L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (Walter Benjamin)

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L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (Walter Benjamin)

Collana: Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie

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Opinione su "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (Walter Benjamin)"

pubblicata 17/03/2006 | Camifex
Iscritto da : 08/12/2000
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Su di me :
Ottimo
Vantaggi un breve saggio prezioso,per riflettere su una situazione che resta quasi identitca a se stessa dopo 30 anni, con curiosità inattese
Svantaggi sconsigliato ai "non addetti ai lavori"
molto utile

"A.A.A. Aura cercasi"

"L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" è una breve raccolta di saggi: in totale sono quattro, per la magior parte appartengono all'ultimo periodo della produzione di Benjamin, ad eccezione di "Piccola storia della fotografia" pubblicata nel 1931; gli altri saggi, invece, risalgono tutti alla fine degli anni '30, compreso il piccolo saggio su alcune liriche di Brecht, pubblicato postumo - nel 1955. In Italia la pubblicazione del testo avvenne nel 1966 e, all'epoca, fu oggetto di intesa riflessione e di molta popolarità - soprattutto da parte degli studenti impegnati nelle rivolte studentesche che sfoceranno nella contestazione del '68 -, in quanto il problema sollevato da Benjamin riguarda l'utilizzo della tecnica nell'arte la quale, secondo il filosofo, privata della sua "aura", acquista però una nuova forma di fruizione - la fruzione ad opera di un vasto pubblico, delle masse - determinata, appunto, dall'apporto sostanziale della tecnica di riproduzione caratterizzata principalmente da una implicità politicità (ovviamente, marxista). Benjamin, infatti, non nasconde l'orientamento del suo saggio volto a "tradurre" i concetti del marxismo nella filosofia del materialismo storico (secondo la quale, in soldoni, i più importanti processi, cambiamente ed evoluzioni della storia umana, sono determinati, alla base, da fattori e meccanismi economici). Nonostante ciò, il filosofo intende - anche questo espressamente dichiarato - affrontare il problema da un punto di vista interno all'arte, escludendo quindi qualunque riferimento diretto alla politica. E così avviene.
Il tema del saggio più importante di questa raccolta ("L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica") si propone di trattare, appunto, dell'avvento delle nuove tecniche e delle conseguenze che comportano nell'essenza dell'opera d'arte. Benjamin, infatti, sostiene che la nascita delle tecniche di riproduzione (delle quali compie un breve riassunto, partendo dalla litografia per terminare con il cinema, soffermandosi in particolar modo sulla fotografia, con annotazioni intelligenti e lapidarie) ha privato l'opera d'arte (di qualunque genere essa sia: quadro, esecuzione musicale, scultura) di quel che lui definisce - rivelando un'aspetto di sé ben poco materilista - "aura": l'aura dell'opera d'arte è il suo "hic et nunc" (il suo qui ed ora) che costituisce il concetto della sua autenticità, cioè: l'aura è "un singolare intreccio di spazio e tempo: l'apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vicina.".
Questo merita una breve spiegazione: l'opera d'arte, in passato, era strettamente legata ad un contesto (basti pensare alle statue greche, ora nei musei, all'epoca nei tempi) che spesso era rituale (religioso); la sua fruizione - ovvero la sua percezione ed osservazione da parte della persona - era direttamente collegata alla funzione dell'"oggetto" il quale, spesso, era soltanto simbolo rituale e poi diventava "opera d'arte". Questa è l'aura dell'opera: la sua storia, la tradizione che porta in sé. La perdita dell'aura significa quindi l'impossibilità, da parte del soggetto, di cogliere l'opera nel suo contesto d'appartenenza, per ciò che essa realmente è, con la sua storia e la sua materialità. Quest'esperienza rende l'opera d'arte autentica in quanto, al momento della fruizione, il soggetto rivive - tramite l'opera - la tradizione che l'ha creata. Con la riproducibilità tecnica, invece, l'opera viene estraniata dal suo contesto culturale, viene estrapolata da esso e quindi vien meno il "qui e l'ora" aumentando, al contrario, il suo valore espositivo che è fondato, non più sul rituale, bensì sulla politicità. Benjamin, però, riabilita questa perdita dell'aura in quanto, a suo giudizio, l'opera d'arte in questo modo acquista contatto con le masse - che, all'epoca, cominciavano a manifestarsi come "movimento unitario" -. "Le masse" - scrive Benjamin - "sempre più vaste dei partecipanti hanno determinato un modo diverso di partecipazione. [...] Colui che si raccoglie davanti all'opera d'arte vi si sprofonda,... la massa distratta fa sprofondare nel proprio grembo l'opera d'arte."
Dello stesso avviso era Brecht che, nonostante notevoli differenze caratteriali descritte da amici e conoscenti, godeva della stima e del rispetto di Benjamin (in questa raccolta, com'è detto, vi troviamo anche dei commenti ad alcune liriche di Brecht.. commenti meravigliosi che, almeno a mio parere, dimostrano più la bravura del commentatore che quella del commentato...). Nel 1927, infatti, Brecht gioiva per la scomparsa del "vecchio tipo d'uomo" e per la venuta di un nuovo tipo che "non si lascerà modificare dalle macchine, ma sarà lui a modificarle." Sulla stessa scia ricordiamo il movimento dei futuristi in Italia, il quale faceva proprio come uno dei suoi cardini, l'esaltazione per le nuove tecniche e le nuove macchine.
