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La condanna dell’onore
Vantaggi Una storia vera e, quindi, ricca di spunti interessanti. Un’occasione per conoscere meglio alcuni aspetti della vita nella marina militare (americana). A tratti il film sembra poter prendere quota
Svantaggi Stucchevoli cariolate di retorica, militaresca in particolare. Il grande De Niro sfruttato un’altra volta come caricatura di se stesso
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | mediocre |
| Attori | decenti |
| Sceneggiatura | banale |
| Colonna Sonora | anonima |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Inchiodati per tutta la vita dalle aspirazioni del proprio padre. Costretti dalla voce interiore a seguire una strada costellata di trappole, di pregiudizi. Un cammino che diventa più impervio quanto più ci si ostina a proseguirlo. Come minacciati senza sosta da una maledizione implacabile. Una perseveranza modellata dalla ricerca e dal rispetto di una regola d’onore che diventa vera e propria condanna a una sorta di martirio.
E’ questo il destino di Carl Brashear (Cuba Gooding Junior, “Jerry Maguire”), palombaro di colore della Marina militare Usa negli anni Cinquanta del secolo scorso. In “Men of Honor – L’onore degli uomini” dello sceneggiatore-regista Gorge Tillman JR., il piccolo Carl sceglie di arare la terra della campagna del Kentucky col suo papà, nonostante questi gli ordini di andare a scuola per non restare un semplice contadino alle dipendenze dei padroni bianchi. Ma raggiunta la maggiore età decide di obbedire alla volontà del genitore e come via di fuga dall’aratro si arruola nella Marina. Le sue innate capacità di nuotatore gli permettono in breve tempo di lasciare l’umiliante ruolo di semplice cuoco sulle navi militari e di intraprendere la strada che lo porterà ad essere il primo subacqueo afroamericano degli Stati Uniti. La sua carriera sarà il frutto dei soprusi che Bill Sunday (Robert De Niro, “Taxi Driver”), ufficiale-istruttore antisemita, violento e alcolista, gli farà subire capendo però col tempo di essere di fronte a un uomo di grande carattere, capace di superare qualsiasi ingiustizia e di trasgredire tutte le regole inique pur di raggiungere il proprio obiettivo, in un mondo dove solo sulla carta sono stati aboliti i limiti imposti alle minoranze razziali. L’eroico curriculum di Carl Brashear sarà il risultato della ferrea volontà con cui questo cocciuto marinaio riuscirà a sconfiggere anche una grave menomazione fisica dovuta a un terribile incidente occorsogli durante una missione in mare.
E’ possibile che un film che annovera nel proprio cast Robert De Niro (due premi oscar e svariate nomination) e Cuba Gooding JR. (un oscar) risulti banale e deludente? Ebbene sì, ed è ciò che accade con questa terza regia di Tillman JR. Soprattutto perché la storia vera, seppur romanzata ad uso cinematografico, cui è ispirata la pellicola è di un certo interesse e fa quindi spiccare ancor di più la pochezza sostanziale di questo film. Il mondo della Marina militare americana poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale; i resistenti strascichi della discriminazione razziale negli Usa; il delicato ruolo dei palombari nell’oceano, come autentici pompieri degli abissi pronti ad affrontare qualsiasi rischio. Solidi appigli quelli citati, su cui probabilmente sarebbe stato possibile costruire un bel film. Invece si assiste ad una cariolata di retorica militare e sentimentale, nella quale soprattutto il grande De Niro viene sfruttato come la caricatura di se stesso nel ruolo stravisto dell’istruttore impenitente che aiuta il proprio allievo a diventare un ‘vero uomo’. Uno di quei casi, insomma, che un esperto critico nostrano un giorno definì da querela cinematografica, perché non sarebbe giusto richiamare il grande pubblico con attori di spessore, per poi ‘frodarlo’ rifilandogli interpretazioni macchiettistiche in film di terza categoria.
Cuba Gooding è bravo ma gli viene chiesta una parte da martire con inesistente ironia, che alla fine risulta stucchevole. Senza parlare dell’idiozia inaccetabile del guastafeste di turno, in questo caso il capitano Pullman (Powers Boothe, “U Turn – Inversione di marcia”).
Questo film, insomma, è alquanto deludente se pur non al punto di sconsigliarlo agli amici, visti i citati spunti storici. Da guardare però senza troppe aspettative, alla prima occasione in cui venga riproposto in tv.
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adri84mj 31/08/2003 18:31
le premesse non sembrano affatto male, anche di questo ho la videocassetta senza averlo però mai visto...ciao!
Pasquale977-2 20/07/2003 09:35
Mabuse 11/07/2003 17:54
La tua è una stroncatura impietosa e senza appello !
anderson1975 08/07/2003 09:34
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Senti ho capito ke si tratta di un critico, di un intenditore, di un appassionato. Vorrei approfondire la questione cinematografica, sono LucY.. OPINIONE MOLTO BUONA, che non mi sono però trovata a valutare eccellente poiché in varie parti non mi trovavo d'accordo.. e per questo volevo chiederti: esattamente, cos'è che ha esasperato il ruolo di De Niro e reso poco ironico quello di Cuba Gooding Jr.? Considera comunque che il film trattava di onore, non doveva esser ironico, non credi? Sono curiosa ed attendo consigli, approfondimenti, soluzioni ed accorgimenti in merito.