Lago Karakul, Akto County

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Opinione su "Lago Karakul, Akto County"

pubblicata 07/07/2015 | sobs
Iscritto da : 05/12/2014
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"escursione indimenticabile"

Lago Karakul, Akto County

Lago Karakul, Akto County

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Quando avevo una trentina di primavere in meno continuavo a coltivare la mia passione per la montagna, nata quando avevo solo 14 anni. Così, quando il mio lavoro mi concedeva del tempo libero mi organizzavo escursioni su alture sia in Italia che all’estero. Ed è proprio a quell’epoca che risale l’escursione che vado a descrivere e che è stata l’ultima di un certo valore a livello di altezza raggiunta.


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È veramente una grande esperienza verificare la differenza che può essere generata dall’insieme di sessanta minuti e mille metri di altitudine.

Lasciato il relativo conforto della mia yurta (la tipica tenda dei nomadi asiatici) situata vicino al lago Karakul, posto ad una altezza accettabile per chi ama le escursioni in alta montagna (3.600 metri s.l.m.), sono ora con i polmoni che bruciano mentre combatto per raggiungere Jambulah, un piccolo villaggio del Kirghizistan che si trova a 4.600 metri s.l.m. poco sotto il campo base per chi vuol raggiungere Muztagh Ata, uno dei 7000 di questa catena montuosa. Guardo verso il basso e scorgo una fila di autocarri che percorrono la Karakoram Highway, una striscia di catrame che collega la città cinese di Kashgar con Islamabad, la capitale del Pakistan. Gli autocarri sono così lontani che sembrano dei modellini. La parte occidentale della regione cinese dello Xinjiang, della quale Kashgar è il capoluogo regionale, è passata alla storia perché attraversata dalla famosa Via della Seta.

Il cammello che trasporta il mio grosso zaino, guidato dal suo giovane proprietario, sparisce ancora una volta dalla mia vista. Ha appena superato il colmo che io raggiungerò, forse, fra una decina di minuti. Questo porta il mio pensiero a considerare quanto doveva essere dura la vita dei mercanti che secoli fa percorrevano questo sentiero. La vita dei contadini kirghizi nomadi in questo remoto angolo della Cina non è cambiata molto nel corso degli anni, anche se oggi i telefoni cellulari, i pannelli solari e le motociclette fuoristrada Suzuki, insieme alla stessa Karakoram Highway, hanno reso i pericoli di questo territorio meno infidi rispetto al passato.

La Karakoram Highway, completata agli inizi degli anni ’80 dopo una ventina di anni di duri lavori e diverse centinaia di operai morti durante la sua realizzazione, è la strada asfaltata al mondo più in altitudine. Si snoda per 1.300 chilometri in uno dei più meravigliosi paesaggi asiatici. Il suo percorso rispecchia l’itinerario seguito da Marco Polo nel suo viaggio dal Pakistan alla Cina sette secoli fa.

Con la testa che gira e il cuore che batte a mille completo l’ultimo pezzo di salita, per fortuna un declivio gentile, ed eccomi a Jambulah che ha sullo sfondo il massiccio del Muztagh Ata. Costituito da un piccolo insieme di yurta e casupole fatte con mattoni e fango, e piccoli recinti per gli animali, il villaggio è abitato solo durante i mesi estivi quando gli yak pascolano sugli erbosi declivi posti sotto i picchi nascosti dalle nuvole, le lingue terminali dei ghiacciai e fra i torrenti percorsi dalle acque generate dallo sciogliersi delle nevi.

Nonostante una mezza dozzina di lingue, la regione attraversata dalla Karakoram Highway ha oggi una identità unica, un commercio in espansione e un senso di isolamento dalla grande Cina e dal Pakistan. Jambulah è uno dei tanti piccoli villaggi kirghizi, che punteggiano il settore cinese della Karakoram Highway, abitati dal popolo Turkic che è stato separato dalla propria terra natia da scelte geopolitiche e arbitrarie delimitazioni di confine.

La gente di Jambulah mostra di essere ospitale in modo estremamente generoso. Appena entro nella yurta che mi ospiterà, mi viene portato tè con latte, burro di yak, pane e formaggio; il tutto in una veloce sequenza. I due giovani ragazzi che trovo nella yurta, i loro visi bruciati dall’esposizione solare giornaliera e percorsi da premature rughe, mi portano in giro per il villaggio cercando di spiegarmi, con il loro strano inglese, quello che mi fanno vedere.

Dopo un inaspettato sonno ristoratore all’interno del dormitorio comune, a cui ha fatto seguito una colazione a base di tè con latte e una specie di ciambella, è ora di avviarmi verso il ghiacciaio del Muztagh Ata, posto 500 metri più in alto. Nonostante abbia trascorso più di mezza giornata a questa altitudine, so che mi aspetta una estenuante ascesa. Il nostro forte cammello, che il giorno precedente aveva affrontato i mille metri di differente altitudine con molta nonchalance, inizia ora a chiedere soste regolari, e personalmente apprezzo questo suo bisogno.

Con il sole alto nel cielo, mi arrampico sull’ultima e finale roccia e posso così mettere così piede sugli sparsi e scricchiolanti blocchi di ghiaccio della lingua più lunga del ghiacciaio del Muztagh Ata. Nonostante il totale sfinimento del mio corpo, so che la mia impresa è nulla al confronto dei numerosi viaggi fatti dai mercanti, secoli fa, lungo la Via della Seta.

Certamente non dimenticherò mai questa escursione.


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Commenti su questa Opinione

  • otto8863 pubblicata 10/08/2015
    una bella esperienza una escursione indimenticabile, eccellente :-)
  • stefy1970 pubblicata 13/07/2015
    bella esperienza
  • cortocircuito2015 pubblicata 09/07/2015
    molto interessante
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Su Ciao da: 29/06/2015