Per Lakoff e Johnson la metafora è il meccanismo fondamentale non solo del linguaggio quotidiano, ma anche del nostro stesso funzionamento cognitivo. È praticamente impossibile... continua
Una Opinione di modicat su Metafora e vita quotidiana (Mark Johnson, George Lakoff) 04.07.2001
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allarga, sorprendentemente, il nostro universo conoscitivo del linguaggio e del pensiero . .
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la seconda parte non è facilmente accessibile . .
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- Metafore, come punti di partenza di una rivisitazione della natura del significato, del pensare e del linguaggio-
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Per indicare la tradizione culturale di un gruppo o di un paese, l'immagine più ricorrente che viene usata è quella delle 'radici'. Ma le immagini, si sa, come del resto ogni tipo di metafora, non sono oggetti neutri, anzi, spesso costituiscono abili trappole tese all'intelletto. Nella fattispecie, l'immagine delle radici evoca immediatamente la capacità di determinare in modo organico la natura di ciò che da queste presunte radici si svilupperebbe. Un albero è quel certo albero perché è cresciuto da quelle radici, di conseguenza, “io sono io perché sono cresciuto dalle 'radici' della mia tradizione culturale”.
Analizzando, quindi, l'intero complesso del linguaggio umano (sia in campo scientifico che in quello quotidiano) ci accorgiamo di una caratteristica significativa: la metafora occupa la quasi totalità delle nostre espressioni, lasciando agli usi letterali di quest' ultime un margine ben più ristretto di quello che si poteva immaginare. Che questo potere performativo sia da attribuirsi al ruolo della metafora nella nostra vita?
L'analisi di George Lakoff e' Mark Johnson in "Metafora e vita quotidiana" dimostra audacemente che: "[...] la metafora e' diffusa ovunque nel linguaggio quotidiano, e non solo nel linguaggio ma anche nel pensiero e nell'azione: il nostro comune sistema concettuale, in base al quale pensiamo ed agiamo, e' essenzialmente di natura metaforica" (pag. 3). Le tesi del linguista e del filosofo, a partire dagli anni '70, hanno dato avvio alle ricerche di linguistica cognitiva: essi hanno elaborato una teoria della metafora che ne mette in evidenza il suo essere non tanto una figura del linguaggio, un artificio retorico come nelle ipotesi tradizionali, quanto piuttosto una forma di pensiero, uno strumento che ci consente di categorizzare le nostre esperienze.
Gli autori, differenziando la metafora da altre figure del discorso come la metonimia (che conta completamente sulla sostituzione), adottano una vasta definizione della metafora, esaminano le frasi comuni per l' interpretazione metaforica ed offrendo un sistema di classificazione della metafora stessa, secondo cui esse sono strutturali ed ontologiche (trasformando, ad esempio, una non-entità in entità: " Dobbiamo combattere l'inflazione"). Le metafore diventano, quindi, i punti di partenza di una rivisitazione della natura del significato, del pensare e del linguaggio, che, in una tale prospettiva, non può limitarsi ad avere un approccio sintattico-formale.
Da sempre considerate come un puro ornamento della forma linguistica, della creazione poetica e, più in generale, della stilistica, l’analisi dei due studiosi mette in luce quanto le metafore siano in tutto e per tutto strumenti cognitivi: esse sono "pervasive", influenzano, cioè, il modo in cui pensiamo e rendono concreti archetipi della personalità e della facoltà intellettiva profondamente radicati nell'inconscio, senza cui sarebbe impossibile qualunque operazione concettuale.
Esistono metafore che ci aiutano a intuire giuste direzioni di ricerca e metafore fuorvianti, che ostacolano la corretta comprensione del fenomeno. Gli esempi di quest'ultimo genere di metafore applicate a computer e Rete sono ormai dei classici: nel primo caso la metafora del computer come "cervellone", molto usata negli anni '50, si è rivelata poi non pertinente rispetto a ciò che realmente compiono i computer e fuorviante rispetto alla predizione dei loro usi possibili; nel secondo caso la metafora dell' "autostrada dell'informazione", mette in evidenza gli aspetti "commerciali" della Rete, ma non permette di pensare e capire il modo in cui Internet entra in relazione con la nostra vita e i nostri interessi.
La seconda parte affronta, con linguaggio più aulico e meno accessibile, temi più filosofici, quali le teorie della verità, come percepiamo il mondo, il linguaggio, “i miti” del oggettivismo, del soggettivismo e dell’ esperienzialismo. Questi temi sono stati rivisitati mediante l’artificio della metafora: l’oggettivismo, ad esempio, conta sulla separazione dell' uomo dalla natura e sulla padronanza dell' ambiente: sarà quindi legato alle metafore che confermano le idee secondo cui "la conoscenza è potenza". Attraverso il riferimento all’analisi del linguaggio che Reddy compie in “Metafora e pensiero”(Cambridge, University Press), i due studiosi dimostrano che il modo stesso di parlare di linguaggio è strutturato secondo la metafora complessa che vede le idee in quanto oggetti (“ti ho dato un’idea”), le espressioni linguistiche come contenitori (“il significato è nelle parole stesse”) e la comunicazione come un passaggio fisico di informazioni da un mittente ad un destinatario, attraverso un canale.
Altrettanto esplicativi sono gli usi che la biologia fa della metafora. In "Vita, scienza & cyberscienza", ad esempio, si parla di metafore che, intrecciandosi tra loro, hanno assunto un ruolo cosi' fondamentale nella storia della biologia, da arrivare a ipotizzare che esse sono l'elemento chiave di questa storia. "Il gene e' l'architetto e allo stesso tempo il costruttore dell'organismo" e "l'organismo e' un messaggio". Afferma infatti Fox Keller: "Come attesta l'onnipresenza della metafora, la distinzione classica tra il letterale e il metaforico non regge nel linguaggio scientifico piu' di quanto regga nel linguaggio comune”. Parte della potenza delle dichiarazioni descrittive, deriva quindi dal ruolo della metafora nel costituire similarita' e differenza.
Gli autori concludono dichiarando che le metafore forniscono "gli unici modi per percepire e sperimentare gran parte del mondo. La metafora, infatti, è tanto parte del nostro funzionamento, quanto il senso del tatto, e altrettanto preziosa”.
In ultima analisi, il libro di Lakoff e Johnson e' da considerarsi a tutti gli effetti un best seller, che ha voluto indicare la miopia di coloro che sottovalutavano la metafora, non intuendo che essa lavora per strutturazione, e non per sostituzione. Si tratta, sostanzialmente, di un libro provocazione, non certo di un saggio che riporti i risultati di una ricerca cognitiva e linguistica; dunque, sembrerebbe utile, con una modalità di popperiana memoria, considerare ciò che gli autori asseriscono con tanta fermezza ed innovazione, come spunti per una ricerca continua, che non ha fine.
"We understand experience metaphorically when we use a gestalt from one domain of experience to structure experience in another domain." George Lakoff
Titolo originale: “Metaphors we live by”. Edizione originale: The University of Chicago Press, 1980 Edizione Italiana: Bompiani, collana Strumenti Bompiani, Milano, 1992, £25.000, trad. di Patrizia Violi. ISBN: 8845238199 Autori: George Lakoff è docente di Linguistica, presso l’Università della California, Berkeley. Mark Johnson è attualmente ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università dell’Oregon.