Solo un romanzo politico?
02.09.2008
Vantaggi:
La profondità delle tematiche contenute
Svantaggi:
Nessuno
Consiglio il prodotto:
Sì
In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 32 utenti Ciao
"Non c'era stato mai nulla di vero nella sua vita: solo la sciagura, la terribile sciagura che l'aveva colpita… Tutto il resto, la gioventù, la bellezza, l'amore, non era stato niente, era stato una beffa e niente altro, una beffa e niente altro…" E' in queste poche righe, a mio parere, che si nasconde il vero messaggio che questo romanzo vuole trasmettere; nonostante il tema politico che a prima vista apparirebbe preponderante, il senso della fallacità e dell'irrimediabile fuggire del tempo e delle cose, prima fra tutte la giovinezza perduta, costituiscono il fulcro della narrazione. Ma esponiamo con ordine le cose: prima di tutto la trama. Siamo in un paesino della Toscana, Monteguidi, nel travagliato dopoguerra italiano; la liberazione è giunta, ma come si sa, la guerra civile non è ancora terminata. Proseguono i regolamenti di conti e mira principale sono i collaborazionisti o presunti tali col precedente regime fascista. Il primo personaggio che ci appare è la sedicenne Mara, sorella di un partigiano ucciso, Sante, e figlia di un esponente del locale partito comunista locale, intriso di ideali rivoluzionari e antiborghesi. Ella conosce un compagno di lotta del fratello e, dopo alterne vicende, se ne innamora. Purtroppo Bube, questo è il nome del ragazzo, viene ben presto coinvolto in un fatto di sangue ed è obbligato a fuggire all'estero, non prima di aver vissuto una notte d'amore con Mara, descritta dall'autore con una purezza e con una leggerezza senza pari. L'esilio, in Francia, di Bube durerà due anni, nell'attesa di un'amnistia e di un cambio di governo che non avverranno mai. Quando egli è costretto a rimpatriare, viene condannato a 14 anni di carcere, e Mara, che nel frattempo aveva avuto la possibilità di vivere un'altra storia d'amore (quasi del tutto platonica), decide di sacrificare la propria vita a Bube attendendone l'uscita dal carcere. Il romanzo, uscito nel 1960 (ma scritto fra il 1958 e il 1959 e vincitore del Premio Strega), vide una celeberrima trasposizione cinematografica (uscito nel 1963 con la regia di Luigi Comencini e con Claudia Cardinale e George Chakiris nel ruolo di Mara e Bube) e costituì, all'atto della sua uscita un caso letterario, anche perché si colloca, se si vuole, in quel filone di ripensamento resistenziale e post-resistenziale inaugurato qualche anno prima dagli scritti di Beppe Fenoglio. L'autore, Carlo Cassola, non era nuovo a trattare tematiche del genere; ma questo libro apparve a molti, al momento della sua uscita un esplicito atto di accusa nei confronti del PCI, soprattutto quando Bube, durante il processo prima e la prigionia poi, si accorge di esser stato solo uno strumento, in quanto giovane e sprovveduto, nelle mani di alcuni politicanti (definiti come "il partito") che lo incitavano a compiere atti di giustizia sommaria nei confronti degli ex fascisti. Salvo poi, nel momento del bisogno, abbandonarlo al suo destino, lavandosene le mani. Evitando discorsi politici che sfocerebbero nel chiedersi se la situazione rappresentata dal Cassola (che poi, dopo questo romanzo, cambierà decisamente registro stilistico e tematico) corrispondesse effettivamente a realtà, mi rifaccio al titolo della mia opinione: ma questo testo è poi, proprio, solo un romanzo politico? Ovviamente la mia è una domanda retorica. E sono in buone mani perché già Italo Calvino (ma non solo lui) sostenne che il problema politico non era da porsi, visto questo libro narra principalmente una storia d'amore. Questo è rivelato dal fatto che la protagonista vera sia la stessa Mara, il cui pensiero è scevro da cultura e finalità politiche. Singolare, semmai, che Mara non venga definita nel titolo altro che "la ragazza di Bube"; cosa che potrebbe far credere che, in questo modo, l'autore voglia strizzare l'occhio alle tematiche post-resistenziali (personificate appunto da Bube, che, in realtà, nel testo rappresenta un personaggio non dico marginale, ma quasi). Ultima notazione di questo mio lunghissimo sproloquio, il ritrovare il tema del rapporto contrastato cuore/dovere di alfieriana memoria (qualche legame di Cassola col più famoso poeta civile della nostra letteratura?) : Mara di fronte alla scelta di conservare la sua fedeltà a Bube o abbandonarsi fra le braccia di Stefano (il ragazzo che conosce durante l'esilio del suo fidanzato), opta per la prima scelta. Questo avviene, forse, per un fatto di priorità, oppure potrebbe anche attribuirsi a una promessa fatta in precedenza a Bube, appunto un dovere a cui, Mara, che nononostante l'età è la più matura dei personaggi, non può rinunciare. E se ciò porterà alle conseguenze del passo citato, a lei poco importa.
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09.01.2009 00:26
Non conosco così bene l'autore da poter giudicare il libro, ma mi pare che la tua esposizione rasenti la perfezione.
30.09.2008 00:05
Sono assolutamente d'accordo sul tuo commento. Ricordo le critiche aspre che ricevette il romanzo alla sua uscita.
27.09.2008 00:22
ottima opinione...... bacini anna