Lai, alla maniera di Tolkien.
10.01.2010
Vantaggi:
Splendida edizione .
Svantaggi:
Lettura abbastanza impegnativa .
Consiglio il prodotto:
Sì
 gategate
Su di me:
"Quando incontri un uomo, lo giudichi dai vestiti; quando te ne separi, lo giudichi dal cuore&q...
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La proposta di scritti di John Ronald Reuel Tolkien prosegue, nonostante l'autore de Il Signore degli anelli sia scomparso più di trentasei anni or sono. Dopo I figli di Hurin, pubblicata nel 2007, è la volta di una nuova opera: La leggenda di Sigurd & Gudrun.
Il nuovo libro Elegante l'edizione italiana del libro, simile a quella inglese standard di HarperCollins Publishers. Esistono varie edizioni inglesi: è stata presentata anche una tiratura limitata a 500 copie numerate… mi ha colpito il prezzo: 500 euro! L'uscita inglese risale al 5 maggio 2009, in lingua italiana il volume ha visto la luce il 10 ottobre dello stesso anno, proposto da Bompiani. L'attesa non è stata lunga. 436 pagine a 25 euro. La sovra-copertina presenta particolari della chiesa di Hylestad a Setesdal, in Norvegia (scene relative alla vicenda di Sigurd). L'edificio fu distrutto nel XIX secolo, ma furono conservati resti dei preziosi e splendidi piedritti intagliati (i sostegni lignei ai bordi del portale) e si trovano attualmente al Museo Universitario di Antichità di Oslo. Le illustrazioni interne, realizzate di Bill Sanderson, riproducono alcune figure di quella preziosa opera d’arte. Il bollino avverte che si tratta di un Tolkien inedito, curato dal figlio Christopher Tolkien, nominato esecutore letterario dal padre. Levata la sovra-copertina, per non sciuparla, si rivela la candida copertina del libro. M'accingo alla lettura.
La Prefazione Christopher Tolkien accompagna il lettore alla scoperta del libro con la Prefazione. Suo padre fu affascinato dai miti nordici, fin dall'infanzia, ed un esperto di norreno (la lingua islandese antica), tanto da tenere lezioni all'Università di Oxford, dove occupava la cattedra di anglo-sassone. Si cimentò in due composizioni poetiche sulla leggenda dei Volsunghi (o Nibelunghi), i Lai presentati in questo volume. Intento principale non fu scrivere opere originali, ma fornire una propria versione degli scritti antichi, giunti ai nostri giorni spesso in una forma frammentaria ed oscura. Tolkien scelse l’inglese moderno, ma utilizzando la metrica norrena. Il Fornyrdislag (ovvero il metro delle antiche leggende), presente nella maggior parte delle composizioni dell'Edda antica (raccolta di poemi mitologici in norreno). Tolkien tentò di riorganizzare ed unificare canti spesso slegati, dato che si focalizzano su singoli momenti ("catturano una situazione"), senza costruire un tutto armonico. In seguito, però, perse questi scritti. Tragedia! Come possa essere avvenuto, dopo che aveva speso tanto tempo e tanta fatica (pur con la passione dello studioso), non è rivelato. Christopher ha ritrovato gli scritti di suo padre e li ha riproposti, senza variazioni. Li ha inseriti in questo libro, aggiungendo note ed commenti dell’autore (reperiti in appunti, lettere, lezioni universitarie...) e la propria interpretazione (ben distinta dai testi originali, però, in una sezione a parte). I rapporti con "L'anello del Nibelungo" di Wagner? Il compositore rielaborò lo stesso materiale secondo la sua sensibilità, non si deve quindi cercare un collegamento con Tolkien.
