Ljubljana

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Opinione su "Ljubljana"

pubblicata 12/10/2017 | irina89
Iscritto da : 06/09/2010
Opinioni : 157
Fiducie ricevute : 549
Su di me :
Piccoli Prìncipi, non piccoli nei Princìpi.
Ottimo
Vantaggi .....
Svantaggi .....
Eccellente
Bellezze naturali
Ospitalitá
Attrazioni
Gastronomia
Efficienza trasporti pubblici

"L'Est Estensibile"

Triplice ponte, Palazzo Kresija, castello

Triplice ponte, Palazzo Kresija, castello

Benvenuti all'ESTero


Ed eccomi qui, libera di puntare l'orizzonte e attraversare indisturbata la terra di nessuno tra un casotto e l'altro della frontiera italo-slovena. Per approfondire la conoscenza di un vicino di casa discreto, ospitale, affabile, ma spesso negletto, visiterò il suo salone di rappresentanza: la capitale, sede mitopoietica e simbolica.
Guardiole e barriere, nell'immediato, rimandano a uno spettacolo tetro, che olezza di clausura feudale, di retaggio d'altri tempi; tempi in cui i confini furono tracciati con il ferro e il fuoco, tempi in cui, nella sfera pubblica e privata, il marchio e il vincolo di nazionalità rappresentavano l'unica e inamovibile stella polare.
Le garitte vuote suffragano l'idea che la libera circolazione preluda, tra l'altro, a una felice decrescita del controllo statale sul singolo; sinestetica illusione, quest'ultima, destinata a svaporare a ogni piè sospinto.
Le maglie della Rete sono troppo ampie per offrire una qualsivoglia parvenza di riparo, la digitalizzazione del sistema viario, che in Slovenia pare essere all'avanguardia, ad esempio, non consente distrazioni.
Onde evitare spiacevoli inconvenienti è bene prendere visione di alcune norme basilari circa la circolazione autostradale. Il rapporto dicotomico accettazione/rifiuto della tecnologia mi conduce spesso a biasimarne l'uso indiscriminato e meno di frequente a elogiarne i meriti, in taluni frangenti, tuttavia, l'intransigenza è controproducente. Difatti con un click apprendo i limiti di velocità in vigore (150 Km/h in autostrada, salvo diversa prescrizione), il numero di pronto intervento in caso di avaria del veicolo (1987), le modalità che regolano il pedaggio, distinto in ordine al veicolo e alla massa del medesimo.
Nulla di nuovo rispetto al codice della strada nostrano circa l'obbligatorietà della cintura di sicurezza, degli anabbaglianti nelle ore diurne, del trasporto a bordo del triangolo e del giubbotto catarifrangente, in aggiunta le disposizioni slovene prevedono che il corredo dell'automobilista includa anche gli articoli di pronto soccorso e un set di lampadine di ricambio; le forze dell'ordine – presenti sul territorio – eseguono controlli scrupolosi, che siano piuttosto integerrimi è vox populi.
Il ticket – vinjeta – si ritira prima di immettersi sull'autostrada, presso le edicole o le aree di servizio, perché il pedaggio, per gli autoveicoli con massa non superiore a 3500Kg, non è a tratta in quanto il biglietto ha validità annuale, semestrale o settimanale.
Acquistato il lasciapassare a Rateceimporto € 15.00 - dalla lettura del frontespizio vengo a conoscenza della giusta collocazione del bollino sul parabrezza, affinché la matrice elettronica sia visibile alla telecamera.

Meno di cento chilometri asfaltati a regola d'arte con aree di servizio distribuite omogeneamente su tutta la lunghezza del tragitto e sono a Lubiana, città che recita con grazia e decoroso contegno, per l'appunto, il ruolo di capitale, ruolo da primadonna avvezza al clangore mediatico - sempre pronto a fornire panoramiche viziate di parzialità - alla tirannia dello scatto tout court del turista-fotografo fagocitato dalla smania di sbocconcellare qua e là esperienze di viaggio. Rientrando nella categoria dei girovaghi, per diletto e per necessità, ne conosco mire, fisime, posture fisiche e mentali; con gli anni io stessa mi sorprendo di rado, tollero con maggiore levità d'animo soppesando, purtuttavia, la realtà con una buona dose di scetticismo sicché tracciando l'affresco di Lubiana, pur fornendo un parere spassionato e oggettivo, tenterò di evidenziare lo scarto tra le eccellenze e le potenzialità di una città che gode di ottimi collegamenti viari, ferroviari e aeroportuali, sia con il resto del paese sia con gli stati confinanti.
Superfluo aggiungere che i miei saranno quadri sinottici di una Lubiana da cartolina, racchiusa, pertanto, principalmente all'interno del polo attrattivo maggiore, ovvero il centro storico e le immediate vicinanze, ove, cioè, è concentrata la vita rappresentativa, diplomatica, finanziaria, amministrativa e culturale della capitale slovena.

