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L'uomo dal fiore in bocca (Luigi Pirandello)

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Il dramma per me è tutto qui

5  14.03.2006

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L'uomo non si riconosce nelle proprie azioni, queste non sono espressioni di Lui, del suo essere: che cosa resta della concezione dell'uomo che vale in quanto agisce?

Il dramma teatrale è una storia o, come amo sottolineare, una fabula nella quale la voce del narratore tace quasi del tutto: è un succedersi di discorsi diretti dei personaggi e noi lettori abbiamo il "compito" di comprendere i rapporti che intercorrono tra di loro, dobbiamo carpire il senso della storia che si fonda esclusivamente sulle parole pronunciate. Il dramma di svolge al presente, nel "qui" e "ora" del dialogo tra i personaggi e la specificità del testo drammatico consiste proprio in questo: dramma deriva dal verbo greco "drao", faccio, agisco.
Dunque l'uomo non si riconosce nelle proprie azioni, queste non sono espressioni di Lui, del suo essere: che cosa resta della concezione del dramma come azione, dell'uomo che vale in quanto agisce?

Luigi Pirandello, il più grande autore di teatro del Novecento italiano, ci rivela: "Il dramma per me è tutto qui: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi si crede "uno" ma non è vero è "tanti", secondo tutte le possibilità d'essere che sono in noi"…

Uccidersi per abbreviare il tormento? Disprezzare la vita per poter accettare l'idea di staccarsene?
L'Uomo dal fiore in bocca è destinato a morire entro breve tempo. Un uomo condannato a morte per un epitelioma, "il fiore in bocca", dialoga con uno sconosciuto, l'Avventore che, avendo perso il treno, aspetta in un bar quello successivo. Lo sfondo è noto e molto semplice: il protagonista e l'Avventore sono seduti al tavolino di un caffè notturno...in un breve arco temporale si articola non tanto un'azione drammatica, quanto una situazione non passibile di evoluzione: una situazione limite prossima alla catastrofe incombente. Questo atto unico è finalizzato all'analisi del personaggio colto in una situazione che possiamo definire tragica. Ma cos'è una tragedia? Tragico è il conflitto tra l'uomo e un destino ineluttabile, che si compie inevitabilmente dalla sua volontà?
L'uomo dal fiore in bocca ci trasmette il senso del suo tenace accanimento alla vita, senza mai cadere nel patetico e lacrimoso inno alla vita, affidandosi invece all'ironia e all'umorismo: quel sarcasmo drammatico che induce il protagonista a chiamare "fiore" il tumore maligno che lo condanna.
Umorismo visto come un "sentimento" particolare: si può andare oltre le apparenze per scrutare nel profondo del protagonista della storia? Si può andare oltre le apparenze per scrutare nel profondo della vita di un uomo? Perché a volte ciò che ci appare degno di "riso" si mostra invece meritevole di pietà? Dietro un'apparenza trasandata e sgraziata si può nascondere grande intelligenza e sensibilità? C'è diversità tra il comico è l'umoristico? C'è differenza tra un qualcosa di così dissonante con la realtà da provocare una risata e il percepire cosa c'è dietro quest'apparenza comica? Sì, l'uomo può e deve sbirciare dietro quelle motivazioni nascoste in alcuni comportamenti, scoprendo di non poter più riderne ma di provarne pietà…

… mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione. All'alba, lei può fare la strada a piedi. Il primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò... Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando... Buona notte, caro signore…

L'Uomo dal fiore in bocca è destinato a morire entro breve tempo. Alla luce di questa rivelazione vive in contrasto con la particolarità del momento per chi sente la "morte addosso" e la normalità per chi è troppo preso dalla vita con la sua meravigliosa quotidianità: dall'attenzione quasi maniacale che riserva ai commessi dei negozi intenti a confezionare un pacco regalo, "la roba venduta"…al fantasticare su come è bello immaginare, sulla necessità di toccare con mano o anche solo sfiorare la vita altrui, col solo scopo di concludere che "è sciocca e vana…cosicché non debba importare a nessuno di finirla".
L'Uomo mette sulla scena i suoi pensieri, le sue riflessioni e le sue intenzioni…questo monologo avviene in presenza di un altro personaggio, ma le poche battute pronunciate dall'Avventore sono atte a descrivere le noie della vita comune e servono solo a far intendere meglio quanto forte possa essere l'attaccamento all'esistenza, alla vita...una vita che l'Uomo ama anche con le sue banalità, una vita che l'Uomo sa di essere condannato a perdere…
La comunicazione tra i due personaggi è a senso unico: è l'Uomo dal fiore in bocca il protagonista che raramente dà la possibilità all'altro di pronunciare qualche parola, perché per l'Uomo parlare significa liberarsi almeno per un istante dall'incubo della morte…l'importante è ora lasciar volare i pensieri, le emozioni, le sensazioni senza il desiderio di fare alcun tipo di discorso, senza la necessità di comunicare…solo parlare per nascondere quel tormento interiore che la morte crea in lui.
L'Uomo ha bisogno di disprezzarla la vita per poter accettare l'idea di staccarsene: non può tollerare di essere circondato dalle cure affettuose che la moglie vorrebbe dedicargli…allora forse bisognerebbe uccidersi per abbreviare il tormento? Sì, qualche volta ha considerato quest'idea, ma poi? Cosa l'ha fermato? C'è a fermarlo quel gusto insaziabile di esistere, quel desiderio di godere fino in fondo di ciò che la vita stessa dona: "...le buone albicocche…le fanciulle vestite di bianco e celeste…in un prato verde in ombra".
Così l'Uomo prega lo sconosciuto di contare i fili d'erba di un piccolo cespuglio sul margine di un sentiero: tanti fili come i giorni che il destino gli concederà…ma "lo scelga bello grosso il cespuglio, mi raccomando…"...

Cos'è la paura della morte? L'abbiamo mai realmente sperimentata o la nostra mente e il nostro cuore non hanno fatto altro che sfuggirla?
L'Uomo dal fiore in bocca razionalizza la paura cercando di eluderla pensando sia inevitabile, che ogni cosa muore, oppure vive in pieno il suo presente dimenticando tutto ciò che riguarda il passato e il futuro?
Egli comprende l'inevitabilità della sua imminente morte e poichè non vuole morire ne ha paura...ma afferma tra le righe che non ha mai saputo e mai potrà sapere cosa essa sia, ne ha solo una proiezione nella sua mente...arriva per cui ad ammettere di aver paura della sua idea di morte e si chiede se è possibile vivere quell'emozione senza sfuggirne...
L'Uomo capisce che il cammino della vita come quello della morte va percorso da soli...è un viaggio durante il quale l'amore del ricordo, l'affetto delle persone care non possono offrire alcun conforto...perchè? Perchè siamo abituati a concepire distinti e opposti il dolore e la gioia, la morte e la vita senza renderci conto che esiste un legame profondo fra ciò che sembra essere opposto: non esiste vita senza morte...l'Uomo dal fiore in bocca l'ha percepito e ha il coraggio di non fuggire di fronte a ciò che gli procura sofferenza, anzi nasce il lui una sorta di euforia per la vita.
Vivere ironizzando il male, il dolore per godere fino all'ultimo respiro le emozioni...

...Il primo cespuglietto d'erba su la proda...ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò...ma lo scelga bello grosso, mi raccomando...

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123paolocesare

123paolocesare

02.12.2011 00:49

ottima

kyui

kyui

19.02.2008 14:33

eccellente peccato ke nn scrivi piu

Alessandrob

Alessandrob

24.09.2007 18:33

Fantastico libro...ciao!!! Eccellente opi!!!

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