Lupi nella nebbia. Kosovo: l'Onu ostaggio di mafie e Usa (Vittorio Romano, Giuseppe Ciulla)

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Lupi nella nebbia. Kosovo: l'Onu ostaggio di mafie e Usa (Vittorio Romano, Giuseppe Ciulla)

Collana: Di fronte e attraverso. Attualità intern.

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Opinione su "Lupi nella nebbia. Kosovo: l'Onu ostaggio di mafie e Usa (Vittorio Romano, Giuseppe Ciulla)"

pubblicata 01/10/2010 | commark
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Ottimo
Vantaggi Stile narrativo, inchiesta accurata, giornalismo d'inchiesta.
Svantaggi Nessuno, ignorare il libro è l'unico svantaggio.
Eccellente

""La mafia vuole la nebbia come i lupi""

Lupi nella nebbia. Kosovo: l'Onu ostaggio di mafie e Usa (Vittorio Romano, Giuseppe Ciulla)

Lupi nella nebbia. Kosovo: l'Onu ostaggio di mafie e Usa (Vittorio Romano, Giuseppe Ciulla)

Mafia likes fog, like wolwes- La mafia vuole la nebbia come i lupi

La mafia vuole la nebbia, come i lupi, così gli autori del libro, Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano, spiegano il titolo del libro che è un saggio-inchiesta sui dieci anni di amministrazione ONU nel Kosovo, il sottotitolo è ancora più esemplificativo Kosovo: l'ONU ostaggio di Mafie e Usa.
Prima di addentrarmi nella illustrazione di questo saggio, vorrei ricordare tre fatti che non ci possono assolutamente lasciare indifferenti:
  • il primo riguarda il coinvolgimento di molti militari italiani colpiti da vari tipi di cancro a seguito dell'utilizzo negli armamenti dell'uranio impoverito. (1)
  • il secondo è che a nord di Mitrovica si spara ancora, nonostante la presenza di 14.000 soldati della Nato.
  • il terzo è che il Kosovo si trova a poche centinaia di chilometri da casa nostra.

Tralasciando la ricostruzione di quegli avvenimenti così vicini cronologicamente da non poter essere ignorati e sui quali ritorneremo, è interessante conoscere l'altra verità , una verità così scomoda che si vuole tacere a tutti i costi e che riguarda l'attuale situazione del Kosovo che è uno 'uno degli snodi più importanti per il traffico di armi,droga, organi ed esseri umani verso l'Occidente.

Effetti collaterali

Il libro inizia con un flash back, raccontando un episodio ormai dimenticato: Luzane, un paesino a 18 chilometri da Pristina, primo maggio 1999, un autobus con 63 passeggeri a bordo, viene colpito da aerei NATO, su 63 passeggeri, 47 muoiono carbonizzati, molti erano bambini. Poche ore dopo la NATO riconosce il
"tragico errore", ma aggiunge che il bombardamento del ponte è avvenuto per
colpire "una delle vie principali di rifornimento della polizia speciale e
. dell'esercito. Testimoni smentiscono: In quella zona non c'era assolutamente
nulla all'infuori del pullman. (2).

Stessa zona dieci anni dopo: a Pristina sorge un ristorante, uno dei migliori della città, a pochi metri l'ufficio dei procuratori internazionali, i due autori dell'inchiesta,
Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano hanno un appuntamento con due investigatori italiani.
Il locale all'interno offre il meglio sotto tutti i punti di vista: mobili antichi, tovaglie di pizzo, musica napoletana, ottimo menù, carta dei vini eccellente, dal Chianti al Bordeaux.
All'interno del locale c'è di tutto, non siamo in Italia nel 1945 ma a Pristina: signorine albanesi che accompagnano i funzionari, americani in libera uscita
napoletani in abiti firmati (che ci faranno a Pristina dei napoletani in abiti firmati, è un mistero...ma fino ad un certo punto), funzionari francesi ubriachi.
Il ristorante è frequentato da una fauna eterogenea e può capitare che investigatori, magistrati e agenti dei servizi segreti si trovino a cenare fianco a fianco a spietati criminali a cui avevano dato la caccia qualche ora prima.

