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Opinione

per L'amico ritrovato (Fred Uhlman)
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5 Stelle UN PICCOLO GIOIELLO
70 su 70 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi Coinvolge, commuove, fa riflettere

Svantaggi -

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Reperibilità 0
Layout: mediocre
Qualità Materiale mediocre
Prezzo 12000

L'autore

andrea1436 Dal 12 mar 2001

E' passato un po' di tempo .. continua

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Spinto da un'opinione recentemente letta su ciao, ho rispolverato e riletto tutte di un fiato le 92 pagine dell'edizione Feltrinelli che possiedo. Le impressioni che ne ho tratto sono state le stesse di molti anni fa, quando come oggi, non mi vergogno a dirlo, questo libro mi ha commosso fino alle lacrime. Misurato, fine e leggero nella forma, ma forte, intenso e pesante come un macigno per i contenuti, questo libro secondo me è davvero un piccolo grande capolavoro.

Ciò che mi ha colpito in questa breve novella è l'estrema delicatezza, il pudore, in alcuni tratti anche quasi la riluttanza ad affrontare il dramma che è stato il nazismo e lo sterminio degli ebrei; ma è proprio questa riluttanza, l'impressione a tratti nitida della sofferenza con la quale l'autore scrive dei suoi tragici ricordi, che rende questa storia autobiografica così intensa e struggente.

Inoltre la descrizione di come il nazismo sia stato sottovalutato e lasciato crescere, nella convinzione si trattasse di un fenomeno passeggero, tale da non turbare la tranquillità quotidiana e comunque da non prendere sul serio, può contenere insegnamenti utili anche oggi. "Non è che una malattia passeggera, qualcosa di simile al morbillo, che passerà non appena la situazione economica accennerà a migliorare. Lei crede sul serio che i compatrioti di Goethe e di Schiller, di Kant e di Beethoven si lasceranno abbindolare da queste sciocchezze?". Così afferma, sicuro, il padre dell'autore. Basta sostituire alle sciocchezze "il muro da erigere sul Po", il "travestire gli extracomunitari da leprotti e poi sparargli" e "le pallottole pronte per i magistrati" e cambiare i nomi con quelli di Manzoni, Leopardi e Verdi per capire l'attualità del racconto di Uhlman. Esagero? Forse, speriamo. Ma non lasciamo passare, non sottovalutiamo frasi e gesti che vanno comunque respinti con forza, per non essere "condannati a ripetere la storia", come è scritto ancora ad Auschwitz.

Il libro si può dividere in due parti: la prima parte descrive in maniera profonda e delicata l'amicizia e la comunanza di sentimenti, fatta di affinità e di intese silenziose e reciproche, tra due adoloscenti: l'autore, figlio di un medico ebreo, e il giovane conte Konradin, discendente di una nobile e celebre casata tedesca, quella degli Hohenfels. La seconda, con un cambio brusco dei contenuti ma anche dello stile e dei tempi narrativi, è quella che segna l'ingresso della Storia all'interno del "sacro tempio" del liceo Karl Alexander, nella tranquilla cittadina di Stoccarda e quindi segna la fine dell'amicizia, dei sogni, la fine tragica e cruenta dell'adoloscenza. Così questo passaggio è descritto dall'autore:
"... E la fine non tardò molto a venire. Il vento che aveva cominciato a soffiare dall'est raggiunse anche la Svevia. La sua forza crebbe fino a raggiungere l'intensità di un tornado e non si placò che dodici anni dopo, quando Stoccarda era stata distrutta per tre quarti... e Heilbronn un cimitero in cui avevano lasciato la vita dodicimila persone."
Parole gravi, frasi come scolpite nella pietra, lapidarie.
Così come sono lapidarie le parti che trattano della tragedia vissuta dall'autore, che sono descritte con frasi sintetiche, asciutte, fredde, quasi a rendere manifesta la volontà di dimenticare; ma questo esalta, quasi per contrasto, la sofferenza, il dramma che sta dietro a quelle poche, scarne, gelide parole. Questo è il racconto della perdita dei genitori:
"...I miei genitori sono morti, ma per fortuna non sono finiti a Belsen... Trascorsi pochi giorni, mentre mia madre dormiva, papà aprì il gas. Fu così che morirono. Da allora ho fatto il possibile per evitare qualsiasi rapporto con i tedeschi..."

Infine, la tensione narrativa che accompagna il finale, con l'arrivo inaspettato della lettera contenente i nomi degli studenti caduti nella guerra, proveniente da quel liceo e quei luoghi che l'autore si era affannato in diciassette lunghi anni a dimenticare. Palpabile è il turbamento dell'autore, diviso tra la dura determinazione del dimenticare e la ricerca di una possibile conciliazione con il passato, fino ad arrivare, in un crescendo di pathos, alla scoperta finale, liberatoria: l'amico inseparabile dei lontani ricordi alla fine, aveva riconosciuto la verità e aveva saputo ritrovare gli ideali e la purezza perduti.
E, almeno nello spirito, era l'amico ritrovato.


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Pagina 1 di 16 | 1 - 5 di 76 commenti
  • glufi 22/09/2006 09:38
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Una bella recensione per un bellissimo libro!

  • PaneEnutella 23/08/2006 16:35
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Complimenti. Ho letto questo libro circa due anni fa, a dire la verità mi ero quasi dimenticata le lacrime che sono scese quando l'ho letto. Grazie a te sono riapparse. E' un libro veramente fantastico che colpisce soprattutto alla fine, al momento del nome dell'amico sulla famosa lista. KIss

  • TESTADIACCIAIO 16/09/2005 18:02
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • INIO 05/05/2004 03:00
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Veronika76 15/04/2004 13:07
    Ha valutato l'opinione
    Utile

    Bellissimo libro

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