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MAFIA - LA MIA IMPRESSIONE
Vantaggi ARRICCHIRSI E COMANDARE
Svantaggi 41 BIS E TANTI ANNI DI CARCERE ( A VITA !!!! )
Cari amici ciaoini... Oggi, avendo un po' di ore libere ed essendo nella convinzione che questa mia opinione possa essere di aiuto a chi è interessato a "studiare" capire e comprendere il vero significato della mafia, ho elaborato un mio pensiero su quello che ancora oggi è "il male cattivo" della nostra Nazione. Personalmente, avrei tante cose da raccontare su quelle organizzazioni criminali ch fanno del vincolo omertoso il saggio di vita; di quelle organizzazioni che fanno delle attività di illegali il flcro del guadagno ( soprattutto per il lavoro che svolgo nella vita quotdiana), ma per esserre più incisivo nel pensiero e comunque al fine di rendere voi partecipi ( senza stancarvi troppo ) dell'argomento in trattazione, inizio con dei cenni storici sulla stessa.
Datare le origini del potere criminale nel nostro Paese è impresa ardua, se non impossibile. Più semplice definirne la natura che rappresenta una peculiarità tutta italiana. Questo non vuol dire che in altri paesi non esistano forme di criminalità organizzata, ma è soprattutto in Italia che il sistema dell'illegalità si è storicamente definito in precise organizzazioni, ciascuna con proprie caratteristiche e precisi radicamenti regionali.
Il fenomeno di gran lunga più diffuso - e che negli anni dell'emigrazione è stato esportato soprattutto oltreoceano, in paesi ricchi come gli Stati Uniti - è quello della mafia siciliana che va anche sotto il nome di Cosa nostra. Fenomeni di criminalità organizzata, con varie ramificazioni, esistono da più di un secolo anche in Campania (la camorra), in Calabria (la 'ndrangheta) e da tempi molto più recenti anche in Puglia (la sacra corona unita).
Ricorre a questo punto domandarsi: Cosa è la Mafia ?
Il termine mafia venne inizialmente utilizzato per indicare una organizzazione criminale originaria della Sicilia, più precisamente definita come Cosa nostra.
Sotto l'aspetto etimologico la parola mafia viene tradotta in vari modi: tra di essi e quelli maggiormente diffusi sono i seguenti ovvero quelli più ricorrenti:Derivazione della parola dalla lingua araba mu'afak, "protezione dei deboli", o maha, "cava di pietra".
Derivazione della parola araba maehfil, "adunanza" e "luogo di adunanza".
Derivazione della parola dialettale toscana maffia significante "miseria" oppure "ostentazione vistosa, spocchia".
Derivazione dai Vespri Siciliani ed adottato come sigla per Morte Ai Francesi (Angioini) Indipendenza Anela, o anche Italia Avanti (lo storico Santi Correnti ritiene però che il termine sia precedente alla dominazione angioina). Esiste anche la teoria che deriva il termine da Morte Alla Francia l'Italia Arde .
traffico d'armi
contraffazione
contrabbando di sigarette, tabacchi ed altre merci
traffico di stupefacenti, droghe pesanti e leggere (principalmente)
traffico di profughi clandestini
gioco d'azzardo
prostituzione
sequestri di persona
racket delle estorsioni (pizzo)
furti
appalti truccati
traffico di scafi
frodi agricole ai danni della UE e dell'AIMA
frodi telematiche (false carte sim)
usura
abusivismo edilizio
traffico dei rifiuti
voto di scambio
I capimafia (spesso a causa della latitanza) comunicano spesso in modo scritto, con i pizzini, poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti (capifamiglia, picciotti).
Comunemente si associa il concetto di "mafia" ad un fenomento qualsiasi di criminalità organizzata, ma la mafia non è solo bandistismo finalizzato a commettere rapimenti ed estorsioni, ma anche un'organizzazione che ha come finalità il controllo del territorio, la mafia dà ad esempio il permesso ai criminali comuni di compiere rapine e furti. Si colloca quindi al di sopra della delinquenza comune, anche quando pure questa è organizzata.
