Era un po’ che avevo questo libro in sospeso sulla libreria pregustandomi il momento in cui lo avrei divorato! In realtà non sapevo nemmeno di cosa trattasse, quale fosse l’argomento, l’ho comprato, come ho fatto con tutti i libri della Allende (tranne che Afrodita e Zorro che proprio non mi hanno ispirato!), basandomi solo sul nome dell’autrice.
C’era un pubblicità che diceva …. “Un nome una garanzia”, per me la Allende è così!!!
Non nascondo che all’inizio sono rimasta un po’ male per non essermi trovata di fronte ad una delle sue storie fantastiche quali “La casa degli spiriti” o “D’amore e ombra”.
Anche questa volta infatti, così come gia aveva fatto nel “Paula”, la scrittrice mi ha portato per mano a conoscere la sua famiglia, la sua vita, le sue paure, i suoi sogni.
La Allende scrive alla figlia Paula raccontandole, sotto forma di diario, cosa è successo dopo la sua morte ai vari membri della famiglia. E’ la storia di Isabel Allende dal 1992, anno in cui è morta Paula, al 2006.
Dopo il primo momento di smarrimento mi sono trovata catturata dalle vicende straordinariamente particolari e terribilmente ordinarie dei vari soggetti della famiglia. E’ stato un viaggio intricante, piacevole che ti fa sorridere e commuovere, che ti consente di immedesimarti negli aneddoti e nelle dinamiche della famiglia Allende perché, alla fine, siamo mamme e/o figli anche noi.
Un piccolissimo accenno di
TRAMA
Assistiamo, come spettatori a teatro, alla quotidiana vita della scrittrice che si districa nelle complesse dinamiche familiari e nel tentativo di temperare il suo forte impeto matriarcale.
E’ una famiglia come tante: semplice e speciale.
Una famiglia super allargata formata da Isabel ed i suoi figli, Paula (morta di Porfiria nel 1992 presenza costante del libro e della famiglia) e Nico, di suo genero Ernesto e di sua nuora Celia, dei loro figli, di Willie, secondo marito della Allende, e dei suoi figli, Jennifer, Scott e Lindsay e del figliastro Jason, della sua amica del cuore, l’eccentrica Tabra, della mamma della scrittrice e del fantastico e saggio zio Ramòn suo compagno.
L’autrice ci fa scoprire con ironia e, soprattutto con autoironia, il suo rapporto con il marito Willie, di cui è perdutamente innamorata. Un rapporto fatto di complicità e sopportazione reciproca, conoscenza, grande stima e anche grandi litigi.
Osserviamo da lontano all’evolversi del suo rapporto con il figlio Nico, un rapporto morboso ma che riesce a diventare equilibrato grazie all’amore che li lega e all’enorme lavoro fatto dai due per cercare di stabilire delle regole che consentano un sereno vivere comune.
Sarà proprio Nico il protagonista di uno degli eventi che sconvolgeranno la tribù (come è chiamata spesso nel libro), quest’ultimo infatti viene lasciato dalla moglie Celia che si scoprirà omosessuale e si innamorerà di Sally, fidanzata del figliastro di Willie, con cui andrà a convivere.
L’incapacità della scrittrice di restare fuori dalla vita del figlio sarà causa di litigi, allontanamenti e riavvicinamenti tra i due.
Viviamo con lei la difficoltà di essere “matrigna” per i figli di Willie, figli difficili come Jennifer schiava di ogni tipo di droga.
Viaggiamo nei libri che scrive, scopriamo come nascono le avventure di “Aquila e Giaguaro”, de “La figlia della fortuna”, di “Inès dell’anima mia” e di “Zorro”.
Comprendiamo i motivi, la molla propulsiva, della nascita della sua associazione in difesa delle donne più deboli e delle sue attività benefiche. Entriamo nel mondo della mentalità cilena.
Insomma … un viaggio nella vita di una scrittrice straordinaria e di una donna straordinaria.
CONSIDERAZIONI PERSONALI
Bello, coinvolgente, commovente.
Un libro che mi ha coinvolta a livello personale perché mi sono trovata ad immedesimarmi in molte delle situazioni narrate.
Ho visto nei rapporti tra la scrittrice, il figlio Nico ed i nipotini il mio rapporto con mia madre.
Un rapporto che spesso è scosso da scontri e da diverbi perchè lei non riesce a capire che lei è nonna ed io mamma, che non si deve intromettere nella mia vita ed in quella della mia famiglia, che io ho il dovere, il compito di educare Sara e lei mi deve seguire, mi deve supportare e non ostacolare nel difficile compito di crescere una figlia. Che viziare va bene … ma esagerare no.
