggiata. Nuovi bagliori di speranza si insinuano nel suo giovane cuore che ora, ha finalmente assaporato quel tanto atteso e fortunato dono che fortifica e aiuta un uomo, quale l'amicizia.
Come già detto, il protagonista sembra essere diverso da tutti i suoi coetanei. Egli non vuole essere contornato da persone che lo innalzino magari per quello che non è, ma persone che lo stimino e gli diano fiducia per quello che è. La coerenza e la temerarietà di questo giovane ci fanno riflettere e ci intontiscono. Chi , infatti, oggi, è ancora disposto a rimanere solo pur di difendere i proprio ideali?! Non molti, e solitamente, questi vengono considerati come asociali e fuori dal mondo. Hans, l'amicizia di Konradin, se l'è veramente meritata. Con silenzio, ha saputo attendere il giorno in cui qualcuno sarebbe giunto per scuotere e rendere più interessante la sua vita, il suo mondo. Le pagine che trattano di questo sentire sono colme di parole scritte con assoluta spontaneità. Ecco quello che, ancora di più, ci prende in castagna e ci lascia letteralmente a bocca aperta.
Questo è un libro ricco di piacevoli sorprese che ci prendono alla sprovvista portandoci a porci un'infinità di punti interrogativi legati soprattutto al come Uhlman riesca a trattare di un argomento, ormai alquanto snobbato, con tali spontaneità, sincerità, semplicità, per lui ovvie, servendocelo come un sentimento nuovo che ci rende inevitabile guardarlo con occhi diversi: gli occhi, cioè, del cuore. Egli riesce a destarci e a farci riflettere attentamente, pensare e scervellarci su questo sentimento che forse, mai, abbiamo considerato come quello che veramente è, ossia un dono. Un dono che pochi sono in grado di cogliere, di aspettare e così, di nutrire, coltivare e concretizzare.
Fra i due protagonisti, dunque, nasce uno stretto, vero, gioioso legame. Una sottintesa promessa che comporta un'ovvia fiducia e una continua lealtà. Proprio come sognava la romantica ma al contempo razionale, mente di Hans.
Insieme compiono un sacco di cose. Il sabato, passano la notte in antiche e tradizionali locande, si recano presso la Foresta Nera, spingendosi anche nelle vicinanze di cristallini laghi e dello stesso Danubio. Si scambiano idee, opinioni, alle volte si scontrano, altre si trovano d'accordo. Recitano poesie, discorrono sulla letteratura e suoi poeti.
Passano i giorni e i mesi. Konradin e Hans continuano a frequentarsi rendendo fortissimo il loro rapporto, senza dare importanza agli spiacevoli eventi che si verificano intorno a loro. Episodi di razzismo contro ebrei, cominciano a manifestarsi a Berlino, ma questo, non sembra turbarli, e così, Hans, si decide, un giorno a far entrare in casa, l'amico, aspettandosi, poi, di essere invitato a sua volta. Konradin non ricambia subito la cortesia del compagno, e il suo invito tarda a giungere. Nell'animo di Hans, cominciano ad insinuarsi diverse insicurezze che lo portano addirittura a dubitare del loro rapporto; ma tutti i suoi pensieri vengono spazzati via quando, anche Konradin gli propone di entrare nel suo grande e immenso castello. I suoi genitori non sono presenti, ma ugualmente Hans riesce ad intravedere nella loro camera un cornice contenente una foto di Hitler. Ancora una volta, i dubbi cominciano a lacerare il cuore del ragazzo, che però, tenta di allontanarli concentrandosi unicamente sul migliore amico, che felice, orgoglioso e in aspettativa, gli mostra i suoi intimi tesori e le sue fornite collezioni.
Poche settimane dopo, inaspettato, arriva un altro invito da parte di Konradin e anche questa volta, i suoi genitori mancano all'appello. Sempre più incertezze, timori e tentennamenti rapiscono la mente del protagonista, finchè, arriva il giorno in cui non ci sarebbero più rimasti spazi per i dubbi. Ad una rappresentazione teatrale, infatti, Konradin, in compagnia della propria elegante famiglia, pur avendo visto Hans, non gli rivolge alcun saluto. Da quel giorno tutto sembra cambiare ee essere destinato a non ritornare più come lo era un tempo. Il giovane, ne parla con l'amico, il quale mortificato e quasi disperato tenta di spiegargli, con soffici parole, il perché di quell' involuto distacco: la madre odia, teme e considera inferiori tutti gli ebrei. Il padre, invece, ancora innamoratissimo di lei, non riesce a contraddirla. Ma non sono esattamente queste, le parole a tramortire il povero animo di Hans, ebreo di nascita e origini, bensì, quelle pronunciate in seguito dallo stesso Konradin, che comincia ad esaltare la figura di Hitler dicendo di considerarlo un uomo dallo spirito veramente forte e indispensabile per il governo e lo sviluppo dell'intera Germania. Le cose tra i due, ora sono realmente cambiate: è la fine della loro amicizia e dell'adolescenza.
