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Opinione

per Mediterraneo
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5 Stelle Ma cosa ne sai, tu, di cosa mangiano... i greci? Opinioni con immagini
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Raccomandato: Si

Vantaggi La truppa del cast, l'ambientazione, la sceneggiatura, la regia, la fotografia, la musica.

Svantaggi Solo un paio di ingenuità negli effetti speciali bellici e una marea di trascurabili bloopers, oltre a un finale predicatorio e semplicistico.

Dettagli

Genere commedia
Età minima per tutti
Regia buona
Attori geniali
Sceneggiatura ottima
Colonna Sonora perfetta
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

brest Dal 7 feb 2001

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EΛΛΑΣ EΙΝΑΙ ΤΑΦΩΣ ΤΩΝ ΙTAΛΩΝ
Hellàs einài tafòs tòn italòn: lo vedono scritto sui muri dalla spiaggia in cui sono sbarcati. Lo vedono i fratelli Libero e Felice Munaron (Vasco Mirandola e Memo Dini), il tronfio sergente Nicola Lorusso (Diego Abatantuono), il suo timido attendente Antonio Farina (Giuseppe Cederna), il montanaro Eliseo Strazzabosco (Gigio Alberti), lo spaurito nevrotico Corrado Noventa (Claudio Bisio), il compatto caporale Luciano Colasanti (Ugo Conti). Tutti si girano verso il loro ufficiale, il fiorentino ex-insegnante di ginnasio Raffaele Montini (Claudio Bigagli), finché è Lorusso a chiedere: taglia corto Montini, e spinge la truppa via da quel lugubre benvenuto.
In perlustrazione su un'isola sperduta dell'Egeo nell'autunno del 1940, la piccola guarnigione italiana prima 'conquista' un abitato deserto, poi scopre che la R.N. Garibaldi, che li aveva portati sin lì, è affondata e quindi loro isolati (con la radio fuori uso), infine impara a convivere con la popolazione di vecchi e donne, preti ortodossi e prostitute in un limbo di sole e cicale lontano da ogni guerra, sino a quando l' aviatore siciliano Carmelo La Rosa (Antonio Catania) non li avviserà, incredulo lui e loro, che ormai sono lì da (letterale)

A volte per un film si creano delle aspettative molto alte: è il caso dell'affollato e solatio "Mediterraneo".
Infatti, dopo l'epocale "Marrakech Express" (1989) e il delizioso "Turné" (1990), il 'nuovo' film dell'ormai affermato Gabriele Salvatores veniva atteso da una già nutrita schiera di devoti delle battute e dei personaggi che il milanese di Napoli tende a trascinarsi appresso come un capocomico tzigano.
Il cast trasloca quasi per intero dai due film precedenti a questo, anche se in realtà solo due nomi del cartellone saranno presenti in tutti i capitoli di quella che negli anni a seguire sarebbe stata definita la 'trilogia dell'amicizia e della fuga': Diego Abatantuono e suo fratello rossonero Ugo Conti.
In particolare, la rivelazione del film è proprio quel Claudio Bigagli che ricopre il ruolo scritto invece per Fabrizio Bentivoglio, divenuto nel frattempo non più ingaggiabile a causa di impegni teatrali. Il bravo e misconosciuto toscano (e non toscanaccio) Bigagli, sorta di malinconico e mite frutto attoriale di una terra ritenuta a torto capace di generare solo vulcanici mattatori (Albertazzi, Benigni, Bartali, Benito Lorenzi detto Veleno), si rivela l'ago della bilancia di una sceneggiatura che versa la linfa della commedia italiana nel passato doloroso della nostra storia (l'ultimo conflitto mondiale, un'isola greca come Cefalonia) senza mai nemmeno sfiorare il rischio della caricatura gratuita, e ottenendo alla fine l'elisir di giovinezza di un lungo sogno di una guerra di mezza estate, interrotta con la facilità arcana di un desiderio infantile e re-interpretata con la modernità post-televisiva di una pattuglia di attori ispirati e ben diretti.

