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Opinione su "Melbourne"

pubblicata 01/10/2010 | CHEZIAOTTO
Iscritto da : 18/07/2007
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Un abbraccio Cristiano a tutti I componenti di questo meraviglioso Sito! Che Geova vi benedica per il vostro cuore a Lui dedicato Umberto Polizzi (CHEZIAOTTO)
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"VIVERE IN UN CIVILE CONTESTO RAZZIALE!"

Melbourne città

Melbourne città

Io abito a Melbourne, in Australia.
Melbourne è la capitale dello stato di Victoria. Anche se questa città si trova all'estremo Sud dell'Australia nel mese di luglio la temperatura media giornaliera oscilla fra i 6 e i 13 gradi.
Paragonate questo con la temperatura media giornaliera di gennaio a Pechino, da -10°C a 1°C, o di New York, da -4°C a 3°C.
Entrambe queste città distano dall'equatore più o meno quanto Melbourne.
Eppure l'Australia ha un clima più caldo, pur essendo vicina al posto più freddo della terra, l'Antartide... ma ora io non vi parlerò di questo, ora non vi parlerò neppure dei grandi spazi aperti dell'Australia nord-occidentale... nemmeno della colonia di pinguini nel loro ambiente naturale che si trova nell' isola Phillip, solo 140 chilometri a sud-est di Melbourne, dove ogni anno circa 500.000 visitatori vi accorrono affascinati da questa meraviglia in miniatura... Non spiegherò nemmeno che a Melbourne in molte case si registravano livelli di composti organici volatili fino a 20 volte superiori ai limiti di sicurezza raccomandati dal Consiglio Nazionale di Sanità e Ricerche Mediche.
Questi composti organici sono chiamati COV, una di queste sostanze chimiche è la formaldeide.
Ora non vi scriverò nemmeno sul "Melbourne Zoo Education Service".
Non vi scriverò neppure dei miei viaggi di "predicazione della Buona Notizia del Vangelo" fra la popolazione sparsa, nel terreno brullo e il caldo intenso... fra le anguste strade di terra, piene di buche, attraversate da piste di cammelli e qui e là la polvere minuta che nasconde pericolosi ceppi d'albero. Ma ora desidero parlarvi del

VIVERE IN UN CIVILE CONTESTO RAZZIALE!


