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43 a.C. Cicerone pronuncio contro Antonio suo rivale un'accesa orazione, che ricordarono quella di Demostene contro Filippo il Macedone, colui che aveva privato la Grecia della libertà. Aulo Gellio le chiamò Antoniane. Cicerone era appena giunto a Roma dopo un'assenza di cinque mesi, e Antonio aveva convocato il Senato, invitando alla seduta lo stesso Cicerone per sapere se poteva contare sulla sua solidarietà; ma Cicerone non si presentò e Antonio inveì contro di lui; così Cicerone si presentò in Senato e pronunciò la prima Filippica. In essa Cicerone si dichiara non ostile nei riguardi di Antonio, ne loda alcuni atti, altri ne condanna e finisce col dichiararsi devoto alla causa della libertà e della repubblica: come si intuisce, il tono è in generale ancora conciliante e Cicerone ancora esitante. Questo spiega il fatto per cui il giorno dopo Antonio riconvocò il Senato per ribattere al discorso di Cicerone e incriminarne la condotta: Cicerone non si presentò alla seduta, ma ritiratosi nei dintorni di Napoli pensò e scrisse la II Filippica, un'implacabile requisitoria contro Antonio. Poi ne scrisse altre due "infuocate" dove attaccava completamente Antonio. Allegoricamente quella di Cicerone ,paladino della libertà, è una grande accusa mossa contro Antonio, il quale lo raggiungerà nella sua Villa presso Formio, e farà tagliare da dei sicari le sue mani, la sua testa e la sua lingua. Tutte queste parti del corpo saranno poi appese nel tribunale romano come ammonimento a chi volesse muovere una critica. Con Cicerone moriva l'ultimo grido della Repubblica romana.
"Cedant arma togae" le armi cedano alla toga. Un insegnamento che doverebbe essere dato oggi soprattutto ai giovani.. il diritto, le parole sono più forti della violenza.
23.03.2012 20:57
inutile se copiata
23.03.2012 18:39
Copiata da http://www.parodos.it/books/le_filippiche.htm