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Opinione

per La leggenda di Bagger Vance
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3 Stelle Un’altra sfida salvifica di Robert Opinioni con immagini
24 su 24 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi riflessioni ottimiste tipiche della poetica filmica di Redford; alcuni attori d’alto livello con un giovanissimo promettente; fotografia; montaggio

Svantaggi eccessi di retorica e banalità; finale troppo scontato; interpreti sfruttati al minimo indispensabile; scarso approfondimento dei rapporti tra protagonisti; sciapa storia d’amore

Dettagli

Genere drammatico
Età minima per tutti
Regia buona
Attori convincenti
Sceneggiatura buona
Colonna Sonora appropriata
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

Bugsy Dal 14 giu 2003

"La vita è come la prima partita di scacchi. Quando cominci a capire come si muovono i pezzi, hai... continua

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L’angelo custode compare dal nulla e cambia la vita dell’asso del golf, quel giovane ufficiale in congedo che si porta nell’anima le brutture della guerra, il sangue e i corpi di amici e nemici dilaniati dalle esplosioni. Quelle immagini gli hanno strappato dal cuore la voglia di esistere. Ma resta sempre la possibilità di effettuare il tiro giusto per far saltar fuori la pallina dal buio del bosco. Tutto sta nel ritrovare il significato della propria presenza sulla terra. Riprendere la mira, rintracciare l’obiettivo e affidarsi all’istinto.

Non avevo visto al cinema “La leggenda di Bagger Vance”, quinto film da regista di Robert Redford (“L’uomo che sussurrava ai cavalli”), sceneggiato (Leven) sulla falsariga dell’omonimo bestseller dello scrittore statunitense Steven Pressfield. Con un amico fraterno e che ne capisce qualcosa ci ripetiamo spesso circa questo concetto: “… se non li vedi al cinema, non li vedi mai veramente… “. Ma è pur vero che a volte il piccolo schermo di casa (come è successo in quest’occasione giovedì 22 luglio alle ore 21,10 su Canale 5) permette di recuperare pellicole che, anche se non capolavori, sarebbe un peccato perdere definitivamente.
Siamo nel Sud degli Usa, nella città di Savannah, Georgia, ai tempi della Grande Depressione che colpì la nazione a stelle e strisce, nel periodo intercorso tra le due guerre mondiali. La ricca, risoluta, giovane e sensuale neo orfana Adele Invergordon (Charlize Theron, “Monster”), per risollevare le sorti del complesso golfistico di Crew Island ereditato dal padre, riesce fra lo scetticismo di illustri concittadini a organizzare la ‘partita del secolo’. Una sfida a tre che deve coinvolgere i due pluricampioni Walter Hagen (Bruce McGill, “Il genio della truffa”) e Bobby Jones (Joel Gretsch, piccolissimo ruolo in “Minority Report”). Il problema è come reperire il terzo contendente, giacché il campanilismo dei più esige che il prescelto sia possibilmente un membro della località ospitante. Durante una sorta di conclave cittadino appositamente convocato, l’idea decisiva viene al piccolo Hardy Greaves (ottimo esordio di J. Michael Moncrief, nato nel 1987 proprio a Savannah), il quale non è altri che la versione-bambino del narratore della storia filmica, ruolo affidato alla voce dell’Hardy ormai anziano ma sempre appassionato di golf, interpretato – e visibile solo in un iniziale cammeo – dal grande Jack Lemmon. Per realizzare il piano del fanciullo, però, occorre risvegliare dal torpore il mitico capitano Rannulph Junuh (Matt Damon, “Il talento di Mr. Ripley”), traumatizzato e svuotato dopo l’esperienza bellica e dimentico – oltre che della storia d’amore con la bella Adele, la promotrice della challenge – anche della passione e del talento che negli anni addietro avevano fatto di lui un’autentica promessa dello sport delle diciotto buche. La geniale trovata dell’entusiasta Hardy sembra scontrarsi, tuttavia, con fantasmi troppo nascosti e infidi, il cui devastante potere comincerà a vacillare solo grazie all’intervento di Bagger Vance (Will Smith, “Nemico pubblico”), misterioso giovane di colore che si offre di fare da porta-mazze allo spento Rannulph.