L'Introduzione Sarebbe più corretto parlare di Introduzioni, usando il plurale. Le parole di Christopher si legano a quelle di suo padre, di cui propone: l'estratto di una Lezione universitaria, relativa all'Edda poetica; alcune citazioni; una serie di note, scritte su foglietti, che accompagnavano il manoscritto dei nuovi Lai. La Lezione era un semplice promemoria per il discorso vero e proprio, Christopher v'ha aggiunto note esplicative. Tolkien sottolinea la grande forza sprigionata dalle antiche composizioni. Ne traccia brevemente la storia, nascita e sviluppo, giungendo ai tempi del loro recupero. L'avvento del Cristianesimo non pose fine all'utilizzo delle rune, né fece obliare le leggende. I frammenti delle opere antiche (databili tra l'850 e il 1050 d.C.) furono raccolti e conservati, qualche funesto incendio rischiò di compromettere queste delicate operazioni. Non mancarono gli errori (persino il titolo, Edda, è inesatto, ripreso da un'opera di Snorri Sturluson del XIII secolo, che s'occupava prevalentemente di questioni tecniche relative alla poesia, più che dei contenuti degli scritti esaminati). Sono arrivati intatti fino a noi, comunque, atmosfera e stile. I racconti di una vita passata tra fiordi e montagne, i ricordi della mitologia pagana che stava per svanire, ricca di leggende fantastiche. Christopher approfondisce, quindi, alcuni argomenti: l'Edda in prosa di Snorri Sturluson, la Saga dei Volsunghi (che, talvolta, presenta punti contraddittori; si rendono necessarie scelte interpretative precise), il Testo delle composizioni poetiche, la Scrittura dei nomi norreni, la Metrica delle composizioni poetiche. Si chiude con le Note di J.R.R. Tolkien, appunti e considerazioni sui personaggi, non sempre chiarissime. Prima di leggere l'opera, il traduttore ('''Riccardo Valla''') propone la sua Nota. Non è stato un lavoro semplice. Si sono compiute molte scelte di cui si dà conto in questa sezione. Si è optato per usare l'italiano corrente, evitando generalmente, in nome della chiarezza, metafore, termini desueti o troppo poetici (no a "rai" in luogo di "occhi").
Il nuovo Lai dei Volsunghi Il Lai è suddiviso in un Inizio e Nove parti, con titoli norreni di cui è fornita la traduzione, quando non si tratti di nomi propri. Alcune sezioni hanno un incipit in prosa, ovviamente mantenuto. IMPORTANTE. Coloro che conoscessero già la Saga dei Nibelunghi o, al contrario, che non volessero rovinarsi la sorpresa, passino direttamente alle Conclusioni dell'opinione. Io ho avvertito… :-) All'inizio, il nulla. Gli Dei Grandi crearono tutto, ma furono trascinati in una sanguinosa guerra contro i Giganti. Sconfittili, si ritirarono, impauriti, nelle loro dimore, protette da mura possenti. Una Veggente predisse il futuro. Il pericolo non era scongiurato. La salvezza del mondo giungerà grazie ad un essere immortale, generato dal dio Odin. Vagando in compagnia di Loki, dio degli inganni, e Hoenir, dio del mare, Odin si mette nelle peste. Loki uccide per leggerezza una lontra: si trattava di Otr, che aveva assunto tale forma per cacciare. Il padre di Otr, il demone Hreidmar, ed i due figli superstiti, Fafnir e Regin, imprigionano gli dei, pretendendo un risarcimento. Loki sottrae il tesoro al Nano Andvari, ricattandolo, dopo averlo pescato mentre nuota sotto forma di luccio. Non gli lascia nemmeno un piccolo anello. L'ira di Andvari si esplica in una maledizione, lanciata sul gioiello, contro la discendenza di Odin. Odin vorrebbe trattenere per sé l'anello, ma è costretto