Se e quando lo riterrò opportuno, in futuro potrei ri-sfogliare i capitoli: Lubiana arte contemporanea - anche se accettare di recensire a dovere non per sommi capi il MUSUM fa tremare le vene ai polsi - e Lubiana street-art/cultura-musica alternativa (hardcore, drum&bass, rock...), ossia la vita diurna e notturna a Metelkova Mesta - Nord del centro trg Osvobodilne - quartiere etnico dove l'affollamento percettivo dovuto a un'inclinazione onirica e orrorifica degli spazi dilatati si fondono, quasi cospirano direi, con gli afflati e gli effluvi provenienti da tutto il mondo. Non che vi sia una distanza- spaziale - siderale tra i vari rioni.

Lubiana, come tutte le capitali del Vecchio Continente, è composita: il nuovo si è aggregato all'antico con una certa cesura stilista resa evidente dalle dimensioni contenute del centro urbano che rimane pur sempre un piccolo, grazioso, guscio: a passo di lumachina si perviene, ad esempio, dal Parco Tivoli all' Orto Botanico in soli venti, trenta minuti.
La configurazione odierna della città, in prospettiva diacronica, è destinata a evolversi ulteriormente per cui ciò che nel presente appare culturalmente marginalizzato, in futuro potrebbe divenire fenomeno di massa, e il frondista di oggi potrebbe rappresentare, domani, l'establishment del paese.
Le periferie che coronano Lubiana non mi paiono così grevi e mortificanti per lo spirito, la campagna più autentica rappresentata dal 'kolec' (essiccatoio per il fieno) tuttora in uso, lambisce la città e il distacco tra il paesaggio rurale e i casamenti in cemento armato abitati prettamente dal popolo minuto è reso dolce dalla presenza di numerosi giardini, presumibilmente condominiali.
La cura e la grande considerazione di cui gode la natura evidentemente è insita nel corredo genetico degli sloveni, i quali hanno forgiato la capitale a immagine e somiglianza del paese territorialmente rivestito per il 58% da foreste. Difatti Lubiana è stata proclamata capitale verde d'Europa 2016 , salendo di quota oltre ad ammirare i campanili aguzzi delle chiese e i tetti rossi delle case, si può avere contezza dell'entità di parchi, aree verdi pubbliche e private di cui i rappresentanti maggiori sono il Parco Tivoli e a sud – al di là della cinta autostradale – il Parco Naturale Palude di Lubiana , una torbiera ospitante uccelli migratori e nidificanti a rischio di estinzione, dichiarata patrimonio dell'UNESCO (reperti neolitici, tra cui la ruota più antica del mondo), e a circa un'ottantina di chilometri l' Arboretum , un paradiso terrestre metodicamente progettato da architetti del paesaggio.
In nome e per conto dell'ambiente la raccolta differenziata è norma di vita, e la percorribilità di tutto il centro storico è prerogativa esclusiva di pedoni, bici e veicoli elettrici, quindi, orientandomi tra le denominazioni correnti, 'cesta' (strada) e 'ulica' (via), inizio a trotterellare.
È il clima soporifero della città, diametralmente opposto a quello riscontrato in altra occasione, a costituire lo scarto.

