La valutazione di questo autore:
| Vantaggi: |
Il soave astrattismo . |
| Svantaggi: |
Il 'grottesco coeniano' potrebbe annoiare i più, ma sarebbe un peccato . |
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Sì |
Bob Wilton (Ewan McGregor) è un giornalista di provincia, fallito nel lavoro e abbandonato dalla moglie. Per risalire nell’uno e riconquistare l’altra se ne parte per l’Iraq a caccia di uno scoop sensazionale: una storia sul reparto segreto dell’esercito americano ‘Prima Terra’, incaricato di condurre operazioni di guerra psichica grazie a soldati dotati di poteri paranormali.
Lyn Cassady (George Clooney), il più dotato di loro, lo accompagna in territorio ostile raccontandogli però l’utopia che stava dietro alla nascita del battaglione, fatto sorgere dal reduce del Vietnam Bill Django (Jeff Bridges) con scopi completamente diversi da quelli effettivamente perseguiti.
Intuito, lettura della mente, attraversamento dei muri in corsa e capacità di fermare il cuore di un mammifero al solo fissarlo: dalla fredda Ann Harbor, Michigan, al torrido deserto dell’ultima provincia della Conquista Americana, Wilton visiterà il cuore di tenebra di un sogno venuto male, e darà sfogo alla lisergica liberatoria pulsione di un’avventura smilitarizzata, nella parte di mondo più insidiosa e armata dei giorni nostri.
Torna a casa sano e salvo, Obi-Wan.
All’inizio, scorrendo distrattamente locandina e trama sintetica del film così come era presentato sulla stampa e su internet, pensavo che il regista fosse proprio George Clooney, il quale aveva già diretto almeno una pellicola trasversale e straniante, ovvero quel “Confessioni di una mente pericolosa” (2002) che in un finto delirio onirico tracciava, tra l’allucinazione di un bugiardo compulsivo e l’ombra della verità più sporca, quel confine evanescente che (non) separa la violenza della volgarità mediatica e culturale da quella dell’espansionismo politico e militare.
Invece, mentre il nostro amatissimo ex-dottor Ross è impegnato in prima fila nella produzione del film, a dirigerlo è chiamato Grant Heslov, praticamente sconosciuto cineasta di complemento proveniente dalla recitazione, che negli ultimi anni aveva diretto appena un paio di corti, un po’ di tv e un solo altro lungometraggio, la commedia “Par 6” nel 2002.
Inevitabile pensare che il buon Grant abbia agito sotto l’ampio ombrello del potente George, e che il suo lavoro sia stato inevitabilmente ‘commissariato’ dall’alto: anche precisato questo, è giusto segnarsi il suo nome per verificare se, nel prossimo futuro, riuscirà a dirigere altri film con più libertà di manovra e confermando o no le qualità che si sono intraviste in questo “L’uomo che fissa le capre”.
Le quali sono, prima e innanzitutto, di natura ironicamente meta-filmica: l’attore protagonista Ewan McGregor, il cui personaggio nel corso della storia sarà chiamato a confrontarsi nientemeno che con lo Jedi che inconsapevolmente gli batte in petto, è davvero un cavaliere del bene, avendo interpretato il maestro di Anakin Skywalker nella seconda (e assai meno memorabile) saga guerrostellata di George Lucas; il vecchio militare cui dà voce, corpo e faccia da schiaffi l’irresistibile Jeff Bridges, è veramente il padre woodstockiano del Grande Lebowski, perseguendone la stessa pacifica filosofia, e portandola a conseguenze così estreme che solo un’entità ai confini dell’assurdo come un grande esercito poteva pensare avessero finalità militari; il sedicente soldato interpretato da George Clooney è invece la versione malincomica del Bob Barnes che il quarantottenne di Lexington, Kentucky, incarnò in un altro recente film americano avente come oggetto l’inestricabile paradosso mediorientale, ovvero l’angosciante “Syriana” (Stephen Gaghan, 2005).
Insomma, sin dal casting e dall’attribuzione dei ruoli principali questo progetto cinematografico reca in rilievo le impronte digitali della parodia citazionista, della presa per i fondelli anti-qualcosa, della farsetta canticchiata per il godimento di una piccola élite intellettuale; la conferma di questa precisa sensazione la si trova nella scelta di appaltare ad un attore bravissimo ad essere odioso, il fenomenale Kevin Spacey (che completa un quartetto all-star ), il ruolo di un moderno, sbiaditissimo Dr. Strangelove, come se la violenza satirica espressa dal capolavoro di Stanley Kubrick “Dottor Stranamore” (1964) servisse ora al solo copia-e-incolla della personalità ambiziosa e schizoide della cosiddetta ‘mente militare’, e il risultato di tale funerea traslazione fosse Larry Hooper, ovvero nient’altro che Lester Burnham (antieroe del capolavoro di Sam Mendes “American Beauty”, 1999) con le stellette, e la missione di conquistare le menti e i cuori di un popolo devastato e invaso a suon di trucchetti subliminali, propaganda creativa, guerrilla-marketing.