a cederlo, con il resto del tesoro, a Hreidmar. Al quale della maledizione poco importa. Sigmund (maschio) e Signy (femmina), gemelli, discendono da Odin e sono prìncipi dei Volsunghi. Riluttante, per cementare un'alleanza strategica, Signy accetta il matrimonio con Siggeir, re dei Gauti. Per uno sgarbo (la spada di Odin, non vendutagli da Sigmund), Siggeir pianifica la vendetta. Invita i Volsunghi nel suo regno e ne fa strage. Unico superstite è Sigmund, rifugiatosi nella foresta, dove vive sotto le mentite spoglie di un Nano. Signy concepisce con lui un figlio, Sinfjotli. Cresciuto ed opportunamente addestrato, aiuterà i genitori a vendicarsi dei Gauti. Dopo tanta gloria ottenuta in battaglia, Sinfjotli cade durante un banchetto, avvelenato dalla matrigna. Sigmund, ormai vecchio, disarmato da Odin in incognito, è ferito a morte nello scontro con i pretendenti della sua nuova sposa, Sigrlinn. Non conoscerà mai il nascituro, Sigurd. Sigurd diviene l'apprendista del fabbro Regin (rieccolo!). Fafnir, il fratello, uccise il padre Hreidmar per impadronirsi del suo tesoro, che ora custodisce dopo aver assunto le sembianze di un drago. Regin convince Sigurd, principe squattrinato, ad affrontare il mostro. Forgia per lui una spada, Gram, con i frammenti della spada di Sigmund. Odin, sotto mentite spoglie, procura un valido destriero, Grani. Fafnir non ha scampo: è colpito a morte, mentre si sta abbeverando. Invano ricorda la maledizione gravante sul tesoro. Sigurd si ciba del suo cuore e riesce a comprendere il linguaggio degli uccelli. Che lo avvisano del tradimento di Regin. Voltosi di scatto, Sigurd lo decapita con un sol fendente. Caricato Grani con tutto l'oro che è in grado di trasportare, Sigurd parte. Giunge all'Hinderfell, maestosa vetta, dove giace Brynhild. Punita da Odin per una sua disobbedienza, alla Valchiria è stata conficcata una spina in petto, che l'ha immersa in un sonno profondo, circondata da un muro di fiamme. Ha giurato di sposare il Prescelto, discendente di Odin e uccisore del serpente. Sigurd possiede tali requisiti, ma è un re solo di nome. I due si scambiano giuramento di fedeltà, con la previsione di sposarsi, appena Sigurd avrà riconquistato il regno che gli spetta. Ospitato dal popolo dei Niflunghi, Sigurd si fa onore in numerose campagne militari e riceve aiuto per riprendere possesso del suo regno. Grimhild, la regina, tenta di combinare il matrimonio tra Sigurd e sua figlia Gudrun. Senza successo. Offre, quindi, un filtro magico a Sigurd: il ricordo di Brynhild svanisce dal suo cuore. La poverina, nel frattempo, attende il ritorno di Sigurd, rifiutando ottimi partiti, finché Odin lancia l'ultimatum, imponendole di sposarsi prima del passaggio di due inverni. Brynhild erige un muro di fuoco, e sposerà il solo uomo che riuscirà ad attraversarlo a cavallo… Sigurd impalma Gudrun, dimentico del precedente giuramento. Grimhild ha in serbo un nuovo piano: far sposare Brynhild a suo figlio Gunnar. Impossibilitato a varcare le fiamme, in sua vece compie l'impresa il cognato Sigurd, dopo averne assunte le sembianze. Brynhild, ingannata, sposa Gunnar. A seguito di una sciocca disputa, Gudrun confessa la verità. Brynhild, accecata dall'odio, mente. Rivela al marito (dopo averlo ovviamente insultato) di essere stata posseduta da Sigurd, mentre Gunnar li attendeva al di fuori del muro di fiamme. La tragedia si compie. Sigurd spira tra le braccia di Gudrun, colpito a morte nel talamo nuziale da uno dei figli di Grimhild. Brynhild si toglie la vita.
