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La divina commedia (Dante Alighieri)

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COME PUO' UN PECCATORE RAGGIUNGERE LA SALVEZZA?

5  17.12.2006

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eragon17

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Il viaggio metafisico di Dante ci dimostra come un uomo può purificarsi e raggiungere il regno dei cieli. Il suo cammino si divide in tre parti:
Inferno; qui il Dante peccatore conosce le tenebre e i peccati di cui si sono macchiati tutti gli uomini
Purgatorio; l'anima del poeta si "purga" dal male e inizia la sua salita verso il regno dei cieli
Paradiso; l'anima ormai pura di Dante raggiunge la luce può così ricongiungersi con l'amata Beatrice e incontrare per la prima volta Dio
Analizziamo meglio questo cammino che è monito della teologia cristiana secondo la quale anche il peggior peccatore può redimersi e ottenere la salvezza.

PARTE I
AD UN PASSO DALLA CONDANNA

Il Dante dell'inferno è la classica figura del peccatore un uomo che " nel mezzo del cammin di nostra vita si ritrova per una selva oscura e con la diritta via ormai smarrita ". La situazione del poeta rappresenta la situazione dell'umanità ormai sviata dalla retta via e prigioniera del peccato.
Dante cerca di raggiungere il colle illuminato che rappresenta il regno della luce ma viene fermato dalle tre fiere che li impediscono il passaggio, chiede così consiglio all'anima di Virgilio suo grande maestro, che li spiega che l'unico modo per raggiungere il paradiso è attraversare prima l'inferno e poi il purgatorio. Il tentativo di Dante di raggiungere subito il paradiso è anche quello degli uomini che credono di poter ottenere facilmente la salvezza sconfiggendo i tre vizi capitali (le fiere): lussuria, superbia e cupidigia, come Dante, devono capire che questo non basta ed il sentiero è molto più difficile di quanto si immaginino. Prima di iniziare il suo cammino Dante come tutti gli uomini che sanno di dover affrontare un duro e pericoloso cammino, ha paura , non si sente all'altezza della situazione dice infatti riferendosi agli altri due uomini, Enea e San Paolo, in grado di affrontare un viaggio del genere: " Io non Enea, io non Paulo". Sciolti gli ultimi dubbi, il cammino verso i meandri più bui dell'inferno ha inizio. Dante incontrerà ogni genere di peccatore, nemici, amici importanti personalità del passato che mai avremmo pensato potessero essere collocati in questo ambiente tra i tanti la condanna più sorprendete è quella di Ulisse che viene trattata nel canto XXVI.
Ulisse viene condannato da Dante per la sua sete di conoscenza e per la grande abilità di questo di ingannare il prossimo, l'astuzia e la sete di conoscenza dell'eroe greco mal si conciliano con l'ortodossia di Dante. Il Cristianesimo condanna la ricerca accanita come si evince anche dalle parole di Sant'Agostino che definisce la curiosità come una qualità propria di satana. Oltre ad importanti personaggi Dante conosce tutte le terribili pene dell'inferno che prendono corpo secondo la legge del contrappasso e infondono in lui profondo rammarico, angoscia e timore per quelle vittime ormai condannate per l'eternità. In mezzo a tutte queste oscurità l'anima di Dante prende coscienza del male, comprende i peccati dell'umanità così si eleva ed è pronta a cominciare la salita verso il regno dei cieli.

