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1 Stella La Mafia non esiste
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Premessa


Parlare di questo argomento non è cosa facile a farsi, e non lo è per sua stessa natura dell'argomento, tabù in Italia e non solo in quella del sud. Peraltro la Mafia qui su Ciao era un videogames o un libro, ma non un problema sociale, ho dovuto a lungo insistere ed aspettare prima di vedere inserita questa sezione nell'unico posto che le si conviene.
Mi interesso del fenomeno mafioso già dai tempi del liceo quando ebbi la fortuna di avere come insegnante di materie umanistiche al ginnasio la professoressa Arbitraggio (presso il liceo - ginnasio B. Marzolla di Brindisi). Questa insegnante oltre ad occuparsi del nostro latino e greco ebbe la coscienza di trasmettere alla sua classe una materia rara tra i banchi di scuola: "Educazione alla legalità". Da allora non è passato giorno senza che almeno una virgola attinente alla Mafia non fosse oggetto della mia attenzione, ed oggi sono alle ultime battute prima di tagliare il traguardo della mia laurea in giurisprudenza.


La mafia non esiste


Potrei parlarvi per intere pagine della storia della Mafia, quella che si dice cominci con i Beati Paoli fino ad arrivare ai nostri contemporanei Provenzano & Co., ma quella Mafia è facile da conoscere, è sufficiente avere un pizzico di interesse e mettersi a spulciare qualche libro. Persino i titoli non sono difficili da trovare, fate una breve ricerca qui su Ciao, ed al netto dei vari videogames cominceranno a fioccare i titoli più disparati (tutti molto interessanti).

La Mafia di cui voglio palarvi è quella che non esiste, quella che non si combatte a suon di arresti e processi nelle aule giudiziarie. La Mafia non esiste…negli anni settanta questa frase era la risposta che gli italiani si sono sentiti dare dai vari politici e "parrini" con la "p" minuscola (ovvero i preti per i non siciliani), e "picciotteddi" (ragazzi - sempre per i non siciliani - ) intervistati dai pochi giornalisti che avevano il coraggio di andare in giro a fare simili domande. Ad onor di cronaca la mafia non è presente solo nel sud dell'Italia, tant'è vero che le varie famiglie dei diversi clan mafiosi operanti nel centro e nel nord si servono spesso e volentieri di gente del centro e del nord, e basta guardare l'elenco degli indagati e degli arrestati per accorgersi che è ora, anche per il centro-nord, di aprire gli occhi e di non prendere sotto gamba la Mafia, perché non è più solo l'ennesimo problema dei "terroni". Alla domanda "Cos'è la Mafia" i ragazzi dei più prestigiosi licei da Roma a Milano rispondono con un enorme punto interrogativo dipinto sul volto. Colpa loro? Certamente no. Del resto volendo parlare della mafia che non esiste, a questi risultati dovrei essere pur preparato… ma procediamo con ordine.

Ebbene, detto per inciso, le cose stanno proprio così. Quella che esiste non è semplicemente un'associazione criminale, né tantomeno è un fenomeno solo siciliano. La Mafia è prima di tutto CULTURA MAFIOSA, ed è grazie a questa forma di cultura che in Campania può esistere la Camorra, in Calabria la 'Ndragheta ed in Puglia la Sacra Corona (oggi Nuova Sacra Corona Unita), è sempre grazie a questa cultura che centinaia di mafiosi vivono la loro latitanza senza mai aver cambiato casa, oppure se ne stanno in lussuose ville in Toscana come pure in Lombardia…e questo avviene nonostante ogni giorno decine e decine di persone siano arrestate, nonostante i blitz delle forze dell'ordine nei vari "quartieri caldi" o come piace chiamarli ai burocrati "quartieri socialmente a rischio"….

Non è un mistero che la cultura non è cosa che nasce in un giorno, e non è un mistero che per essere cultura (dominante o meno che sia) non basta una persona sola. Una cultura, o nella fattispecie una subcultura - come dicono i sociologi - nasce da una summa di elementi compresenti in un territorio più o meno vasto e tutti distribuiti variegatamene in una comunità organizzata di persone. Un'altra nozione che voglio prendere in prestito dalla sociologia è quella di organizzazione sociale. Il massimo livello di organizzazione sociale si chiama Stato, ma all'interno di uno Stato possono esistere e coesistere, correndo talvolta lungo due linee parallele, altre forme di organizzazione sociale che possono rivelarsi anche confliggenti con la principale forma di organizzazione (ovvero lo Stato) laddove questi sia assente o carente vuoi per suo patologico difetto, vuoi perché in quel territorio e nella comunità in esso presente quello Stato non ci è mai potuto arrivare per volontà della comunità stessa.