Abbiamo imparato quanto inglese ci basta:abbiamo corsi di italiano per i nostri figli, il governo italiano (per quel che conta) non ci tratta più da emigrati bensì da 'italiani residenti all'estero'. Quello australiano ci riconosce il diritto di conservare lingua e cultura (anche per i nostri figli con pieno diritto della cittadinanza australiana) mediante apposite leggi che tutelano il multiculturalismo. Abbiamo emittenti radio che trasmettano programmi in oltre 50 lingue; abbiamo la televisione multiculturale che fa la stessa cosa.
E' bene guardare da vicino i nostri connazionali.
Nei loro paesi di origine, specialmente nel Sud dell'Italia , come anche nell'estremo Nord Est, i nostri connazionali compivano ogni sorta di sacrificio allo scopo di assicurare ai propri figli una adeguata istruzione e conseguimento di titoli accademici superiori. In Australia, per spiegarmi meglio, siamo stati il gruppo etnico che produceva il minor numero di laureati o diplomati. Come mai? In Italia il genitore aveva mire migliori per assicurate ai figli un futuro socio-economico adeguato mediante un'istruzione superiore.
Ai tempi della prima e seconda generazione di emigrati italiani, costoro edificavano su due cose: che essere persona di cultura non sarebbe servito né ad acquistare una posizione sociale né ad assicurarsi il pane giornaliero. In Australia contava il 'dollaro', sia per l'una che, ovviamente , per l'altra cosa. E, l'idolatrato dollaro, lo si guadagnava tanto più facilmente dedicandosi ad una qualunque forma di commercio e in tempi di severa crisi (come quella attuale ormai a carattere endemico) la piccola azienda di famiglia assicurava la sopravvivenza meglio del lavoratore salariato o anche del professionista alle dipendenze di grosse industrie ora implicate nella crisi globale.
Spesso, tornando in Italia, mi pongono la domanda: "Dopo tanti anni d'Australia ti senti ancora italiano o australiano?" Non sono un nazionalista perchè come ripetutamente in un programma televisivo italiano la presentatrice si introduce dicendo :" In qualunque posto sia, sotto un cielo azzurro, mi sento a casa mia…" ed io, in realtà, ovunque io vada, mi sento cittadino del luogo per un sentimento fraterno con le genti che mi stanno accanto, ma l'ansia del ritorno in Italia è tanta per l'abbraccio dei figli , nipoti e pronipoti. I miei viaggi in Italia sono sempre stati commoventi, colmi di amore e nostalgia di quegli abbracci teneri insostituibili delle persone da me generate nel tempo di mia giovinezza. Alcuni italiani, di mia conoscenza, hanno tentato, in un tempo ormai remoto, il ritorno in Patria.
Non siamo tutti uguali. Nella disparità vi sono italiani già zoppicanti alle origini vieppiù imbastarditi dal gergo locale male imparato (parlo primariamente degli ormai ottantenni giunti qui negli anni '50); l'orgoglio di un sogno di possedere una casetta ora realizzata, del conto in banca, dei sacrifici ricordati con vanto ad ogni occasione , non sono stati graditi, al loro tentativo la reintegrazione nel suolo natio, dai parenti ed amici, che badavano più a circondarsi di cose belle e preziese da esibire in ogni occasione sociale, anziché acquistare , dopo lunghi e sudati risparmi, le quattro mura, che pensavano con maggior entusiasmo alla prossima villeggiatura che all'investimento di quei soldi in un appezzamento di terra; che preferivano godersi il presente anzichè ipotecarlo a lunga scadenza. E qui il "trapiantato" non ci ha capito più nulla, come una bussola gettata in un campo magnetico. E se ne è tornato in Australia a consolarsi tra coloro che, come lui, pensando al futuro, avevano imparato a godere il presente; che come lui si erano un pò ingrippati nelle forme esteriori se non nella personalità intima. E così se ne tornarono tra i loro figli i quali ignorano l'Italia e le cose italiane e con i quali lottano, e non poco, per imporre loro costumi e tradizioni e orientamenti morali troppo rigidi nell'ambiente liberistico in cui questi si muovono.
Si può dire che gli emigranti italiani d'Australia ce l'hanno fatta. E quel che hanno fatto è stato frutto della loro forza istintiva di una caparbietà tutta latina in un ambiente nettamente ostile nell'insediamento alle origini per costumi, lingua e mentalità.
Hanno dovuto lottare senza l'aiuto di nessuno se non anche , a volte, fortemente osteggiati nelle loro iniziative d'inserimento nei campi del lavoro e della cultura, mettendo a dura prova la loro tradizionale morigeratezza e spirito di sacrificio. Non è retorica dire che hanno versato sudore e sangue in questo paese, che anche le loro donne, dimenticando ataviche consuetudini domestiche , hanno al loro fianco, a fianco dei loro uomini, senza differenziazione di sesso, accettato condizioni di lavoro difficilissime. Mia suocera, insegnante elementare in Italia, ora novant'enne, ricorda particolari sconcertanti di sacrificio e dedizione alla famiglia con l'aver intrapreso qui, in Australia, mestieri a lei sconosciuti svolti in enormi capannoni fra macchinari di sartoria e stireria per le grandi imprese esordienti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non sempre i nostri emigranti hanno avuto vita facile. Hanno saputo onorevolmente edificare il proprio futuro a vantaggio dei loro figli e nipoti a dispetto delle gelosie e delle beghe personali di coloro che la pensavano in maniera diversa. La comunità italiana era specificamente diversificata dalle regioni di provvenienza che, pur essendo rimaste notevoli, non hanno creato scompensi irrisolvibili, il processo integrativo è stato soddisfacente, nel senso che, oltre ad essersi impegnati come elementi catalizzatori, gli italiani e le italiane, possono essere oggi australiani senza dover rinunciare alla propria dignità o senza doversi vergognare e nascondere le proprie origini, ma proporle a proprio onore e vanto!

CHE DIRE DELL'ORGOGLIO DI RAZZA?