Tutto, però, sembra mutare. Infatti, "il vento che aveva cominciato a soffiare dall'est raggiunge anche la Svevia", e al ritorno dalle vacanze estive, anche nel liceo Karl Alexander si scatena la tanto temuta guerra mondiale. Un nuovo professore di storia fa ingresso nella vita dei giovani studenti. Questo crede vivamente nelle idee dell'emergente Hitler e le trasmette, grazie alla sua appuntita convinzione, nelle menti dei ragazzi, che le assorbono diventando anch'essi un esercito di inutili robot al servizio di un insulso regime di razzismo. Hans soffre per questa condizione. Gli episodi che lo vedono protagonista di simili ingiustizie da parte dei compagni non sono pochi. La situazione diventa insostenibile. Il giovane si trova solo ad affrontare ogni giorno un mucchio di persone che gli intimano di ritornarsene in Palestina. Konradin pare non esistere più. Egli non prende parte a quelle crudeltà, ma neanche tenta di fermarle. Non tarda, però, il giorno in cui le preoccupazioni di Hans prendono a scemare. Il padre, infatti, decide di mandarlo a vivere da degli zii, in America, mentre lui e la moglie, rimarranno in Germania, attendendo che questa furiosa corrente si acquieti e che tutto ritorni come prima.
Hans, dopo le vacanze natalizie, quindi, parte alla volta degli Stati Uniti.
Due lettere gli giungono: la prima viene da due suoi compagni di classe e contiene una sfacciata filastrocca colma di parole di offesa per il solo fatto di essere ebreo, mentre la seconda viene da Konradin, il quale, augura all'indimenticato e sofferto amico di poter tornare, un giorno, e di potersi rivedere e rivivere quei momenti fantastici passati insieme.
Negli ultimi due capitoli, i più grandiosi e commoventi dell'intera opera, Uhlman riferisce il suo stato attuale. Ora, dunque, vive in America. E' sposato, ha un figlio e lavora come avvocato presso uno studio legale. I suoi genitori sono morti, ma non in un campo di concentramento. Il padre, mentre la moglie dormiva, aprì il gas…
Il suo cuore, racchiude una moltitudine di ricordi. Di pensieri. Di emozioni. Di sentimenti che ancora lo legano all'arduo periodo adolescenziale. Non ha, infatti, dimenticato i giorni al liceo di Stoccarda. I giorni passati assieme a Konradin…Konradin…il nome di questo ragazzo, ancora lo perseguita. Egli rappresenta una ferita tuttora aperta e sanguinante. Un tarlo che non vuole lasciarlo in pace. Ma questo non è l'unico tassello, che vorrebbe buttare, del mosaico della sua giovinezza. Evita, infatti, qualsiasi contatto che riguardi tutto ciò che ha una sfumatura tedesca. A cominciare dalla lingua e da Holderlin, a suo tempo, il poeta preferito.
Sente che qualcosa, dentro di lui, non ha raggiunto la felicità. Non si sente completo. C'è qualcosa che sembra non dargli pace. Qualcosa che ancora attanaglia, di tanto in tanto, i suoi pensieri, il suo vivere…ma fortunatamente, tutto cambia con l'arrivo di un'inaspettata lettera. Una richiesta di fondi da parte del Karl Alexander Gymnasium, accompagnata da un libretto contenente una lista di nomi, per l'erezione di un monumento funebre alla memoria degli allievi caduti durante la seconda guerra mondiale. Il suo primo impulso è quello di gettare quella lettera in modo tale da lasciare tutto nel dimenticatoio. Ma alla fine cambia idea e si decide a leggere l'appello. Scorre tutti i nomi, tentando di non soffermarsi sulla lettera H. I volti dei suoi vecchi compagni gli ritornano alla mente. Molti di loro sono morti, altri addirittura dispersi. Tra questi si trovano anche coloro che si erano permessi di insultarlo e di inviargli quella brutale filastrocca. Il suo animo, quasi, sembra alleggerirsi mentre vecchie ferite rimarginarsi. Dopo anni è giunta la tanto attesa rivincita.
