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Opinione

per La guerra dei mondi (Steven Spielberg - 2005)
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3 Stelle L'invasione degli Ultra-Suoni Opinione diamante Opinioni con immagini
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Vantaggi Uno solo, ma enorme: la più formidabile rappresentazione del terrore di massa mai vista (e soprattutto udita) su uno schermo di cinema.

Svantaggi Alcuni e importanti, tra i quali primeggia la fallita mistura narrativa tra fanta-horror e dramma famigliare; l'inaccettabilità logica di una storia anni '50 rimessa in scena fidandosi solo della sua originalità di allora; ingenuità sparse.

L'autore

brest Dal 7 feb 2001

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Il manovratore portuale Ray Ferrier (Tom Cruise) corre a casa dopo il turno: l'ex-moglie, già incinta del suo nuovo compagno, gli porta i due figli per il week-end. La biondina Rachel (Dakota Fanning) è solo scettica dall'alto dei suoi dieci anni, il più grandicello liceale Robbie (il canadese Justin Chatwin, in realtà ventitreenne) si mostra invece apertamente ostile verso il proprio genitore fallito, incapace di dare ai figli almeno una cameretta ciascuno nella sua disordinata casa di periferia.
Ray è stanco, inadatto a controllare Robbie (che invece di preparare i compiti per il lunedì, tanto per cominciare gli frega la macchina) e distante anni luce dalla sofisticata sensibilità della piccola Rachel.
Meno male che l'operaio di Brooklyn non pronuncia la frase 'mi sembra che mi crolli il mondo addosso': la cosa accadrà comunque, dopo spettacolare anomala tempesta magnetica che scarica fulmini solo in alcuni punti precisi, e conseguente uscita dalla terra di enormi tripodi assassini, impegnati nell'annientamento del genere umano per scopi che, per quanto imprecisati, hanno tutto il diritto di tenere per sé.
Siamo microbi da eliminare per queste gru biomeccaniche, che iniziano sì il loro lavoro diligente a base di raggi disintegranti spappolando città e ottimisti eserciti al contrassalto, ma siamo, o meglio abbiamo, pur sempre microbi nascosti in miliardi di gocce d'acqua, e i misteriosi alieni cattivi forse (ma dico forse) non hanno fatto proprio benissimo tutti i loro conti…

Steven Spielberg, probabilmente memore del proprio atteggiamento da sempre tenero verso le forme di vita extraterrestri (piccoli testoni occhiuti ci restituiscono i dispersi del Triangolo delle Bermude in "Incontri ravvicinati del terzo tipo", nel 1977, addirittura uno di loro, naufrago sulla terra, viene salvato dai bambini in "E.T.", nel 1982), decide di cambiare registro, e di punto in bianco ce li mostra enormi, crudeli, e incazzati come api.
"La guerra dei mondi" altro non è che il primo racconto di fanta-terrore mai inventato, e risale addirittura al 1898 quando il suo autore, l'inglese Herbert George Wells (il progenitore nobile di tutta la fiction futurologa e spazio-temporale), lo creò immaginando il 'worst case scenario', la peggiore delle ipotesi possibili, sul contatto tra intelligenze non umane e noi poveracci.
Quel geniale bugiardo a nome Orson Welles usò proprio questo romanzo vittoriano per trasporlo nel primo radio-psicodramma di sempre: nel 1938, recitandolo agli altoparlanti della diretta nazionale in una maniera ambiguamente 'realistica' (era la notte di Halloween, ma nessuno ci badò), gettò tutta l'America nel caos per almeno una notte e un giorno interi.

Spielberg rinnova con Tom Cruise la partnership tra il regista e l'attore più influenti nella moderna industria della settima arte, e progetta questa edizione attualizzata della classica variante 'alieni cattivi & invasori' buttandoci dentro tutta la potenza dei propri mezzi, praticamente sconfinati.
Vi sono due binari su cui il genere viaggia spedito, e occorre costruirli solidi, e accuratamente paralleli tra loro: il primo è quello della narrazione pura e semplice, che esigerebbe per conto del pubblico pagante una breve e se possibile soddisfacente spiegazione del 'chi', del 'cosa', del 'come' e del 'perché', al fine di ottenere che la convenzione del 'mettiamo che…' abbia almeno il potere di coinvolgere gli spettatori facendo loro ritenere che meriti di stare seduti con i pop-corn 'per vedere come va a finire'.
Poi, la smaliziata audience del cinema LO SA GIA' DA PRIMA che i cattivi schifosi alieni perderanno, ma almeno è incuriosita dal modo in cui ciò accadrà, e si sorbisce il film.

