"Do not all charms fly
At the mere touch of cold philosophy?
There was an awful rainbow once in heaven:
We know her woof, her texture--she is given
In the dull catalogue of common things.
Philosophy will clip an angel's wings,
Conquer all mysteries by rule and line,
Empty the haunted air and gnom 'd mine,
Unweave a rainbow." (nota 1)
Keats "Lamia"
Tradotta in modo approssimato ( chi sa l'inglese o ha la traduzione…la corregga):
"tutti i misteri non volano via
al semplice tocco della fredda filosofia?
C'era una volta un enorme arcobaleno nel cielo:
Conosciamo la sua trama, la sua composizione -- è così
nel grigio catalogo delle cose comuni.
La conoscenza delle cause taglierà le ali dell'angelo,
conquisterà tutti i misteri con regole e ragionamenti,
vuota la memoria e il tesoro dello gnomo,
Scomparso l' arcobaleno."
Keats "Lamia"
( ho tradotto philosophy nel senso di "conoscenza" che può essere spiegata dalla ragione ) (nota 2)
Questi versi di Keats sono sintesi di una visione dissociata della cultura, della sua separazione in una idea del bello legata solo all'apprezzamento delle percezioni-emozioni vivendo la spiegazione del fenomeno come una privazione dell'"emozione".
Non sento l'esigenza di spiegazioni, dice Keats: l'arcobaleno? E' bello …mi crea sensazioni ma, se so come e perché la luce lo forma….perdo l' "emozione"
Il tema o, meglio, il problema delle due culture l'ho "vissuto", prima come studente di un istituto tecnico e poi nella relazione con i colleghi insegnanti di lettere in scuole tecniche.
Negli anni 60 ero nell' ITIS E. Fermi a Roma, leggevo la "Fiera letteraria" e su quelle pagine apparve il dibattito sulle "Due culture", introdotto da Sir Charles Percy Snow.
Ero sollecitato da un ottimo professore di italiano che non ci considerava di serie B…Sì! Di serie B.
Gli studenti del tecnico industriale, in genere, venivano da famiglie che non potevano permettersi il proseguimento degli studi universitari, a quel tempo la legge non permetteva l'accesso a questi diplomati agli studi superiori. Le due culture erano di "classe"
Cambiarono le leggi e potei, lavorando (grazie al mio diploma tecnico!), laurearmi in fisica.
Scelsi l'insegnamento e cominciai la mia carriera negli istituti tecnici.
In questi istituti la materia italiano era (ed è) da una parte della barricata, dall'altra ci sono le materie tecnico scientifiche: ebbi modo di verificarlo interagendo con la maggioranza dei colleghi di lettere e, soprattutto, raccogliendo le opinioni dei ragazzi:
-Letteratura, poesia, storia….ma a noi servono?-
Dicevano. Cercavo di convincerli…Qualche piccolo "successo" l'ho ottenuto.
La cultura umanistica e tecnico scientifica sono, per quei pochi che mi hanno ascoltato e capito, un tutt'uno e, nell'insegnare una materia come "Sistemi automatici" ,potevo farli riflettere sui fenomeni della complessità che hanno bisogno, per essere capiti, di una nuova cultura che definisco "Unica" .
Il libro
A cento anni dalla nascita e venticinque anni dalla morte di Sir Charles Percy Snow, l'editore Marsilio pubblica un libro, della collana Reset, che contiene il suo saggio "Le due culture", uscito sulla rivista Encounter, nell'estate del 1959, e l'approfondimento scritto dopo quattro anni (nota 3)
Il libro , a cura di Alessandro Lanni, è completato da interventi di Giulio Giorgello, Giuseppe Longo, Piergiorgio Odifreddi .
137 pagine in formato tascabile che si leggono con facilità se si è convinti che è necessario, soprattutto oggi, una via verso la "Cultura", quella che unisce il sapere umanistico e quello tecnico-scientifico in una sintesi che possa evitare il disastro, l'autodistruzione dell'umanità.
Apocalittico?
Una stima recente afferma che siano circa 36.000 le armi nucleari negli arsenali del mondo, principalmente stipate nei cinque Paesi che sono gli "Stati Nucleari": Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina. Le armi nucleari di questi Paesi rappresentano circa 3.000 volte l'intera potenza distruttrice usata nella Seconda Guerra Mondiale. Una sola testata nucleare dei sottomarini Trident (USA e GB), ad esempio, ha una potenza 8 volte superiore a quella della bomba che distrusse Hiroshima, causando nell'immediato circa 140.000 morti, e un'indefinito numero nei decenni successivi (ogni Trident ha 48 di testate). Al culmine della Guerra Fredda le testate nucleari possedute da USA e URSS erano più di 60.000, sufficienti a distruggere totalmente un pianeta 25 volte la grandezza della Terra (nota 4).
Viviamo in un equilibrio instabile fondato sul terrore e non abbiamo gli strumenti politici, filosofici, ideali per porre in maniera definitiva, riporre la paura. Gli "umanisti" stanno a guardare, soltanto a criticare? Chi siede nei governi delle nazioni dei popoli delle chiese e religioni?
Come se non bastasse l'aggiornatissimo rapporto "State of the World 2007", del Worldwatch Institute fa una statistica dei disastri naturali:
anni Ottanta erano, in media, 173 all'anno;
anni Novanta erano saliti a 236
solo nel 2005 sono stati 430 e hanno ucciso quasi 90 mila persone
Colpa degli scienziati o di tutta l'umanità coinvolta in una dissennata applicazione delle scoperte in un modello economico che considera il profitto unico scopo perseguibile?