La Mafia è bella


E' una frase ricorrente fra le scritte sui muri di alcuni "quartieri socialmente a rischio" che ha un significato ben più profondo di una mera provocazione. Questa frase significa che la Mafia sopperisce ai bisogni della gente laddove lo Stato non è in grado di adempiere alle proprie funzioni. Il prezzo che la società paga si paga con una moneta che come ogni moneta del creato ha due facce. Chiarirò questi concetti con un semplice esempio.

Supponiamo che sia necessario collegare due città (diciamo in un non ben specificato dove del sud) poste una sul mare e l'altra nell'entroterra, e che queste città siano distanti in linea d'aria 300 km. Supponiamo, inoltre, che fra queste città vi siano circa una quindicina di paesi. Per la realizzazione di questo collegamento è necessario progettare e costruire una strada statale.
A questo punto si comincia con una gara d'appalto per il progetto prima e per la realizzazione poi di quest'imponente opera pubblica. Questo è quanto la teoria vorrebbe fosse fatto. Passiamo alla pratica.

Queste due città sono inserite in un territorio del Mezzogiorno prevalentemente agricolo, con tassi di disoccupazione elevatissimi, il livello di istruzione è fortemente stratificato in base all'appartenenza del ceto, in altre parole ci sono centinaia di migliaia di contadini, muratori e artigiani con la terza media e qualche migliaia di laureati, ovviamente tutti disoccupati ed iscritti alle liste di collocamento dei rispettivi comuni.

Sul territorio sono presenti 3 imprese edili di media grandezza e una manciata di ingegneri con tanto di studio e assistenti.

Dato che siamo nell'Unione Europea e ci sono degli obblighi da rispettare, a queste gare d'appalto debbono poter partecipare oltre che chiunque sia interessato in Italia, anche chiunque vi sia interessato in Europa.

Fisiologicamente gli appalti dovrebbero essere vinti dal progettista migliore che richieda il prezzo minore e dall'impresa edile che offra LA MIGLIOR QUALITA' AL COSTO PIU' CONVENIENTE, da non confondere con chi offra semplicemente il prezzo minore.


Potrebbe così accadere che l'appalto per il progetto dell'opera se l'aggiudichi nientemeno che una prestigiosa università olandese che realizzando il progetto come un'attività didattica svolge il lavoro di 10 ingegneri pagando solo un professore universitario (gli studenti in ingegneria stanno solo svolgendo attività didattica, quindi lavorano gratis).
L'appalto per la realizzazione, invece,supponiamo lo vinca una grossa impresa milanese, che lavora prevalentemente con extracomunitari al minimo sindacale, alcuni assunti grazie all'ultimo accordo fra Italia e Tunisia, qualche albanese (anch'essi al minimo sindacale), qualche emigrante meridionale…e diciamolo pure con un po' di fortuna qualcuno sarà assunto direttamente sul territorio, magari con mini contratti-prova cui non seguirà mai un contratto di lavoro vero e proprio, e…qualche assunzione in nero..

Se tutto seguirà la fisiologia i lavori saranno ultimati nel giro di 4 anni, a costi ragionevoli e i cittadini del territorio in questione avranno la loro bella strada che potenzierà la rete dei trasporti via terra, a tutto beneficio della gente, degli autotrasportatori, dell'economia nazionale e con un impatto ambientale minimo…proprio come aveva promesso l'onorevole Tal dei Tali alle ultime elezioni. Ma questo è solo un lato della medaglia.
Consideriamo il fatto che nessuno dei giovani ingeneri del territorio hanno visto un centesimo e delle centinaia di migliaia di operai solo una manciata ha potuto vedere qualche euro, ma senza i "contributi"…perché ha lavorato in nero, e dato che sono trascorsi altri quattro anni di disoccupazione avranno 4 anni di contributi minimi, e per qualche fortunato un piccolo assegno di sussidio familiare perché avrà maturato i giorni minimi di contributi…


Ora proviamo a colorare di "Mafia bella" questi appalti.