Nonostante l'annuciato schieramento politico, in realtà Benjamin risulta abbastanza contraddittorio. Nel saggio, infatti, l'unico riferimento al marxismo si legge nelle ultime righe ma risulta piuttosto goffo, come se Benjamin (come già notò il suo più brillante amico e commentatore: Adorno) facesse violenza a se stesso per non tradire i suoi ideali politici. Soltanto in queste ultime righe, appunto, il filosofo accenna uno scenario politico sostenendo la contrapposizione fra "un'estetica aristocratica del fascismo - che nella sua applicazione alle masse sfocia nell'estetizzazione della riproducibilità - all'estetica rivoluzionaria della riproducibilità" (propria del marxismo). Questo in un'epoce nella quale la manipolazione delle masse era diffusissima..il problema, quindi, non era stabilire se ci fosse o meno, ma chi dirigeva i fili.. (non vi ricorda, per caso, un certo conflitto di interessi proprio in casa nostra??...)In realtà Benjamin elude il problema che la riproducibilità tecnica pone: la massificazione, la "globalizzazione" e il feticismo delle merci. A Benjamin mancherà, in questo senso, l'esperienza americana (il filosofo, infatti, muore suicidia sul confine franco-spagnolo nel 1940 a seguito dell'invasione nazista in Francia) che, invece, sarà determinante per il cambiamento d'orientamento dei suoi illustri amici: Adorno e Brecht, infatti, visitando l'America si resero conto che i mezzi di infromazione di massa erano potentissimi strumenti nelle mani del capitalismo e non sfuggì neppure che la produzione industriale era caratterizzare dall'alienazione dell'individuo nel contesto sociale.
Ovviamente questo è solo la spiegazione - spero abbastanza chiara - dei concetti fondamentali che animano il saggio. Benjamin lo affronta con il suo stile unico, procedendo in una narrazione schematica e fluida che non lesina "frasi apodittiche" e sentenze famose - che verranno, infatti, come accennato sopra, spesso riprese -, distinguendosi per la brevità e la lucidità degli enunciati. Interessanti, almeno a mio giudizio, le analisi sulla fotografia e sul cinema. Molto singolari, infatti vi si può scoprire curiosità inaspettate o riflessioni argute..
A proposito della fotografia nel saggio successivo a lei dedicato, vi leggiamo il frammento di un commento di un giornale tedesco, il quale così scriveva scandalizzato: "Voler fissare immagini effimere, è non solanto un'impresa impossibile, come è risultato da un'approfondita analisi tedesca, ma anzi, lo stesso desiderio di volerlo fare è un'offesa a Dio. L'uomo è fatto a immagine di Dio, e l'immagine di Dio non può venir fissata da nessuna macchina umana. Al massimo il divino artista, animato da una celeste ispirazione, può tentare di restituire i tratti umano-divini nell'attimo della massima devozione, obbedendo all'alto comando del suo genio, senza l'aiuto di macchina alcuna."
E poi ancora, a proposito del cinema, nel primo saggio, vengono riportate alcune curiose sentenze da parte dei primi critici cinematografici: Abel Gance scriveva: "E così, in seguito a un ritorno, estremamente singolare, a ciò che è già stato, ci ritroviamo sul piano espressivo degli egiziani..", Werfel invece diceva: "Il film non ha ancora perceepito il suo vero senso, le sue reali possibilità... Esse consistono nella possibilità che gli è peculiare di portare all'espressione co mezzi naturali e con una capacità di convincimento assolutamente incomparabile ciò che è magico, meraviglioso, sovrannaturale." Nei capitoli successivi, le annotazioni critiche di Benjamin sulla tecnica cinematrografica e sul ruolo dell'attore sono sorprendenti; per esempio egli scrive, a proposito dell'attore, citando uno scritto di Pirandello ("Si gira..."): "La loro [quella degli attori] azione, l'azione viva del loro corpo vivo, là, sulla tela dei cinematografi, non c'è più: c'è la loro immagine soltanto, colta in un momento, in un gesto, in un'espressione, che guizza e scompare. Avvertono confusamente [...] che il loro corpo è quasi sottratto, soppresso, privato della sua realtà, del suo respiro, della sua voce [Pirandello si riferiva al cinema muto, ma le sue osservazioni calzo perfettamente anche per quello sonoro], del rumore ch'esso produce movendosi, per diventare soltanto un'immagine muta, che tremola per un momento su lo schermo e scompare in silenzio, d'un tratto, come un'ombra inconsistente, gioco d'illusione su uno squallido pezzo di tela.".. Incredibile... Le sorprese non sono finite: nel capitolo successivo, infatti, il saggista ci delizia con quest'asserzione sul "divismo": "Il cinema risponde al declino dell'aura, costruendo artificiosamente la personality fuori dagli studi: il culto del divo, cerca di conservare quella magia della personalità che da tempo è ridotta alla magia fasulla propria del suo carattere di merce." ... Che dire?? Questo detto alla fine degli anni '30... sono passati 70 anni, eppure...