Il soggetto di Enzo Monteleone trascina mellifluamente il 'mood' pacifista (che da sempre contraddistingue il sessantottino intiepidito Salvatores e i suoi sodali) non sulla spiaggia rovente della revisione e della militanza, ma sulla più dolce battigia della semplice favola a soggetto, nella quale gli innocui antieroi di turno non sono obbligati alla dura scelta se combattere o no, ma semplicemente varcano senza rendersene conto la soglia sfumata che conduce dalla 'mens militaris' (aggressività, cazzutismo, certezza di un destino di vittoria) all'idea quotidiana del vivere civile e perfino borghese (il piacere della renitenza, il prurito del sesso e l'anelito al metter su famiglia).
Astuzia italica della sceneggiatura vuole che i personaggi che compaiono sin dalla prima sequenza siano già ampiamente predisposti a tale metamorfosi: in questo modo la storia invece di emanare le note tipiche del dramma europeo del XX secolo (straniamento, dissidio interiore sull'identità, inadeguatezza e - forse - faticosa accettazione) cinguetta quelle più orecchiabili della commediola buffa, scanzonata e romantica.
La qual cosa è ottima, perché il relativo spessore attoriale del cast è tagliato su misura per questa e questa sola opzione, e siccome il valore di un'opera di fiction è sempre proporzionale alla coerenza tra aspirazioni e risultati, e mai riferibile ad una scala assoluta che tenga conto solo della purezza artistica, "Mediterraneo" ha fatto strike non solo nei gusti e nei cuori del pubblico italiano, ma anche nei voti dei giurati dell'AMPAS, che 'bruciarono' le Lanterne Rosse di Zhang Yimou a favore dei soldati smarriti di Salvatores.

Come in tutte le più vivide commedie italiane del cinema a colori, anche qui è finissimo ma resistente il filo di cucitura che trasforma il patchwork d'avanspettacolo in decorosissima sartoria popolare: non solo si succedono a ripetizione battute felicissime e gags a volte umanamente non resistibili, ma ciò avviene insieme alla crescita e alla definizione delle psicologie individuali, che si chiariscono ed espandono man mano che i militari escono dalle trincee e si mescolano alla 'società civile' del posto.
Farina si innamora della bella Vassilissa (Vanna Barba, poi sparita dal grande cinema) sino a sposarla, il tenente Montini si mette ad affrescare la chiesa delle nozze, i fratelli Munaron si consolano con le grazie di una procace pastorella, il tignoso Strazzabosco tenta di dividersi tra l'affetto per la sua mula e quello per un'indigena provvisoriamente senza marito, il basito Lorusso deve subire l'outing disarmante del suo fedele caporale (quel goliardone di Abatantuono si tira dietro l'amico di sempre Ugo Conti facendogli in cambio interpretare ruoli di gay per deriderne il machismo: in "Marrakech Express" è l'italiano scarcerato che a precisa domanda sul perché fosse stato dentro risponde sibillinamente: ).

La sarabanda di scintille da cabaret d'alta scuola ha naturalmente nel burbero Diego Abatantuono/Nicola Lorusso il suo epicentro incandescente, e la prova è, ancora una volta, l'immediatezza fotonica della loro diffusione nell'immaginario orale delle serate tra amici, delle telefonate nostalgiche, delle imitazioni infinite attorno a una tavola imbandita o ad un falò in spiaggia.
è l'emblema tridimensionale del 'miles gloriosus' ignorante e fatuo, che si atteggia a condottiero dalla occulta sapienza etnologica per conservare il proprio carisma autoritario su un manipolo di ragazzi e uomini spauriti; > è lo sberleffo da mangiafuoco dei poveri, da compagnone di spiaggia, da capocomico roboante quando appena sopra di lui romba l'atterraggio della realtà.
Tutti i militari della truppa hanno piccoli o grandi momenti di gloria, e perfino il pope di Luigi Montini è capace del sorriso arcano di un indimenticabile:

Tuttavia, concentrarsi esclusivamente sulla felicissima combinazione degli attori o sulla ricchezza di spirito di dialoghi da acquolina in bocca (nemmeno fossero stati scritti nella densità gustosa dello tzatziki) farebbe torto ad almeno due altri grandi elementi di forza del film: la fotografia e le musiche.
Il nitore estivo e salmastro della restituzione fotografica, di cui è autore il fidato 'salvatoriano' Italo Petriccione, pompa aria aperta e ottimismo apollineo in ogni più piccola inquadratura, anche in quelle notturne graffiate dal violino dei grilli; la colonna sonora di Giancarlo Bigazzi usa gli stessi mandolini struggenti del fenomenale "Mery per sempre" (Marco Risi, 1989) ma li modella su un più ampio e alto spettro di sonorità, riuscendo a squarciare il blu-mare e l'azzurro-cielo con i brividi di un lirismo profondo, nostalgico e sorprendente per un film dichiaratamente leggero.

