Madang, Madang

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Opinione su "Madang, Madang"

pubblicata 05/10/2012 | sundown
Iscritto da : 25/09/2012
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Ottimo
Vantaggi la natura e tutto quanto ne deriva
Svantaggi qualche fatto criminale
Eccellente

"incantevole ... ma per quanto ancora?"

Madang, Madang

Madang, Madang

Per secoli Papua Nuova Guinea ha attratto solo coloro che amavano le avventure come per esempio i fratelli australiani Leahy che ebbero il primo contatto con le tribù delle alture della Wahgi Valley mentre stavano cercando giacimenti di oro nel 1930. Un’altra ospite di riguardo è stata la famosa aviatrice americana Amelia Earhart che sparì nel nulla, durante il suo fatale giro del mondo, dopo essere decollata da Lae. Anche oggi la maggiore parte dei visitatori di questa parte del mondo hanno lo stesso spirito di avventura di quei primi visitatori. Le destinazioni di questi “avventurosi turisti” sono il Kokoda Trail e il fiume Sepik.
Anche passeggiare per le vie di Port Moresby, la capitale, può essere una esperienza avventurosa visto l’alto grado di criminalità esistente.

Però in Papua Nuova Guinea c’è un luogo che vale la pena visitare in quanto quello che vi si trova va oltre ogni aspettativa.
Madang - sia la città che la provincia – è l’esempio dell’industria del turismo in Papua Nuova Guinea. Con alle spalle una catena di drammatiche montagne (incluso il monte Wilhelm, che con i suoi 4903 metri è il picco più alto di tutta la nazione), il terreno scende giù verso lussureggianti pianure lungo la costa nordorientale della Nuova Guinea dove il mare di Bismarck bagna con le sue onde le frastagliate barriere corallifere e le mangrovie poste sul territorio posto fra le alte e le basse maree.

Al Madang Visitors and Cultural Bureau mi viene spiegato che nella sola provincia di Madang ci sono bel 173 diversi gruppi linguistici, il che significa anche 173 culture, e queste sono tutte diverse; neanche due sono tra loro uguali. Ci sono numerosissime isole disabitate. Un insieme che non trova eguali in nessuna altra parte del nostro mondo.

Posta sulla penisola che si protende nella baia di Astrolabe, disseminata di piccole isole, Madang è, nonostante cumuli di cenere e tetti in lamiera arrugginita, una piacevole località con verdi giardini pubblici, laghetti disseminati di ninfee, confortevoli piccoli alberghi, e una popolazione di circa trentamila persone, la maggior parte delle quali molto conviviali.

Per molti visitatori stranieri la parte principale si trova al largo. Fino al 1914 la Nuova Guinea era una colonia tedesca, poi alla fine della Prima Guerra Mondiale divenne un protettorato australiano. Madang, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu invasa e occupata dai Giapponesi e rimase un punto focale dei combattimenti fra i Giapponesi e le forze alleate. Quest’ultime la liberarono nel 1944. Di quel periodo troviamo ancora degli arrugginiti rottami di aerei abbandonati in piccoli aeroporti fuori uso, all’esterno di Madang e in varie parti della provincia. Però i subacquei sono attratti dai rottami di aerei e navi che giacciono sul fondo della calde acque del mare di Bismarck ricoperti da colonie di coralli.

Pero a Madang ci sono infinite cose da fare e vedere sia in città che fuori di essa. A nord, la baia di Hansa offre sei isole di origine vulcanica oltre a tre dozzine di piccole isolette sabbiose ideali per chi ama nuotare o fare passeggiate. Anche chi ama pescare ha il suo divertimento assicurato: a meno di cento metri dalla riva nuotano pesci vela, pesci della famiglia degli sgombri e tonni dalla pinna gialla.

Si possono visitare i villaggi di Bilbil e di Kusen dove sono in essere dei progetti di ecoturismo e si può assistere alla produzione di articoli in terracotta, degustare ricette locali e assistere a danze tribali che qui chiamano “singsings”. Dopo andiamo a sud a visitare il Balek Wildlife Sanctuary. Usato come set di ripresa del film “Robinson Crusoe” con Pierce Brosnan, il Balek Wildlife Sanctuary è caratterizzato da foreste tropicali ricche di orchidee, farfalle, uccelli del paradiso, wallabies (specie di piccoli canguri che vivono sugli alberi), e un fenomeno biochimico nel quale lo zolfo si deposita non solo nelle grotte semisommerse che punteggiano la costa, ma anche sulla vita marina che vi si trova all’interno di esse. Camminando vicino all’acqua si vedono delle piccole tartarughe che, appunto per tale fenomeno, sono di colore blu.