La curiosità di guardare la lettera H, però, lo tormenta, così, dopo una buona mezz'ora dalla lettura dell'intera lettera, afferra l'opuscolo e fremente lo rilegge.
"VON HOHENFELS, Konradin, implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato"
E così, si chiude il romanzo.
Conclusione ad effetto quanto lo stesso inizio. Essa ci lascia tramortiti, intontiti. Non è, infatti, l'autore ad esprimere un giudizio. Egli lascia tutto sottinteso. Lascia che noi traiamo le somme da soli. Non abbellisce il finale con l'intento di colpirci con sofisticati ragionamenti. Quella frase dice tutto. E non c'è null'altra cosa da aggiungere.
Come un quadro che all'improvviso cade rompendosi in mille pezzi, e spaventandoci all'istante per l'inaspettato rumore, quindi, giunge la conclusione. Coma una porta che sbatte all'improvviso e ci lascia soli in una stanza. Un capitolo che termina. Un ultimo capitolo: dopo di questo ci sarà dell'altro, ma sarà diverso. Un ricominciare totale. Ecco le sensazioni che ci dona Uhlman. Inaspettate intrappolano i nostri pensieri e ci costringono a riflettere. A riflettere, non sull'amicizia in generale, a questa, ci ha già introdotto durante l'introduzione e lo svolgimento, ma sul fatto accaduto in sé: la morte di Konradin. La morte di quello stesso ragazzo che aveva detto di ammirare lo spirito di Hitler e che ora viene giustiziato per aver complottato contro quest'ultimo. Cosa provò Uhlman leggendo quelle righe? Quali furono i suoi pensieri? Probabilmente ritornò indietro nel tempo, a quando lui e Konradin passavano le giornate presso la Foresta Nera. Ricordi su ricordi avranno cominciato ad accavallarsi. Quali furono le sensazioni del momento?
Smarrimento? Dolore? Tristezza? Gioia? Soddisfazione? Rabbia?
Non possiamo saperlo, ma, ugualmente, possiamo formulare delle supposizioni. Molto probabilmente, dunque, l'animo di Uhlman non fu colto da una vera e propria emozione in particolare, bensì, da una svariata serie di queste: un misto di gioia e dolore. Quelle due righe, sicuramente, lo mossero e lo sconvolsero. Come un lampo che arriva improvviso. Una pioggia che lava le ferite ma che lascia l'impronta del suo passaggio attraverso pozzanghere, freddo, nebbia e, appunto, un inatteso arcobaleno. Ecco a cosa potremmo paragonare il sentire dell'autore: ad una pioggia accompagnata da fulmini, lampi, tempesta e che, dopo aver lasciato pozze e freddo, regala un grande, sofferto e meritato arcobaleno. Pertanto Uhlman deve aver dapprima provato dolore, un dolore lancinante, quasi, un senso di colpa, mentre, in seguito, un sentimento di pura gioia e soddisfazione. Come un sorriso che si dipinge sul volto dopo un lungo e soffocante pianto. La ferita adesso, è rimarginata e ha smesso di sanguinare. Prima, la cicatrice da essa provocata lo infastidiva, ora, porta con orgoglio e passione quel segno che ancora lo lega a quella persona che era riuscita a ritagliarsi un sicuro posto nel suo cuore. Incredibile come la vita ci ponga le cose. Beffarda è questa. Prima sembra abbandonarci e tradirci, poi, riprenderci e rianimarci. "Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde", esattamente come diceva Alessandro Baricco. Fred Uhlman passò trent'anni della sua vita rincorso dal pensiero, dai dubbi, dalle domande riguardo quell'amico che credeva d'aver perso, e ora, dopo un lunghissimo tempo, riceve le risposte ai suoi innumerevoli punti interrogativi. Impressionante come tutto si sia svolto. Irreale, quasi. E' proprio vero: questa novella ci coglie impreparati. Ci ipnotizza con pagine intrise da sentimenti di gioia, tristezza, dolore e amore riguardanti l'amicizia ed, infine, ci tronca il respiro con un finale radioso, splendente, fantastico, commovente, netto, deciso che non avremmo mai potuto nemmeno immaginare. E' veramente difficile il solo tentare di commentare la conclusione di questo libro: non sembrano esistere, infatti, nel vocabolario della lingua italiana, termini che possano