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Vantaggi riflessioni ottimiste tipiche della poetica filmica di Redford; alcuni attori d’alto livello con un giovanissimo promettente; fotografia; montaggio
Svantaggi eccessi di retorica e banalità; finale troppo scontato; interpreti sfruttati al minimo indispensabile; scarso approfondimento dei rapporti tra protagonisti; sciapa storia d’amore
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | buona |
| Attori | convincenti |
| Sceneggiatura | buona |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
L’angelo custode compare dal nulla e cambia la vita dell’asso del golf, quel giovane ufficiale in congedo che si porta nell’anima le brutture della guerra, il sangue e i corpi di amici e nemici dilaniati dalle esplosioni. Quelle immagini gli hanno strappato dal cuore la voglia di esistere. Ma resta sempre la possibilità di effettuare il tiro giusto per far saltar fuori la pallina dal buio del bosco. Tutto sta nel ritrovare il significato della propria presenza sulla terra. Riprendere la mira, rintracciare l’obiettivo e affidarsi all’istinto.
Non avevo visto al cinema “La leggenda di Bagger Vance”, quinto film da regista di Robert Redford (“L’uomo che sussurrava ai cavalli”), sceneggiato (Leven) sulla falsariga dell’omonimo bestseller dello scrittore statunitense Steven Pressfield. Con un amico fraterno e che ne capisce qualcosa ci ripetiamo spesso circa questo concetto: “… se non li vedi al cinema, non li vedi mai veramente… “. Ma è pur vero che a volte il piccolo schermo di casa (come è successo in quest’occasione giovedì 22 luglio alle ore 21,10 su Canale 5) permette di recuperare pellicole che, anche se non capolavori, sarebbe un peccato perdere definitivamente.A quasi sessantasette anni l’attore-regista di Santa Monica, California – quattro oscar con “Gente comune” al suo esordio dietro la cinepresa – torna a parlare di sport e competizione, dopo la pesca (“In mezzo scorre il fiume”), i giochi televisivi (“Quiz Show”) e l’equitazione (“L’uomo che sussurrava ai cavalli”). La saggezza quasi mistica e soprannaturale sembra essere il marchio d’originalità dell’ottimista poetica cinematografica del Redford filmaker. Un’inquieta sensibilità che era di continuo percepibile nel fondo degli occhi del biondo attore, di quel ‘Condor’ che pur sbatacchiato dal turbine di torve avversità, riusciva a distillare riflessioni e parole cariche di senno e altissimi livelli di fascino e dolcezza maschili (le donne di età superiore ai quattordici anni lo confermeranno… ).
Così come ne “L’uomo che sussurrava ai cavalli” R.R. assegnava a se stesso la parte dell’avveduto e fascinoso ammaliatore di destrieri e uomini, ne “La leggenda di Bagger Vance” sceglie che sia il caddy Will Smith il depositario e promulgatore della filosofia esistenziale che sta alla base di questo film. Non esiste alcuna sciagura interiore da cui un essere umano non abbia la possibilità di levarsi. E quindi, una straordinaria partita di golf diviene la metafora della resurrezione attraverso la sfida contro avversari in partenza assai più quotati, ma soprattutto volta a lenire l’infiammazione delle proprie ferite interiori. E, spesso, per avere la meglio è necessario affidarsi a qualcuno che indichi la strada giusta. Redford, con un personalissimo stampo laico, affida sempre e comunque a un uomo il ruolo di ideale guida per condurre alla salvezza. La vita è una mazza che colpisce una palla e, così come nel baseball (dove fu indimenticabile protagonista del bellissimo “Il migliore”, diretto nel 1983 da Barry Levinson), anche stavolta il californiano divenuto regista è così che esprime la necessità di liberazione dei personaggi dei suoi film. Il filo invisibile che collega lo sportivo all’oggetto sferico, è simbolo dell’esigenza di avere sempre un obiettivo da colpire, un piano da avviare a compimento.
Attraverso un vero e proprio progetto educativo alla riscoperta del giusto movimento e dell’ideale oscillazione del bastone (lo swing), con consigli tecnici e riflessioni esistenziali Bagger Vance rappresenta per Rannulph Junuh molto di più che un semplice omino con sacca colma di bastoni a tracolla.
Un film, naturalmente, consigliabile, per una piacevole serata a lieto fine. Ma d’ora in poi da Robert Redford sarà del tutto lecito aspettarsi qualcosa di nuovo.
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juliocruz 01/09/2004 10:52
Ciao, Bugsy! Questo film secondo me è bellissimo! Sarà stato anche lo stato d'animo, ma quando l'ho visto l'avrei voluto rivedere subito! Jc
Nemo73 25/08/2004 10:39
Ok, non sarà la vera storia di Tiger Wood, ma non è neanche una ciofega... io ho gradito la visione... è la classica americanata che mi piace tanto e fa sognare un po'. Ciao, Nemo;)
adri84mj 15/08/2004 20:23
sinceramente non ne ho visto nemmeno uno di redford regista e questo è quello che mi ispira di più e che da tempo era nella mia wish list, provvederò...ciao!
ros64 03/08/2004 11:16
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Ciao B, ci riproviamo?