Eppure, nella tonalità mista di un registro non immediatamente decifrabile, risiede anche la chiave di lettura per quello che in molti momenti si rivela ‘semplicemente’ un film buffo e giocherellone, schiettamente irresistibile nella goffaggine di Lyn, nell’ingenuità di Django, nella perfidia carrierista di Hooper.
“L’uomo che fissa le capre” parla di debolezze molto più di quanto stigmatizzi crudeltà; opta per il ritratto di ridicolaggini più che per lo smascheramento di un piano di dominio; svela lo spreco di un sogno più che narrare l’inferno di un incubo.
E qui veniamo, come appropriatamente si dice, ‘a bomba’.
Sapete qual è la regola numero uno di ogni impero, voglio dire proprio di qualunque entità imperiale o ad essa equivalente che si sia mai succeduta nella storia dei secoli, e nei territori del mondo? Ebbene la prima regola è: giustificare se stesso agli occhi dei sudditi, dei nemici, dei posteri.
Ecco, io credo che Hollywood, proprio perché posizionata sul saliente della critica (anche salace, anche violenta) dell’establishment e del suo braccio armato, svolga inconsciamente o meno un sostanzioso ruolo di legittimazione di quello stesso modello (morale, sociale, politico, economico, ecc.) che con così tanta fatica e sudore e lacrime, proprie e altrui, lo zio Sam tenta di ‘esportare’ attirandosi la riprovazione di quasi tutto il pianeta.
Clooney e Heslov sussurrano che l’America è un impero riluttante, condannato all’espansione come ad una gigantesca seccatura, incapace di capire perché mai altri popoli e parti del mondo non abbraccino oggi le sue armate (che portano denaro, lavoro, internet, cibo e tv satellitare) come gli europei di sessant’anni fa fecero con i vincitori di Hitler; cadendo dal pero della loro retorica generosità, milioni di uomini e donne consumano da soli un terzo delle risorse del globo oscillando tra un cazzuto isolazionismo militarista, che alimenta i perversi anticorpi del terrorismo fondamentalista, e un irreale afflato filantropico (anche a base di portaerei e missili Cruise) che non riesce a sconfiggerlo.
Lo stallo è ben descritto, nel film, dalla sequenza della sparatoria scatenata da
contractors privati che si credono sotto attacco e invece si sparano tra loro.
In tutto questo bailamme di buone intenzioni allacciate insieme da troppe strizzatine d’occhio e pacche sulle spalle, mi ha comunque suscitato un sentimento di approvazione e indulgenza il tono ostinatamente ottimista dell’esercizio di stile, che porta ad una sequenza finale aggraziata e quasi poetica nel suo surrealismo dinamico e ben diretto: “L’uomo che fissa le capre” fissa un po’ anche noi, magari attraverso lo strabismo appena percettibile di uno sguardo obliquo e onnicomprensivo, ma non sprovvisto di una certa demenziale sincerità che contribuisce, alla fine, a farmelo piacere nonostante tutto.
Guardate: so già che molti potrebbero manifestare, nei confronti di questa sbilenca escursione nella Terra di Nessuno tra i territori di Altman, Aldrich (per citare alfieri classici della New Hollywood anni ’70) e Coen bros. una ‘resistenza passiva’ che impedirebbe il godibile coinvolgimento, quando non un rigetto formale per i tempi drammaturgici e l’uso del linguaggio metaforico molto sbilanciato sul versante del sarcasmo antropologico interno all’America e agli americani.
Beh, sarebbe un peccato se ciò avvenisse perché “L’uomo che fissa le capre”, al di là di un titolo originale francamente non bellissimo (e dunque tradotto quasi alla lettera dalla distribuzione nostrana) e di un’impostazione volutamente ibrida, propone un’indovinata pattuglia di consumati veterani al cospetto di una sceneggiatura di soave astrattismo, in cui ogni dialogo e pressoché ogni sequenza suonano come un
atto di scusa per come gli Stati Uniti necessariamente sono e saranno, ovvero capaci di fare cose giuste per i motivi sbagliati e viceversa, sempre faticosamente trascinandosi dietro (come un fardello, un premio e una condanna) le aspettative mitologiche dell’immaginario collettivo mondiale.