incarnare le emozioni che esso dona. Possiamo, dunque, destreggiarci con svariati paragoni, che però, ci frustrano! Complicatissimo è descrivere le sensazioni che abbiamo colto e percepito. Le emozioni che abbiamo provato. Le cose stesse che abbiamo pensato. Infiniti concetti si accavallano nella nostra mente senza che noi riusciamo a renderli, a sviscerarli, ad enunciarli, a spiegarli. Temiamo di essere banali e di non rendere giustizia allo stesso Uhlman, che, con un piccolo volumetto, è riuscito a suscitarci uno, chiamiamolo, sconvolgimento interiore. Grazie al suo stile, diretto, semplice e sincero, siamo riusciti a provare una parte delle sue stesse impressioni. Che, ugualmente sono riuscite a destarci, a scuoterci, a fermarci. Le righe contenute in questo romanzo non possono passare inosservate. "L'amico ritrovato", in sé, non potrà mai passare inosservato. Esso avrà sempre e comunque un posto assicurato negli scaffali delle librerie. Ci sono stati diversi libri che sono passati alla storia. Si tratta di grossi e impegnativi volumi, spesse volte, purtroppo, apprezzati solo da un pubblico adulto e istruito. Volumi contenenti innumerevoli ragionamenti filosofici e complesse terminologie. Questo romanzo, nel suo piccolo, riesce a superarli tutti. Esso non ha loro nulla da invidiare. Come i suoi "compagni più piazzati", infatti, è provvisto di tutte quelle caratteristiche che lo rendono tale: un'introduzione, uno svolgimento e una conclusione, tutte e tre, aggiungerei, sviscerate con la massima accortezza, la medesima profondità e un'uguale intensità.
Una doccia fredda della letteratura.
Un'opera che spiazza chiunque la legga.
Uno smacco per qualsiasi arrogante lettore.
Una piacevole sorpresa per un giovane attento e recettivo.
Cosa mai potremmo aspettarci da un libruncolo di simili dimensioni?
Potremmo, superficialmente pensare. Eppure, proprio questo cosiddetto "libruncolo" riesce a freddarci quanto un'opera freudiana, se non di più. Un romanzo assolutamente grandioso e denso, dal ritmo serrato che solo un cuore aperto, sincero e puro potrebbe cogliere e conseguentemente, tentare di incarnare e rendere proprio. Un'isola del tesoro in miniatura. Uno scrigno di intensità. Una cascata di forza e insegnamenti. Un vero e proprio maestro di vita. Un libro che non dovrebbe mancare nella nostra collezione di classici. Un libro, che, letta l'ultima pagina e chiusa la copertina, ci fa mormorare con gli occhi persi nel vuoto, probabilmente umidi ma sereni, l'intero titolo accompagnato da un lungo, sconvolgente, intimo sospiro.
"L'Amico...Ritrovato...".
| Altre Opinioni |
LA FORZA DELL'UMILTA'
Valutazione del Prodotto L'amico ritrovato (Fred Uhlman) scritta da
Soffio81
Vantaggi: molti
Svantaggi: nessuno
...posso dire la mia.
L'amico ritrovato non può innanzitutto considerarsi un romanzo, e nemmeno ne ha la pretesa.
L'autore stesso, Fred Uhlman, si dichiarò consapevole che il suo scritto non sarebbe stato annoverato tra le grandi opere, e forse nemmeno ne aveva intenzione.
Spiego subito il perchè.
Dicendo non può definirsi romanzo, mi riferisco in primo luogo alla struttura narrativa del libro ; non c'è un tessuto tramativo che si scioglie, non ... ...due ragazzi dovettero assistere.
L'amico ritrovato è il racconto autobiografico di un'amicizia persa e ritrovata a dispetto del Tempo e degli Eventi, un'amicizia descritta col candore e la schiettezza propria di un adolescente, quasi che l'autore si fosse lasciato, in questo, trasportare dalla sua penna, senza nessuna pretesa.
E proprio la mancanza di ogni pretesa ha reso l'opera un capolavoro.
Qualcuno lo definisce racconto: io ritengo questo ...
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21.07.2008
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Entrò nella mia vita per non uscirne più
Valutazione del Prodotto L'amico ritrovato (Fred Uhlman) scritta da
maxvonbaden
Vantaggi: Novella di un’amicizia ritrovata
Svantaggi: Non possono essercene.