Si da il caso che l'onorevole Tal dei Tali sia il genero di Don Tano, capomandamento proprio del territorio su cui si svolgeranno i lavori. Il nipote dell'onorevole è un ingegnere ed ha un'impresa edile a Milano, anzi con sede legale a Milano, ma di fatto ha i mezzi e la manodopera anche nella zona dei futuri lavori, questo significa che mentre su a Milano la sedicente impresa fattura qualche lavoretto per i soliti nomi, giù nel nostro ipotetico territorio si materializzano ruspe e rulli, un nutrito stuolo di operai..e nel giro di pochi mesi una miriade di subappalti saranno dati ad una serie di piccole imprese..che a loro volta dovranno assumere un tot di gente… Il coscienzioso ingegnere facendo i rilievi si accorge che in alcuni punti del percorso ideale su cui dovrebbe svilupparsi la strada…il terreno non si presta bene..e quindi è il caso di aggiungere un po' di curve qua e là tanto per fare le cose per bene..certo la strada si allunga un po', magari un bel po', ma la sicurezza prima di tutto! Dato che per disgrazia i giorni di pioggia saranno molti, i guasti alle macchine più o meno frequenti, qualche malattia ed un po' di scioperi non mancheranno…gli anni di lavoro diventano sette o forse otto. Alla fine dei lavori la Pubblica Amministrazione (bontà sua) si ricorda che sarebbe il caso di far passare proprio di là le nuove condutture per la rete idrica che dovranno servire alcuni paesi che ancora non hanno la fogna (sappiate che ci sono ancora queste realtà)…e così il manto stradale appena fatto..va scassato e poi risistemato (però dall'impresa che si occupa di questi altri lavori). Quando a distanza di qualche anno la strada sarà una groviera nessuno si accorgerà della cattiva qualità dell'asfalto..perché la colpa è stata dei lavori aggiuntivi per cui si è dovuto spaccare tutto e poi rattoppare. Qualcuno fa notare che a fronte di più di 300 km di strada non si può dare la colpa ai lavori per la fognatura, forse l'asfalto era scadente? La stampa nazionale si occupa della questione e fioccano i titoloni: "La via della speranza riserva nuove sorprese" "La fine dei lavori si fa attendere ancora" e cose del genere… Le varie testate giornalistiche sguinzagliano i loro reporter ad intervistare la gente, la quale risponde vagamente alle domande, qualcuno fa la scenetta dell'indignato ed i più neppure rispondono ai giornalisti… Ma perché? I soliti omertosi? No un momento..troppo facile.
Il fatto è che Pino (50 anni con moglie e figli a carico), Nicola (19 anni appena diplomato geometra) Saverio (38 anni di cui 8 di galera) ed altri ancora come loro all'ufficio collocamento ci hanno messo pure le tende, ma è bastato rivolgersi al "libero ufficio collocamento di Don Tano" che di colpo è arrivato il lavoro..e magari pure in regola..ovviamente un giorno dovranno ricambiare il favore, si dicono…ma per ora il pane c'è e poi si vedrà. Intervistati per strada cosa volete che rispondano?


L'esempio riportato sopra è solo un esempio macroscopico, in realtà dietro questo modo di fare i lavori pubblici ci sono centinaia di migliaia di lavori fatti da e per conto di privati che si fondano su concetti analoghi e connessi.
Non molto tempo fa l'Italia si è accorta di "alcune" ville edificate abusivamente nientemeno che nella Valle dei Templi di Agrigento. Il virgolettato di alcune potrebbe fare intendere che si tratti di ville dei soliti nomi della mafia. E invece no. Quelle sono, anzi erano, case di gente comune. Una concessione edilizia per le ordinarie vie può talvolta essere impossibile ad ottenersi, e anche quando viene concessa potrebbe essere solo un pezzo di carta, recenti sentenze di corti civili hanno pensato bene di annullare regolari concessioni e disporre abbattimenti come se una concessione edilizia non fosse di competenza del giudice amministrativo. Per dirla in breve..al comune "niente carta senza santo", se ottieni la licenza magari ti abbattono lo stesso la casa..e allora che cosa deve fare il povero Calogero per farsi una casa? Si rivolge al "libero ufficio per l'edilizia di Don Tano", il quale, all'unica condizione di farsi costruire la casa da un certo mastro amico suo (che pare sia anche molto bravo), risolve ogni questione ed ecco che spuntano le case nientemeno che nella Valle dei Templi e ci restano per 50 anni! Poi lo Stato si "sveglia" ed abbatte le ville..ma non quelle di Don Tano..abbatte quelle dei tanti Calogero. Le ville di Don Tano sono costruite a norma di legge.

Tutte queste situazioni creano cultura, una cultura in base alla quale lo Stato è assente, e quando è presente fa del male alla povera gente. Lo Stato è presente solo attraverso "gli sbirri", i giudici e le tasse. La Mafia, invece, è presente con Don Tano, che oltre ad avere i suoi "particolari sbirri" per mantenere "l'ordine", ha anche uffici collocamento che danno lavoro e pane ecc…e per questo motivo "la mafia è bella", e a chi lo chiede "la mafia non esiste".