Se comunque amate abbastanza il Grande Lebowski per sopportarlo anche con una divisa addosso; se credete che i cavalieri Jedi NON esistano, ma che ve ne sarebbe un estremo bisogno; se godete (come me) del frastuono primordiale del rock a stelle e strisce targato Boston, date una chance a questo strano film che sembra sfuggirvi da ogni parte prima che vi rendiate conto che è sempre stato lì, fermo davanti a voi.
Il mio voto decimale è una comoda sufficienza proporzionata nelle tre ciao-stellette, ma sono quasi certo che “The Men Who Stare at Goats” sarà abbastanza stroncato in giro per l’Italia e per il web: come direbbe Django roteando lo sguardo verso divergenti universi paralleli,
it’s more than a feeling. SCHEDA
L’UOMO CHE FISSA LE CAPRE (The Men Who Stare at Goats, Usa 2009, 93’). Regia: Grant Heslov. Soggetto: Jon Ronson (dal libro omonimo). Sceneggiatura: Peter Straughan. Fotografia: Robert Elswit. Montaggio: Tatiana S. Riegel. Scenografia: Sharon Seymour. Costumi: Louise Frogley. Musiche originali: Rolfe Kent. Con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Stephen Lang, Robert Patrick, Waleed Zuaiter, Stephen Root, Glenn Morshower, Nick Offerman, Tim Griffin, Rebecca Mader, Jacob Browne. (Voto: 6.5)
| Altre Opinioni |
l'uomo che..ascoltava i Boston
Valutazione del Prodotto L'uomo che fissa le capre (G. Heslov - USA 2009) scritta da
forrestgump75
Vantaggi: leggero e divertente ma con un robusto messaggio pacifista
Svantaggi: se non si ama il grottesco e il surreale e non si sa leggere tra le righe
Bob Wilton (Ewan McGregor) è un timido e impacciato giornalista il cui matrimonio è appena fallito. Decide di partire per l'Iraq alla ricerca di una buona storia da scrrivere; ma forse sopratutto per testimoniare a se stesso e all'ex moglie un coraggio ch ...
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molto utile
22.11.2009
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E tu sei capace di attraversare un muro?
Valutazione del Prodotto L'uomo che fissa le capre (G. Heslov - USA 2009) scritta da
Rossella1978
Vantaggi: si ride
Svantaggi: trama inconsistente
Confesso che la convinzione ad andare al cinema me l'ha dato il trailer che avevo visto sull'Ipod di mio fratello: un film "demenziale", dove anche un George Cloney poteva entrare nella parte di uno stranissimo agente segreto che appunto "fissava le capre ...
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molto utile
09.11.2009
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No capre, no glory!
Valutazione del Prodotto L'uomo che fissa le capre (G. Heslov - USA 2009) scritta da
engygirl
Vantaggi: Film dal ritmo veloce che affonda i miti americani, il cast, le musiche
Svantaggi: La sceneggiatura debole
L'uomo che fissa le capre è un film uscito il 6 novembre 2009 nei cinema italiani ed è tratto dal libro 'Capre di guerra' del giornalista britannico Jon Ronson sul 'First Earth Battalion' dell'esercito americano. Si tratta di una storia paradossale ma rea ...
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molto utile
31.01.2010
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Un film bufala come la storia dei soldati psichici!!!
Valutazione del Prodotto L'uomo che fissa le capre (G. Heslov - USA 2009) scritta da
geolele
Vantaggi: Ottima l'idea di base, cast eccellente
Svantaggi: Un film totalmente fallimentare nella trama
Attratto dalla presenza contemporanea di tanti bravissimi attori e dai trailer che passavano continuamente fino a qualche settimana fa, l'altra sera mi sono affittato questo film del regista Grant Heslov, "L'uomo che fissa le capre" del 2009. Un'altra buo ...
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molto utile
18.04.2010
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Tra grottesco e realtà
Valutazione del Prodotto L'uomo che fissa le capre (G. Heslov - USA 2009) scritta da
lambrusca
Vantaggi: simpatico, può piacere
Svantaggi: a volte lento, potrebbe annoiare
Andai a vedere questo film al cinema spinta dalla locandina: i quattro personaggi della storia e la capra di profilo, inclusi i loro nomi.... Si preannunciava ovviamente una storia stravagante e alquanto inverosimile... E se la storia in se stessa risult ...
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molto utile
04.01.2010
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