La domenica per i lubianesi è realmente il giorno della sospensione dalle tribolazioni connesse soprattutto al pendolarismo da e per il centro urbano; luglio, poi, è il mese per eccellenza che la progenie dei responsabili della diffusione dello sci e dell'escursionismo moderno dedica alle attività all'aperto come da me riscontrato a Bovec , sul Mangart , a Kranjska Gora , sulla pista ciclabile Adria.
La decongestione del traffico automobilistico favorisce il ritrovamento istantaneo di un parcheggio sotterraneo - la sosta libera è consentita solo per brevi periodi – senonché, usciti dal labirinto di cunicoli intasati da gas di scarico e polveri sottili, avverto demarcante la differenza con l'esterno. Appuro così che Lubiana a dispetto della collocazione – una conca depressionaria paludosa – in pieno solleone non è avviluppata in una stagnante e tremolante cappa caldo-umida, scoprirne angoli animati o taciturni sarà il mio piacevolissimo divertissement odierno. Blais (Pascal), non me ne volere. ;)

Toponimi e appellativi permettendo; lo sloveno, nel parlato, ha un andamento cantilenato, una struttura poco marziale, carezzevole per l'udito; altro è la lingua scritta. Riformulare una mappa mentale della città ricordando esattamente nomi di strade per me, che non sono solita avvalermi dell'uso di navigatori si rivela essere un esercizio stimolante. L'italiano è, comunque, una lingua con cui i lubianesi hanno una certa familiarità, considerando i precedenti storici non me ne meraviglio, a differenza dell'inglese, la cui conoscenza è divenuta imperativo imprescindibile in un tempo relativamente recente, imperativo che tange il cittadino comune di sbieco.
Del resto la lingua, unitamente all'omogeneità etnico-religiosa, è stato il mastice unificatore dell'identità nazionale, in nome del quale gli sloveni lottarono contro gli Asburgo prima, e il centralismo di Tito poi, lotta conclusasi con la proclamazione dell'indipendenza avvenuta nel 1991.
Anno spartiacque: decretò l'autodeterminazione di una giovane democrazia i cui modelli di riferimento, cattolico-liberali, erano, de facto, incarnati dall'homo europeus. Appartenenza siglata nel 2004, con l'entrata della Slovenia nell'Unione europea.

né ESTraneo

Evento memorabile che connota la natura di questo popolo così fiero e che coincise con il cambio di denominazione di alcuni luoghi simbolo, quali ad esempio il Slovensko narodno gledališce (Teatro nazionale sloveno, Erjavceva cesta) e il Narodni mzej Slovenije (Museo archeologico nazionale).
Strutture alle quali pervengo immediatamente dal parcheggio sotterraneo sito dietro Piazza della Repubblica, accedendo da Šubiceva ulica , ossia la stessa strada su cui sono prospicienti il bel palazzo rinascimentale ove sono stati collocati il museo archeologico - che condivide gli interni con il Museo di Storia Naturale - e lo stabile mesto e di regime, ospitante il Parlamento sloveno celebrante la forza proletaria risiedente nella laboriosità e nella prolificità, come la 'lettura' dell'architrave e delle colonnette del portone di ingresso suggerisce.
La coda alla biglietteria mi fa desistere, motivo per cui lasciato, nuovamente, alle mie spalle i fari orientativi: la Nova Ljubljanska Banka , l'edificio recante lo stemma della maggiore banca del paese slavo, e l'imponente Cankarjev dom – polo culturale inglobante cinema, teatro, auditorium, sale mostre, opera dell'architetto post-modernista Edvard Ravnikar – intraprendo la prima tappa del trekking urbano che mi condurrà a pochi isolati di distanza nel quartiere in origine frequentato, a quanto pare, da artisti, alla volta di Mirje.
Superato lo scoglio Scuola Superiore – un casermone grigio-perla con planimetria a T - girando a destra, ritrovo il pannello illustrante la disposizione della Colonia Iulia Emona nonché delle direttrici che da essa dipartivano verso Poetovio, Aquileia e Sciscia. Sul luogo sono rinvenibili i resti di mura romane – 14 d.C.- valorizzati da un tappeto verde ben tenuto.
Discutibile, a mio parere, l'innesto operato dall'architetto Jože Plecnik - factotum della pianificazione stilistica e funzionale della capitale dal 1925 al 1944 - sulle mura antiche: una piramide realizzata con pietra tufacea. L'antefatto narra dell'improrogabilità cittadina di vedere raccordate due strade, si decise di creare tre brecce lungo il perimetro della summenzionata cinta muraria, e proprio a ridosso dell'ingresso centrale, Plecnik, fece edificare quello che ai miei occhi, oggi, appare come un innaturale giochi di contrasti netti. Tale tumescenza piramidale è maggiormente visibile in tutta la sua inverosimiglianza dall'interno del parco, un luogo, quest'ultimo, ove la storia ha materiche sembianze di opere imperiture. Ispirata, ritorno sui miei passi, attraversando la prima porta meridionale anticipata da alcune colonne 'posticce' di ispirazione romana disposte a mo' di peristilio monco.
Volendo continuare a spulciare la lenta sovrapposizione di epoche passate di gran carriera mi dirigo verso Prešernova cesta , sede del museo storico-archeologico. Non vorrei ripetere a vuoto e a rovescio info rimandate a loop in Rete, motivo per cui snellirò la narrazione riportando postille (costi da me sostenuti, orari di apertura/chiusura), il lettore per conoscere eventuali mutamenti in corso dovrà autonomamente consultare i siti istituzionali degli enti.

