La banda Baader Meinhof (U. Edel - Germania 2008)

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La banda Baader Meinhof (U. Edel - Germania 2008)

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Sangue sulla Germania

4  31.10.2008

Vantaggi:
La ricostruzione di un'epoca, la tensione

Svantaggi:
L'eccessiva spettacolarizzazione dei crimini della Raf

Consiglio il prodotto: Sì 

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Fine anni Sessanta, l'Europa è sconvolta da un vento di cambiamento. I giovani vogliono finalmente prendere il futuro nelle loro mani e per fare questo protestano e si battono contro le società opulente ma illiberali costruite dai loro padri dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il movimento del '68, presto o tardi, attraversa la maggior parte dei paesi europei. Tutto comincia con manifestazioni per la pace in Vietnam e contro lo stato repressivo esistente. Tutto comincia in maniera pacifica e utopistica, in troppi casi, però, vista la delusione provocata dall'impossibilità di un reale cambiamento attraverso questi mezzi, c'è chi passa all'utilizzo della violenza.
In Germania, nell'allora Repubblica Federale Tedesca, il movimento studentesco, la SDS, era rappresentato da Rudi Dutschke, un pacifista: il grave attentato da lui subito (che nel lungo periodo verrà a causarne la morte negli anni Settanta, dopo che è diventato leader dei Verdi) e l'uccisione di un altro studente durante una manifestazione contro lo Scià di Persia rappresentano per molti uno spartiacque. Se la violenza attaccava il movimento che sognava di portare il cambiamento, pacificamente, era il caso che il movimento stesso adottasse la violenza per ottenere quanto si prefiggeva.
Ecco che alcuni giovani, studenti ed intellettuali, cominciarono a compiere atti di violenza contro alcuni bersagli sensibili (ad esempio, gruppi editoriali) che ritenevano simboli o strumenti della repressione. Ben presto, però, quelli che erano atti di violenza contro le cose diventarono atti di violenza anche contro le persone e il sangue cominciò a scorrere.
"La banda Baader Meinhof" di Uli Edel, autore nel lontano 1981 di "Christiana F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino", è la ricostruzione di questo periodo della storia tedesca, che va dal finire degli anni Sessanta alla seconda metà degli anni Settanta, di cui fino ad ora il cinema non si era mai volutamente occupato. Ispirato al libro omonimo di Stefan Aust (per molti anni direttore di "Der Spiegel"), ad oggi la migliore e più completa ricostruzione della storia della RAF, la Rote Armee Fraktion, il gruppo terroristico che insanguinò e spaventò il paese sino alla morte dei suoi leader, per suicidio (anche se qualcuno vorrebbe che fosse stata la ragione di Stato a suicidarli) mentre erano in carcere, tra il 1976 ed il 1977.
Ulrike Meinhof era una raffinata ed impegnata giornalista di sinistra che, col passare degli anni, cominciò a dubitare della possibilità di avere una vera e propria influenza sul reale e sulla società col proprio lavoro. Rimasta affascinata dalle imprese di Andreas Baader e Gudrun Ensslin, una coppia di giovani che aveva deciso di reagire con la violenza alla guerra nel Vietnam, si unì a loro e passò alla clandestinità in quella che sarebbe divenuta una vera e propria spirale di sangue e di morte.
Il gruppo, infatti, dopo aver tagliato completamente i ponti con la vita precedente (la Meinhof rinunciò addirittura a rivedere le proprie due figlie, affidate al padre dal quale si era separata) fondò la RAF con lo scopo di diffondere la resistenza armata contro la situazione politica, repressiva, esistente nel paese. Per fare questo, si andò ad addestrare militarmente in Giordania presso un campo di El Fatah, per poi tornare in Germania e cominciare con le loro azioni criminali.
Rapine, attentati: il gruppo ottenne ben presto il sostegno, reale o solo morale, da parte di una percentuale non indifferente di tedeschi che li vedevano come una sorta di Robin Hood, salvo poi rimanere terrorizzati dalla loro deriva fatta di omicidi e stragi.