A questo punto per non dlilungarmi mi ricorrel'obligo di ricordare come "cosa nostra" abbia nel tempo eseguito una vera e propria mattanza sia nei confronti dei " soggetti - singoli cittadini " che non si prostravano alla sua volonta, sia nei confronti di personaggi che erano e sono da identificarsi nella nostra "pulita Amministrazione" e soprattutto nello "STATO" che svolevano onestamente e con particolare incisione le attività preposte.Da ricordare durante questa guerra di mafia sono l'assassinio di Pio La Torre, attivista e rappresentante del PCI in Sicilia, ma soprattutto l'assassinio del generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre 1982 in via Carini a Palermo da un gruppo di fuoco di dodici uominicomposto dai sicari di Riina e di Nitto Santapaola. Dalla Chiesa era stato mandato in Sicilia dopo l'omicidio di Pio La Torre per contrastare il problema mafioso dopo il suo successo nella guerra contro il terrorismo delle Brigate Rosse: si deve però notare che il governo dell'epoca diede scarsissimo appoggio a Dalla Chiesa e questa fu anche una delle cause del suo assassinio.
dopo l'introduzione dell'articolo 41 bis che induriva il carcere per i reati di mafia, iniziò una stagione di ritorsioni terroristiche con la strage di via dei Georgofili a Firenze, la bomba al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano e i due attentati a Roma (a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro). Infine il 16 ottobre 1993 ci fu l'ultimo tentativo (fallito) di fare un attentato allo Stato da parte di Cosa Nostra: venne parcheggiata un'autobomba in via dei gladiatori a Roma, fuori dallo Stadio Olimpico durante la partita Lazio-Udinese. Fortunatamente la bomba non esplose.I più famosi e terribili attentati restano però le stragi di Capaci, 23 maggio 1992, e di via d'Amelio, 19 luglio 1992, nelle quali hanno perso la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme alle loro scorte. Il primo, di ritorno da Roma, dove era stato nominato responsabile dell'Ufficio Affari Penali per espressa volontà dell'allora Guardasigilli Claudio Martelli, fu ucciso da una terribile esplosione avvenuta sull'autostrada che collega l'aeroporto di Punta Raisi (oggi aeroporto Falcone-Borsellino) con Palermo città, all'altezza di Capaci. L'esplosione fu provocata da un enorme quantitativo di tritolo (circa 600 kg) che gli esecutori piazzarono in un tunnel sottostante il tratto autostradale. Con Giovanni Falcone morirono la moglie, Francesca Morvillo e i suoi agenti di scorta. Circa quattro anni dopo fu arrestato colui che quel giorno premette il pulsante del detonatore, Giovanni Brusca detto "Scannacristiani".
Paolo Borsellino morì in circostanze analoghe, a seguito dell'esplosione di un'autobomba parcheggiata sotto casa della madre, azionata dal citofono che il magistrato avrebbe usato per chiamare la madre, dove il magistrato si era recato per ragioni familiari. Non appena il magistrato citofonò, l'autobomba esplose facendo morire tutti quelli che vi erano intorno. In memoria dei due valorosi magistrati è stata recentemente eretta una stele posta ai bordi dell'autostrada Palermo-Capaci, in corrispondenza del luogo ove perse la vita Giovanni Falcone. Il lavoro svolto da Paolo Borsellino nei 57 giorni che hanno separato la strage di Capaci da quella di Via D'Amelio, ha rappresentato l'alto senso del dovere che ha accompagnato i due magistrati nel loro percorso professionale. Nonostante la consapevolezza di essere il prossimo obiettivo della mafia stragista, Paolo Borsellino proseguì freneticamente l'opera sino a quel momento svolta dal collega Falcone, in disprezzo di ogni ulteriore cautela che pure in quel frangente si sarebbe resa necessaria.
All'indomani delle stragi in Sicilia come in tutta Italia c'è stato un risveglio della società civile che ha portato ad una durissima presa di posizione nei confronti della mafia. La paura, l'omertà e la tradizionale veste di Cosa Nostra sembravano essere scomparse per la maggior parte della gente, stanca di tutto questo sangue. Migliaia di persone scesero in piazza e nelle strade a manifestare, moltissime finestre e terrazze furono coperte da lenzuoli e cartelli contro la mafia, la cosiddetta "rivolta dei lenzuoli". Quasi ogni giorno, e quasi in ogni luogo, c'erano lezioni sulla legalità e di educazione civica, nelle quali il posto da insegnante era preso da magistrati e giudici antimafia o da parenti delle vittime. A questo va aggiunta la risposta militare dello stato che con l'operazione "Vespri Siciliani" inviò nell'isola ben 20.000 soldati (dal 25 luglio 1992 all'8 luglio 1998) per presidiare gli obiettivi sensibili come tribunali, case di magistrati, aeroporti, porti ecc...; per citare le parole di Francesco Forgione: "la Sicilia del dopo stragi somiglia più alla Colombia che non all'isola libera, aperta, gioiosamente mediterranea che abbiamo conosciuto da secoli". Il ruolo svolto dall'esercito, nonostante le numerose critiche di aver "militarizzato" l'isola, fu ampiamente positivo nel campo della sicurezza urbana. Ci fu una riduzione dei crimini e anche alcuni arresti eccellenti come Toto Riina e Leoluca Bagarella. Inoltre la presenza dell'esercito liberava la polizia da compiti di sorveglianza in modo che tutte le unità fossero usate per le indagini. A tutto questo va aggiunto l'arrivo a Palermo, di Gian Carlo Caselli, come procuratore della Repubblica, lo stesso giorno dell'arresto di Riina, il 15 gennaio 1993. L'azione della procura venne rilanciata, oltre che per i motivi già citati (sostegno popolare e presenza dell'esercito) anche grazie all'azione di questo magistrato esperto. In questo modo fu spezzato il sistema grazie al quale la Mafia poteva svolgere le sue attività indisturbata.