Il museo storico-archeologico di Lubiana (€ 6.00, Ingressi/orari: 10:00-18:00, giovedì e sabato 08:00-22:00.) presenta un allestimento canonico, seppur interessante, a carattere divulgativo, principiante dai resti ossei, mummificati, e grezzi strumenti litici. Il numero di reperti risalenti all'età della pietra – in tutte e tre le declinazioni: paleolitico, eneolitico, neolitico - è cospicuo se proporzionato all'entità territoriale. Ma è senz'altro il flauto costruito dall'uomo di Neanderthal più di 50/60.000 anni fa, partendo dalla perforazione di un osso di orso ritrovato nella Grotta di Divje Babe (Ovest Slovenia), l'elemento di pregio del museo. Nella sua rudimentalità questo strumento mostra al mondo intero e in modo inequivocabile, il bisogno, connaturo all'essere umano, di vivere altre dimensioni, elevarsi spiritualmente, condividere emozioni impalpabili. Il consesso accademico fu sorpreso dalle procedure tecniche adottate dall'ominide poiché surclassavano le congetture della letteratura paletnologica del tempo, la quale relegava l'astrazione del pensiero a una fase successiva dell'antropogenesi .
Di manufatto in manufatto, sotto il mio sguardo passa la storia della Slovenia e dei suoi conquistatori (illiri, celti, veneti), rivissuta nei proficui apporti culturali, segno che 'l'impurità', oltre ad essere vecchia quanto il mondo, è apportatrice di nuove civiltà, gli ''strumenti tecnici'' per contenere le rotte migratorie sono sudari volti a mascherare le magagne di una società tendenzialmente gerontocratica. Un giretto a un qualsivoglia museo storico-archeologico prima di inveire sul nulla, prima di negare l'ascendente del femmineo sulla nostra specie, sarebbe quanto mai propizio. ;)
A Lubiana un idolo femminile - statuetta in argilla nera, datazione: 2000 a.C. – dimostra ancora una volta, quanto il culto dei nostri progenitori prediligesse la pacifica fecondità di Venere alla belligeranza distruttrice di Marte.
Il materiale fittile, le armi, gli elmi, le urne cinerarie, ciste e situle (contenitori usati durante libagioni o riti) costituiscono un lascito poderoso per numero di reperti rivenuti e stato ottimale di conservazione. La situla di Hallstatt ritrovata a Vace - in bronzo, con figure a balzo effigianti momenti di vita militare e civile - ne costituisce palese esempio. La sezione dedicata all'epoca romana (il territorio sloveno fu assoggettato per ben cinquecento anni a Roma) di cui fanno parte resti dell'area archeologica di Šempeter presso Celje , un busto in bronzo dorato, le steli e il lapidario, farebbero la felicità di ogni direttore museale.
Il Museo Nazionale sloveno custodisce tramite filmati, mappe e didascalie (sloveno/inglesi) le testimonianze delle dominazioni succedutesi nei secoli in seguito alla distruzione di Emona - bruciata nel 238 d.C. – allorquando le invasioni barbariche unne, visigote, ostrogote e longobarde valicarono le Alpi, sino al 538 d.C. anno al quale convenzionalmente si fa risalire l'arrivo degli slavi in Slovenia.
Il Narodni mzej Slovenije giunto al XX secolo riavvolge la sua pergamena storica con le ultime opere d'arte, e i cimeli che testimoniano l'evoluzione dei costumi sloveni nell'abbigliamento come nell'arredamento. In verità, il soffitto finemente decorato e la scalinata monumentale ergono l'edificio stesso a opera architettonica mirabile.
Tutto ha un limite, esco all'aperto; la fredda immobilità dei sarcofagi e l'ambiente dotto, ma a lungo andare claustrofobico del museo, mi forniscono l'alibi per conoscere la città di Prešeren e di Plecnik en plein air.