"Un mio compagno di scuola parla sempre della razza e del colore degli altri", disse sospirando mio figlio nel suo ultimo anno di università . "Spesso, quando parla, sostiene di essere superiore a loro".
È più che naturale essere orgogliosi della propria famiglia, cultura, lingua o del proprio luogo di origine. "Sono inglese", dice una sua coetanea di nome Elisabet, "e sono orgogliosa della mia cultura".
Il più delle volte, però, l'orgoglio di razza va di pari passo con il razzismo. Questo orgoglio può pertanto essere come un cancro che distrugge le relazioni, anche quando si nasconde dietro la maschera della gentilezza. Gesù Cristo disse: "Dall'abbondanza del cuore la bocca parla". (Matteo 12:34) E spesso i sentimenti profondamente radicati di superiorità - o di disprezzo -affiorano, causando ferite e dolore.
A volte l'orgoglio di razza sfocia perfino nella violenza. Negli ultimi anni, nel Mondo, ha alimentato guerre, tumulti e sanguinose "pulizie etniche". Tuttavia non bisogna assistere a spargimenti di sangue per vedere il lato sgradevole dell'orgoglio di razza. Per esempio, non ne vedi le manifestazioni a scuola, sul lavoro o nel quartiere? "Sì, senz'altro", spiega una ragazza di nome Melissa. "Alcuni miei compagni di scuola prendono in giro i ragazzi che hanno l'accento straniero e dicono di essere migliori di loro". Anche Tanya riferisce: "A scuola ho sentito ragazzi dire chiaro e tondo ad altri: 'Io sono migliore di te'". In un sondaggio effettuato nella Victory Tecnology of Melbourne, quasi metà degli intervistati ha detto di essere stato personalmente oggetto di qualche forma di pregiudizio razziale durante l'anno precedente. "Nella mia scuola la tensione razziale è molto forte", ha detto una ragazza di nome Natasha.
Supponi ora di vivere in un paese o in una zona dove c'è stato un grande afflusso di immigrati, il che ha notevolmente cambiato l'aspetto della tua scuola, del tuo quartiere o del club che usi frequentare. Ti senti un po' a disagio per questo? Allora può darsi che l'orgoglio di razza influisca sul tuo modo di pensare più di quanto non ti rendessi conto.
Quando l'orgoglio è appropriato e quando no.
Vuol dire questo che l'orgoglio sia sbagliato per natura? Non necessariamente. Allo stesso modo, è normale e salutare avere un certo amor proprio per decoro, gentilezza e apertura verso gli altri. Quindi di per sé non è sbagliato essere un po' orgogliosi della razza, della famiglia, della lingua, del colore o del luogo di origine. Certo Dio non richiede che ce ne vergogniamo. Tuttavia l'orgoglio di razza diventa una brutta cosa quando alimenta un'esagerata opinione di sé o quando induce a disprezzare altri. Un insegnamento delle Sacre Scritture viene dichiarato: "L'orgoglio è prima del crollo, e lo spirito superbo prima dell'inciampo". Vantarsi di appartenere a una razza superiore è pertanto qualcosa che a Dio ripugna.
Le origini dell'orgoglio di razza
Cosa induce a essere esageratamente orgogliosi della propria razza? Lise Funderburg dice in un suo libro: "Per molti, le prime (e più durature) impressioni sul concetto di razza vengono dai genitori e dalla famiglia". (Black, White, Other) Purtroppo il più delle volte le impressioni trasmesse da alcuni genitori sono poco equilibrate o errate. Possono nascere opinioni non equilibrate riguardo alla razza anche come reazione all'oppressione e ai maltrattamenti. L'aver dovuto combattere e contrastare i concetti negativi dai nostri genitori emigrati, per reazione alle discriminazioni subite, ad alcuni giovani può essere detto in maniera esplicita che le persone della loro razza sono superiori e che le persone di altre razze sono diverse o inferiori. Più spesso, però, i giovani notano semplicemente che i loro genitori non trattano molto con persone di altre razze. Anche questo può influire molto sul loro modo di pensare. Dai sondaggi emerge che anche se figli adolescenti e genitori non la vedono allo stesso modo quando si tratta di abbigliamento o musica, la maggioranza dei giovani condivide in realtà le idee dei genitori in fatto di razza.
Gli educatori australiani di mentalità progressista hanno notato, ad esempio, che i bambini delle cosiddette minoranze spesso hanno scarso rispetto di sé. Nel tentativo di correggere la situazione, alcuni di questi hanno ideato programmi scolastici che insegnano ai bambini la storia della loro razza. Fatto interessante, i critici sostengono che ponendo in tal modo l'enfasi sull'orgoglio di razza non si fa che alimentare il razzismo.
Anche l'esperienza personale può avere una parte nello sviluppo di una mentalità poco sana nei confronti di altre razze. Un incontro sgradevole con una persona di un'altra razza può portare a concludere che tutti gli appartenenti a quella razza siano odiosi o fanatici. Possono sorgere sentimenti negativi anche quando i mezzi di informazione attirano l'attenzione su conflitti razziali, brutalità della polizia e dimostrazioni di protesta o quando presentano certi gruppi etnici in una cattiva luce.