Questo saggio è impegnativo, nonostante la brevità, è denso di significati e le interpretazioni contrastanti non mancano. Ma proprio per via di questo livello multiplo di lettura, diventa ancor più stimolante, soprattutto per chi intende affrontare questo problema culturale - che è ancora problema attuale - in modo completo e articolato. Oltre all'incontestabile difficoltà - sicurmente da sconsigliare a chi non è avvezzo a letture del genere -, il lettore può trovarvi anneddoti curiosi (come quelli riportati sopra) e spunti interessanti per riflettere su una questione oggigiorno,a torto, poco considerata.

ED. Piccola Biblioteca Einaudi

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Commenti su questa Opinione

  • CindySherman pubblicata 21/09/2007
    GRAZIE!!! spero nn ti dispiaccia se ho salvato la tua opinione... ho un esame d'arte e questo è uno dei libri su cui dovrò studiare ed è un valido aiuto approcciarsi a un testo conoscendone già qualcosa!!! Grazie ancora
  • lellahippy pubblicata 26/03/2006
    L' ho letto quel libro..Ha dei contenuti sicuramente molto interessanti...La tua recensione è davvero meritevole..bravo
  • ClarissaDalloway pubblicata 20/03/2006
    Splendido davvero e splendida davvero la recensione che ne hai fatto.
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Informazioni sul prodotto : L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (Walter Benjamin)

Descrizione del fabbricante del prodotto

Collana: Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie

Caratteristiche Tecniche

EAN: 9788806154431

Tipologia del prodotto: Libro

Autore: Walter Benjamin

Alice Classification: Metafisica

Classico della letteratura: classico

Editore: Einaudi

Data di pubblicazione: 2000

Origine del record: Il copyright dei dati bibliografici e catalografici e delle Immagini fornite è di Informazioni Editoriali I.E. Srl o di chi gliene ha concesso l’autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.

Ciao

Su Ciao da: 17/03/2006