Ecco la sterilità di una storia silente
29.10.2002
Vantaggi:
Belle le scene, e la caratterizzazione dei personaggi, le musiche
Svantaggi:
Noioso ad una prima visione, e di scarno successo
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Tensione:
Trama
Attori
continua
 matrivian
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Opinioni:74
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Silenzioso, Manhunter - frammenti di un omicidio non è stato poi così tanto apprezzato e osannato quanto lo è ora il remake, più moderno e curato, ma di sicuro molto meno valido. La storia è sempre lì, e trova inizio sulla spiaggia oceanica dove Jack Crawford (Farina) raggiunge Will Graham (Petersen), ex agente del FBI, per invitarlo a rivestire i panni di agente federale e unirsi alla ricerca di Dente di Fata, efferato killer che ad Atlanta e Birmingham, alla luce della luna piena, ha massacrato secondo un dettagliato rituale due famiglie intere. Accettata la richiesta del capo del FBI, Graham si mette sulle tracce dell’assassino che pare rivendicare il nome di Dragone rosso, e senza risparmiarsi cerca di raccogliere gli indizi necessari cercando persino aiuto nel vecchio nemico Lector, criminologo omicida che da esperto di menti criminali potrebbe fornire particolari utili alla soluzione del caso. I giorni trascorrono, e travolto dall’incombere della prossima luna piena, e dalle attenzioni rivolte, grazie alla mano di Lector, a sua moglie e suo figlio dall’assassino, Graham cerca di seguire come meglio riesce la pista formata dagli elementi a sua disposizione. Nel continuo sfogliare e riesaminare indizi, qualcosa emerge fuori dalle videocassette amatoriali delle vittime: il fatto che con buona probabilità l’assassino conoscesse già le sue vittime, o le avesse viste almeno una volta anche in video. Raccolta questa conferma negli ultimi attimi il cerchio si restringe attorno al presunto killer, e forse ancora non tutto è perso per fermare la mano omicida che, sullo sfondo del plenilunio, è prossima a colpire ancora. “Manhunter”, originale della copia contemporanea “Red Dragon”, racchiude al suo interno un buon stile e una buona linea emotiva. Michael Mann (Regia e produzione), in certe occasioni accentua lo spasmo della storia imprimendo alle prese di camera nevrastenia e ansia che contribuiscono a caratterizzare maggiormente i personaggi, e rendere le sensazioni che ruotano attorno alle vicende. Esempio di questa teoria è la scena in cui Graham fugge inorridito dalla cella del Dottor Lector: la corsa è faticosa, la camera insegue il personaggio, per poi staccare con una soggettiva di Graham della durata di pochi secondi che avanza affannato lungo i corridoi, e procedere con una presa larga che colpisce e coglie la corsa lungo tutti i piani dello stabile fino ad arrivare fuori, all’aria aperta. William Petersen (Will Graham), alle prime armi, si comporta discretamente nella caratterizzazione del personaggio. Alterna con precisione nelle espressioni facciali gli attimi di concentrazione, con quelli di inquietudine e di preoccupazione del personaggio. Il cast in generale appare convincente e imprime un buon ritmo dall’inizio alla fine, senza lasciare o concedere tempi morti. A dominare l’intero film è una strana sensazione di asettico che regna nelle scenografie e nelle immagini grazie alla predominanza del colore bianco che imprime anche una certa inquietudine alle situazioni. La cella del Dottor Lector, le camere da letto dove sono avvenuti gli omicidi, appaiono bianche, pallide e asfissianti nelle inquadrature statiche. Nell’ispezione che Graham fa in una delle due case dove sono state sterminate le famiglie, entra nella stanza da letto per formulare delle prime supposizioni utili sullo schema degli omicidi. L’ambiente è freddo; a dominare è il bianco che regna ovunque: dal letto, ai mobili, pareti, moquette e trapunte, in netta contrapposizioni con il colore vermiglio del sangue che imbratta la stanza. È la netta contrapposizione: in questo modo l’effetto efferatezza delle strisciate purpuree contro i muri e la moquette, acquisisce ancora più pesantezza aggredendo gli occhi dello spettatore, e catapultandolo nella realtà assurda del caso. A sottolineare le scene, sono dal punto di vista compositivo The Reds and Michel Rubini, ai quali è stata affidata la creazione della colonna sonora. La musiche, molto vicine a quelle dei Pink Floyd, risultano appropriate e molto più che convincenti: creano atmosfere oniriche e psichedeliche proprie delle ambientazioni passate degli anni in cui il film è ambientato.
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03.06.2003 18:34
Concordo, anche se l'ho visto solo su T+. Ciao da Brest
07.04.2003 13:12
grande! sei stato uno dei pochi a vedere il primo film dedicato alla saga di Hannibal The Cannibal...e hai proprio ragione, non se l'è mai filato nessuno...pensa il regista quanto gli avrà roduto il culo dopo il Silenzo degli Innocenti!
04.11.2002 17:19
Centro! Hai fatto centro, accidenti! Mentre imperversa 'Red Dragon' hai avuto l'ottima idea di 'recuperare' l'originale: commento ottimo (e non solo perché lo condivido). Spero lo leggano in tanti 'reddragoniani'!