Opinione su

Made in Japan (Live Recording) - Deep Purple

Valutazione complessiva (33): Valutazione complessiva Made in Japan (Live Recording) - Deep Purple

2 offerte a partire da EUR 7,70 a EUR 21,99  

Tutte le opinioni su Made in Japan (Live Recording) - Deep Purple

 Scrivi la tua opinione


 


 


La musica del Sol Levante

5  02.10.2003

Vantaggi:
La perfezione hard - rock

Svantaggi:
Nisba

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

continua


caio_g

Su di me:

Iscritto da:24.08.2003

Opinioni:351

Fiducie ricevute:90

Condividi questa opinione su Google+
In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 10 utenti Ciao

Deep Purple, Led Zeppelin, Formula Tre: quando volevo fare “il grande”, da bimbo, buttavo lì i nomi di qualche gruppo "straniero" che sentivo nominare da mio zio e la Formula Tre, perché piaceva a mia cugina. Per quanto mi riguarda, ricordo che per un certo periodo mi piaceva una canzone di Jimmy Fontana…! Qualche anno e qualche centimetro più tardi, ho scoperto che quei nomi non erano miti che aleggiavano semplicemente nella fantasia di un bimbo, ma qualcosa di tangibile, di vero. In effetti, “Made in Japan” dei Deep Purple, doppio album dal vivo del 1972, più di qualunque altro disco, ha rappresentato per il sottoscritto una linea di demarcazione tra “il prima” e “il dopo”: prima c’erano Sanremo, Canzonissima, Gran Varietà (oltre ai comici, ogni tanto si sentiva qualche cantante), i fratelli Bella (Marcella e Gianni; io impazzivo per “Montagne verdi”) e quando mi sentivo particolarmente coraggioso, Edoardo Bennato (“Burattino senza fili”); dopo, il diluvio.
Parlerò di “Made in Japan” seguendo la scaletta errata della cassetta che ha sconvolto la mia vita di ascoltatore musicale (facciate 1 e 2 invertite), così per ricreare l’atmosfera giusta nella mia mente.

