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L'amore secondo Mara
Vantaggi ---
Svantaggi ---
Dettagli
| Contenuti | |
|---|---|
| Reperibilità | edicola |
| Layout: | buono |
| Qualità Materiale | buona |
| Prezzo | 7 euro |
È rimasto lì per anni in un angolino della mia libreria. Per anni davvero, penso almeno una decina. Ogni tanto lo prendevo in mano, lo sfogliavo, forse attratto più dalla copertina, dall’edizione, che dal libro. Uno dei vecchi Oscar Mondadori, I libri settimanali Mondadori, forse, tra tutte le edizioni, quelle che mi affascinano di più. Ogni tanto giro per mercatini proprio cercando libri che fanno parte di quella serie, di quegli anni. Libri che hanno qualche annetto, ma che per me hanno uno strano fascino. Parla il libro di Cassola di un periodo storico che mi affascina, gli anni del primo dopoguerra, ma che mi incute anche uno strano rispetto. Forse semplicemente non ero pronto io. E il libro è rimasto lì a lungo a prendere polvere. E invece. Invece mi è bastato leggerne le prime pagine per rimanerne affascinato, ammaliato. Dalla storia ma anche dal modo di scrivere di Cassola. Apparentemente dimesso e invece ricco di semplicità, di un suo particolare dolcissimo realismo. Raccontando con semplicità la quotidianità la arricchisce di poesia e di verità. Sembra quasi la nostra vita.
Come sempre faccio fatica a parlare di un libro. Troppi temi, troppe storie al suo interno, troppe cose che vorrei raccontare, ma è impossibile poter dire tutto. E a volte raccontarle alcune cose sembra quasi rovinarle. Cassola parla dell’Italia degli anni che seguirono la Seconda Guerra Mondiale, parla della Resistenza e dei partigiani, parla di una dolcissima storia d’amore vissuta attraverso gli occhi di una giovanissima Mara, parla, ci racconta, della sua Toscana, di un fazzoletto di terra intorno a Monteguidi, Colle, Volterra. La sua campagna, la sua terra.
L’Italia sconvolta dopo la guerra, la voglia di ricominciare, le difficoltà, la povertà. Monteguidi, un piccolissimo paese della campagna toscana, quasi il nulla, come tanti piccoli paesini di campagna. E Mara. Una ragazza giovanissima, appena sedici anni, anche se certo sedici anni di allora erano molti, molti più della stessa età di oggi. Una vita dura, piena di lavoro, dura come sempre in campagna. E Cassola ce la racconta con semplicità attraverso gli occhi di Mara. Ci racconta la quotidianità, ci racconta con semplicità la sua vita, le sue amicizie, la famiglia, i primi amori. Ci racconta il presente, conoscendolo bene perché fu il suo presente. Ma alla conoscenza lega sempre la semplicità, un timbro, un modo descrivere e raccontare sempre asciutto, senza fronzoli, come era la vita di ogni giorno. Nessuna ricerca di un assoluto, semplicemente il racconto della vita quotidiana. I suoi personaggi, Mara, Bube, tutti parlano sempre nella loro lingua dimessa e pulita, nei loro dialoghi semplici, come possono essere i nostri tutti i giorni. Questo modo di raccontare rende davvero piacevole il romanzo, ci fa partecipi della storia, ci fa vivere le stesse emozioni, così simili alle nostre, di quei ragazzi.
Mara è una ragazza normale con amici e corteggiatori. Con una famiglia povera costretta a lavorare duramente, senza lussi, senza alcun fronzolo. È lei che ci racconta la sua vita vivendola giorno dopo giorno, il rapporto con i genitori, le zuffe con il fratellino e gli amici, l’invidia, la gelosia con la cugina, il lavoro duro. Senza recriminazioni, una sorte di saggezza già la invade, la consapevolezza della sua vita.