né ESTemporaneo


Lubiana dal punto di vista urbanistico è stata costruita senza lesinare troppo sugli spazi; le strade principali larghe e comode comprovano la plurisecolare dominazione austriaca, architettonicamente, invece, la città sollecita la memoria a qualche confronto.
Le cupole verderame e alcuni scorci consunti dal tempo ricordano Roma, la linearità di certi palazzi richiama la Torino dello Juvarra, il barocco tardivo e quel colore paglierino dei beni immobiliari appartenuti a qualche patrizio riconduce il pensiero a Vienna, Ljubljanica – il fiume di Lubiana – e i dodici ponti che lo sormontano generano un naturale accostamento con altre capitali europee, oltre a quella capitolina, Praga, Parigi, Londra... il raffronto potrebbe sembrare ingeneroso ma vi assicuro che Lubiana, nella sua singolarità, può ambire a un grande futuro, poiché turisticamente è tutt'altro che un vestito frusto.
Nel mio zigzagare per la città dopo aver ammirato la Galleria Nazionale di arte antica (Prešernova cesta - € 10.00 – Ingressi/orari martedì-domenica dalle ore 10.00 alle 18.00, il giovedì dalle 10.00 alle 20.00) esimio esempio di raffinata architettura neorinascimentale con richiami precorritori del Liberty, e il Teatro dell'Opera e del balletto (Županciceva ulica) decorativamente più articolato con stucchi, festoni, parastre, colonne e statue allegoriche, approdo alla Chiesa della Santissima Trinità con annesso il convento delle suore orsoline. Dallo scalone immortalo la colonna della Trinità e parte dell'antistante Piazza del Congresso , spostandomi dall'altro lato posso finalmente scorgere l'edificio sacro in tutto il suo ragguardevole sviluppo verticale, la cui originalità progettistica è racchiusa nella copertura, quindi nel frontone sinuoso, quasi spagnoleggiante, e nelle sei imponenti semi-colonne.
A Piazza del Congresso si cambia registro, come preannunciato da due paia di scarpe penzolanti, sospese su un filo issato chissà come e chissà quando, con la punta rivolta ai quattro cantoni. Si entra in piena atmosfera mittleuropea con il Palazzo dell'Università, la Filarmonica, il parco Zvezda - spazio verde pubblico ideato a raggiera - ove vi è un sottopassaggio che conduce nei pressi del Triplice ponte e dei servizi igienici pubblici. La copia della statuetta in bronzo del cittadino romano di Emona, ivi collocata, è valorizzata da un angolo fiorito.
Vorrei fermarmi ma c'è ancora tanto da scoprire, nel frattempo uno sciame di occhi cerulei e verdi lentamente affolla le vie. Tra negozi che espongono solo marche griffate, un più democratico H&M, un fast-food, e una pizzeria italiana pervengo alla centralissima Piazza Prešeren, dedicata a F. Prešeren, il caposcuola e massimo rappresentante del romanticismo sloveno, fervente patriota, autore dell'inno nazionale nonché cantore dell'amore vissuto come arcana promessa di felicità, come struggimento interiore nonostante cotanto trasporto fosse indirizzato a una donna avvinta dal becero convenzionalismo ottocentesco.