PARTE II
LA RINASCITA' VERSO DIO

Superato il mare crudele dell'inferno la navicella dell'ingegno dantesco naviga sulle piatte acque del purgatorio in attesa di raggiungere quelle migliori del paradiso. Dante infatti inizia la scalata al monte che permetterà al suo animo di "purgarsi" e di elevarsi degno nel regno dei cieli. Deve però confrontarsi prima con la gigantesca figura di Catone guardiano del secondo regno dell'aldilà. Proprio sulla scelta di questa figura i critici si porranno parecchi interrogativi. Un fervente cristiano come Dante, come può dare un incarico tanto importante a Catone che non ha mai conosciuto il cristianesimo e che addirittura è morto suicida? Non dovrebbe trovarsi nel VII cerchio dell'inferno tra i morti suicidi come Pier Delle Vigne?
Dante nonostante il suo pensiero sia sempre ortodosso ai valori del cristianesimo, giustifica il suicidio di Catone che messo di fronte alla possibilità di scegliere se morire per i propri ideali di libertà o vivere in un mondo dove il pensiero di un uomo è il pensiero di tutti, decide di morire. Il suo non è un gesto di codardia ma bensì di coraggio, riesce ad opporsi ad un mondo dove la libertà stava per essere calpestata. In questo passo Dante rivela all'umanità l'importanza che deve avere la libertà nella società e si nota facilmente il suo pensiero democratico. Inizia così il rito purificatore con la rugiada del purgatorio che lava il volto di Dante dal peccato. La sua redenzione viene poi completata dal giunto miracoloso. Altro importante simbolo di purificazione è la scelta del tempo; la vicenda viene collocata infatti nel giorno di Pasqua, inoltre la rinascita del giunto dopo essere stato strappato simboleggia l'inizio della nuova vita per Dante e più in generale per l'umanità.
Dante inizia così la scalata che lo porterà in cima alla montagna e al raggiungimento finalmente del paradiso terrestre.

PARTE III
IL REGNO DEI CIELI

Giunto finalmente in cima Dante abbandona l'amico e maestro Virgilio che non avendo mai conosciuto il Cristianesimo è relegato nel limbo i cui residenti hanno come unica pena l'impossibilità di conoscere Dio. Questa possibilità invece si presenta a Dante il quale finalmente si ricongiunge a Beatrice la donna da lui amata che li farà da guida nell'ultima parte del suo viaggio.
Iniziano insieme la salita verso Dio avvolti da una luce potentissima in completa antitesi con l'oscurità infernale a cui Dante era stato costretto. La curiosità di Dante tipica dell'umanità torna prepotente quando questo chiede a Beatrice come mai lui, spirito corporeo e non anima come gli altri possa salire verso Dio. La risposta di Beatrice è decisa: dice appunto che Dio attira a se l'uomo come una calamita se il suo spirito è puro e privo di peccato solo se l'uomo è contaminato dal male questo non avviene. Questa importante affermazione ci riconduce al pensiero Platonico, ma anche più vicino al " De Hominis Dignitate " di Pico della Mirandola, manifesto dell'uomo del periodo umanistico - rinascimentale. Anche qui viene riespresso il principio del libero arbitrio e della possibilità dell'uomo di elevarsi verso le cose divine e quindi verso Dio con le buone azioni o degenerare verso il male ed il peccato. Il viaggio di Dante può finalmente concludersi così con il tanto agoniato incontro con Dio che sancirà la completa purificazione del suo spirito.

CONCLUSIONE

Così la conclusione del viaggio di Dante ci da una risposta implicita alla domanda iniziale il suo viaggio non è il cammino di un uomo ma è la strada che deve intraprendere tutta l'umanità se vuole ottenere la grazia di Dio. Il Viaggio per l'inferno fa da monito a tutti gli uomini, gli spaventa, Dante cerca di far capire a loro quali orrende punizioni gli aspettano se continueranno a comportarsi fuori dai canoni di Dio. Con il Purgatorio cerca invece di convincere gli uomini a non accontentarsi di non essere peccatori ma di migliorarsi, di rinascere e modificare le proprie priorità per ottenere il più grande premio per l'uomo: il raggiungimento del paradiso e l'incontro con Dio.
Il cammino del peccatore per ottenere la salvezza deve essere come il cammino di Dante non esistono scorciatoie. Solo una completa purificazione conduce alla salvezza eterna.

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Commenti su questa Opinione
DolceLettrice

DolceLettrice

17.05.2007 13:18

Ottima opinione. Non vedo l'ora di leggerla, da tanto!

sciuscio

sciuscio

17.12.2006 16:26

bella opi, mi ha sempre affascinato la divina commedia!

dmsec

dmsec

17.12.2006 00:57

bravo... non è certo facile racchiudere il senso della Divina Commedia in poche righe ...Sei mai andato a vedere gli spettacoli di Benigni sulla Divina Commedia?

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