Il secondo binario è quello dell' 'Effetto Godzilla', ossia la manifestazione della distruttività nella sua epifania più urbanistica e spaventevole: palazzi che implodono, strade che si squarciano, ponti che deflagrano, infrastrutture di ogni tipo e dimensione che vengono calpestate, sgranocchiate, accartocciate e infine sbriciolate dall'immane incedere dei mostri spara-tutto.

Ne avevo il sospetto, ma ora posso esprimerlo ad alta voce: Spielberg ha preso un soggetto datato, troppo datato, e lo ha dispiegato con fedeltà eccessiva e inappropriata non solo alla modernità rappresentata nel film (il mondo di oggi, la New York di oggi, le vetture e gli armamenti di oggi) ma soprattutto alla modernità percettiva del pubblico, che non è certo più il lettore eccentrico della Londra imperiale, né il red-neck credulone pre-Seconda Guerra Mondiale.
Siamo nel 2005 (nel 2005, Steven), e di alieni invincibili intenzionati a spazzarci via dall'universo, ne abbiamo visti davvero una sfilata da carnevale.
Solo per rimanere a due kolossal recenti, nell'energia visiva del bellicoso "Independence Day" (1997) astronavi immani oscuravano il cielo e disintegravano i simboli dell'America (wow!), mentre nel minimalismo pretenzioso di "Signs" (2002) omaccioni verdi preannunciavano la loro discesa scolpendo inquietanti cerchi nel grano (yawn).

Poiché Spielberg lo sapeva sin troppo bene, ha tentato di compensare la spaventosa debolezza dello spunto originale con due distinte specifiche, una pensata per rafforzare il versante della storia in sé, e una per irrobustirne il lato puramente cinematografico.
Il sub-plot su cui la sceneggiatura punta molto è il dramma parentale: giovane papà in crisi riconquista i due figli facendo di tutto per proteggerli nella peggiore delle situazioni possibili.
Idea malaticcia, e rabberciata male: la tragedia inizia troppo presto (stavo per scrivere 'troppo subito') per permettere alla psicologia dei tre di dipanarsi con chiarezza e profondità, e tutto ciò che accade dopo ridicolizza gli eventuali attriti tra padre e figli, dando vita a momenti di comicità involontaria (papà implora la bimba di stare composta sul sedile dietro, mentre lui sta cercando di zigzagare con la monovolume tra i raggi distruttori) e mancando quasi in pieno l'obbiettivo di rendere empatica la famigliola fuggitiva: la prova del nove la si ha nel finale, quando la scena del ricongiungimento (naaaa, non ditemi che vi ho rovinato la sorpresa, ché vi tolgo il saluto), che vorrebbe essere sinceramente struggente e liberatoria, riesce solo a produrre nel pubblico il sicuro sollievo che il film è agli sgoccioli.

Ed è un peccato, da un certo punto di vista, perché la pellicola contiene una (sola, unica, esclusiva) forza, ma è talmente viscerale e cinematografica che quasi da sé trascinerebbe il film alla sufficienza: è 'l'invasione degli Ultra-Suoni'.
Lungi dal perseguire la fantascienza strisciante degli ultra-corpi (alieni che invadevano i terrestri, uno ad uno: Don Siegel firmò l'originale nel 1958, Philip Kaufman un dignitoso sequel nel 1978, e anche Abel Ferrara ne fece una sua dimenticabile versione, nel 1993), e perfettamente consapevole della basilare pochezza del suo assunto narrativo, Spielberg sceglie allora di caricare sino al parossismo l'artiglieria sensoriale, cercando almeno di usare il soggetto per svolgere il proprio personale tema del 'terrore di massa': nulla come il sopraggiungere di una catastrofe inevitabile genera sfoghi collettivi di paura ancestrale e incontrollata, e gli invincibili tripodi distruttori sono perfetti allo scopo, ma Steven non si limita ad orchestrare e commissionare i 'soliti' grandiosi effetti visivi di devastazione edilizia e architettonica, no. Qui la carica esplosiva delle piste sonore ci prende per il bavero e quasi minaccia di sollevarci dalle poltroncine, percosse e freneticamente shakerate da autentici brividi tellurici emanati dalle valorose casse stereo disposte strategicamente nell'anfiteatro di sedili posti dinanzi allo schermo.
Ammirare le sequenze di azione, di fuga e di isteria collettiva con il sostegno di un tale sonoro, comunica per osmosi un vero senso di terrore, che è anche perfettamente contestuale allo spirito del racconto.

