Opinione su "Manhattan, New York"

pubblicata 06/02/2017 | marta01
Iscritto da : 26/09/2016
Opinioni : 42
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Su di me :
Aveva ragione Eco. Questa storia che sul web anche gli asini abbiano diritto di ragliare indisturbati... forse ci sta sfuggendo di mano
Buono
Vantaggi Cosmpolita. Arte. Central Park
Svantaggi Sgradevole sensazione di essere una delle tante formichine di una folla ...
Eccellente
Qualità
Rapporto qualità prezzo
Collocazione
Orari di apertura
Interesse

"Tentacolare, frenetica Manhattan... odi et amo"

Manhatan, New York

Manhatan, New York

Il sogno americano non è mai stato il mio, soprattutto se, per “America”, si intendono quelle macro-dimensioni rispetto alle quali il rischio è quello di sentirsi formichine anonime tra la folla.
Non è così invece per mio marito che adora le metropoli e che, nonostante ci fosse già stato, desiderava assolutamente ritornarci e, non appena si sono verificate le condizioni propizie, ha deciso di regalarsi un compleanno a New York.

Manhattan


Più che di New York sarebbe opportuno parlare di Manhattan perché è proprio questo (dei cinque distretti che la compongono) quello nel quale pulsa la vita della città e nel quale si concentra tutto quello che l’immaginario comune associa all'idea della Grande Mela.
Grandi strade che percorrono l’isola di Manhattan animate notte e giorno senza sosta, illuminazione grandiosa nelle più rinomate strade che segnalano centinaia di teatri e locali e soprattutto fast-food nei quali baristi e camerieri, come macchine da guerra, sfornano, con incredibile sincronismo, litri di caffè e muffin, incassando denaro e restituendo spiccioli senza spendere una parola e dove avventori di ogni età e di ogni etnia, spesso seduti da soli ai tavolini, consumano le loro brodaglie immersi nella lettura del loro tablet in una eterna, ed irrinunciabile, connessione. Variopinto andirivieni di folle che percorrono, frettolosamente, i marciapiedi, attraversano strade, infilano scale mobili, entrano ed escono dalle metropolitane, isolate dagli immancabili auricolari e abituate a schivare ogni ostacolo senza quasi mai alzare lo sguardo.
E infatti i turisti li riconosci subito!

Son quelli che stanno con lo sguardo in su, attratti dalla incredibile estensione verticale di quegli immensi parallelepipedi che sembrano davvero “grattare” il cielo e che diventano una volta stellata quando cala la sera. Son quelli che camminano lentamente e chiacchierano, son quelli che si lasciano spesso urtare da chi viene contromano, assai meno avvezzi a muoversi con destrezza in questa giungla urbana nella quale procedere velocemente sembra essere un diktat irrinunciabile.
Chissà cosa deve esser sembrato ai nostri emigranti, spesso provenienti da zone agricole, da paesini poco urbanizzati o dalle nostre città degli inizi del '900, l’incontro con questo gigante! Me lo son chiesto quando ho visitato Ellis Island, l’isolotto artificiale che fronteggia Manhattan nel quale avveniva l’accoglienza e lo smistamento degli immigrati i quali, valigia di cartone in mano, arrivarono nel nuovo continente inseguendo una speranza di felicità.
Chissà quale reazione avranno avuto quando, dopo quelli'interminabile viaggio, si son trovati innanzi all'impressionante spettacolo dello skyline di Manhattan adagiata sulle acque dell’Hudson River!

Non era il mio sogno, l’ho anticipato, ma non posso nascondere quale scossa di adrenalina mi abbia provocato quella visione né è possibile tacere di quale emozione sia stata assistere alla trasformazione della città al calar della sera quando il mostro tentacolare ha cominciato ad accendersi diventando l’immenso spettacolo di innumerevoli puntini luminosi che, quasi in una visione aerea, ho visto stendersi ai miei piedi dalla terrazza dell’86esimo piano dell’ Empire State Building.
Per chi, come me, ha il privilegio di godere (dal terrazzo di casa propria), della vista dell’ Etna se gira gli occhi a Nord e della splendida costa jonica, se volge lo sguardo a sud, l’idea di una vista panoramica è sempre stata assai diversa…. Eppure posso assicurare che quella immensa giungla di cemento, che nel mio immaginario avrebbe dovuto suscitarmi un'istintiva avversione, ha rappresentato uno spettacolo che, in diverse occasioni, mi ha costretto a trattenere il fiato.
Manhattan. I numeri