Oggi, Jiulija e France - assisi nel pantheon degli amanti mancati – si fronteggiano l'un l'altro, appena accennato il volto della fanciulla, ritratto a figura intera il vate di Vrba. Il monumento a lui dedicato occupa parte del disco solare predisposto sulla pavimentazione dello spiazzo cittadino che esercita più degli altri un'attrazione magnetica sui turisti, i quali colgono consciamente o meno, l'unitarietà del progetto architettonico avviato e in parte portato a termine, da Plecnik, sotto la cui direzione Lubiana subì, dal 1920 in poi, una mutazione morfologica sostanziale.
Nel restyling cittadino, in ottemperanza al canone estetico proprio del Secessionismo, il progettista agì nella massima libertà seguendo il proprio estro creativo.
Il nucleo medioevale, rintracciabile ad esempio nelle viuzze laterali che si immettono in Wolfova ulica , strette e raccordate tra loro con archi, ha nella Chiesa barocca dei francescani dedicata all'Annunciazione (XI sec.) la massima espressione (all'interno grandeggia l'altare maggiore, dell'italianissimo F. Robba). La facciata esterna dell'edificio sacro si fa ricordare più per le tonalità rosate con cui è stata dipinta che per altro.
Nel giro di pochi minuti imbraccio la mia macchina fotografica e con una cadenza ritmica da mitraglietta la punto verso i monumenti: lungo l'asse Äopova ulica ecco il Palazzo color sabbia delle Poste (Friedrich Setz), un trapianto architettonico di pura derivazione asburgica, emblematica la presenza dell'aquila imperiale, e le case Frisch e di Seunig , raffinatissimi esempi di stile Liberty. Clicco.
In assetto da guerra ;) perlustro Volfova ulica, miro con l'obiettivo il Palazzo Hauptmann , originalissimo nella planimetria, nei decori floreali e nel cromatismo acceso della facciata e del sottotetto piastrellato. C. M. Koch: tanto di cappello!
Il richiamo dell'arte mi spinge a raggiungere dall'altro lato della piazza la Farmacia centrale, plastica bellezza neoclassica settecentesca, e a dirigermi verso Trubarjeva cesta, dove, dirimpetto al Palazzo Mayer vi è la casa Urbanc – art nouveau - che accoglie da più di un secolo le grandi firme della moda; i prezzi sono proibitivi, d'altro canto questo è il regno del lusso, non per nulla Mercurio svetta al di sopra della struttura angolare.
Ancora a zonzo, seppure i morsi della fame si fanno sentire, dato che la riserva di calorie fornite da un espresso, e una fetta di kremsnita – torta: pasta sfoglia, panna e crema - (Caffè Zvezda- € 5.00) è agli sgoccioli. Attraverso con determinazione MiklošiÄeva cesta alla ricerca della Banca di economia cooperativa : una costruzione sorprendente, frutto del lavoro di coppia di Ivan e Helena Vurnik. a cinque piani, provvista di bay-window spettacolari. L'uso sgargiante dei colori e l'aspetto della facciata anteriore, a mio modo di vedere, rievocano a grandi linee la Casa Batlló, con le distinzioni stilistiche del caso.

I palazzi Filipov dvorec e Kresija chiudono, idealmente, Piazza Prešeren.
In uno slargo di Stritarjeva ulica non mi sottraggo al rituale girotondo fotografico della Fontana dei Tre fiumi carniolani - copia, l'originale è visitabile all'interno della Galleria d'arte –, gruppo scultoreo dallo stile meno opulento del barocco classico, di indiscutibile pregio artistico anche se non vi è raffronto possibile tra la Fontana dei Quattro fiumi del Bernini, a cui Robba dichiarò apertamente di ispirarsi, e una pseudo-riproduzione in scala ridotta dell'artista veneziano.
Immortalo il Municipio senza incontrare ostacoli di sorta, ma con un sorriso sconsolato mi devo arrendere dinnanzi alla selva umana, che nel tentativo di riprendere il portone monumentale in bronzo della Cattedrale di San Nicola non porge orecchio alle spiegazioni di due guide giovani piuttosto inesperte nel gestire le dinamiche relazionali. L'interno della chiesa matrice - a croce latina, con cupola e due torri campanarie rivestite con la caratteristica copertura blu/turchese - è un manifesto scritto a chiare lettere dal barocco più enfatico, un intreccio di ridondanti volute e stucchi dorati, più fluenti gli affreschi della navata centrale eseguiti da Giulio Quaglio (XVIII sec.) e, in seconda battuta, da Matevž Langus (XIX sec., cupola). Affreschi illusionistici dove il tormento di scelte esiziali, il patimento di chi è in procinto di abbracciare la sua croce paiono rivolgere bollenti quesiti all'Eternità più che al fedele genuflesso al cospetto di un'icona.
Sarà l'odore di cera, sarà la polvere che si leva dagli inginocchiatoi in velluto, sarà il peso molecolare dell'ineffabile percepito epidermicamente, sta di fatto che uscendo mi sento colpevolmente sollevata.