Sono un po' severo stavolta, lo so: Steven non è imbrocchito di colpo, ha solo sbagliato il passo, sdrucciolando sulla buccia rugosa di un tipo di film alla cui forza il suo genio toglie più di quanto non compensi regalando colpi di classe, qui e là.
L'auto-citazionismo ironico va bene (muggito delle macchine distruttrici che richiama, rimpiangendone la finalità, il tono iniziale del messaggio acustico degli alieni illuminati di "Close Encounters"; alieni cattivi che esaminano perplessi una bicicletta - oggetto feticcio di "E.T." -, facendosela quasi cadere addosso) ma poi si impasta dolorosamente contro gigantesche ingenuità, che riguardano il modo troppo facile in cui i tripodi, prima invulnerabili, vengono distrutti con banali supposte di granate; che coinvolgono la logica stessa del loro deambulare per il mondo a sterminare umani per poi sfiorire da soli senza alcuna spiegazione se non quella, spettacolosa nelle sua descrizione visuale (imperdibile citazione al contrario dei titoli di testa di "Contact") quanto inconsistente e priva di 'storia', della loro imprevedibile fragilità organica; che inquinano la natura hitchcockiana di altri auto-riferimenti (la sonda aliena esplora lo scantinato in cui si nascondono i nostri come i velociraptor di "Jurassic Park") con i registri catastrofici di "Titanic" passando dagli uni agli altri con la consequenzialità del b-movie, per quanto patinato.

Conclusione: come già accaduto al mio adorato Ridley Scott con il rutilante "Le Crociate", anche Steven Spielberg e la sua fragorosa "Guerra dei mondi" restano abbondantemente sotto gli abituali standard di qualità del loro autore, e solo una giustificata dose di affetto e riconoscenza personale mi impedisce di affibbiare le due infamanti stellette: eccone una in più, ma sappiate che questo blockbuster assordante e diseguale perde, esattamente quante sono le stellette che generosamente gli concedo, anche tre confronti diretti in un colpo solo.
Sull'asse della joint Spielberg-Cruise, "Minority Report", è davvero molto molto meglio, come struttura generale e funzionalità dell'intreccio ma anche per la diversa e più complessa originalità della fonte letteraria; sul fronte del genere puro "Independence Day" resta due spanne sopra, grazie a una ben maggiore coerenza bellica pur nella fracassona assurdità del presupposto; sul versante del duello day-by-day con "Batman Begins" sugli schermi e nei botteghini del pianeta, il film di Nolan vince di una stelletta abbondante in virtù di un'assoluta supremazia in fatto di ricostruzione del contesto, di flusso logico e di fotogenia fumettistica aggiornata e vibrante.

Consiglio comunque "La guerra dei mondi", almeno per due motivi: 1) è pur sempre un fanta-svago catartico e spaccatutto, capace di contenere sufficiente forza visiva e uditiva per divertire e magari anche spaventare; 2) è uno dei pochi film di Spielberg davvero mediocri rispetto alla sua media, e pertanto conserva il valore filatelico di una rarità.
Tu quoque Steven, fratello maggiore.

SCHEDA: LA GUERRA DEI MONDI (War of the Worlds, Usa 2005, 117'). Regia: Steven Spielberg. Soggetto: H. G. Wells (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Josh Friedman, David Koepp. Fotografia: Janusz Kaminski. Montaggio: Michael Kahn. Scenografia: Rick Carter. Costumi: Joanna Johnston. Musiche originali: John Williams. Con Tom Cruise, Justin Chatwin, Dakota Fanning, Tim Robbins, Miranda Otto. (Voto: 6)

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Avete domande riguardo La guerra dei mondi (Steven Spielberg - 2005)? Domanda
Pagina 1 di 22 | 1 - 5 di 109 commenti
  • apo1971 01/05/2010 09:01
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    .....complimenti per il Diamantone mio eroe!

  • apo1971 01/05/2010 08:59
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Sei troppo indulgente secondo me caro Brest , pur essendo d'accordo su tutto quello che dici , per me il film non vale più di 5. Il fatto che si tratti di un film di Spielberg è un'aggravante . Pensa con il suo talento e le sue possibilità cosa avrebbe potuto combinare un altro, bastava prendere un bel romanzo di fantascienza qualsiasi (ce ne sono a centinaia ) e farci un film invece di fare un remake (mal riuscito) di cui nessuno sentiva il bisogno e che , alla fine , mi risulta essere stato anche un flop commerciale. Non sopporto questa mancanza di coraggio in chi ha i mezzi e le capacità di cimentarsi in qualcosa di nuovo e non lo fà.

  • robin1966 09/10/2008 15:31
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Ancora una tua ottima recensione. Vedo che ami molto Spielberg (come dici anche te) però le tue 3 stelle sono davvero regalate per questo film! Forse un giusto e appropriato giudizio l'avrebbe saputo dare il buon Ugo Rag. Fantozzi : "per me questo film è una cagata pazzesca!!!"

  • dolby5.1 12/09/2008 07:46
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • robgiach 19/08/2008 12:47
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Mi piace quando sei severo (e quando il film merita la tua severità, come in questo caso) E pensa che con l'avanzamento veloce mi sono perso anche buona parte degli effetti sonori...imperdonabile vero?

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