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L'umorismo (Luigi Pirandello)

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per L'umorismo (Luigi Pirandello)
4 Stelle Che c'è da ridere?
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Loredana26 Dal 4 nov 2003

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Da tanto tempo desideravo parlare di Pirandello, e adesso credo sia arrivato il momento di farlo.
Difficile scegliere un aspetto della sua poetica, della sua arte, della sua figura per rappresentarlo, perché troppo ampia è la letteratura che lo riguarda.
Io ho scelto questo saggio, questo famoso scritto solo perché legato ad un importante ricordo della mia vita.

Del resto il saggio sull’Umorismo rappresenta senza dubbio il momento in cui Pirandello indaga con particolare profondità quelli che sono i presupposti base di tutta la sua poetica, tutti basati sull’esigenza di mescolare sentimento e riflessione.

La domanda che si pone Pirandello, a cui cerca di dare una risposta tramite questo saggio, è: come si fa a riconoscere uno scrittore umoristico e a distinguerlo da uno scrittore comico o satirico o grottesco?
È chiaro che alla base c’è un terreno comune, ma c’è un particolare che distingue la scrittura umoristica: la contraddizione, la perplessità, la presenza costante dell’opposizione.

“l’umorista è un uomo […] a cui un pensiero non può nascere, che subito dopo non gliene nasca un altro opposto, contrario, […] para la follia con gli abiti della ragione e la ragione con gli abiti della follia, piange e ride nello stesso tempo.”

Qui comincia il pensiero centrale, culminante della riflessione umoristica di Pirandello, il momento in cui espone qual è questo elemento fondamentale che distingue un comico da un umorista.
Infatti anche nel comico agisce l’opposizione, il contrario, ma egli si limita ad accorgersi in modo superficiale che una persona o una situazione si allontanano dalla normalità. Nell’umorista però a questa fase si aggiunge quella della riflessione, che interviene a mettere in dubbio, a scomporre la situazione comica portandola ai suoi minimi termini, a scovare cioè le nascoste radici tragiche.
La situazione è cambiata: nasce un riso pieno di dolore e di amarezza segnando il passaggio cruciale dall’AVVERTIMENTO al SENTIMENTO del contrario, il passaggio dal comico all’umoristico.
Famosissimi a questo proposito sono i due esempi che Pirandello riporta per meglio precisare questo concetto: quello dell’ilarità suscitata da una caduta, dietro cui si nasconde il dolore fisico del personaggio, il dolore che gli deriva dalla mortificazione, dal considerarsi motivo di scherno, ecc.., e poi quello della vecchia signora che passeggia vestita e agghindata come una giovincella, cercando con quei vestiti di coprire la sua paura di invecchiare e di accettare la vita.
Quindi il personaggio umoristico nella sua interiorità sente e soffre, come sente e soffre l’animo dello scrittore umorista da cui nasce la sofferenza del suo personaggio.
Ecco qui la verità cui giunge Pirandello, una verità che agli occhi comuni potrebbe sembrare persino paradossale: l’umorismo affonda le sue radici non nella comicità, ma nella sofferenza.
L’elemento del pensiero si fonde a quello della follia, per l’arte diventa impossibile delimitare nettamente la riflessione dalla creazione, la filosofia dalla poesia, uno scambio continuo.
Il contrasto finisce con il divenire il punto cruciale della poetica pirandelliana, questo continuo oscillare tra la vita vera e il nulla… non più caratteristica soltanto del fenomeno umoristico, ma presenza costante e punto di riferimento di tutta la sua poetica.

“in certi momenti di silenzio, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali, e gli occhi nostri diventano più acuti e penetranti, noi vediamo noi stessi nella vita, e in se stessa la vita, quasi in una nudità arida, inquietante. Lucidissimamente allora la compagine dell’esistenza quotidiana, quasi sospesa nel vuoto di quel nostro silenzio interiore, ci appare priva di senso, priva di scopo […] il vuoto interno si allarga, varca i limiti del nostro corpo, diventa vuoto intorno a noi.”

Ecco che diventa chiaro qual è il vero compito dell’umorismo: deve riuscire a cercare quali sono le cause vere di ogni comportamento, non deve limitarsi all’apparenza, deve andare al di là di tutte le finzioni sociali, di quelle “maschere” che ciascuno di noi si impone, liberandoci da tutti i formalismi, le convinzioni e le illusioni che ci mantengono prigionieri, vivere piuttosto che vedersi vivere.
In questo saggio Pirandello muove una critica molto forte nei confronti delle illusioni dell’uomo, e questa esigenza di verità assoluta a tratti può apparire persino crudele, spietata, a causa di questo contrasto continuo, perenne tra “vita” e “forma”.
Da questo contrasto vengono fuori dei personaggi caratterizzati dalla “pena di vivere così”, il loro volto, la loro espressione, una volta tirata via la maschera e presa coscienza della loro non-vita, diventano un “misto di riso e pianto”.

Tutta questa concettualizzazione, questo saggio, rappresentano il distacco di Pirandello dalla tradizione accademica della letteratura italiana, rivendicando alla sua arte una libertà totalmente irrispettosa di ogni regola e di ogni convinzione.

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Avete domande riguardo L'umorismo (Luigi Pirandello)? Domanda
Pagina 1 di 9 | 1 - 5 di 42 commenti
  • ninjalex88 21/02/2010 22:59

    bella opinione

  • mauro_meo 11/11/2008 16:07
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    è geniale ancor oggi Pirandello...

  • marcoder 27/01/2006 17:17
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Ciao! Marco

  • dxwz 29/06/2005 12:02
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    <<...come un demonietto che smonta il congegno delle immagini, del fantoccio messo su dal sentimento; lo smonta per vedere come è fatto; scarica la molla, e tutto il congegno ne stride convulso...>>

  • tiz-taz 02/06/2005 23:37
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    gran bella riflessione... complimenti...

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