Bello, bellissimo nella sua ingenuità e furbizia da mercante levantino. "Mediterraneo" sconta lievissimamente solo alcuni difetti, come i numerosissimi bloopers soprattutto di carattere militare (tante le contraddizioni e gli errori materiali riguardanti armamenti, divise e quant'altro, ma solo percepibili dai fanatici di 'militaria' e non nocivi per l'economia del film in sé) o come la scelta di un finale retorico e predicatorio, che soddisfa il moralismo pre-tangentizio del sinistrorso Salvatores più di quanto onori le storie dei suoi indimenticabili personaggi, finiti a tagliare melanzane e a lamentarsi che la tanto declamata 'ricostruzione' sia stata impedita.
Mah, io adoro Salvatores regista e non mi curo delle sue 'naïvetés' da ex-presidente di assemblee liceali.
Sulla lancia che li porta alla nave inglese, Montini si gratta il mento, guarda la 'loro' isola allontanarsi nella schiuma del motore di bordo. Si volta verso Lorusso e sospirando dice

Succede, anche se raramente, che per un film si creino delle aspettative molto alte: succede ancor meno di frequente che queste aspettative vengano soddisfatte, e quasi doppiate a velocità supersonica, dalla semplice bellezza della realtà.
Il film è una visione automatica se passa in tv, e consiglio, a chi non abbia ancora avuto la fortuna di vederlo, di recuperarlo in home video, perché vi coronerà la serata.

Anche se sul palco di Hollywood Gabriele Salvatores fece un po' la figura dello stupidotto, balbettando nei suoi trenta secondi "… make love, no war…" di fronte ad una platea che avrà pensato a lui come a una bizzarra via di mezzo tra un bonzo e un figlio dei fiori, questo ricordo da diretta televisiva all'alba di una mattina di marzo 1992 svanirà, nel tempo e nella mente di quasi tutti.
Sui libri, invece, rimarrà scritto che quella notte un film italiano vinse l'Oscar, un film che affiancò da allora i capolavori di Vittorio De Sica ("Sciuscià" nel 1948, "Ladri di biciclette" nel 1950, "Ieri, oggi, domani" nel 1965, "Il giardino dei Finzi-Contini" nel 1972), Federico Fellini ("La strada" nel 1957, "Le notti di Cabiria" nel 1958, "8 e ½" nel 1964, "Amarcord" nel 1975), Elio Petri ("Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" nel 1971) e infine il più recente ruffianello ma meraviglioso "Nuovo Cinema Paradiso" di Giuseppe Tornatore, nel 1990.
Un film di gente semplice, di lingue e facce e razze simili perché, più che vicine di sponda, semplicemente umane.
Un film in cui spira, e vi soffierà per sempre, la lucente melodia azzurra e il nome del nostro mare.

SCHEDA
MEDITERRANEO (Ita 1991, 96'). Regia: Gabriele Salvatores. Soggetto e sceneggiatura: Enzo Monteleone. Fotografia: Italo Petriccione. Montaggio: Nino Baragli. Scenografia: Thalia Istikopoulou. Costumi: Francesco Panni. Musiche originali: Giancarlo Bigazzi, Marco Falagiani. Con Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Gigio Alberti, Claudio Bisio, Ugo Conti, Memo Dini, Vasco Mirandola, Vanna Barba, Luigi Montini, Antonio Catania. (Voto: 8)

Immagini

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Locandina originale
di brest brest

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Avete domande riguardo Mediterraneo? Domanda
Pagina 1 di 14 | 1 - 5 di 69 commenti
  • apo1971 03/12/2010 19:20
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Capisco che per la critica ed il pubblico Americano sia stata una esperienza nuova un film sulla guerra come questo , in effetti solo noi Italiani potevamo trattarlo così bene un film sull' imboscamento (volontario ed involontario non importa) . Insomma , per me un buon film , ma non un capolavoro da meritare un Oscar : 7 pieno.

  • sabbiaevento 26/06/2009 18:33
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Certo, mi è piaciuto... ma per me Marrakech Express è insuperabile..

  • robin1966 30/09/2008 14:09
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Splendida recensione, complimenti!...resta poco da aggiungere...

  • oigresoigres 30/08/2008 21:51

    Ottima recensione, come sempre. In proposito, consiglio la lettura del libro "Dolce Egeo, guerra amara".

  • alcistene 01/11/2007 23:32
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    È incredibile come tu riesca a trasmettere luci e suoni e immagini di gesti e sussurri. Ma la cosa strabiliante, è il sorriso, il tuo, che scivola dallo scritto direttamente al cuore…. (è passato un anno, e tanta di quell’acqua sotto i ponti….)

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