Mi sono fortemente rattristato quando nel mio quartiere è sorta una moschea musulmana macedone e alcuni australiani si sono mostrati sprezzanti e terribilmente confusi sul da farsi.
Il mito della superiorità razziale
Che dire dell'asserzione di alcuni secondo cui la loro razza è superiore alle altre? L'idea che gli uomini possano essere effettivamente divisi in razze distinte è discutibile in partenza. Un articolo di Newsweek diceva: Per gli scienziati che hanno studiato il soggetto, quello della razza è un concetto notoriamente scabroso che sfugge a qualsiasi serio tentativo di definizione. È vero che possono esserci "notevoli differenze nel colore della pelle, nella struttura dei capelli e nella forma degli occhi e del naso". Tuttavia Newsweek riferiva che "queste differenze sono tutt'al più superficiali e, per quanto gli scienziati si sforzino, sostanzialmente non sono riusciti a trovare nessuna serie significativa di differenze che distingua un gruppo razziale dall'altro. … Il nocciolo della questione, per la maggioranza degli scienziati che lavorano in questi campi, è che la razza è semplicemente un 'costrutto sociale', un avvilente miscuglio di pregiudizio, superstizione e mito".
Anche se si potessero fare distinzioni scientifiche fra le razze, l'idea di una razza "pura" è campata in aria. "Non ci sono razze pure; tutti i gruppi razziali attualmente esistenti sono interamente mischiati". Comunque stiano le cose, la Bibbia insegna che Dio "ha fatto da un solo uomo ogni nazione degli uomini". A prescindere da colore della pelle, tipo di capelli o lineamenti del viso, c'è in realtà una sola razza, la razza umana. Tutti gli esseri umani sono imparentati attraverso il nostro progenitore Adamo.
Gli antichi ebrei erano ben consapevoli dell'origine comune di tutte le razze. Comunque, anche dopo essere diventati cristiani, alcuni continuarono a credere di essere superiori ai non ebrei, perfino ai compagni di fede non ebrei. Nessun gruppo razziale può quindi vantare una condizione speciale davanti a Dio.
Riconoscere che tutte le razze sono uguali agli occhi di Dio può influire notevolmente sull'idea che hai di te stesso e degli altri. Può spingerti a trattare gli altri con dignità e rispetto, specialmente in questo Continente multirazziale ad apprezzare e ammirare la loro diversità. Per esempio, la giovane Melissa, menzionata prima, non si unisce ai compagni di scuola che ridono dei ragazzi che hanno l'accento straniero. Dice: "Considero intelligenti quelli che parlano due lingue. Magari parlassi anch'io un'altra lingua, ma ne so parlare solo una".
Ora Melbourne ha cambiato volto. Ha un volto sereno per un'acquisita disponibilità al dialogo eterologo, civile e concordato!
Ricorda inoltre che se le persone della tua stessa razza e cultura hanno senza dubbio molte cose di cui essere orgogliose, questo vale anche per le persone di altre razze. E anche se è ragionevole provare un certo orgoglio per la propria cultura e le imprese compiute dai propri antenati, è assai più soddisfacente essere orgogliosi di quello che si è fatto personalmente con l'impegno e il duro lavoro! Anzi, c'è un'attività che ho imparato dall'essere cristiano: " esorta a provare orgoglio nella conoscenza dell'amore e della carità cristiana". Sapendo come la pensa Dio sulla razza siamo aiutati ad amare la compagnia di persone di altre razze, tribù, popoli e lingue.
Molti sono vietnamiti giunti in Australia distrutti dalle guerre; altri sono italiani, greci, maltesi, cinesi, indiani e coreani alla ricerca e al mantenimento della "Pace"! Possiamo vantarci di questo? CERTO!
Se colui che ora mi legge, dovesse un giorno visitare Melbourne e si soffermasse per una sola ora su di un viale di questa cosmopolita città, s'accorgerebbe di quanto impegno vi sia stato fra i suoi abitanti per cassare completamente quel senso di xenofobia e accettare la varietà dei componenti di questa meravigliosa città, dove si respira aria di serenità per aver accettato le differenze razziali altrui dai diversi colori dei capelli, della pelle e degli occhi, dove ognuno d'essi esprime civiltà e serena convivenza.
BENVENUTI a MELBOURNE!
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Umberto Polizzi

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Commenti su questa Opinione

  • Reed pubblicata 27/11/2010
    Quanto mi piacerebbe andare in Australia. Complimenti per l'ottima recensione. ^______^
  • troianodanilo pubblicata 17/10/2010
    Complimenti per la tua recensione . piacevoli e stimolanti i tuoi scritti..ciao
  • lyuboscha pubblicata 17/10/2010
    eccellente e molto interessante....
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Su Ciao da: 28/07/2000