Ian Gillan introduce brevemente “Smoke on the water” e poi Blackmore si produce in uno dei riff più famosi della storia dell’hard rock: chi non lo conosce? La chitarra se ne va solitaria fino all’arrivo della batteria di Ian Paice, che invita il basso e infine la voce. Sembra quasi la presentazione della band, un modo perfetto per iniziare il doppio live, non fosse che l’autore della registrazione della mia cassetta, aveva erroneamente invertito i due lati del primo disco; ancora oggi, per me la scaletta perfetta del disco è questa. Il primo assolo è per la chitarra di Blackmore, il secondo per le tastiere di Jon Lord, impegnati lungo tutto l’album in una battaglia di ego difficilmente definibile. Il finale del brano è già un assaggio: con il semplice sottofondo dei piatti di Ian Paice, chitarra e tastiere si lanciano una sfida sullo stesso motivo, fino al crash finale. È facile capire che il gruppo, oltre ad essere in uno stato di grazia, è anche ad una specie di capolinea egocentrico difficilmente risolvibile.
“The mule” è introdotto da un riff di tastiere, con le classiche svisate di Blackmore a punteggiare e la voce di Gillan che si concede per una brevissima apparizione. Il tutto sembra riassumibile in “Signore e signori, ecco a voi Ian Paice!!!”. L’assolo di batteria era una noiosa consuetudine per l’hard rock di quei tempi, però, forse per la grande passione di Paice per il jazz e i ritmi inconsueti, “The mule” non solo riesce a non annoiare, ma in alcuni momenti è anche intrigante con i suoi stacchi e le sue rullate, i cambi secchi di ritmo e il coinvolgimento del pubblico. Finale affidato a Jon Lord e alle sue tastiere, guardato a vista dalla chitarra di Blackmore.
La cassetta continua il viaggio (mentre sul piatto si gira il disco) sull’autostrada stellare di “Highway star”. Timida introduzione di Jon Lord e poi spazio alla protagonista assoluta del brano, la Stratocaster di Blackmore. “Highway star” è anche la rappresentazione perfetta del gruppo in quel momento: coesione assoluta, intesa perfetta, nulla fuori posto e una prestazione vocale di Gillan da incorniciare. Dopo le prime due strofe, spazio al primo assolo di Lord, essenziale e senza picchi particolari, altra strofa e arriviamo al momento cruciale del brano: l’assolo di Blackmore è quasi indescrivibile, quasi non si riesce a capire quante dita abbia quest’uomo per riuscire a imbastire una meraviglia del genere. L’autostrada galattica sfreccia ormai senza limiti di velocità sotto all’astronave Deep Purple e il finale è una pura formalità svolta con scioltezza da navigati viaggiatori.
È il momento di una breve pausa. La lunga introduzione lento-melodica di “Child in time” è solo il preludio alla canzone di Ian Gillan. La versione di studio, da “In rock”, è splendida e secca, ma questa di “Made in Japan” supera qualsiasi limite. Ho un ricordo preciso di persone assolutamente digiune di hard rock, che rimanevano affascinate dai vocalizzi di Gillan di “Child in time”; in effetti, come si può resistere? Dopo la prima strofa e i primi vocalizzi di Gillan, è Blackmore che s’incarica di guidarci attraverso il tempo con un lungo assolo sostenuto da una sezione ritmica velocissima. Uno stop improvviso ci riporta nel silenzio; i tenui ricami di tastiere di Jon Lord richiamano la voce di Gillan, che si avventura nella seconda strofa: i suoi vocalizzi sembrano ancora più epici del primo giro. Il finale è da cardiopalmo, introdotto dall’andatura tipo “marcia” di Paice e dal mescolamento degli strumenti che sembrano incrociarsi in un nodo irrisolvibile. Ancora una magia dopo trent’anni.
È ora di cambiare disco, mentre la mia cassettina continua imperterrita la sua corsa. È sempre l’ugola di Ian Gillan a monopolizzare l’attenzione in “Strange kind of woman”, anche singolo di successo per il gruppo inglese. Con un ritornello memorabile e memorizzabile in due secondi (il tempo di ascoltarlo), il brano sviluppa un finale da leggenda: un dialogo voce-pubblico, in questo caso con la partecipazione straordinaria di una chitarra che imita la voce, anche se potrebbe essere il contrario, la voce che imita la chitarra. Per gli amanti delle statistiche, il grido finale di Gillan dura dieci secondi.
Un breve scambio vocale di Gillan con il pubblico, tanto per saggiare il coinvolgimento e un mini conflitto Blackmore-Lord, tanto per non dimenticare che la lotta è sempre aperta, introducono i suoni spaziali di “Lazy”, il pezzo più insolito, “fuori”, dell’intero doppio. La primissima parte sembra raccontare una battaglia dell’Enterprise, ma quando il fuoco si placa, Lord si produce in un ritmo bluesato con accenti jazz. È la calma che precede la tempesta del riff in comune di Blackmore e Lord. Solito scambio di assoli chitarra/tastiere e poi la voce di Gillan che placa gli animi, sempre su accenti bluesati e con tanto di armonica. Prima del “solito” finale, un breve stacchetto di chitarra con una sezione ritmica che mi ricorda tanto il liscio nostrano…
Si gira il disco e anche la mia cassetta C90, per il gran finale. “Space truckin’” è l’apoteosi, quasi venti minuti divisi in due parti nettamente distinte: la prima è “classica”, uno splendido riff di tastiere, un grande Gillan e un altro grande esempio di unità perfetta tra le varie entità del gruppo. La prima parte sfuma nelle atmosfere orientali di un lunghissimo viaggio tra ghirigori di tastiere e interventi inquietanti di chitarra, questi ultimi tra il silenzio quasi generale. Il finale da tregenda, che conclude praticamente ogni canzone, potrebbe risultare monotono dopo sei brani, ma in questo caso è talmente lungo e “catastrofico”, da lasciare senza fiato. Quando anche l’ultima flebile nota di tastiera si spegne, il pubblico è ammutolito. Ho sempre cercato di immaginarmi la scena, gli occhi sbarrati della gente, l’incapacità anche solo di applaudire, l’incredulità di fronte a ciò che avevano sentito. Dopo qualche secondo interminabile, un timido applauso si leva dalla platea, raccogliendone a mano a mano degli altri, per concludere il doppio album con un’ovazione ritmata che fa venire la pelle d’oca. Sullo sfondo, una voce che sembra quasi stanca dopo un viaggio così impegnativo.
“Space truckin’” era seguita spesso da “Lucille” di Little Richard, ma nella mia mente immaginavo la folla che distrutta lasciava la sala con un ricordo indelebile nella memoria. Fantasie di ragazzo.
“Made in Japan” trova ancora pochi rivali nel suo ambito musicale; a parte le disquisizioni e le diatribe hard-rock/altre musiche o altri ritmi, un disco fondamentale per il sottoscritto. Ugh, ho detto.


