L'Olocausto attraverso gli occhi di un bambino
29.03.2007
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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 32 utenti Ciao
L'interesse per l'Olocausto risale ai primi anni delle elementari, quando un sabato mattina di sole abbiamo fatto una grande festa per intitolare la mia scuola a Don Pasquino Borghi (ndr Parroco emiliano fucilato nel 1944 dai militi nazisti per avere nascosto prigionieri degli alleati nella sua parrocchia). A soli 7 anni - forse per il fatto che la nostra maestra aveva ovattato un po' gli eventi - avevo capito che tutta quella storia era stata brutta, ma mi affascinava comunque sapere perché, come. Ricordo le insistenti domande a genitori, nonni e la loro evidente difficoltà a spiegare ad una bambina così piccola un tale eccidio. Proseguendo con gli anni, a cicli alterni mi sono sempre interessata all'Olocausto, per capire qualcosa di più, anche se, sinceramente, c'è davvero poco da capire. Qualcuno di voi forse ricorderà la mia opinione "Buon compleanno, Anna" dedicata ad Anna Frank.A gennaio, in occasione del giorno della memoria, la più importante biblioteca di Reggio Emilia ha pubblicizzato "Misha corre" sul proprio sito, ed io incuriosita, ho deciso di comprarlo. Non è stato facile reperirlo, ma alla fine ho avuto tra le mie mani la copia di questo - per me prezioso, libro. (ndr ho scoperto in seguito che si può acquistare sul sito Mondadori l'ebook a 5.00 €, mentre la copia cartacea con la copertina cartonata costa 9.50 €). IL LIBRO: "Misha corre" racconta la storia di un bambino, dall'età imprecisata, circa sugli 8 anni, piccolo e magro, ma veloce come il vento. Non ha famiglia, gira per Varsavia rubando per mangiare. Non ha nome, non ha identità, è analfabeta e non conosce molte cose che stanno alla base della conoscenza - ad esempio non conosce la gioia, anche se è capace di provare questo sentimento non riesce a descriverlo - che ognuno di noi ha perché inculcata dalla famiglia. Il bambino - parlo ancora di bambino e fra poco capirete perché - un giorno incontra Uri. Un ragazzo non molto più grande di lui, dai capelli rosso fuoco, che pur essendo ebreo non lo sembra. Uri comincia ad occuparsi del bambino, lo sorveglia, lo ammonisce quando compie azioni che possono metterlo in pericolo, e, soprattutto, gli inventa un'identità. Infatti il bambino non aveva identità, a parte una pietra gialla al collo, simbolo degli zingari. "Lo hanno chiamato ebreo, zingaro, ladro e nanerottolo", ma Uri ha trasformato questo bambino chiamato in vari nomi in Misha. Gli ha spiegato che quelli che gli uomini che lui guardava con ammirazione, con gli stivaloni neri lucidi ed un'aquila d'argento sul cappello - gli Stivaloni - erano uomini da temere e da evitare. Non erano uomini da ammirare. E che gli uomini con la barba nera ed i riccioli al lato del viso non avevano alcuna colpa e che non c'era alcun motivo per cui gli Stivaloni dovessero tagliare loro barba e riccioli. Difficile però spiegare queste cose ad un bambino che non conosce la differenza fra il bene ed il male. Tutta la prima parte è piena di metafore, descrizioni degli eventi vissuti e visti dagli occhi di un bambino. È davvero commovente la storia e l'amicizia che nasce fra Misha ed una bambina, alla quale ogni giorno porta parte delle sue razzie, per farla continuare a mangiare.Il libro è diviso in stagioni. Non c'è una vera e propria data di inizio. Ripercorrendo un po' la storia e facendo due calcoli con gli eventi storici, la si potrebbe collocare verso il 1936-37. Penso si possa collocare in quegli anni perché nel libro, all'inizio, non si parla ancora del Ghetto, istituito nel 39 dopo l'invasione dei nazisti a Varsavia e passano alcune stagioni -prima che Misha parli del muro intorno al Ghetto, eretto a fine del 1940. L'AUTORE Jerry Spinelli, americano, è uno dei migliori autori di libri per ragazzi e per questo ha vinto diversi premi.LA MIA OPINIONE: è davvero un libro per tutte le età - se parliamo di bambini però la lettura è consigliata dagli 11 anni in poi - che ognuno di noi può leggere e capire in maniera diversa. Questo perché la storia, di per sé, non è particolarmente cruenta o triste. Misha è un bambino che comunque si da da fare. Riesce ad evadere dal muro e rubare cibo, cosa non altrettanto facile per molti altri abitanti del Ghetto. Difficilmente la storia ci trasmette tristezza o particolare pathos. Quello lo aggiungiamo noi, con le nostre conoscenze. Ad esempio, quando cominciano ad arrivare i treni nel Ghetto, e compare la parola deportazione, Misha crede che il treno porti alla montagna dei dolci. Che sia vero che è meglio non sapere piuttosto che sapere? Leggendo questo libro da adulti, si capisce il vero dramma che ha colpito questi bambini, e come tutto questo ha segnato anche la loro vita in età matura. Il linguaggio usato è pieno di metafore, molto descrittivo, con l'utilizzo di parole forbite, che stride un po' con l'analfabetismo di Misha. Ve lo segnalo, ma anche a questo c'è una spiegazione, che però non voglio rivelarvi perché collima con la fine della storia.Non posso che consigliarvi questa storia.
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24.05.2012 12:13
mai letto nulla di Spinelli
18.02.2011 21:13
Ho letto questo libro ed è davvero commovente!! Il modo migliore per parlare dell'olocausto ad un bambino..davvero bello =) ottima opinione!!
29.04.2007 19:21
Un bella lettura! E' importante che con il giusto linguaggio si parli di questo tema ai bambini.. per non dimenticare!