Lo scudo di Talos (Valerio M. Manfredi)

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Lo scudo di Talos (Valerio M. Manfredi)

Storpio, e per questo abbandonato dalla famiglia, lo spartano Talos sembra condannato a una vita da pastore e a non diventare mai un valoroso guerrier...

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40 opinioni degli utenti

Opinione su "Lo scudo di Talos (Valerio M. Manfredi)"

pubblicata 02/09/2002 | edoardo75
Iscritto da : 23/02/2001
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Ottimo
Vantaggi Bel Romanzo storico
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"E venne chiamato Due-Nomi"

Come al solito il consiglio di leggere Valerio Massimo Manfredi era partito da mio fratello, e nell’attesa che mi venisse prestata l’ultima fatica intitolata “L’ultima legione” ho comprato l’edizione economica de “lo scudo di Talos”. Molti di voi, avranno conosciuto questo autore grazie alla fortunata serie di “Alexandròs”, mentre io da sempre restio ai fenomeni di massa, lo avevo colpevolmente snobbato. L’impatto è stato davvero sorprendente: Manfredi tesse le sue trame piene di pathos in una rigidissima intelaiatura storica, usando come sfondo i periodi epici dell’impero romano, dell’eta ellenica o dell’antico egitto dei faraoni. Nel caso specifico de “Lo scudo di Talos”, si narra delle vicende eroiche di due fratelli Brithos e Klaidemos figli del generale spartiato Aristarchos ai tempi dell’invasione Persiana della penisola greca. La vita di questi due fratelli si divide in tenerissima età, perché Kleidemos affetto da una grave deformazione fisica è destinato dalla durissima legge di Sparta alla morte, gettato dalla rupe come da barbara tradizione. Ma il padre Aristarchos, piuttosto che decidere così deliberatamente del destino del proprio figlio, lascia il suo destino nelle mani degli dei, abbandonando il figlio nei boschi delle montagne che circondano Sparta. Il piccolo Kleidemos viene raccolto da un pastore Ilota (il popolo che vive oppresso in schiavitù da parte degli spartani), che lo fa crescere come pastore, lo ribattezza col nome di Talos e lo addestra con sapienza e maestria all’arte della guerra superando incredibilmente il suo handicap fisico. Il vecchio Ilota, individua nel piccolo dono divino un’esistenza capace di portare avanti un sogno di riscatto per il suo popolo, da anni e generazioni custodito nel cuore dei pastori e nel ventre della foresta. Ma come succede spesso il destino degli uomini è destinato a compiersi secondo i disegni del destino spesso contorti ed inspiegabili agli occhi dei mortali. Così la vita di Talos-Kleidemos, l’uomo fantasma, l’uomo chiamato “due-nomi” è destinata ad intrecciarsi a doppia mandata a quella del suo fratello Brithos, a quella della sua stirpe dei Kleomenidi ed a quella del suo popolo di adozione: gli iloti. Non vi cito niente di più sulla trama per non rovinarvi il gusto della lettura e dell’avventura dai toni epici che Manfredi riesce a trasmettere dalle pagine del suo romanzo. Pagine intense, drammatiche, avvincenti in un crescendo di coinvolgimento che ricorda da vicino la struttura della tragedia greca classica. Splendida la descrizione del travaglio di “due-nomi”, diviso tra la sua natura guerriera ed il suo animo semplice e pulito. Nella rincorsa del meglio per tutti, Talos perderà molto di sé stesso: il tributo dei grandi alla storia. Per chi imbracciare quella spada, verso chi tendere l’arco dei re? A chi deve seguire il cuore, a chi deve obbedire il braccio? A Talos il lupo delle montagne o a Kleidemos il dragone uguale tra gli uguali di Sparta? A quale anima eletta accostare il proprio nome, al fratello Brithos o al vecchio pastore Ilota? E come fare per preservare il suo amore candido e puro per Antinea dalle brutture di guerre intestine e complotti politici? Questo libro è un viaggio temporale nei tempi della gloria del Peloponneso, nell’età d’oro della flotta Ateniese capace di tenere sotto scacco le armate Persiane tanto da costringerle ad un lungo viaggio per terra attraversando il Bosforo fino all’epico scontro sulle Termopili contro i figli di Sparta immolatisi fino all’ultimo uomo. E’ un viaggio alle radici anche della mia cultura siciliana, che nasce proprio dall’esodo dei Messeni e degli Iloti verso quelle terre più ospitali che divennero poi lo splendente regno della Magna Grecia, i cui resti architettonici sono ormai un patrimonio per l’umanità. Un grande romanzo, senza dubbio alcuno.

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  • topanga pubblicata 04/09/2002
    Mi piacciono i romanzi storici,non è molto il mio "periodo" ma di questo autore ho già letto qualcosa...Lo terrò presente.Ciao.
  • brest pubblicata 03/09/2002
    Il genere di romanzo che mi piace moltissimo, ma che raramente ho il tempo di leggermi in grazia di Dio. Ciao da Brest
  • krazykat pubblicata 03/09/2002
    Ho cominciato a leggerlo due o tre volte,ma non riesco bene a fare i conti col suo stile.Strano!
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Informazioni sul prodotto : Lo scudo di Talos (Valerio M. Manfredi)

Descrizione del fabbricante del prodotto

Storpio, e per questo abbandonato dalla famiglia, lo spartano Talos sembra condannato a una vita da pastore e a non diventare mai un valoroso guerriero come l'intrepido fratello Brithos. Ma il destino è tortuoso e avvicina i due fratelli, che si troveranno fianco a fianco nella lotta contro gli invasori persiani.

Caratteristiche Tecniche

EAN: 9788804333715

Tipologia del prodotto: Libro

Categoria commerciale: tascabile

Autore: Valerio M. Manfredi

Numero totale di pagine: 334

Alice Classification: Letteratura Italiana: Testi

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: 1990

Origine del record: Il copyright dei dati bibliografici e catalografici e delle Immagini fornite è di Informazioni Editoriali I.E. Srl o di chi gliene ha concesso l’autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.

Ciao

Su Ciao da: 18/03/2010