Ho sofferto e pianto con Lori, seconda moglie di Nico, per la sua frustrante lotta nell’avere un figlio tutto suo. Ho condiviso i suoi tentativi, le sue cure, il suo dolore, i suoi stati d’animo ed alla fine la sua rassegnazione. Ho già una figlia ma il desiderio di allargare la famiglia mi sta attanagliando il cuore e l’aborto vissuto, dopo due anni di tentativi, è ancora un nervo scoperto nella mia vita.
Ho compreso le difficoltà di Nico nel capire fino in fondo il desiderio ed il dolore di Lori, la sua paura che quest’”ossessione” potesse, in qualche modo, compromettere il loro rapporto, e l’ho compreso perché sono le stesse difficoltà vissute dal mio compagno.
Perché, come dice la scrittrice al figlio, tra uomini e donne c’è una grossa differenza "La specie non esisterebbe senza quella necessità che domina noi donne. Non c’è alcuna ragione per sottomettere il corpo alla prodigiosa fatica della gestazione, a quella di un parto di un bambino che la madre poi difenderà come una leonessa anche a costo della propria vita, dedicandogli ogni istante per anni, fino a quando potrà cavarsela da solo, per poi doverlo sorvegliare da lontano con la nostalgia di averlo perduto perché i figli prima o poi si staccano”
Ho apprezzato gli sforzi fatti da Isabel per difendere, con le unghie e con i denti, il suo rapporto con Willie, nonostante le difficoltà, i litigi, le differenze di carattere, le complicazioni create dall’essere una famiglia allargata, perché è esattamente quello che farei io se mi rendessi conto che qualcosa non funziona nella relazione con il mio compagno e perché, come dice lei stessa, se incontri la persona con cui vuoi invecchiare ogni problema può essere superato.
Lo stile è scorrevole ed estremamente coinvolgente. È un libro per chi conosce la Allende ma anche per chi si approccia ai suoi libri per la prima volta.
A fare da sfondo a tutta la storia c’è, come sempre nei romanzi della scrittrice, un velo di magia e di soprannaturale oltre alla presenza misteriosa di Paula che accompagna la vita della famiglia in ogni momento.
E’ un racconto affascinante ed ammaliante sia perché il lettore sa che quelle persone esistono davvero in qualche angolo del mondo sia perché, nonostante la tristezza che l’autrice emana nel raccontare di Paula, della difficile accettazione della vecchiaia e delle troppe amarezze che hanno costellato la sua vita, il libro è dolce, tenero e delicato nel trattare argomenti complessi ed intimi.
Mi ha colpito il modo in cui la scrittrice si mette a nudo, ammettendo di essere ricorsa alla chirurgia plastica per la paura di invecchiare, ironizzando sulla sua statura o riconoscendo il suo carattere accentratore tanto da arrivare a prevaricare le volontà dei singoli membri della famiglia al solo scopo si riunirla attorno a sé, di difenderla anche a costo di diventare invadente e ingombrante.
In alcuni momenti mi sono sentita invadente, coinvolta in segreti e rapporti familiari così intimi da farmi quasi sentire a disagio. Tuttavia il modo in cui la scrittrice scrive non ti fa sentire un’intrusa ma un’amica a cui viene raccontata una storia.
Qualche giorno dopo aver finito il libro mi sono trovata a bazzicare sul sito www.isabelallende.it e nella sezione foto mi sono ritrovata a dare un volto a tutti i personaggi del libro.
Ho “conosciuto” Willie, Nico, Lori, la mitica Tabra, gli amati nipoti, ed ho visto anche una foto di Paula che, incredibilmente ed a differenza di tutti gli altri, era esattamente come io l’avevo immaginata tanto che ho pensato che la Allende avesse ragione: c’è qualcosa di magico o sopranaturale quando si parla di Paula.
Mi sono sentita un po’ come ne “Il grande fratello”, sbirciando dal buco della serratura nella casa di persone che però mi sembrava di conoscere da sempre.
La Allende ha fatto leggere in anteprima il romanzo a tutte le persone citate per avere un parere ed evitare problemi in famiglia … mi stupisco ancora come abbiano accettato la pubblicazione del libro e, di conseguenza, non mi stupisce che Scott, uno dei figli di Willie non abbia voluto essere citato ed infatti non compare nel libro.
Insomma un libro che non può non essere letto da chi ama questa straordinaria scrittrice, un libro che ci fa conoscere ancora meglio una donna fantastica con una vita non comune ma che, con la sua naturalezza e semplicità, ci apre le porte del suo cuore conducendoci in una variegata e colorata storia … la sua.
30.09.2011 19:35
Ho acquistato il libro e devo ancora leggerlo, ma la tua opinione non fa che confermare la mia voglia di leggerlo!
29.01.2010 16:43
eccellente
23.10.2009 21:02
E' piaciuto tanto anche a me!!