Il film in patria ha riscontrato immediatamente un notevole successo di pubblico: dopo dieci soli giorni di programmazione aveva già totalizzato un milione di spettatori. Allo stesso tempo, però, ha dovuto fare fronte alle critiche di quanti hanno accusato gli autori di presentare i terroristi come dei personaggi attraenti, cool, e di spettacolarizzare in maniera eccessiva le loro imprese criminali (non provando il dovuto rispetto per le vittime delle stesse). Altre critiche sono poi giunte, da destra e da sinistra, da parte di quanti sostengono che molte sono state le omissioni e i dettagli, pure importanti, della storia su cui non è stato fatto alcun cenno (ad esempio, il ruolo di fiancheggiamento ed influenza da parte della Repubblica Democratica Tedesca e della Stasi; quale fosse realmente l'ideologia della Meinhof e di Baader cui nel film ci si riferisce spesso come anarchici; il dubbio sul suicidio).
Nella sostanza "La banda Baader Meinhof" è un'opera che utilizza uno stile a metà tra il documentaristico e quello dell'action movie. La ricostruzione degli eventi è vissuta in tempo reale, seguendo l'ordine cronologico, ad un ritmo forsennato (nonostante si tratti di un film che, comunque, dura due ore e mezzo). Si tratta di un film che indubbiamente conquista l'attenzione dello spettatore che viene preso da una trama incalzante.
Siamo indubbiamente dinanzi ad una spettacolarizzazione degli eventi e, qui, ognuno deve poter decidere da solo se questo è lecito, soprattutto quando si tratta di fatti che hanno causato delle ferite importanti all'interno di un paese. Se questo ha senso ed è possibile, allora l'opera di Edel è decisamente ben riuscita ed affascinante. Altrimenti, va da sé che è da condannare aprioristicamente. La domanda da porsi è: può il cinema raccontare qualsiasi cosa o vi sono dei limiti oltre i quali non dovrebbe mai andare, a meno di non voler correre il rischio di fare dello sciacallaggio?
Per quanto riguarda poi il problema del punto di vista sulla vicenda e su Baader e Meinhof, bisogna scansare qualsiasi equivoco. Gli autori non intendono incensare quelli che sono stati dei terroristi spietati e sanguinari. Piuttosto, cercano di ricreare nell'animo degli spettatori quelli che erano i loro sentimenti all'epoca degli eventi. Sia Edel che Aust e il produttore e sceneggiatore del film, Bernd Eichinger, all'epoca erano dei giovani militanti di sinistra che erano rimasti esaltati dalle manifestazioni contro la guerra nel Vietnam e di richiesta di riforma della società in senso meno autoritario. Per questo, in qualche modo, avevano guardato con una certa simpatia le prime azioni di ribellione e di rivolta contro l'ordine costituito da parte del gruppo Baader Meinhof, salvo provare orrore e disgusto per il passaggio dalla fase di mera violenza contro le cose a quella, indiscriminata, contro le persone.
Questo traspare abbastanza evidentemente nel film. In particolare, l'unico personaggio che può risultare in qualche modo attraente è quello di Ulrike Meinhof, un'intellettuale che improvvisamente decide di gettarsi una vita alle spalle (per poi uscire completamente di senno, una volta in carcere, incapace di resistere alle pressioni varie). Andreas Baader, invece, risulta essere sin da principio sgradevole e insopportabile, violento e privo di scrupoli.
Un film interessante e sicuramente capace di catturare l'attenzione. Certamente un modo per ricordare un periodo della storia tedesca che era stato troppo frettolosamente sepolto e rimosso dalla memoria. Importante, poi, perché è solo attraverso la riscoperta del passato si può comprendere il presente e, in qualche modo, prevedere il futuro.

(ex Cinemante)
Fotografie per La banda Baader Meinhof (U. Edel - Germania 2008)
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brest

brest

10.11.2008 12:53

Indubbiamente un'opera meritoria e ricca di elementi di interesse, ma forse più istruttiva che esattamente trascinante. Condivido gran parte delle tue considerazioni a latere. Ciao da Brest

Reed

Reed

31.10.2008 16:18

bel film

muschitta

muschitta

31.10.2008 16:15

molto interessante

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