Il fatto è vero: il poliziotto ONU, giunto alla fine della missione svuota il sacco, si sente tradito ed usato dalla stessa organizzazione per la quale ha lavorato e riporta un fatto inquietante:

Voi volete sapere perchè il Kosovo è ancora lo Stato delle mafie, dopo dieci anni
di amministrazione ONU ? (3)

Una domanda intrigante e provocatoria a cui segue una risposta disarmante e che toglie ogni speranza: 300 ore di intercettazioni sul primo ministro Hashim Thaqui che dimostrano il suo coinvolgimento con le tresche delle organizzazioni criminali, le indagini collegano la criminalità organizzata kosovara direttamente al più alto
livello politico del paese, il premier.
I risultati di queste indagini non hanno avuto alcun seguito e la domanda successiva è perchè.
La risposta arriva inaspettata da un poliziotto kosovaro che sembra essere uscito direttamente da un set cinematografico:

Volete sapere della criminalità? Del motivo per cui in questa parte del mondo ci
sono traffici di ogni genere? Semplice, guys, mafia likes fog, like wolves, la mafia
vuole la nebbia come i lupi. I mafiosi sono lupi nella nebbia. Hanno tutto l'interesse a mantenere il Kosovo in questa situazione senza regole, senza controllo, come qui a Mitrovica. (4)

I risconri oggettivi

E' chiaro che da queste battute ad effetto, poco si comprende di quello che è accaduto in Kosovo ma una domada è inevitabile, se il Kosovo è diventato il crocevia della più feroce criminalità organizzata , chi ha posto le condizioni perchè tutto questo accadesse?
Ancora una volta diventa inevitabile volgere lo sguardo verso il passato recentissimo e un'altra verità emerge domandandosi chi ha creato le condizioni che hanno portato all'attuale situazione, chi ha sbagliato? Chi ha sbagliato è stata l'Italia e gli altri paesi ONU che hanno creato tutte le condizioni perchè il Kosovo si autoproclamasse stato indipendente, la convinzione che i kosovari fossero vittime ha creato una situazione assolutamente favorevole per il proliferare delle mafie che non solo sono state tollerate ma che hanno anche rivcevuto protezione da parte del potere politico legittimato dalle stesse forze ONU, Italia compresa.

LAMBORGHINI, FERRARI, MERCEDES E....HUMMER



E' stupefacente che in questo scenario dove mancano le infrastrutture, le strade, le fogne, l'energia elettrica e dove i cumuli di immondizia si trovano accatastati lungo le strade, vedere tanti macchinoni: Ferrari, Lamborghini, Mercedes e in questo contesto non mancano i giganteschi Hummer .
Dinanzi al loro passaggio i ragazzi esultano quasi fossero di loro proprietà quei fuoristrada che simboleggiano l'Occidente, l'opulenza da ostentare, l' America.
Di chi sono questi Hummer ? Viene riportata la testimonianza di un capitano della KFOR: di giovani rampolli, figli di piccoli e grandi boss della mafia.

Ecco il contrasto: da una parte miseria e desolazione, uno scenario che sembra uscito da un film come Sciuscià e dall'altra la ricchezza ostentata di chi in Kosovo fa affari, tanti affari.

IL KOSOVO UN "CANTIERE DI CEMENTO E SANGUE"

La definizione di Kosovo come cantiere di cemento e di sangue è di un ufficiale italiano, senza dubbio lo scenario di Pristina, la capitale del Kosovo deve essere quello di un cantiere a cielo aperto dove non si vedono altro che cavi d'acciaio, gru, impalcature e muratori e questo è anche il motivo per cui questo paese ha perso la sua identità, l'unico segno del passato è la Grande Moschea del XIV secolo ma se si va al museo nazionale il pezzo più pregiato e conosciuto dai kosovari è la
divisa del generale Wesley Clark, comandante supremo delle forze Nato durante la guerra del 1999.

Sacro e profano si mischiano, il paese è prevalentemente musulmano ma anche l'Islam deve fare i conti con la voglia di Occidente: le ragazze in minigonna sono uno schianto, niente veli, niente maschere o turbanti, molta voglia di esibizione, qualche traccia di Islam rimane nei piccoli mercati periferici e poi.......

Madre Teresa di Calcutta simbolo della città e della cristianità, Pristina città musulmana le ha dedicato la principale strada pedonale, segno di una contraddizione permanente di una società lacerata che non riesce a trovare una sua identità.

Perchè dopo oltre dieci anni il Kosovo è così?

Abbiamo la memoria corta, i fatti passano troppo velocemente, non si fa in tempo a metabolizzare un fatto che subito sono pronti nuovi eventi da consumare, non si può fare a meno di chiedersi perchè dopo dieci anni di amministrazione internazionale i servizi sono ancora scarsi in Kosovo?, le ragioni sono storiche ma anche dovute alle scelte dell'ONU e dell'Europa (Si tace su questo).