A partire dagli anni novanta, Bernardo Provenzano, con l'arresto di Totò Riina e Leoluca Bagarella, diviene il capo di Cosa nostra (era il braccio destro fin dagli anni '80), circondandosi solo di uomini di fiducia, come Benedetto Spera. Cambia radicalmente la politica e il modus operandi negli affari della mafia siciliana; i mandamenti (divisioni mafiose delle zone di influenza in Sicilia) più ricchi cedono i loro guadagni a quelli meno redditizi in modo di accontentare tutti (una sorta di stato sociale), evitando inutili guerre. Tutto è controllato da un boss con il carisma di Provenzano che gestisce in modo impeccabile l'organizzazione. La mafia ora non è più ricca come ai tempi dei grandi traffici internazionali ed è per questo che in Sicilia è diventata più oppressiva e capillare.
L'11 aprile del 2006, dopo 43 anni di latitanza (dal 1963), Provenzano viene catturato in un casolare a Montagna dei Cavalli, frazione a 2 km da Corleone.La ricostruzione degli eventi che portarono alla cattura del superboss è narrata nel documentario-fiction "Scacco al re - La cattura di Provenzano" ( credo che molti di noi sono rimasti scioccati nel vedere quelle puntate ben organizzate della fiction prodotta dalla Rai).
Il 5 novembre del 2007, dopo 25 anni di latitanza, viene arrestato, in una villetta di Giardinello, anche il presunto successore di Provenzano, il boss Salvatore Lo Piccolo.Le strade che si ipotizza potrebbe intraprendere Cosa nostra sono due: la prima prevede un passaggio di poteri, che potrebbe far arrivare al vertice di Cosa nostra il trapanese Matteo Messina Denaro, 43 anni (latitante dal 1993), con l'elezione di un nuovo capo del livello e capacità di Provenzano.
La seconda ipotesi è una sorta di riorganizzazione della mafia sul modello calabro: nessun supercapo ma ognuno con capacità gestionale autonoma dei proventi ricavati dal proprio territorio. È stato osservato che questo potrebbe portare a nuove guerre di mafia ( di recente la 'Ndrangheta ha costituito una sorta di commissione, composta dai capi più influenti di ogni 'ndrina per decidere i grandi affari e sedare le faide).Credo di essere stato abbastanza chiaro nell'esposizione di cosa sia la MAFIA e le varie organizzazioni che sono propogate in Itralia con prevalenza ai paesi del sud. Ritengo che uno dei migliori modi per comatterla e scongidderla sia quella del parlarne, senza timore di chi sa cosa ed altro. Espandere e far conoscere quanto sia dannoso il sistema Mafia, è un modo per combatterla del resto si sa le parole alcune volte fanno più male e sono più efficaci di uno schiaffo ) .
Non solo ho ritenuto opportuno parlare di ques'ìargomento, nel rispetto di alcuni amici, colleghi che hanno perso la vita nella lotta alla mafia e magari, non avendo incarichi particolari come quelli più noti del Generale DALLA CHIESA, ( grande Uomo al quale tuttora va la mia stima ), oppure i Giudici BORSELLINO - FALCONE , vanno nel dimenticatoio "italiano". VIva i nostri EROI. Ciao a tutti e soprattutto alla prossima
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Nadima 28/11/2008 13:25
Semplicemente eccellente! é doveroso ricordare TUTTI coloro che combattono ogni giorno per noi.
Tyrinthos 27/10/2008 23:34
Sei un ottimo opinionista. Complimenti!
melusina 26/10/2008 14:08
La Mafia è come una foresta di Mangrovie per eliminarla bisogna tagliare le radici ben affondate tra le acque!
pamperina 13/10/2008 20:28
Bravo complimenti!!! Combattere la mafia.....difficile.......ma non arrendiamoci
sono di palermo...so a cui ti riferisci....ancora la mafia c'è ...ma nn si vede...ma si sente sempre vociferare........credo ke la lotta si utila ma è difficile disintegrarla....ci sonjo troppi interessi ..............cmq sono assolutam contro...kiss marina