La cultura si combatte con la cultura

Il luogo deputato alla formazione delle giovani menti, portatori della cultura che gli viene insegnata, è senza dubbio la scuola.
Consultando gli albi degli insegnanti ci si accorgerà di una particolarità, la presenza di meridionali fra le fila di questa categoria è a dir poco massiccia e dominante. In altre parole da Trento a Roma si trovano nelle scuole insegnanti meridionali (che la cultura mafiosa la conoscono bene), ed insegnanti meridionali, naturalmente, si trovano da Roma a Palermo. Tuttavia l'educazione alla legalità è svolta solo da una ristretta minoranza di insegnanti, e così i giovani meridionali apprendono la cultura mafiosa dalla vita e dalla strada, ed in un modo o nell'altro, resta un segno indelebile nella propria condotta di vita. I giovani del centro-nord non sanno neppure cosa sia la mafia, perché chi dovrebbe e potrebbe insegnarglielo non lo fa (esattamente come avviene al sud), eppure anche a Milano (tanto per fare un esempio) la cultura mafiosa c'è, esiste in forme più subdole, ma in pochi la riconoscono.


Il motivo per cui la mafia esiste ormai da secoli ed è tuttora così forte si chiama OMERTA'.Quando avviene un incidente stradale nel cuore di Milano, la gente si allontana in fretta per evitare di testimoniare quello che ha visto, e dichiara "io non c'ero", "non ho visto niente" ecc…esattamente come avviene a Napoli, a Roma a Bari. E lo fa da un lato perché non vuole "grane" e dall'altro per non fare "la spia". Ecco l'omertà è una sorta di lente attraverso cui tutto viene distorto e quello che dovrebbe essere un dovere morale fare, diventa un dovere morale non fare.
Ricordo che da bambino mi veniva detto a scuola "chi fa la spia non è figlio di Maria"..come dire che sei un figlio di putt… E così vedendo due o tre bambini che picchiano un altro bambino, dovevi fare finta di niente, perché non si fa la spia. E se denunciavi i fatti alla maestra, questa ovviamente doveva prendere provvedimenti nei confronti dei bambini, in aggiunta ti beccavi una nota (risultando come compartecipe dell'azzuffatina, ma di fatto venendo punito per aver fatto la spia), ed all'uscita di scuola prendevi botte da quelli che avevi denunciato, mentre la vittima se ne tornava a casa fra le braccia della mamma.
Identiche scene per diverse età si riproponevano alle medie, e poi alle superiori.
Ci sono ragazzi che sono rimasti tetrapleggici a causa di un proiettile piantato nella nuca…e sapete perché? La loro unica colpa era quella di andare in motorino con un ragazzo come loro, coetaneo e compagno di scuola..che però era il figlio del boss Tizio o del pentito Caio..mira sbagliata…e "disgrazia fu"..però nessuno passava di lì..e nessuno ha visto niente.
La conseguenza è che si formano le baby-gang…e l'Italia si scandalizza, la gente diventa omertosa…e l'Italia dice "i soliti terroni "…e dal canto mio, da solito terrone, dico…chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Sono dovuti morire Impastato, Falcone, Borsellino, Livatino, Don Puglisi, Grasso e tanti altri prima di poter vedere smuoversi qualcosa nelle acque torbide dell'omertà, e contemporaneamente tante madri hanno visto morire i propri figli e non hanno avuto il coraggio di "fare i nomi". Finalmente assistiamo alla formazione di diverse associazioni per combattere la cultura mafiosa del silenzio e dell'omertà, anche se non possono ancora fare la "voce grossa", cominciano a farsi sentire.

Immagino le facce di chi legge e si chiede: "ma se un attimo fa hai detto che grazie a questo stato di cose la gente trova lavoro..perché combattere questa cultura?

Quando la Mafia fa un "favore" subito dopo dice "a buon rendere". Se fa un favore ad un industriale, a buon rendere significa magari "alle prossime elezioni ti devi candidare e mi fai approvare gli appalti".
Ma quando la Mafia fa un favore ad un uomo comune, un operaio o un contadino, a buon rendere significa che dovrai portare un certo pacchetto di cocaina da qui a lì, o portare una certa macchina (con un po' di tritolo) sotto una certa casa, può anche significare ammazza tuo fratello perché non paga il pizzo.
Mantenere questo stato di cose significa che la mafia avrà ancora per molto libertà di scendere per le strade e sparare alla luce del sole, in mezzo alla gente innocente, accettare la cultura mafiosa significa far pagare agli uomini comuni il prezzo del potere dei boss.

