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Mia suocera beve (Diego De Silva)

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(Di)leggio Malinconico

3  15.01.2012

Vantaggi:
Stile irriverente e passi molto divertenti

Svantaggi:
Alcuni aspetti superficiali o banali

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Contenuti

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Asiuletta

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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 53 utenti Ciao

"Mia suocera beve" è un romanzo del 2010, scritto da Diego De Silva. Protagonista del libro è Vincenzo Malinconico, avvocato napoletano di quarantaquattro anni, già personaggio principale di "Non avevo capito niente", precedente opera narrativa dello stesso autore.

Lo scrittore, attualmente anche sceneggiatore e giornalista, un tempo era un avvocato, e questo lo comprendiamo subito dal linguaggio specifico che adotta in varie circostanze, strumento di una sottile e brillante ironia che spesso si fonda su doppi sensi, nonché dalla precisa e disincantata cattiveria con cui descrive il mondo 'legale'.

Se questo romanzo mi è piaciuto, però, non lo devo soltanto alla condivisione di quel mondo e all'averne potuto constatare personalmente tutti i vizi che De Silva accenna magistralmente, ma lo devo anche ad altri elementi: primo fra tutti il linguaggio vispo e accattivante, lo stile scorrevole e fluido, le situazioni divertenti di volta in volta create.

La storia è molto semplice, è più un pretesto che una vera trama.
Vincenzo Malinconico, avvocato non troppo felice, divorziato con figli, impegnato in una relazione sentimentale che sembra sull'orlo del fallimento, si ritrova suo malgrado protagonista di una situazione tragicomica che si svolge all'interno di un supermercato. Qui l'Ingegner Romolo Sesti Orfeo, che ha curato l'impianto delle telecamere di sorveglianza, incastra un cliente abituale, detto Matrix, e lo minaccia con un'arma da fuoco alla presenza del nostro Vincenzo, cui viene chiesto di fare il suo lavoro (di avvocato) in una sorta di processo mediatico: l'Ingegnere fa arrivare la televisione sul luogo, e denuncia i problemi della giustizia italiana, troppo spesso fallace, tardiva e quant'altro. Il suo astio affonda le radici in una dolorosa vicenda personale.

Non mi dilungherò nel raccontare la trama che, come ho già anticipato, non è certo il fulcro della narrazione. Preferisco soffermarmi su altri aspetti ben più interessanti, quali i personaggi e il significato del libro.
Premetto sin da ora che, come si evincerà facilmente dalla mia valutazione di sole tre stelle, il libro non mi ha colpita né entusiasmata al cento per cento: l'ho apprezzato, mi ha abbastanza coinvolta e divertita, ma vi ho rinvenuto anche dei difetti, dai quali prendo il via.
Nel romanzo la trama ha un'importanza relativa, è un pretesto più che una componente, dunque è piuttosto debole e nemmeno tanto originale: la fantasia dell'autore, da questo punto di vista, non è particolarmente sviluppata.
Gran parte del libro è occupata da pagine di pensieri, in un flusso ben più organizzato di quello alla Joyce, ma pur sempre a ruota libera. A volte se ne traggono spunti interessanti, altre volte si ha l'idea che lo scrittore avesse tanta voglia di parlare e poche persone disposte ad ascoltare, e abbia utilizzato questo libro come una sorta di diario-sfogo personale.
Gli accadimenti sono piuttosto prevedibili, i personaggi abbastanza banali.

Cosa, allora, rende questo libro un buon libro?
Sicuramente le sue parti migliori sono i dialoghi frizzanti ed esuberanti che Vincenzo Malinconico ha con sua suocera: l'anziana e tagliente signora è malata e non vuole attorno i suoi parenti più cari (nipoti e figlia, che poi è la ex moglie del protagonista). Predilige però la compagnia di Vincenzo, con cui si è sempre trovata in sintonia, che invece di trattarla da malata si presenta in ospedale con un superalcolico (da qui il titolo del libro).
Le conversazioni tra i due sono a dir poco spumeggianti, e spesso ci si ritrova a leggere ridendo a voce alta.
La penna di De Silva è fluida e leggera e, salvo qualche momento in cui sembra un po' accartocciarsi su sé stesso, il romanzo procede abbastanza spedito verso il suo epilogo.
Le sue 335 pagine si leggono abbastanza in fretta, le ultime in particolar modo.

Il mondo degli avvocati è descritto con un'autoironia deliziosa, e non è difficile ritrovarsi a condividere le magagne evidenziate.
L'ambiente legale, quello vero, non è certo dei tromboni convinti di essere onnipotenti e coltissimi. E', molto più banalmente e realisticamente, un mondo in cui bisogna sapersi vendere, accaparrarsi i clienti, ispirare fiducia e calma, infondere sicurezza nelle persone che ci si affidano e al tempo stesso mantenere buoni rapporti coi colleghi riuscendo a non farsi disprezzare dai giudici. E' un mondo in salita, un po' come tutti i mondi, in cui a volte si arranca per arrivare alla fine del mese. E' una professione all'insegna della precarietà, nella quale gli avvocati riempiono i tribunali e assomigliano a un gruppo di scolaretti in cerca di approvazione dalle maestre (che poi sarebbero i giudici).
De Silva lo accenna con vivace leggerezza e ci porta vicino a queste figure tutto sommato un po' tristi e a volte comiche, in molti casi destinate a fallire o restare nell'ombra rispetto a tanti altri grandi nomi. Non a caso, il protagonista ha un cognome significativo ed è, tirando le somme, niente di meno che uno sfigato. Eppure suscita simpatia, sembra vero.

E' bello osservare, infine, che anche nel mondo freddo e disincantato della legge c'è posto per qualche ideale, per l'affetto e, magari, per l'amore. Vincenzo ci parla di musica, e dedica anche qualche capitolo ad un elogio degli innamorati che ricorda neanche poco la poesia di Prévert.

Consiglio questo libro a chi voglia leggere un'opera fluida e divertente, a chi voglia vedere un po' da vicino il mondo della legge e, soprattutto, a chi sia capace di non prendersi troppo sul serio.

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baol70

baol70

23.01.2012 08:24

Sno indeciso. C'è chi lo ama e c'è chi lo trova eccessivamente banale. Vedrò. Buona opinione as usual

NUORINA

NUORINA

23.01.2012 07:11

eccellente

nosaril

nosaril

22.01.2012 16:44

eccellente disanima.

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Vincenzo Malinconico è un avvocato semi disoccupato, semi divorziato, semi ...

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