L’amicizia. La storia di un’amicizia che nemmeno la più grande tragedia può scalfire. Questo il contenuto di un libercolo, “L’amico ritrovato”, che si legge in poche ore, tutto d’un fiato. Ne avevo già letto di sfuggita alcuni passi ai tempi del liceo, passi che erano andati poi nel dimenticatoio, luogo dal quale uscirono nel momento in cui un mio ex compagno di classe mi regalò il libro per la mia laurea. Vinto dalla curiosità di sapere come la ... ...sono rimasto estasiato.
Hans Schwartz è un ragazzo di 16 anni, di famiglia ebraica ma residente in Germania, a Stoccarda, da oltre due secoli, e frequenta il liceo Karl Alexander Gymnasium. Privo di amici, conduce una vita sostanzialmente agiata e tranquilla ma avara di qualunque motivazione vera che lo spinga a mettersi in qualche modo in mostra sia a scuola sia in famiglia, nella quale mal sopporta anche i piccoli segni d’affetto che sua madre ...
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26.12.2004
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UNA GRANDE AMICIZIA
Valutazione del Prodotto L'amico ritrovato (Fred Uhlman) scritta da
sissismile
Vantaggi: lettura scorrevole e con grandi temi
Svantaggi: nessuno
Autore: Fred Uhlman
Titolo: L'amico ritrovato
Editore: Feltrinelli
Luogo di edizione: Milano, marzo 1999
Pagine: 92
Illustrazioni: assenti
NOTIZIE SULL'AUTORE : Uhlman Fred nacque a Stoccarda nel 1901. Nel 1933 fu costretto ad abbandonare la Germania per sfuggire al nazismo. Visse in Francia, Spagna e Inghilterra, lavorando come avvocato e affermandosi al tempo stesso con la sua attività di pittore. è morto a Londra nel 1985. Solo dopo la sua ... ...del ritorno: L'amico ritrovato, Un'anima non vile (1987), Niente resurrezioni per favore (1979). Ha ispirato il racconto di L'amico ritrovato ai luoghi e all'ambiente della sua adolescenza. sapeva che questo sarebbe rimasto il ''suo'' libro. Si può sopravvivere con un solo ''libro'', ha dichiarato poco prima di morire.
GENERE NARRATIVO: romanzo drammatico
BREVE RIASSUNTO DELL'OPERA: Il libro narra la storia di due studenti sedicenni (che vivono ...
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07.10.2007
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L'amicizia contro tutto
Valutazione del Prodotto L'amico ritrovato (Fred Uhlman) scritta da
sally0780
Vantaggi: Un libro che fa bene all'anima
Svantaggi: Poca pubblicità
...aveva condiviso giorni felici con l'amico konradin.
Veniva chiesta una donazione agli ex alunni, per la costruzione di un monumento in memoria dei compagni caduti in guerra.
Nell'elenco compariva il nome di konradin , impiccato per aver preso parte alla congiuara i danni di Hitler.
Il suo amico non lo aveva tradito, anzi, era morto per ribellarsi a quella violenza assurda che lo aveva allontanato per sempre dall'unico sentimento vero che avesse ... ...un libricino di nemmeno 100 pagine, ma fa parte di quella letteratura che non dovrebbe mai mancare nelle scaffalature della camera di un ragazzo.
Sono pagine semplici da leggere e piene zeppe di emozioni e sensibilità.
Si trova in edizioni economiche. Con meno di 10 euro potrete leggere qualcosa che farà bene alla vostra anima. ...
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29.10.2007
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Amicizia, nazismo e antisemitismo
Valutazione del Prodotto L'amico ritrovato (Fred Uhlman) scritta da
ygramul
Vantaggi: breve, scorrevole, delicato, intenso
Svantaggi: -
...di camera sua. L'amico ritrovato è un brevissimo romanzo, direi un racconto, che si legge molto velocemente. Ciò non deve trarre in inganno perché in quelle poche pagine Uhlman riesce a trasmettere contenuti forti e intensi e ad affrontare con suo originale punto di vista due temi sui quali è stato già scritto e riscritto tantissimo: il tema dell'amicizia e quello del nazismo, delle leggi razziali e dello sterminio degli ebrei. SOLO UN BREVE ACCENNO ... ...A mio parere l'amico ritrovato è un libro da leggere: non ci sono scuse per non farlo perché è breve, leggero, delicato e scorrevole; bastano poche ore di lettura, il tempo che altrimenti, magari pigramente, dedicheremmo a qualche indigesto "polpettone" televisivo. Inoltre si acquista con pochi Euro.
Certo, al momento opportuno dovrò convincere di ciò mio figlio….. ...
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19.10.2007
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