Se ad un boss sequestrano una fabbrica per la lavorazione delle melanzane sottolio si ritrovano in mezzo alla strada decine di operai e decine di contadini, ma se quella fabbrica fosse appartenuta ad un uomo onesto..probabilmente le cose sarebbero andate diversamente.
Se ad un boss sequestrano un'impresa edile a Torino…cambiano le parole..ma la canzone è la stessa.
Ad un boss della mafia la perdita di una fabbrica produce il fastidio di un mal di pancia, ma per tanta altra gente significa la fame.

Il perdurare della cultura mafiosa impedisce alle grandi imprese del nord di investire nel sud, ed alle grandi imprese estere di investire in Italia.

In un paese in cui il falso in bilancio è depenalizzato, quale impresa vuole rischiare i propri soldi? Anche questa è "mafia che non esiste"…si tratta di una legge..non di un omicidio..eppure avvelena il Paese tanto quanto una brigata di terroristi o un clan mafioso.

La cultura si combatte con la cultura, quindi passiamoci tutti una mano sulla coscienza e cominciamo ad insegnare ai nostri figli ed a chi ci sta accanto la CULTURA DELLA LEGALITA'.

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Commenti

Avete domande riguardo Mafia? Domanda
Pagina 1 di 13 | 1 - 5 di 63 commenti
  • harleyd74 13/11/2008 00:52
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Wow complimenti per la gran bella recensione. Sei un vero esperto in materia...ciao.

  • signoredellanotte 29/11/2007 15:27
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Opinione più che eccellente, oltre che coraggiosa. La cultura della Legalità. Chi tra di noi ha avuto la fortuna di entrare in contatto con il Diritto per motivi accademici può facilmente rendersi conto di quanto il nostro patrimonio normativo sia incoerente, inadeguato, inefficace e soprattutto generalmente inapplicato (o inapplicabile) nei confronti di questa gigantesca piaga che blocca del tutto lo sviluppo del nostro Paese rendendolo ostaggio di pochi ma potentissimi aguzzini. Pochi, abbiamo detto. E numericamente parlando la cosa è evidente...Falcone stesso, però, ci aveva messo in allarme sull'esistenza di un famigerato "terzo livello" mafioso...E qui i conti non tornano più, perchè se i ruoli chiave della classe politica, delle pubbliche amministrazioni, della Difesa, dell'Interno, delle Forze dell'Ordine, dell'Istruzione, del Clero e soprattutto della Società Civile vengono spartiti da Sciacca a Bressanone fra queste "poche" persone e successivamente subappaltati a tutte le loro "gentes", i loro vassalli, valvassori e valvassini, la colpa è anche e soprattutto NOSTRA. E' nostra perchè non abbiamo il coraggio di difenderci, di parlare, di agire. E' nostra perchè sopportiamo abusi sempre più intollerabili in nome del "vivi e lascia vivere". E' nostra perchè ci illudiamo di "salvare" in tal modo i nostri cari dalle ritorsioni, quando non facciamo altro in realtà che CONDANNARLI ad un ergastolo fatto di angherie, soprusi, violenza. I privati possono fare MOLTO. E soprattutto possono diffondere proprio questa cultura della legalità, che - come dicono le stesse Sig.re Falcone e Borsellino e come dicevano i loro cari, veri e propri martiri della lotta alla Mafia - ha bisogno di tempo per affermarsi. Di tempo e dell'aiuto di ciascuno di noi.

  • mrtvtr 11/10/2007 09:17
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Bella opi, purtroppo ho una constatazione da fare . Ero convinto anch'io che l'omerta' fosse uno dei "pilastri" mafiosi . In realta' , specie dopo la puntata di annozero del 04.10.07 ho capito che la mafia coinvolge troppi Poteri Forti e non marginalmente. Ho capito come la maggior parte dei politici, dei magistrati , degli editori e degli imprenditori hanno accettato ( e alcuni lo difendono pure) questo stato di cose. Sulle dita della mano contiamo i pochi magistrati che rischiano in proprio (e vengono pure boicottati ) , pochi i giornalisti che indagano e descrivono ( querelati tutti , ovviamente) certe schifezze : in questo Stato di cose i privati cittadini credo possano fare ben poco.

  • gra.deias 29/05/2007 09:16
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    ho finito l'eccelllente,ma tu li vali tutti!!!

  • senorita 30/07/2006 17:08
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ....la cultura della legalità e l'amore per la vita....ecco cosa dovremmo insegnare ai nostri figli. Amore e rispetto non solo per la propria vita, ma di tutti....e ciò che manca, mentre permane un egoismo di fondo e un voler a tutti i costi accaparrarsi soldi, soldi soldi....e potere. A che serve?

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