Fino a una mattina. Fino a Bube. Il compagno partigiano del fratello Sante. Fratello morto durante la guerra di resistenza, la guerra contro il fascismo, contro i tedeschi. La vita di Mara verrà veramente sconvolta da quell’incontro ma lei ancora non lo sa. E noi viviamo il primo incontro attraverso i suoi occhi, la prima curiosità, il primo rapportarsi, i primi sogni. Viviamo veramente la storia, la viviamo come se fosse nostra, con gli stessi balzi di umore, con la stessa curiosità, con gli stessi sentimenti come se a viverla fossimo noi. In questo Cassola è davvero bravo, sembriamo noi stessi al fianco di Mara. Viviamo le sue emozioni, i suoi fastidi, i suoi dubbi. Viviamo il suo amore. Deciso, bello a momenti, dubbioso in altri. Come in ogni storia d’amore, come per ogni coppia di ragazzi che si incontrano e si vogliono bene. Viviamo le prime palpitazioni, i primi baci, il primo momento di amore vero, la prima notte d’amore. E lo viviamo senza retorica, senza attimi scontati ma sempre con profonda semplicità, sempre attraverso gli occhi di Mara. A volte davvero questi attimi, questi sentimenti, sembrano davvero nostri, sembrano davvero miei. E poi le difficoltà, i dubbi, l’incontro con un altro ragazzo. La difficoltà a capire, a capirsi. A distinguere l’amore. E il tradimento. Vissuto con amore ma anche con tanti sensi di colpa. Senza mai cercare di giustificarsi, senza dare colpe a Bube. Mara, Bube, Stefano sono come noi. Certo quaranta anni fa in un’Italia completamente diversa. Ma certe cose, certi attimi, certi sentimenti, sono davvero eterni. Mara alla fine fa una scelta difficile, coraggiosa. La fedeltà a un’idea, a un sentimento ancora prima che a Bube. Che poi non vuol dire in realtà non amare Bube, un ragazzo che materialmente conosce poco, ma forse prima ancora vuol dire amare l’amore. Non si innamora subito di Bube, per prima è la curiosità. Anzi il ragazzo a volte gli da pure fastidio, quella sua sicurezza, quel suo voler decidere tutto. Ma piano piano se ne innamora e questo sentimento, questa consapevolezza profonda, saranno suoi per sempre. E quella con Bube non è una storia semplice, a lui Mara sacrificherà tutti gli anni della giovinezza. Bube, il compagno di Sante, il compagno del fratello. Aveva un nome durante la Resistenza. Il Vendicatore. E per questo soprannome sacrificherà molta della sua vita. Un ruolo costruito, un’età giovanissima, poco più di diciotto anni, la confusione dell’immediato dopoguerra. E un assassinio, quello del giovane figlio di un maresciallo. Forse più per il suo ruolo, per il suo nome, che per convinzione. Come i pestaggi ai preti, come tanti altri atti. Bube in questo modo si rovina la vita e rovina anche quella di Mara. Ma non ci sono rimproveri da parte della ragazza, semplicemente amore e affetto e tanta fedeltà. Tanta fedeltà per un ragazzo solo scappato in esilio prima e poi costretto alla prigione. Sempre solo, solo Con l’idea e l’affetto di Mara. Solo con Mara. Una splendida storia d’amore, non tanto perché è una storia d’amore, ma per il modo con cui Cassola ce la racconta. Con una semplicità a tratti davvero disarmante, con un modo di scrivere che invoglia a continuare a leggere, a rimpiangere la fine del racconto.
Ma il libro non è solo questo. È un’infinità di altre cose di altri attimi. È la compagna toscana. Dura e stupenda. È il racconto di in mondo difficile, di un lavorare senza mai pause, delle difficoltà di ogni giorno per vivere. E poi è la Resistenza. Bube, Sante cono partigiani e tutte le vicende di Bube e di Mara sono influenzate dalla Resistenza. E dalle lotte politiche di quegli anni. La Toscana, terra di sinistra, la voglia di rivolta del mondo più oppresso, le idee comuniste, la voglia della rivoluzione prima ancora delle urne, i malumori contro le scelte del partito. Cassola ci racconta a suo modo anche tutto questo, una pagina importante, convulsa, della nostra storia.
E non può mancare naturalmente il giudizio sulla Resistenza. Che poi quasi è un non giudizio. Cassola ci racconta di Bube, della sua vita, del suo ritorno difficile alla vita di tutto i giorni. Quello stupido soprannome, la difficoltà ad ambientarsi di nuovo alla vita di tutti i giorni. La difficoltà di capire che sono cambiati i modi di lottare, che forse non sempre la violenza è la via migliore. Ma non arrivano giudizi da parte di Cassola. Come Bube è prigioniero del suo soprannome forse Cassola si lascia imprigionare da Bube. Non riesce a condannarlo per davvero per le sue azioni, affascinato forse dalla forza sentimentale del ragazzo, dalla sua fede, dalla sua fedeltà ai suoi ideali. Sembra quasi anzi trovargli degli alibi, la giovane età, l’essere stato usato da altri. Ma poi si ferma qui, se da una parte non riesca a condannarlo, dall’altra neppure riesce ad assolverlo. Bube comunque ha sbagliato, ha rovinato la sua vita e quella di Mara. Rimane quasi incerto il giudizio di Cassola su Bube ma anche sulla Resistenza. Quasi una sorte di delusione, la stessa delusione di Mara e di Bube, una sorte di disillusione nella politica che si trasforma per Mara nel sentimento popolare della sfortuna. E così piano piano la politica assume un ruolo secondario, la vera protagonista diventa Mara che nel ritorno alla quotidianità, al vivere di ogni giorno, riacquista la dimensione più cara a Cassola, quella dei sentimenti, degli affetti.
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giostella 03/10/2008 18:13
l'ho letto anch'io alle superiori ....tempo fa.....ricordavo poca la trama ma grazie a te....ora mi sono tornate alla mente le sensazioni provate nel leggerlo...è un libro straordinario....
Syssy61 28/04/2008 20:01
Supremerose 08/11/2006 23:40
AngeloSenzaAli 29/10/2006 15:14
recensione eccellente
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eccomi qua a ricambiarti per cabifi. Ho tentato più volte di leggere e rileggere questo libro, così come alcuni altri di Cassola,tipo Troppo tardi, ma non ci sono mai riuscita: erano talmente noiosi e deprimenti, che ero costretta ad abbandonarli dopo poche pagine. Chissà perchè poi, le amiche che mi prestavano libri mi rifilavano proprio questi di Cassola. Quando poi glieli restituivo, vinta dall'imopssibilità di andare avanti, condividevano e approvavano la mia decisione. Ma lo riprenderò, ora ce l'ho perfino in casa perchè portatomi da mio marito! ^________^