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Il SUPER LATITANTE B.PROVENZANO
Vantaggi Interessante
Svantaggi xxxxxx
La scalata criminale di Provenzano (sino a circa sette ore fà il latitante numero uno in europa)..
Palermo 11 Aprile 2006- La carriera criminale di Bernardo Provenzano comincia negli anni Cinquanta, quando insieme con Salvatore Riina, altro boss finito in carcere nel '93, diventa il più fidato luogotenente di Luciano Liggio, allora capo incontrastato di 'Cosa nostra' nel corleonese. Di lui Liggio diceva 'Spara come un Dio, ma ha il cervello di una gallina', una definizione che Provenzano smentirà con il passare degli anni. Il boss approda ai vertici di Cosa nostra all'inizio degli anni Ottanta, solo dopo avere fatto uccidere tutti i boss rivali. Sono state diverse le strategie usate dal capo di Cosa nostra per gestire gli affari della mafia. L'ultima, quella indicata dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, è quella della 'moderazione' con l'infiltrazione costante nelle istituzioni, piuttosto che l'attacco frontale, come accadeva in passato.E' stato, per oltre quarant'anni, il capo più misterioso di Cosa nostra. Provenzano è il superboss che vanta il primato della più lunga latitanza nella storia della mafia. La sua scalata criminale comincia negli anni Cinquanta, quando insieme a Totò Riina e a Calogero Bagarella diventa luogotenente di Liggio, allora capo incontrastato della mafia corleonese.
Erano gli anni dove le vie del paese in provincia di Palermo registravano decine e decine di omicidi a causa della guerra fra i clan di Luciano Liggio e quello del medico-boss, Michele Navarra. In circa vent'anni Corleone aveva registrato oltre cinquanta omicidi. Il 9 maggio del '63 Bernardo Provenzano, insieme ad altri tre mafiosi, avrebbero dovuto mettere a segno una missione di morte uccidendo un uomo del clan Navarra. La vittima si chiamava Paolo Streva, che però riuscì miracolosamente a salvarsi. Era il 9 maggio e il boss Bernardo Provenzano iniziò la propria latitanza.Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta approda ai vertici di Cosa nostra. Uomini di estretta osservanza ''corleonese'' sono infiltrati ovunque e tutti gli avversari vengono eliminati a colpi di kalashnikov. Interrogato dopo la cattura, Totò Riina ha smentito ogni legame con ''Zu Binu'': ''So che Provenzano è un mio compaesano - ha detto -. Ma io non lo conosco''.
La latitanza lo ha portato ad essere un vero e proprio fantasma. In mano agli investigatori per moltissimi anni c'è stata solo una foto segnaletica che risale al 1959. Poi negli ultimi tre anni più volte la polizia ha fatto e rifatto il suo identikit. Il blitz conclusosi oggi è l'ultimo di una lunga serie. Più volte, infatti, il boss era riuscito a sfuggire alla cattura così come nel 2001 quando in una masseria di Mezzojuso la polizia arrestò Benedetto Spera. Il boss Provenzano, raccontarono qualche tempo dopo i pentiti, si trovava ad appena una manciata di metri dalla zona dove fu effettuato il blitz.
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Scusa ma le 3 stellette a cosa vanno? :|