A quasi sessantasette anni l’attore-regista di Santa Monica, California – quattro oscar con “Gente comune” al suo esordio dietro la cinepresa – torna a parlare di sport e competizione, dopo la pesca (“In mezzo scorre il fiume”), i giochi televisivi (“Quiz Show”) e l’equitazione (“L’uomo che sussurrava ai cavalli”). La saggezza quasi mistica e soprannaturale sembra essere il marchio d’originalità dell’ottimista poetica cinematografica del Redford filmaker. Un’inquieta sensibilità che era di continuo percepibile nel fondo degli occhi del biondo attore, di quel ‘Condor’ che pur sbatacchiato dal turbine di torve avversità, riusciva a distillare riflessioni e parole cariche di senno e altissimi livelli di fascino e dolcezza maschili (le donne di età superiore ai quattordici anni lo confermeranno… ).
Così come ne “L’uomo che sussurrava ai cavalli” R.R. assegnava a se stesso la parte dell’avveduto e fascinoso ammaliatore di destrieri e uomini, ne “La leggenda di Bagger Vance” sceglie che sia il caddy Will Smith il depositario e promulgatore della filosofia esistenziale che sta alla base di questo film. Non esiste alcuna sciagura interiore da cui un essere umano non abbia la possibilità di levarsi. E quindi, una straordinaria partita di golf diviene la metafora della resurrezione attraverso la sfida contro avversari in partenza assai più quotati, ma soprattutto volta a lenire l’infiammazione delle proprie ferite interiori. E, spesso, per avere la meglio è necessario affidarsi a qualcuno che indichi la strada giusta. Redford, con un personalissimo stampo laico, affida sempre e comunque a un uomo il ruolo di ideale guida per condurre alla salvezza. La vita è una mazza che colpisce una palla e, così come nel baseball (dove fu indimenticabile protagonista del bellissimo “Il migliore”, diretto nel 1983 da Barry Levinson), anche stavolta il californiano divenuto regista è così che esprime la necessità di liberazione dei personaggi dei suoi film. Il filo invisibile che collega lo sportivo all’oggetto sferico, è simbolo dell’esigenza di avere sempre un obiettivo da colpire, un piano da avviare a compimento.
Attraverso un vero e proprio progetto educativo alla riscoperta del giusto movimento e dell’ideale oscillazione del bastone (lo swing), con consigli tecnici e riflessioni esistenziali Bagger Vance rappresenta per Rannulph Junuh molto di più che un semplice omino con sacca colma di bastoni a tracolla.

Non manca una buona dose di banalità e retorica in questa vicenda filmata e chiusa, fra l’altro, da uno scontatissimo epilogo cui si giunge attraverso situazioni e dialoghi piuttosto comuni, per quanto ben scritti e diligentemente recitati da un cast principale di indiscutibile livello e di sicura attrazione al botteghino, ma sfruttato a bassissimo numero di giri, fatta eccezione per il più giovane di tutti. Nella confezione dell’opera spiccano l’ottima fotografia (Ballhaus) – che si giova sovente del curvilineo verdeggiare dei percorsi golfistici - e il cadenzato montaggio (Corwin) delle scene, che evita il rischio di noia o prolungata perplessità in alcune fasi del filmato, quando Redford delega un po’ troppo all’immaginazione del cinefilo. Soprattutto nelle relazioni fra i protagonisti, come fra Bagger e Junuh, rapporto fondamentale del soggetto originale ma qui risolto in maniera troppo sbrigativa. Oppure come nel caso della storia d’amore fra il giovane reduce e Adele che, inserita a forza per stuzzicare i palati più romantici, resta piuttosto insignificante e superflua.

Un film, naturalmente, consigliabile, per una piacevole serata a lieto fine. Ma d’ora in poi da Robert Redford sarà del tutto lecito aspettarsi qualcosa di nuovo.


Immagini

per La leggenda di Bagger Vance
Sul campo da golf Smith e Damon
di Bugsy Bugsy

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Pagina 1 di 6 | 1 - 5 di 26 commenti
  • kandara 21/09/2004 08:12
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ciao B, ci riproviamo?

  • juliocruz 01/09/2004 10:52
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ciao, Bugsy! Questo film secondo me è bellissimo! Sarà stato anche lo stato d'animo, ma quando l'ho visto l'avrei voluto rivedere subito! Jc

  • Nemo73 25/08/2004 10:39
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ok, non sarà la vera storia di Tiger Wood, ma non è neanche una ciofega... io ho gradito la visione... è la classica americanata che mi piace tanto e fa sognare un po'. Ciao, Nemo;)

  • adri84mj 15/08/2004 20:23

    sinceramente non ne ho visto nemmeno uno di redford regista e questo è quello che mi ispira di più e che da tempo era nella mia wish list, provvederò...ciao!

  • ros64 03/08/2004 11:16
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
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