Il nuovo Lai di Gudrun La minaccia giunge da Oriente… Il popolo degli Unni, guidato da Atli. Grimhild (questa donna è tremenda!) ha la soluzione: stringere un'alleanza, facendogli sposare Gudrun, ancora affranta per la tragedia vissuta. Ha abbandonato la corte, ritirandosi nella pace della foresta. Gudrun rifiuta, risoluta, ma è costretta a sposare Atli. Il sovrano, però, desidera l'oro (maledetto) di Sigurd. Gudrun ode i mormorii del marito nel sonno e ne comprende i progetti. Atli invita Gunnar a corte, per un banchetto. Gunnar ignora le fosche previsioni della madre Grimhild e Gudrun non riesce ad inviare un chiaro messaggio d'avvertimento. L'agguato è teso. I Niflunghi si battono valorosamente, grazie all'aiuto dei Goti presenti alla corte degli Unni, ed hanno sorprendentemente la meglio. Gudrun implora il fratello ed ottiene pietà per Atli. Atli, umiliato, non si dà per vinto. Invia messaggeri, raduna gli alleati e sferra il contrattacco. Il fuoco piega i nemici, gli Unni sconfiggono i Niflunghi. Gudrun, questa volta, chiede pietà per i fratelli. Atli è irremovibile, vuole l'oro di Sigurd. Gunnar dichiara che è custodito dalle acque del fiume Reno. Gettato in un pozzo, affinché si decida a rivelare il punto in cui è stato gettato il tesoro, Gunnar è morso da una vipera e muore. Pazza di dolore, Gudrun mette in atto la sua atroce vendetta. I figli avuti da Atli diventano portate del banchetto servito al re, che pugnalerà. Insoddisfatta, appicca il fuoco alla reggia e vaga senza meta per i boschi. Infine, stremata, trova la pace tra le onde del mare.
Appendici Il libro non termina a questo punto, proponendo alcuni approfondimenti. Due sezioni compongono Una breve storia delle origini della Leggenda. Nella prima si trattano delle figure storiche di Gunnar ed Attila (Atli) e del popolo dei Burgundi (i Niflunghi dei Lai); nella seconda, basandosi per lo più su note ed appunti di Tolkien e su di un passo del "Beowulf" (poema epico in inglese antico che cita Sigmund), si discorre di miti, parlando di Sigmund e Sigurd (un unico eroe "sdoppiato"?), di Nani e di Nibelunghi. Si prosegue con La profezia della Veggente, composizione rinvenuta in un manoscritto di Tolkien, che amplia quella contenuta nei Lai. Ancora. Due Frammenti di un canto eroico su Attila, in antico inglese, sempre di Tolkien, nel testo originale, con traduzione italiana a seguire. Si presenta, poi, la fotografia di una pagina del Manoscritto originale del Lai di Gudrun. Occasione unica per ammirare la calligrafia di Tolkien. Conclude il volume la Postfazione all'edizione italiana di Gianfranco de Turris. Uno sguardo sulla figura di Tolkien studioso, che il grande pubblico ha conosciuto attraverso il lavoro di suo figlio Christopher. Opera d'interpretazione degli antichi scritti, per non dimenticare i valori del mondo da cui tutti proveniamo.
Conclusioni Il volume è solo in apparenza corposo. Gli originali di Tolkien, piatto forte del libro, sono componimenti in versi, massimo 24 righe per pagina. Il sostanzioso "contorno" è scritto con caratteri abbastanza grandi. Si legge velocemente, dunque, anche se la materia è a tratti complessa (ho trovato ostica soprattutto la trattazione della metrica) e richiede attenzione. Sarebbe stato opportuno fornire anche il testo in inglese (ne sono citati alcuni passi nei capitoli d'approfondimento), magari ponendolo a fronte di quello italiano… ma l'unico modo per visionarlo è acquistare il volume originale. :-PChristopher evidenzia il suo intento principale. Proporre l'opera del padre senza interventi di estranei, presentare un libro che si possa davvero considerare una nuova opera di Tolkien. Intento lodevole. I Lai sono isolati dal resto del volume, leggibili a sé, senza l'intrusione di commenti e note. Che sono presentati, ma in altri capitoli. Ritengo che la sua impresa sia perfettamente riuscita. E' un modo per conoscere