L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (Umberto Galimberti)

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L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (Umberto Galimberti)

Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Si è nel mondo della tecnic...

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Opinione su "L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (Umberto Galimberti)"

pubblicata 07/04/2012 | hachiko89
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"nichilismo. ecco il mostro."

Amio parere:
I giovani, anche se non lo sanno, stanno male.
Stanno male perché è entrato nelle case quello che Nietzsche chiama l'ospite più inquietante: il nichilismo.
I valori non hanno più alcun valore e non esistono più punti di riferimento a cui aggrapparsi; nei giovani è assente qualsiasi orientamento o orizzonte di vita, davanti a loro solo inquietudine, il nulla. Il futuro quindi non rappresenta più una promessa, ma diventa una sorta di minaccia, che li spaventa e li allontana.
Come scrive Galimberti: «Quando il futuro chiude le sue porte o, se le apre, è solo per offrirsi come incertezza, precarietà, insicurezza, inquietudine, allora (…) le speranze appaiono vuote, la demotivazione cresce, l'energia vitale implode » (Galimberti 07, 26).
Il tempo è un eterna insignificante ripetizione, non c'è gioia nel susseguirsi dei giorni, che appaiono tutti uguali e senza nessuna configurazione di senso. Per questo motivo i ragazzi non riescono a progettare, non vedono niente innanzi a loro e cercano di realizzare il massimo di felicità sul momento.
Scelgono così di vivere esclusivamente nel presente, dove manca lo scopo, manca il perché della vita e dove dominano la disgregazione e la mancanza di senso.
Si lasciano attrarre dalla tecnica che con la sua fredda razionalità relega sullo sfondo i concetti di individuo, identità, libertà, verità, salvezza. Semplicemente perché la tecnica funziona. Ma non tende a uno scopo e non promuove un senso; non offre verità o salvezza, anzi ci getta in una forma di ignoranza alquanto temibile: l'ignoranza del sentimento.
L'autore si chiede quale ruolo abbia la scuola, se oltre ad istruire sia capace di educare, di formare questi adolescenti in cerca di un'identità. Per la formazione di un adeguato concetto di sé occorre l'autostima e l'auto-accettazione, elementi basilari tenuti dalla scuola in minimo conto. Al contrario i professori hanno la tendenza a giudicare i loro studenti in base al profitto, trasformando l'educazione in un puro fatto quantitativo con l'esclusione di dimensioni incalcolabili, quali: creatività, emozioni, desideri, dolori. Di conseguenza cresce il divario tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire a essere ciò che si sogna.
La soggettività rimane inibita, travolta dall'oggettivazione, dalla prestazione scolastica, dal criterio dell'efficienza. Non ci si può quindi affidare ad un'educazione emotiva e la sua mancanza a scuola non fa che accentuare la crescita dell'analfabetismo emotivo e l'ignoranza del sentimento nei giovani. Ciò significa che conoscono le passioni, le pulsioni ma non conoscono i sentimenti; provano delle sensazioni che non sanno definire né gestire.
L'immaturità affettiva si traduce in un incapacità di saper gestire le frustrazioni, al viverle come fatali e definitive, considerato che il futuro non esiste e che, quindi, la vita si racchiude nel solo presente. Il domani è lontano, inavvicinabile mentre l'esistenza si concentra in pochi attimi.
Ed è qui, nel deserto della comunicazione emotiva, che appare il gesto, sostituto di tutte le parole mai dette, né agli altri né con loro stessi. Appare una totale afasia emotiva, che esplode nel gesto, spesso estremo, di questi adolescenti.
Si rivolgono così al frastuono della musica che rimbomba nelle orecchie, alla droga che anestetizza, all'omologazione a favore dell'anonimato sociale, al gesto violento come l'omicidio o il suicidio. Tutti sintomi di un disagio, tutti tentativi di comunicazione.
Non sentire, non vedere, non provare, non esistere: questa è la finalità; il non partecipare alla vita, prendervi parte il meno possibile. Ciò è dovuto essenzialmente alla mancanza di un'identità, al non saper essere se stessi perché troppo indecisi e troppo ansiosi, perché l'esistenza appare vuota e vivere fa paura. Proprio per questo motivo sorge la necessità di educare i giovani a essere quello che sono, anche tramite l'accettazione di ciò che rifiutano e nascondono agli occhi degli altri.
La nostra emotività può essere educata e, se vogliamo una società migliore, deve essere educata.
Attualmente l'omologazione planetaria annienta le specificità mentre il consumismo induce crisi d'identità: essere normali oggi significa essere uguali, essere diversi conduce all'esclusione. Si verifica anche quello che Galimberti chiama l'omologazione dell'intimo, tramite la sua pubblicizzazione.
Infatti: « Perché tanta partecipazione di giovani a reality show come Il Grande Fratello, L'isola dei famosi e altre trasmissioni consimili, dove si esibiscono senza pudore i sentimenti più profondi e i segreti più nascosti della propria intimità?» (Galimberti 07,57).
In questi programmi televisivi sono labili i confini che consentono di distinguere l'interiorità dall'esteriorità per cui la parte intima diventa di dominio pubblico e scompare ogni traccia di pudore, rendendo il corpo e la vita dei giovani di proprietà comune. Tutto per un unico scopo: la totale conformità sociale.
Nei giovani in questo modo si sviluppa la convinzione che per esserci bisogna apparire, hanno la sensazione di esistere solo se si mettono in mostra. E, come se non bastasse, proiettano i comportamenti e gli atteggiamenti visti in televisione nella vita reale, assumendo le stesse caratteristiche osservate.
Il problema sta nel fatto che: « quando una dozzina di persone sono chiuse in uno spazio ristretto o relegate su un'isola remota, senza libri né giornali, con nulla da fare per tutto il giorno, quello che mostreranno non sarà assolutamente la loro normalità, ma la loro patologia » (Galimberti 07, 59).