Estesa per 87 km² , l’isola di Manhattan è una striscia di terra lunga 21,6 km e, nel punto di massima ampiezza, larga 3,7 km. Pur non essendo il distretto più grande di New York, esso è in assoluto il più popolato: oltre 1.600.000 abitanti con una densità media di ben 25.000 ab./km²!.
L’isola, circondata ad Ovest dal fiume Hudson, ad est dall’East River e a Nord dall’Harlem River, è divisa in tre macro-aree: sud, centro e nord (rispettivamente Lower, Midtown e Upper Manhattan) e caratterizzata da un fitto reticolo di strade perfettamente perpendicolari le quali, in virtù della semplificazione tipica della mentalità americana (e salvo rarissime eccezioni) non sono contraddistinte da nomi …ma da numeri.
Impossibile non orientarsi a Manhattan: 12 grandi viali, le Avenue, la percorrono verticalmente, da nord a sud e vengono numerate da destra a sinistra e quindi dopo la Prima Avenue, andando verso ovest, incontreremo in successione le parallele Seconda Avenue e così via… fino alla dodicesima.
Le Avenue, sono incrociate orizzontalmente dalle Street , la cui numerazione va dal sud al nord dell’isola.
La notissima Fifth Avenue viene considerata una sorta di spartiacque tra la parte Est e quella Ovest di Manhattan e, in questa logica di estrema razionalizzazione, gli edifici che si trovano sulle street sono contrassegnati da una numerazione che, tanto verso destra, tanto verso sinistra, origina proprio dal loro incrocio con la Fitht Avenue e che vengono identificati dalla indicazione “East" (est) se si trovano nella porzione di strada a destra della Fifth Avenue, e da quella ''West'' (ovest)” se si trovano alla sua sinistra. .
Insomma se per il Lucio nazionale al centro di Bologna non si perde neanche un bambino, l’assunto è quanto mai vero a Manhattan: è sufficiente che il bambino riconosca la destra e la sinistra... e sappia contare! :)
La mia Manhattan

Ho voluto lasciarmi trasportare da quella folla di formichine nella quale mescolarsi alle decine di diverse etnie, colori e razze ed ho deciso pertanto, per la maggior parte del tempo, di percorrere Manhattan a piedi, ricorrendo alla metropolitana solo quando la stanchezza cominciava a farsi sentire o quando rientravo in hotel a tarda sera.
I musei sono stati, per me, una scelta obbligata. Ad un’appassionata d’Arte moderna non è parso vero di trovare, ad un palmo dal proprio naso, la Notte stellata di Van Gogh o La Danza di Matisse (giusto per citarne qualcuno) e, in generale, di ammirare i capolavori dell’impressionismo e delle avanguardie europee del Novecento oltre alle (più propriamente americane) opere del Modernismo, del Precisionismo, dell’Espressionismo astratto e della Pop Art,, tra le quali quelle di Georgia O’Keeffe, Edward Hopper, Mark Rothko, Jackon Pollock ed Andy Warhol, custodite al Museum of Modern Art, il tempio mondiale dell’Arte moderna,
Ed incommensurabile è stata l’ammirazione per la retrospettiva su Kandinskij che occupava per intero, in quel momento, le sale a chiocciola del Gugghenheim Museum che mi ha permesso di avere una visione completa del genio russo dai primi passi figurativi fino alle sperimentazioni astratte.
Ma non mi son fatta mancare, ovviamente, l’immenso Metropolitan Museum of Art con le sue collezioni di opere dell’Antico Egitto, di Arte Greca e Romana, di Arte Asiatica, Africana e Australiana, oltre ad una ragguardevole collezione di Fotografie d’Autore ed ai dipinti e statue di incommensurabile valore di Maestri europei (Caravaggio, Velasquez, El Greco. Rembrandt, fra gli altri) oltre, ancora una volta, ai miei amati “moderni” tra i quali Monet, Cézanne, Picasso e Klee.
E poi …le icone che tanta filmografia ci ha abituati a riconoscere
  • Immancabile il percorso in battello per raggiungere Liberty Island, l’isolotto sul quale troneggia una delle massime icone di New York e dell’America tutta, la Statua della Libertà, dai cui giardini godere di una impareggiabile vista dello skyline di Manhattan, oltre al dirimpettaio isolotto di Ellis Island dove oggi si trova il Museo dell’Immigrazione con le sue installazioni e le sue commoventi testimonianze fotografiche degli immigrati provenienti da ogni dove, ed il cui immenso archivio multimediale ha permesso a mio marito il brivido di ritrovare, tra quelle migliaia di nomi, anche quello di un suo pro-zio che abbandonò la Sicilia negli anni ‘20 in cerca di nuova fortuna.
  • E se sin da bambina lo hai visto raffigurato ovunque (persino sulla cartina delle gomme da masticare) non puoi sottrarti alla panoramicissima passeggiata sul Ponte di Brooklyn che, con quella imponente massa di ferraglia e foggia d’altri tempi, conserva il fascino della New York che fu.
  • Bagno di folla sulla Fifth Avenue che ha costituito il set di innumerevoli film e serie tv cui hanno fatto da sfondo i più ricchi grattacieli della città i quali, soprattutto, nella zona centrale e settentrionale, sono abitati dalla élite newyorchese e dai nababbi provenienti da ogni angolo del pianeta.
    Qui ci trovi il monumentale complesso di edifici del Rockfeller Center, l’ Empire State Builduing, l’ Hotel Plaza e … pure la Trump Tower (ahi ahi ahi … ho visto pure quella!). Sempre sulla Quinta strada si trova il cosiddetto '''miglio dei musei'', quella zona della Fifth Avenue che costeggia Central Park nella quale ritrovare i già citati Metropolitan Museum of Art e il Solomon R. Guggenheim Museum. Ed ancora sulla Fifth Avenue trovi pure i più blasonati negozi della città tra i quali ...come non ricordare il cubo di vetro della '''Apple'' dal quale si accede allo store sotterraneo (dalla cui visita mio marito e mia figlia hanno tratto più appagamento che da quella al MoMA!) oltre al più storico Cartier e al celeberrimo Tiffany (al quale io ho, più classicamente, preferito i prosaici Starbucks per la mia colazione del mattino! :)))
  • E poi luci,… ma quante, ma tante! L’orgia di luci di Times Square, con le sue enormi insegne pubblicitarie animate che illuminano a giorno quello che, più che una piazza, è in realtà un grande incrocio, tra le più peculiari espressioni del “paesaggio urbano” di New York .
  • E poi ci sono i tanti quartieri con le loro singolarità… ma rischio davvero di scrivere un tomo della Treccani! Un breve cenno ad Harlem nel quale ho assistito ad una bellissima messa con cori gospel optando per una chiesetta non indicata nelle guide e nella quale (molto probabilmente in quanto gli unici turisti) siamo stati accolti in maniera calorosissima (con tanto di saluto esplicito rivoltoci dal reverendo durante il suo sermone! ). Piccolo cenno pure ai deludenti Chinatown e Little Italy, oramai divenute grandi zone commerciali che non hanno nulla di caratteristico né di rappresentativo delle loro origini, se non innumerevoli negozi di gadget e ristoranti che, soprattutto a Little Italy, di italiano hanno davvero poco!.
Central Park