A Pristina è un brulicare di funzionari internazionali concentrati in un quartiere dove si vive secondo standard europei, un enclave ai cui confini troviamo povertà e desolazione, molti di questi funzionari hanno incominciato in Kosovo le loro carriere internazionali e spesso queste carriere sono state il mezzo per fare affari.
Il fiume di denaro che è arrivato in Kosovo è impressionante: per gli anni 2007-2011 sono stati stanziati quasi 500 milioni di euro, tra la fine della guerra e l'indipendenza del paese sono stati spesi 33 miliardi di euro. ( 65.000 miliardi delle vecchie lire!!!)

Due milioni di abitanti e una montagna di denaro speso, per inciso in Italia alla fine della seconda guerra mondiale non sono state profuse tante energie, perchè?

La risposta che viene data è sempre la stessa : La stabilità dei Balcani, secondo la teoria di alcuni lungimiranti politologi e funzionari, per l'ambasciatore italiano Giffoni, se il Kosovo non entra in Europa dovremo fare i conti con criminalità e immigrazione selvaggia, ma è davvero così?
In parte quanto dice l'ambasciatore Giffoni risponde a verità ma perchè allora non combattere e stroncare la criminalità organizzata che in Kosovo ha stabilito le sue basi di partenza?

La risposta la troviamo in questo accurato saggio dove vengono riportati documenti, fatti e cirocostanze che speigano il motivo principale per cui la criminalità organizzata, è particolarmente interessante esaminare il contenuto di un rapporto OCSE che denuncia le interferenze di ufficiali di alto livello dell'ONU nei confronti di quei giudici e procuratori che vogliono contrastare la criminalità.

Marzo 2010: Cè un uomo in questo momento in Kosovo in grado di fare crollare la rete di complicità tra politica e malaffare, quest'uomo si chiama Nazim Bllaca, è molto di più di quello che noi definiremmo collaboratore di giustizia, chi è questo personaggio? E' un ex appartenente agli squadroni della morte, reo confesso di 17 omicidi di persone quasi tutte appartenenti al partito dell'ex presidente Ibrahim Rugova e di testimoni che sarebbero dovuti comparire davanti al Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia che si trova a L'Aia. (5)
Secondo Bllaca il mandante degli omicidi politici potrebbe essere il premier Thaqi, ecco allora che a questo punto la posta in gioco diventa molto alta ed emerge la rete di complicità internazionale:

Tremano i polsi dei songoli funzionari corrotti delle Nazioni Unite -scrivono Ciulla e Romano- che temono il crollo dell'impalcatura sulla quale si sono arrampicati insabbiando le indagini scomode, e sulla quale hanno costruito la loro carriera. Trema
l'Europa, che ora ha la responsabilità politica e storica di fare chiarezza sul recente passato del Kosovo.

Come ha reagito l'ex comandante UCK diventato primo ministro ed eroe nazionale?

Udite, udite ( mi sembra di averlo già sentita una dichiarazione come questa):

Quest'indagine rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale, saranno avviate
indagini approfondite sui fatti. Nè io nè il partito che guido abbiamo alcuna responsabilità su ciò che quet'uomo denuncia. Le accuse sono solo speculazioni politiche...................Lezioni italiane!!!!!!

LA FARSA DEI GIUDICI EUROPEI

L'Europa ha gli strumenti coattivi per intevenire ma ha soprattutto gli strumenti giuridici per potere rendere incosistente le influenze dell'attuale classe politica kosovara, resta un fatto i banditi sono stati armati, finanziati e addestrati dall'Occidente e resta il fatto indiscutibile che la dichiarazione di indipendenza del Kosovo è stata illeggittima dal punto di vista del diritto internazionale.

La domanda che gli autori si fanno non può essere che condivisa:

Che senso ha condurre una guerra contro i crimini serbi per tollerare i criminali albanesi? Che senso ha definire "in pace" un lembo di terra dove i testimoni vengono torturati e uccisi mentre i mafiosi guidano le Lamborghini gialle su e giù per le strade di Pristina? (6)

UN SAGGIO CHE SI LEGGE CON INTERESSE

Il 2 giugno 2010, in occasione della trasmissione televisiva di Rai 3, "Linea Notte" , il giornalista conduttore del programma Maurizio Mannoni ha intervistato i due autori, Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano, durante la presentazione del saggio hanno parlato di mafia dei Balcani, ho subito pensato che questo era un libro che non dovevo assolutamente perdere, le attese, dopo la lettura, non sono andate deluse.