E poi le guerre e poi le fonti energetiche le malattie….. Potremmo mai debellarle parlando di storia letteratura poesia e filosofia?
NO!
La scienza era e sarà sempre di più necessaria. Quanti sono stati salvati, hanno potuto nutrirsi e vivere con le applicazioni scientifiche-tecnologiche?
Ma…Ma se non troveremo modi nuovi di pensare, di stare insieme riflettendo di storia letteratura poesia e filosofia chi disciplinerà lo sviluppo delle scienze e delle applicazioni tecniche che possono portarci all'autodistruzione?
Queste sono le domande contenute nel saggio
Importanti sono anche i tre scritti che chiudono,cinquanta anni dopo, le riflessioni di C.P. Snow:
Giulio Giorello in "Per una Repubblica delle Scienze e delle Lettere" ricorda come Galileo vagheggiasse della "Città della scienza" in cui gli abitanti abbandonavano ogni barriera di religione, razza, genere e come i "filosofi della natura" , che solo nell'ottocento furono definiti scienziati, erano tutti parte della comunità culturale della "Repubblica delle lettere". Ricorda l'autore del disprezzo di Croce per il "libro di ricette di cucina" scritto dagli scienziati per inventarsi la "Scienza". Un ricordo molto partecipe è a Ludovico Geymonat (Consulto continuamente, da anni, la sua "Storia del pensiero filosofico scientifico ) che esortava i giovani filosofi a cercare "la filosofia nelle pieghe della scienza".
Giuseppe Longo in "Cosa intendiamo quando parliamo di "cultura"" ci elenca i punti per una scuola in crisi e scarsamente adatta a superare la divisione delle culture:
-Divario generazionale fra docenti e discenti che rende sempre più difficile il colloquio a livello proprio di organizzazione cerebrale vivendo esperienze neonatali e infantili completamente diverse
-Possibilità di fruizione della cultura in forma sempre meno strutturata e da canali che non rendono la scuola più esclusiva dispensatrice dei saperi
-Rapporti di sudditanza della scuola alla dottrina economica votata al processo produttivo, scuola che sarà superata dalle aziende stesse che formeranno individui "su misura" per le proprie esigenze
Nel "La guerra dei due mondi" Piergiorgio Odifreddi ci fornisce elementi di riflessione su quello che in pratica dev'essere la visione dell'uomo di "Cultura" e fa riferimento a quanto scienziati come Einstein, Bohr, Heisenberg, Schrodinger siano da considerarsi geni scientifici e veri talenti filosofici.
Chiudo con una citazione di Kipling, che Odifreddi propone per invocare il superamento delle divisioni fra la cultura:
"Che ne sa dell'Inghilterra chi conosce solo l'Inghilterra?"
Ed io,Parafrasando:
"Che ne sa di filosofia chi conosce solo la filosofia?"
"Che cosa ne sa di scienza chi conosce solo la scienza?"
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- nota 1 E' famosa la cosiddetta «cena immortale» organizzata dal pittore Benjamin Haydoin del 1817, in occasione della quale Lamb e Keats affermarono, concordi, che: " Newton ha distrutto tutta la poesia dell'arcobaleno riducendolo ad un prisma di colori" .Keats, lamentava il «disincanto del mondo», introdotto attraverso la scienza e rimpiangeva la scomparsa del soprannaturale e della perdita di fascino della natura osservata (e spiegata) da Newton «Per una vita di sensazioni!» esclamava Keats, legandola l'immediatezza della sensazione all'impossibilità di renderla scientificamente "oggettiva"…Oggi con le scoperte delle neuroscienze dovrebbe ricredersi!
- nota 2 Come la interpreta Amleto nel suo colloquio con Orazio (There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy)
- nota 3 IL SAGGIO di Snow uscì in due puntate sulla rivista Encounter, nel giugno e nel luglio del 1959. Si trattava della trascrizione della Rede Lecture che lo scrittore aveva tenuto il 7 maggio, nell'università di Cambridge. Le idee sul conflitto tra scienziati e umanisti suscitarono un dibattico acceso a cui non era preparato Snow, tanto che sentì l'esigenza di aggiungere alcune ulteriori riflessioni nel 1963 un secondo saggio dal titolo The Two Cultures: a second look.
- nota 4 http://www.disarmo.org/rete/articles/art_10563.html
20.02.2007 00:10
Ottima opinione, grazie per la tua capacità, a nostro beneficio! Flower.
15.02.2007 19:00
Non potrei essere più d'accordo. Siamo nel paese nel quale non capire la matematica e le scienze in genere è diventato quasi un qualcosa da ostentare con orgoglio, mentre non conoscere la storia o la letteratura rende una persona disdicevole e quasi immeritevole di rispetto. Penso anch'io cche non ci debba essere una linea che divide la cultura tecnica da quella umanistica: la letteratura e che so... la scienza dele costruzioni devono avere pari dignità. Speriamo però che anche tanti insigni ingegneri comincino a leggere libri privi di numeri al loro interno!!! :-))) Grande opinione.
06.02.2007 23:30
complimenti...ti ho letto con vero piacere...scrivi davvero bene...mi spiace che ho finito gli eccellenti... ciaoo :-))