E poi c’è lui. Merita una notazione a parte.
Meraviglioso. Un polmone verde che squarcia il paesaggio urbano di Manhattan di cui copre una vasta area centrale.
Immenso: laghi, zone adibite a campi sportivi di tutti i generi, piste ciclabili e piste di pattinaggio su ghiaccio ma anche zone intere di prati sterminati che si alternano a boschetti più selvatici nei quali addentrarsi per allontanarsi da tutto e da tutti ed immergersi nella natura. Ci trovi runners, ciclisti, ma anche tante mamme o tate coi bimbi, ragazzi stesi sui prati a leggere un libro e vecchietti seduti a godere di qualche raggio di sole.
Sei al centro della tentacolare Manhattan … ma potresti credere di essere in campagna, se non fosse per la vista delle sagome dei grattacieli che però, in lontananza (e addolciti da tanta natura) sembrano stemperare la loro aria minacciosa.
A Central Park ho trascorso molte ore e l’ho visitato in ogni condizione di luce… da mattina a sera. Era il più bel posto nel quale fare una sosta o per rinfrancare lo spirito dopo tanta frenesia e movimento.
Un’oasi possibile e accessibile a tutti nella quale scoprire, finalmente, l’altra faccia della folla newyorchese che mi aveva intristito rinviandomi la sgradevole impressione di una massa informe e anonima, preda di una inspiegabile frenesia.

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Se mai dovessi esser costretta, per qualche imponderabile bizzarria del destino, a trasferirmi a Manhattan… piangerei con un occhio.
L’altro sorriderebbe in direzione di Central Park.

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Commenti su questa Opinione

  • fio97 pubblicata 27/05/2017
    sono tornato come promesso, la tua descrizione è davvero peculiare e in un certo senso poetica, molto bella, grazie anche per le informazioni
  • fio97 pubblicata 26/05/2017
    non so nemmeno se definirla recensione, mi viene solo voglia di partire, complimenti !!! torno per darti una valutazione degna
  • gategate pubblicata 04/05/2017
    Non era il tuo sogno, ma hai creato un'opinione ricca di emozioni e sensazioni. Per concludere nel paradiso di Central Park! :-) Ottimo!
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Su Ciao da: 04/02/2017