Il Castello di Lubiana (€ 7.50- Aperture/Orari dal primo maggio al 30 settembre 09:00 -22: 00; dal primo ottobre al 30 aprile 10:00- 21:00) sorge su un promontorio appena accennato, vi si perviene fruendo dell'impianto funicolare – accessibile ai disabili - sito nei pressi di Piazza Krekov.
Marchingegno a cui rinuncio; mi rituffo nel flusso cittadino, il rintocco delle campane e l'apprestarsi dei gitanti ai tavolini, attratti come levrieri dall'odore forte e penetrante del goulash, del ragù o della Jägersoße, mi fa presumere che mezzogiorno è bello che scoccato. Seguendo il filo conduttore dei cartelli - Gornji Trg > vicolo Reber > Macja steza (Viottolo dei gatti) – arrivo al castello. Altro giro, altra fila alla cassa, solita babele linguistica con conseguenti incomprensioni. Un personale realmente poliglotta e un'esposizione più dettagliata delle varie modalità di pagamento avrebbero abbreviato i tempi.
Il castello, a pianta irregolare, ha subito ampliamenti e riadattamenti strutturali vari giacché nei secoli esso fu adibito, in ordine: a caserma, prigione, e infine abitazione privata.
Oggi è proprietà del Comune di Lubiana, dal 2000 è in corso un'opera di restauro, in parte il tentativo di riportare al suo splendore originario medioevale (IX secolo) è abortito sul nascere: l'atmosfera da vecchio maniero fortificato è confinata all'esterno, negli anditi non intonacati che conducono allo scriptorium, nella cappella, nelle prigioni, per inciso, tristemente note al nostro compianto compatriota Silvio Pellico; la torre bianca merlata con bifore e orologio - costruita dopo la cacciata delle truppe napoleoniche - e il pavimento cementizio del patio sono delle evidenti cadute di stile.
Un ristorante – prezzi medio-alti – una caffetteria, oltre al book-shop, completano i servizi offerti all'interno della fortezza cittadina.
Nella corte interna, al fresco, una delle tante mini-librerie itineranti messe a disposizione del pubblico ribadisce il rapporto d'amore che lega Lubiana alla lettura. I vari allestimenti siti nei sotterranei cavernosi firmano, invece, la gittata culturale e pubblicitaria riservata al castello. Le mostre fotografiche – gigantografie di ritratti etnici – e le installazioni temporanee realizzate con neon da artisti contemporanei - alternate a un'esposizione di storia slovena, ai reperti romani, al museo delle marionette - giustificherebbero l'ingresso con biglietto all-inclusive. Spesa che non raccomando a chi, come me, ha già visitato, o intende farlo, i Musei nazionali, in quanto parafrasando Lavoisier, nulla aggiungereste e nulla sottrarreste al vostro sapere.