argomenti che la nostra scuola affronta superficialmente, la letteratura norrena', i grandi miti del Nord Europa. Affascinanti anche agli occhi di noi moderni. Si richiede un minimo sforzo, non consiglio di gettarsi subito nella lettura dei Lai. Il curatore prepara sapientemente il terreno per il lettore, senza fornire anticipazioni (anche se è possibile che la trama gli sia già nota). Così "addestrato", affronterà il testo di Tolkien, assaporandone la poesia, avvalendosi solo in seguito del Commento, aiuto per la comprensione del testo ed approfondimento degli argomenti trattati. Le vicende narrate sono avvincenti, non lo si può negare. Nemmeno gli Dei sono onnipotenti ed infallibili. Appaiono soggetti a limiti, vulnerabili, provano paura. Odin ama presentarsi nel mondo sotto mentite spoglie (Grimnir, pagina 98; il Barcaiolo, pagina 113). Questo vezzo è fonte, spesso, di guai, di sciagure che gli uomini non si spiegano. Gli Dei non sono in grado di salvare il mondo senza un immortale, che non esiste ancora, che arriverà in futuro. Si esalta l'eroe. Il destino di tutti è nelle mani di uno solo. Affermazioni che si spiegano, probabilmente, con la perdita della fede negli dei pagani, splendidi nelle leggende, ma di scarso aiuto nelle difficoltà della vita quotidiana. Si sottolinea l'importanza dell'azione concreta, senza aspettare aiuto dal cielo. L'attesa di un salvatore è un interessante punto di contatto con il Cristianesimo. Un tempo in cui gli uomini vivevano a stretto contatto con la natura, tanto da poter assumere facilmente l'aspetto degli animali. Dubito che potessero farlo realmente, ma, è certo, avevano studiato ed imparato le tecniche di caccia dei "colleghi" e sapersi mimetizzare è condizione fondamentale per ottenere un buon bottino. Uomini valorosi avevano al loro fianco donne che non si lasciavano bagnare il naso. Belle, vendicative, terribili, senza scrupoli. Prive di spada, ma in grado d'ottenere quel che volevano. Più astute e sottili degli uomini, in genere, più diretti, che risolvevano i problemi con una battaglia o con un duello. Le donne dovevano usare il loro ingegno, elaborare piani, usare magie, manovrare persone, tirare i fili delle loro marionette. Grazie alla bellezza, gli uomini cadevano ai loro piedi, rivelando punti deboli o diventando strumenti nelle loro mani. Beh, quest'ultima situazione è familiare anche a noi, oggi. :-PLa bramosia di ricchezza significa rovina, per tutti. Il tesoro è legato ad una maledizione, di cui nessuno si preoccupa, accecato dal luccichio dell'oro. I sortilegi sono potenti, non esiste via di scampo. Mettendo per un attimo da parte la magia, si può considerare un invito a limitare i propri desideri. La poesia potrebbe risultare indigesta ai lettori di Tolkien? Secondo il mio parere, no. La forma può essere insolita, i contenuti sono consueti. Uomini e donne che compiono memorabili imprese, travolti da grandi passioni. Più interessanti degli Dei. "Chi vien scelto da Odin, non ha fine precoce, pur se calca per poco dei mortali il cammino." (Da pagina 92) Immagini: Fotografie © Universitetes Oldsaksamling, Oslo - Disegni in bianco e nero © Bill Sanderson.
- Sigurd affronta il drago Fafnir, in una splendida illustrazione di Ciruelo Cabral.
- Regin forgia la spada per Sigurd.
- La scena precedente, nei resti della chiesa di Hylestad.
- Sigurd affronta Fafnir, nel libro, oggi…
- …e nel passato.
- Gunnar, prigioniero dei serpenti, suona l'arpa con i piedi.
- L'episodio della figura precedente, intagliato nel legno della chiesa di Hylestad.
- Particolare del manoscritto originale di Tolkien.
- Il risvolto della sovra-copertina, con indicazioni biografiche sui due Tolkien.
- Il retro, con una citazione.
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14.10.2010 21:27
eccellente,complimenti,ciao
14.10.2010 21:27
eccellente,complimenti,ciao
18.03.2010 20:26
eccellenti finiti =(