Credo che l'argomento di questa mia opinione a molti possa solo far tornar alla mente gli anni del liceo, "l'obbligo" di studiare, leggere, capire, un'opera da tanti considerata superata. Io non sono di questo avviso, addirittura negli USA stanno riscoprendo, sarebbe più corretto dire...scoprendo la nostra grande (non dimentichiamocelo mai!) letteratura.
E parlando di letteratura italiana non posso che pensare a Dante, alla sua stupenda Divina Commedia, e spero che chi non l'ha mai amata, dopo aver letto queste poche righe senta il desiderio di leggerla.
Vi parlerò del quinto canto dell'inferno, soprattutto per mostrare quanto attuale sia quest'opera, e poi di Paolo e Francesca....non ci si può scordare.
CANTO QUINTO Cerchio secondo: LUSSURIOSI
Dante scrisse questo canto, in seguito alla lunga riflessione sull'amore, per intenderci :il dolce stil novo.
Il significato intrinseco del canto si rifà alla concezione dell'amore nel Medio Evo:ossia non un'esaltazione dell'amore libero, cosa che potrebbe essere così intesa da noi "uomini moderni", e neppure una rivendicazione dei diritti del cuore nei confronti dei diritti sociali, ma è una meditazione sull'amore e sui pericoli di certi modi di intenderlo.
Dante cercherà dunque, nel corso del canto, di coinvolgere il lettore in una simile riflessione.
Indimenticabile le terzine che raccontano la pena d'amore di Paolo e Francesca, il loro bacio...
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
......................................Noi leggivamo un giorno per diletto
di Lancillotto come amor lo strinse;
soli eravamo e senza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.Questa scena a noi lettori moderni appare come una scena d'amore e non di peccato, quindi ci chiediamo perchè mai sia stata messa dall'autore nell'inferno....devo ripetermi, per Dante questa è una scena di peccato, ne è la prova alla fine del canto il pianto di Paolo.
L'amore non può, per Dante, essere separato dalla morale. Questo potrebbe aprire un dibattito, che certo non può essere discusso in questa sede, sul significato/valore/importanza dell'amore.
Di certo non si può accomunare indissolubilmente amore e morale....ma ai giorni nostri che significato gli attribuiamo?
Io continuo a pensare a Paolo e Francesca, seduti a leggere il libro, il loro viso che si arrossa e le loro labbra che si toccano....Dante non voleva parlare di romanticismo....ma i versi scritti sopra, sono i più bei versi d'amore che abbia letto in vita mia....trovo in loro il significato, diverso da quello di Dante, dell'amore, come un qcs. che ti sconvolge il corpo, la mente, i pensieri, che coinvolge ogni parte di te...e una "pazzia meravigliosa", senza la quale la vita è vuota!
17.05.2007 13:21
L'opera è un mito..
27.08.2004 13:14
Ti faccio i miei più vivi complimenti per l'opinione..sto proprio studiando la Divina Commedia per il mio ultimo esame universitario e come te sono rimasto davvero colpito dal V canto dell'Inferno..però non sarei troppo riduttivo nel dire che Dante considera questa scena come peccato perchè non concepisce l'amore al di fuori dell'ambito morale..sarebbe da qui che dovrebbe nascere il dibattito..perchè Dante pone Paolo e Francesco proprio nel cerchio dei lussurosi? Qual'è il motivo che lo ha spinto a porli nell'Inferno? Se vuoi potrei scrivere un'opinione per spiegare i miei diversi punti di vista sull'argomento! Comunque la tua opinione mi ha colpito davvero in profondità...mi sa proprio che ti meriti la mia fiducia.. un saluto :)
11.05.2003 15:18
Hai ragione: Dante resta sempre e comunque un punto di riferimento. Ciao