Lubiana è città di fiume, come tale l'elemento acquatico la permea e la connota. Il Ljubljanica non si nasconde allo sguardo dei passanti, regimato da argini alti e valorizzato da ponti monumentali quali il Trmostovje e il Mercato centrale progettati dal genio innovatore di Jože PleÄnik, è assurto a simbolo della città. Ad esso si perviene immancabilmente, anche quando visitando l'antesignano dei quartieri medioevali ci si imbatte dapprima nella Fontana di Ercole , nella Chiesa di San Giacomo - in Piazza Levstikov - affiancata dalla colonna mariana, poi. A questa altezza attraverso il Ponte Šentjakobski - il più ampio tra i ponti lubianesi, – proseguo su Zoisova cesta in cerca della Libreria Universitaria nazionale : il tempio del sapere sloveno, nel cui catalogo figurano incunaboli, testi medioevali e rinascimentali. L'edificio è inconfondibile per la tecnica costruttiva adottata concretizzatesi in un inedito effetto bugnato delle pareti esterne amplificato dalla disposizione ingegnosa degli infissi che, effettivamente, ricalcano le sembianze di un libro aperto.
Sul lungo fiume Breg un vivace mercatino delle pulci intrattiene gli ultimi avventori a caccia di rarità; prima che i sensi si obnubilino, mi infilo in ristorantino tipico. Consumo una squisita zuppa di funghi porcini servita in una scodella di pane irrorandola con un'aromatica domace pivo – birra artigianale – spendendo poco meno di € 9.00. Esperienza gustativa, come suol dirsi, all'insegna della tradizione e del gusto; il servizio lento ristabilisce l'atmosfera della villeggiatura fatta di tante piccole cose, di cui il temporeggiare a tavola costituisce il, residuo, denominatore comune.
Il giro in traghetto è una romanticheria indotta, alla quale mi adeguo; d'altro canto il rabbuiarsi del cielo impone una decisione repentina.
Il pontile - Cankarjevo nabrežje - è contrassegnato da un cartello. L'intero servizio è gestito da giovani, una riconferma dell'età media degli esercenti, che in molte località turistiche slovene si attesta sui venti/trent'anni. Il biglietto ha un costo contenuto - € 6.00 cad. - e viene vidimato all'ingresso del battello.
Seduta, una stanchezza fragorosa ma vitale mi assale, il giretto di quasi un'ora ha il potere di ritemprare le mie membra. Il paesaggio fluviale del Parco Špica con i suoi filari di salici piangenti e betulle, è un quadro tardo-romantico con interferenze di vita animosa. Alla confluenza con il canale Gruberjeva l'operatore inverte la rotta con circospezione per evitare che il mulinello investa i novizi alle prese con le lezioni di canottaggio .
Flemmatico e dondolante il traghetto va... Hradeckega most - Ponte dei morti, l'imponenza di un ricamo in ghisa – Šentjakobski most – Ponte di S. Giacomo, pura razionalità moderna - Cevljarski most
– Ponte dei ciabattini, ibrido classico-moderno – Tromostovje – il Triplice ponte, capolavoro di finezza e funzionalità – Mesarski most – Ponte dei macellai, leggera trasparenza contemporanea abbrutita dalla mania del lucchetto selvaggio – Zmjski most - Ponte dei draghi, simbolo immemore della città bianca – il Mercato coperto - l'Ellade sotto forma di un candido colonnato - visti in divenire riconfermano il topos più ricorrente identificante Lubiana con il suo paesaggio fluviale, con la genesi etnolinguistica e mitologica della stirpe slovena. I topoi, ovvero le scorciatoie fornite tachigraficamente in pasto al popolo social, ricreano il quadro semantico di riferimento al quale ho tentato di sottrarmi: rimasticare vecchie nozioni non giova. Nel mio piccolo, ho cercato di afferrare in uno strappo ellittico nella tela delle impressioni la linfa di una capitale europea dalle magniloquenti promesse: alta è la densità culturale, riverito è il patrimonio storico-artistico e naturalistico, imbarazzante l'offerta ristorativa/ricettiva, tangibile la virata green. La riabilitazione sociale perseguita per mezzo della rigenerazione urbana, l'esistenza di un quartiere multi-etnico vissuto dalla cittadinanza nel segno di un pluralismo che nei fatti trascende logiche isolazionistiche, le barriere architettoniche eliminate soprattutto nei punti nevralgici della città, denotano un rispetto lodevole per l'unicità della persona.
Resta da chiarire come e in quale misura, poi, congiunture storiche e revival 'mononazionalistici' possano intaccare siffatto grado di tolleranza e giustificare l'asserragliarsi di uno Stato entro una cortina di filo spinato.
Poiché abbiamo il dovere, non solo il diritto, di sperare, concediamo fiducia alle direttive di una giovane capitale: ché siano né estreme né estemporanee né estranee al corrente riferimento assiologico.

Lubiana.


L'Est Estensibile.

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Commenti su questa Opinione

  • Lila0084 pubblicata 19/10/2017
    Bellissima recensione...davvero...me la salvo, potrebbe tornarmi utile in futuro :-)
  • Amarillys pubblicata 19/10/2017
    una città che mi incuriosisce molto
  • sisorpal pubblicata 19/10/2017
    che bella recensione
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Su Ciao da: 02/02/2001