Io ho preso alloggio al Madang Lodge, un albergo-resort di 75 camere situato sulla costa di proprietà di un australiano che era un impiegato governativo quando Papua Nuova Guinea era un protettorato australiano. Vi sono delle semplici camere con un grande ventilatore a pale sul soffitto e anche dei cottage con due camere da letto (io ho alloggiato in una camera con aria condizionata pagando 90 Euro a notte, prima colazione inclusa). Durante il mio soggiorno di una settimana la maggior parte degli ospiti erano australiani. Il proprietario mi dice che il turismo è ancora condizionato dal fatto che da quando Papua Nuova Guinea è diventata indipendente dall’Australia (1975), il paese è diventato uno dei luoghi più caotici e violenti del nostro pianeta. Dopo alcuni anni di presenza di truppe dell’ONU la situazione è migliorata. Dal punto di vista sicurezza Madang è statisticamente più sicura di altri posti più visitati da turisti che amano il rischio. Non che a Madang non ci sia crimine, ma c’è una regola semplice: rispetta i locali e loro ti rispetteranno.

Il giorno dopo ho voluto mettere alla prova quanto mi era stato detto. Armato di alcune parole del dialetto locale Tok Pisin (un derivato dalla fusione di tedesco, inglese e melanesiano) sono salito su di un minibus che mi ha portato a nel centro della cittadina. E poi ho iniziato a muovermi fra le bancarelle del mercato. Qualcuno mi guardava in modo diffidente, qualcun altro in modo curioso, ma la maggior parte mi lanciava un saluto o mi chiedeva come stavo. Una boccata di aria fresca in comparazione con l’esperienza che avevo fatto l’anno prima a Port Moresby. Incontro una persona che parla un discreto inglese e che mi spiega che gli abitanti di Madang da sempre rispettano i visitatori, qualunque sia il colore della loro pelle e qualunque lingua parlino.

Al mercato ci sono ritornato ancora dopo due giorni per acquistare qualche oggetto d’artigianato locale. Poi mi sono avventurato ad attraversare un parco ombreggiato da alberi di mimosa abitati da pipistrelli, qui chiamati “blek bokis”, che oscurano il cielo al calare del sole. Da un piccolo ponte che attraversa un fiumiciattolo vedo dei ragazzini che si divertono a tuffarsi nell’acqua. Mi salutano e sorridono quando scatto loro qualche foto. Dopo di che percorro un verde sentiero che mi conduce su di una piccola altura. Qui trovo delle donne che vendono tranci di pesce marlin cotti sulla brace dopo essere stati cosparsi di sale e succo di lime. Ne compro un paio e, seduto sull’erba del prato, improvviso un picnic mentre davanti a me ho la visione delle lagune del mare del sud.

La naturale ospitalità non è limitata solo a Madang. Il giorno dopo ho voluto fare una escursione all’isola di Kranget, dalla forma di ferro di cavallo è posta a un paio di chilometri dalla costa. Il cielo è coperto ma l’acqua è perfettamente trasparente. Attraverso il fondo in plexiglass dell’imbarcazione posso ammirare il giardino marino composto da coralli verdi e blu percorso da centinaia e centinai di diversi pesci. Quando sbarco, metto piede su di un’isola tropicale ricoperta da un incredibile verde tappeto disseminato di altissime palme. La gente del luogo è diligentemente in fila e poi, uno a uno si avvicina e mi stringono la mano per darmi il benvenuto e ringraziarmi perché pochi stranieri hanno l’ardire di mettere piede sulla loro isola.

Che dire altro? Se avrete la possibilità, andateci prima che anche questo luogo del mondo cambi faccia.


NOTIZIE PRATICHE


Per raggiungere Madang bisogna innanzi tutto volare a Port Moresby (ci sono voli giornalieri dalle maggiori città asiatiche, come per esempio Singapore) dove troverete la coincidenza di voli diretti appunto a Madang.
All’aeroporto di Port Moresby otterrete un visto turistico valido 60 giorni (gratuito per noi europei).

La costa settentrionale di Papua Nuova Guinea ha un clima caldo e umido. Suggerisco di andarci nei mesi che vanno da maggio a ottobre quando il grado di umidità è minore.

Per chi ama nuotare, navigare o immergersi a Madang troveranno tutto quanto necessario: dal noleggio di attrezzature per sub a noleggio di catamarani e kayak.

Per gli amanti della natura ci sono sentieri nella foresta e la possibilità di fare birdwatching.


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Commenti su questa Opinione

  • alzata-con-pugno pubblicata 17/02/2013
    speriamo rimanga incantevole per sempre!
  • apo1971 pubblicata 20/12/2012
    è come se parlassi di cronache Marziane. Affascinante.
  • epy pubblicata 25/10/2012
    eccellente
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Su Ciao da: 14/09/2012