Condividi questa opinione su Google+
Link Sponsorizzati
Valuta questa Opinione

Che utilità avrà questa Opinione per una persona che sta prendendo una decisione d'acquisto?

Istruzioni su come votare

Commenti su questa Opinione
sabbiaevento

sabbiaevento

25.04.2004 01:04

Augh, hai detto bene!

pixx

pixx

10.12.2003 08:46

E'vero anch'io ho sempre considerato Smoke on the water l'inizio del disco!

T_REX

T_REX

03.10.2003 03:49

Come al solito delle tue opinioni ci si deve fidare e basta, leggere, meditare ed andare indietro nel tempo: Tokyo-Osaka, agosto 1972...Il live per antonomasia. PS c'è qualcuno che non abbia ascoltato almeno una volta questo disco?

Pubblica commento

max. 2000 caratteri

  Pubblica il tuo commento
Compara i prezzi ordinate per Prezzo
Made in japan - 25th anniversary edition Deep Purple

Made in japan - 25th anniversary edition Deep Purple

Made in japan - 25th anniversary edition, il CD Musicali di Deep Purple edito da ...

continua

€ 21,99 Inmondadori.it 35 Valutazioni

Costi di sped.: EUR 0,0...

Disponibilità: vedere sito

     Al negozio  

Inmondadori.it



Le valutazioni dell'Opinione
Questa Opinione su Made in Japan (Live Recording) - Deep Purple è stata letta 1527 volte ed è stata così valutata dagli iscritti:

"molto utile" per (90%):
  1. zuril
  2. sabbiaevento
  3. vivia70
e ancora altri 16 iscritti

"utile" per (10%):
  1. Mabuse00
  2. pixx

La valutazione generale di questa Opinione non si basa solo sulla media delle singole valutazioni.
Prodotti interessanti per te
Smashes & Trashes - Skunk Anansie Smashes & Trashes - Skunk Anansie
Hard Rock - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: One Little Indian - Distributore: PIAS UK/Arvato Services, PIAS UK/Sony DADC - Data di Pubblicazione: 02/11/2009 - EAN: 5016958109134
5 Opinione
Acquista a soli € 5,85
Chinese Democracy - Guns N' Roses Chinese Democracy - Guns N' Roses
Hard Rock - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Black Frog/Geffen, Geffen - Distributore: Universal Music - Data di Pubblicazione: 24/11/2008 - EAN: 602517906075
27 Opinione
Acquista a soli € 4,74
Led Zeppelin IV (Digitally Remastered) - Led Zeppelin Led Zeppelin IV (Digitally Remastered) - Led Zeppelin
Hard Rock - Registrazione: Studio - 1 CD - Casa Discografica: Atlantic - Distributore: Arvato Services, Cinram Logistics - Data di Pubblicazione: 01/08/1997, 08/1997 - EAN: 75678263828
21 Opinione
Acquista a soli € 5,52