Oltrepassare il nichilismo è possibile, attraverso quello che l'autore chiama il segreto della giovinezza che, a suo parere, dev'essere riconosciuto e riconsegnato ai giovani.
In esso riscopriamo l'espansività, cioè l'adesione incondizionata alla pienezza della vita, provando la sensazione di appartenere a una comunità nascente e il sentimento di nascere insieme al mondo.
Fondamentale la figura dell'assenza che non è mancanza, ma tensione esplorativa e immaginativa, curiosità; accompagnata dalla passione, la passione che trasforma e che porta ai cambiamenti. E la passione dell'assenza, che crea una sfida per mettersi alla prova e promuove la ricerca e il desiderio per qualcosa di diverso, di migliore.
Sostenitore di questa ricerca è senz'altro la speranza; perché essa: « (…) guardando più lontano e ampliando lo spazio del futuro, distoglie l'attesa dalla concentrazione sull'immediato e dilata l'orizzonte » (Galimberti 07, 146).
La speranza, infatti, è l'apertura del possibile.
Ma sperare non significa solo guardare avanti con ottimismo, richiede anche di guardare indietro per capire come configurare il passato e giocarlo in vista di possibilità future.
Infine, dopo la trasformazione, la rivelazione di sé a sé è l'ultima costellazione del mito della giovinezza: scrutandosi nel cuore i giovani troveranno loro stessi, innamorandosi del loro essere al mondo.
Potranno provare gioia nell'esserci e non percepire più questa estraneità che sorge tra loro e la vita.
Personalmente sono rimasta colpita da questo testo, in quanto riesce a spiegare molti dei comportamenti adolescenziali che risultano incomprensibili e inaffrontabili ai nostri occhi. Grazie alla spiegazione nichilistica si ha una visione dell'universo giovanile molto più chiara, che permette di intravedere una reale definizione anche dei gesti estremi che troppo spesso sentiamo al telegiornale.
Entrare così nella vita dei ragazzi, ci apre una porta verso possibili interventi, possibili strade verso la formazione della loro identità.
Rimango d'accordo con l'autore sul fatto che sia necessario, a scuola, oltrepassare la linea di confine tra istruzione ed educazione; andrebbero valorizzati i ragazzi nella loro interezza, considerando tutte le loro potenzialità (anche quelle incalcolabili). Immancabile poi una formazione degli insegnanti, troppo centrata sulla materia e poco sui metodi per insegnarla e renderla interessante ai giovani.
Manca, a mio avviso, una descrizione concreta e più dettagliata delle modalità che ci consentano di superare e affrontare il nichilismo. Gli elementi ci sono, ma non saprei tradurli sul piano operativo.
Probabilmente alla base non dovrebbe mancare il cambiamento radicale delle istituzioni scolastiche, solo così potremmo raggiungere i veri risultati.

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  • rockter pubblicata 07/04/2012
    Davvero una recensione impeccabile!
  • alex22g pubblicata 07/04/2012
    ottima opi grazie
  • Gioigio981 pubblicata 07/04/2012
    ottime info
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Informazioni sul prodotto : L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (Umberto Galimberti)

Descrizione del fabbricante del prodotto

Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l'età pretecnologica. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l'età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell'esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non "lavorano" più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un "noi" motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai "riti della crudeltà" o della violenza (gli stadi, le corse in moto). C'è una via d'uscita? Si può mettere alla porta l'ospite inquietante?

Caratteristiche Tecniche

EAN: 9788807171437

Tipologia del prodotto: Libro in brossura

Autore: Umberto Galimberti

Numero totale di pagine: 180

Alice Classification: Psicologia

Editore: Feltrinelli

Data di pubblicazione: 2007

Origine del record: Il copyright dei dati bibliografici e catalografici e delle Immagini fornite è di Informazioni Editoriali I.E. Srl o di chi gliene ha concesso l’autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.

Ciao

Su Ciao da: 29/04/2010