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Vantaggi La solita ineguagliabile creatività cine-pittorica di Tim Burton; Johnny Depp che fa il mattocchio malinconico; la scioglievolezza di una favola stavolta più per bambini che per adulti.
Svantaggi La sceneggiatura con poche e facili strizzatine d'occhio; gli stacchetti musical degli Oompa-Loompa che già alla seconda uscita si fanno mal sopportare; la scelta di ovviare con l'espediente del parco tematico alla gracilità della storia.
Dettagli
| Genere | fantasy |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | buona |
| Attori | decenti |
| Sceneggiatura | mediocre |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Nella grande città il piccolo Charlie Bucket (Freddie Highmore, già visto in "Neverland") vive con la famiglia in una catapecchia obliqua e scricchiolante: papà, mamma (Helena Bonham-Carter, che è poi la donna di Burton) e poker di nonni eternamente a letto (il più vispo dei quali è il David Kelly di "Svegliati, Ned") condividono con lo sveglio ragazzino il miracoloso tepore di una felicità modestica (modesta+domestica), per nulla condizionata da una dickensiana paradossale povertà.
Quando Charlie vince una visita alla misteriosa e ormai mitica Fabbrica di Cioccolato del misantropo genio dolciario Willy Wonka (Johnny Depp) inizierà per lui un viaggio straordinario e bizzarro, nella mente ancor prima che nell'officina di un infantile edipico demiurgo, così ansioso di regalare eredità, business e segreti industriali a quel bambino che più di ogni altro avrà dimostrato di meritarli, e tutto forse solo in cambio di un pranzo nel tepore appetitoso di quella crudele dolce prigione che è la famiglia.
Diretto dal mestierante televisivo Mel Stuart e uscito nel 1971, "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" resta ancora oggi uno zuccheroso mattoncino con cui molti adulti di adesso ricordano di aver costruito i propri sogni di bambini: malgrado la fattura perlopiù artigianale e l'ingenuità degli effetti speciali, chi lo ha visto ne racconta con una meraviglia e una nostalgia che la dicono lunga sulla capacità delle favole (dei loro sapori, colori, suoni) di depositarsi in uno strato profondissimo della nostra coscienza dal quale nasceranno i criteri che da lì in poi assoceremo alle più elementari sensazioni di piacere, benessere e conforto. Per conferma, sono disponibili su questo sito una dozzina di opinioni (quasi 5 stellette di valutazione media) sul film che aveva in un bislacco Gene Wilder il sapido, iperglicemico mattatore.
Nel titolo originale del libro di Roald Dahl, Tim Burton restituisce la fabbrica di cioccolato al suo destinatario iniziale e finale, il prode intelligente Charlie, paradigma del 'bravo bambino' che stravince il confronto con i 'mostri' (l'obeso ingordo, la stra-viziata, la 'vincente', il 'genio') con cui si trova a condividere la visita guidata in un luogo rimasto inaccessibile al mondo per anni e anni.Imperatore solitario di questo regno indigesto e fantasmagorico è Willy Depp, ovvero l'Ambiguo Caronte.
Spiego: Johnny Depp ruba a Gene Wilder il personaggio di Willy Wonka e lo riveste con una corporeità esangue da poeta maledetto, come un innesto della vispa malinconia di Sbirulino sui lineamenti classici di George Best. L'effetto è bizzarro: da un lato veniamo urtati (urtati, più che sedotti) dalla vena effeminata della cipria, delle mossette, delle ciglia da viado d'alto bordo, che sbucano dalla tesa del cilindro posto lievemente di sbieco; dall'altro ci diverte e intenerisce la versione 'barbie' dell'ennesimo Peter Pan miliardario e isolazionista, affascinante nella carta argentata della confezione ma, dentro, solo soletto come un bambino auto-orfano di papà integralista odontoiatrico (nella fattispecie, un caricaturale Christopher Lee, ma sappiamo quanto Tim ami riesumare vecchi mostri sacri); in definitiva, questo traghettatore metà 'uomo in frac' di Modugno metà groupie di Freddie Mercury ci stordisce senza conquistarci, e ci fa tristezza più di quanto ci faccia riflettere.
Forse consapevole della complessiva ambiguità estetica del protagonista (peccato che la leggerezza di tocco del giocherellone Depp sia parzialmente compromessa dalle esigenze di un copione che lo vuole quasi ermafrodito), ecco che Burton tenta la rimonta sul versante della machinery ludica e onirica, e poiché la storia parla di una visita ad un mondo nascosto e meraviglioso, il film si tramuta presto in un parco tematico che, seguendo il filone delle prelibatezze e delle bizzarrie del cioccolato e dei dolci, ci porta per mano lungo un percorso a ostacoli, pieno di montagne russe, trappole, sorprese: sensazionale la nave vichinga disegnata sulle fattezze di un ippocampo (rosa shocking, ma che ve lo dico a fare…), scontato ma incantevole il fiume di cioccolato fuso, francamente insopportabili i plotoni dei canterini Oompa-Loompa (repliche computerizzate dell'attore Deep Roy), sorta di incrocio tra Al Bano e i playmobil, che avrebbero la funzione di infaticabili operai della fabbrica ma anche quella, veramente non richiesta, di coro greco all'insegna di siparietti musical che già al secondo giro sanno di stucchevole da un chilometro di distanza.
Alice nel Paese delle Meraviglie, Hansel e Gretel, Disneyworld da un trilione di calorie; Burtonland è un'attrazione immaginosa e ripetitiva (sfortunatamente la lunga sequenza dell'ascensore trasparente ricorda in modo troppo sospetto la scena della 'creazione dei mondi' che ho visto da poco in "Guida galattica per autostoppisti"), molto suadente alla vista e più lunga di quello che avremmo detto nella nostra percezione dello scorrere del tempo, indizio quest'ultimo di un film non esattamente indimenticabile.
Tra tutte le sue giostre multicolori, io una nuvola di zucchero filato me la sono sbafata ma, proprio come accade con questo illusorio dolciume, alla fine la sensazione di bontà si è rivelata molto superiore alla sostanza: coccolando il palato senza riempire il pancino non si va molto lontano.
La prossima volta, Tim, meglio un bel Toblerone. Grazie.
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sabbiaevento 03/03/2009 20:21
Una di quelle tue godibilissime opinioni ricche di spunti ironici. Ti dirò in ogni caso che concordo su tutto. Anche se io il film l'ho visto isolo n TV (sento il tuo urlo di dolore...) ho avuto le stesse impressioni e reazioni. Ivi compresa quella di fastidio per il trucco di Depp...
delfinabizantina 13/05/2008 09:45
adesso mi rendo conto che probabilmente io non ho mai visto un film di Tim Burton! A parte Batman
MIDNIGHTBLUES 04/08/2006 10:22
eccellente recensione, come da cosuetudine. Il film ancora non l'ho visto per i contunui "ostracismi" della mia compagna. La versiona degli anni 70 mi aveva affascinato e spaventato. Prima o poi vedrò anche questo. ciao ciao
cezsec 18/04/2006 11:04
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Mamma mia quante smielate chicche tutte nella stessa recensione , devo prendere appuntamento con il dentista. Io ho visto solo l'originale (che non mi è piaciuto , ma l'ho visto da adulto..... diciamo così) , a questo remake gli darò un'occhiata appena posso maestro ....... è pur sempre un film di Tim Burton come dice lei.