Bisogna riconoscere che i due autori sono riusciti grazie a indubbie capacità narrative a rendere interessante un argomento non facile per la complessità dei temi affrontati, un coacervo di fatti e circostanze che riusultano essere stati collegati con quell'attenzione che ci si dovrebbe sempre attendere da un giornalismo serio e rispettoso del lettore.
Abituati ai killer nostrani di un giornalismo pronto a confezionare dossier ad uso del principe, questo libro è un esempio di buon giornalismo, un giornalismo che approfondisce, indaga, va alla ricerca delle prove documentarie, che non si ferma all'apparenza e che non ha peli sulla lingua.
Ventidue pagine di documenti originali permettono inoltre di conoscere direttamente dalle fonti rapporti scottanti: atti d'accusa, capi d'imputazione, conclusioni, raccomandazioni su una realtà dimenticata e lontano dai riflettori.

Mentre da noi si parla della casa di Montecarlo, dell'atto di vendita che sarebbe stato stipulato in un paradiso fiscale che si chiama Santa Lucia e viene applicato sistematicamente il cosiddetto metodo Boffo nei confronti di tutti gli avversari politici, nel cuore dell'Europa c'è uno stato che si chiama Kosovo, autoproclamatosi indipendente che è diventato la base di tutte le mafie... nei nostri giornali di questo si tace.

A quell'attività di dossieraggio praticata da taluni giornalisti.....preferisco l'onesta attività dei giornalai che tutti i giorni aprono la loro edicola.
Le storie andrebbero scritte onestamente, non basta lisciare i lettori perchè comprino un libro, l'onestà intellettuale è quindi la prima condizione per raccontare storie, la storia è complessa e a volte bisogna cercare con il lanternino un barlume di verità, credo che i due autori ci siano riusciti...

Ringrazio i lettori

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AUTORI: Giuseppe Ciulla Vittorio Romano
TITOLO: LUPI NELLA NEBBIA
EDITORE: Jaca Book
PREZZO DI COPERTINA :Euro 14,00

ISBN 978-88-1640962-0

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Note

(1) I soldati italiani che hanno contratto tumori maligni sono oltre 160, tra questi 28 sono morti, le autorità italiane hanno sempre cercato di parlare di concause adducendo anche altri motivi che sarebbero all'origine di questi decessi tra i quali addirittura lo stress, ricerche scientifiche indipendenti hanno accertato che l'utilizzo nei proiettili del cosiddetto uranio
impoverito, sarebbe all'origine dell'insorgere di questi tumori, in nessun'altra missione all'estero si sarebbe verificata quest'alta incidenza di mortalità per neoplasie maligne.
E' vero che l'Italia non ha mai fatto ricorso all'uranio impoverito ma gli americani si, segnalo a questo proposito Le ultime 56 ore , il film di Claudio Fragasso dedicato ai soldati italiani in Kosovo e alla cosiddetta Sindrome dei Balcani.

(2) Giuseppe Ciulla, Vittorio Romano, Lupi nella nebbia, Jaca Book, 2010, p.15

(3) In op. cit., p. 16......parte del prologo molto interessante che permette di comprendere il perchè dello sviluppo della criminalità, l'espressione la mafia vuole la nebbia come i lupi è di un poliziotto kosovaro incontrato dai due autori.

(4) ibidem, p. 16

(5) Vedi il capitolo Il Premier Trema, p.115 e seg.

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Commenti su questa Opinione

  • survivor58 pubblicata 03/09/2014
    una opinione con una descrizione cosí interessante tanto da far venir voglia di avere tra le mani il libro per poterlo leggere quanto prima.
  • Lightning pubblicata 16/04/2012
    eccellente descrizione
  • mafaccialei pubblicata 30/03/2011
    Recensione magistrale che giustamente vale il diamante. Spero di avere le cartucce in carica .. altrimenti ripasso :-)
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Informazioni sul prodotto : Lupi nella nebbia. Kosovo: l'Onu ostaggio di mafie e Usa (Vittorio Romano, Giuseppe Ciulla)

Descrizione del fabbricante del prodotto

Collana: Di fronte e attraverso. Attualità intern.

Caratteristiche Tecniche

EAN: 9788816409620

Tipologia del prodotto: Libro

Autore: Vittorio Romano, Giuseppe Ciulla

Numero totale di pagine: 160

Alice Classification: Scienza politica

Editore: Jaca Book

Data di pubblicazione: 2010

Origine del record: Il copyright dei dati bibliografici e catalografici e delle Immagini fornite è di Informazioni Editoriali I.E. Srl o di chi gliene ha concesso l’autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.

Ciao

Su Ciao da: 18/03/2010