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L'indignazione di Costa-Gavras
Vantaggi Nonostante tutto, un ricordo per chi non ricorda
Svantaggi Al di là di qualche piccola pecca cinemtagrafica, nessuno
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | ottima |
| Attori | convincenti |
| Sceneggiatura | ottima |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Constantin Costa-Gavras non ha peli sulla lingua, non le manda a dire; è un artista che ha un tipo di coraggio che io apprezzo molto, il coraggio dell’indignazione. È facile indignarsi nel proprio piccolo bugigattolo mentale e per molti è ancora più facile tenere la propria indignazione da parte, buona per i momenti coraggiosi e da nascondere quando la bisogna non lo richiede o addirittura la sconsiglia. Costa-Gavras si è indignato spesso nella sua vita, anzi, forse l’indignazione fa parte della sua vita a tal punto da non poterla distinguere con la respirazione e il battito cardiaco.
Constantin Costa-Gavras è il regista di uno dei primi film che hanno scosso il mio essere bambino, piccolo essere umano innocente e sognatore di stadi esultanti per le mie imprese. Non ci capii molto quando lo vidi, ma “Z – L’orgia del potere” inserì un worm nella mia anima candida e giovane, un verme che s’è insediato dentro di me ed è tornato periodicamente a ricordarmi che il mondo cammina in un certo modo.Constantin Costa-Gavras riuscì a rappresentare il fenomeno del Ku-Klux-Klan così come andava rappresentato, al di là delle croci fiammeggianti di Alan Parker e delle intrusioni istituzionali. “Betrayed – Tradita” raccontò una pagina della famigerata tripla k, nello stesso periodo in cui Oliver Stone gigioneggiava con il suo “Talk radio”. I due film giungevano praticamente allo stesso punto, l’omicidio di un dj radiofonico, con due percorsi diversissimi e con gli spot intenti a illuminare la scena principale l’uno e il dietro le quinte l’altro. Stone si soffermò sull’assassinato, sulle sue trasmissioni, sul suo ego smisurato, un personaggio dall’alto tasso d’indignazione da poter spendere nei momenti giusti; Costa-Gavras studiò invece le persone normalissime, con le loro vite normalissime, che uccisero quello stesso personaggio che smuoveva la loro indignazione. Era giusto tentare di spiegare perché l’indignazione delle tre k non si deve confondere con l’indignazione con la I maiuscola.
Tra quei due film altre pellicole e una in particolare sulla quale bisognerebbe spendere chissà quante parole e non per la pellicola in sé (che comunque le meriterebbe), ma per ciò che quell’insieme di immagini montate una dopo l'altra a costituire due ore di rabbia, smuovono e ricordano; o dovrebbero smuovere e dovrebbero ricordare…11 settembre 1973: un colpo di stato pone termine ai tre anni di governo di Salvador Allende, il primo presidente cileno democraticamente eletto. Il governo eletto nell’ottobre 1970 e che comprendeva socialisti, comunisti, radicali e democristiani dell’area di sinistra, prese alcune iniziative popolari accolte positivamente dalla popolazione, tanto che nelle successive elezioni del marzo 1973, la coalizione Unidad Popular che guidava il Cile incrementò di un altro sette per cento il consenso verso la propria azione (giungendo ad oltre il 43%). Le iniziative popolari presso la maggior parte della gente, non lo erano per niente presso gli innominabili, alcuni dei quali, i più importanti, non erano per niente cileni. Iran, Irak, Afghanistan, Nicaragua e fermiamoci qui, dimostrano con la loro storia più o meno recente, che le nazionalizzazioni sono come un cancro per il paese che le attua: la morte, in una sua qualsiasi forma, arriva senza fallo. Allende nazionalizzò le miniere di rame, alcune grandi banche e non contento diede il via ad una riforma agraria che redistribuì tre milioni di ettari di terra. Non si vuole costruire un mito sulla figura di Allende, tutt’altro. Il problema è molto semplice: Salvador Allende, con la sua coalizione di partiti, era stato eletto democraticamente per due volte consecutive. Un certo tipo d’indignazione, un’indignazione nera e rabbiosa, marcia e insofferente, sovra e multinazionale, fece la propria parte: questa situazione non può andare, bisogna fare qualcosa, qualunque cosa. Lo fecero.
Constantin Costa-Gavras vide un’inquietante parallello con la situazione del proprio paese d’origine, la Grecia e costruì un monumento all’indignazione più sincera, quella bagnata di lacrime e sangue che formano un cocktail di sentimenti e umori umani che non possono funzionare da lavacro purificatore e solo perché la nostra memoria è troppo corta e a corrente alternata.“Missing – Scomparso” è “Z – L’orgia del potere” tredici anni dopo. Costa-Gavras parlava del proprio paese in prima persona, con i nomi e i fatti, mentre in “Missing” nasconde i riferimenti diretti al Cile alla maniera di un bambino che ruba la marmellata e si fa beccare con la faccia impiastricciata. “Combattere il potere dal suo interno”, recita una massima di qualcuno e Costa-Gavras ci ha provato, usando le strutture hollywoodiane per raccontare il coinvolgimento statunitense nel golpe cileno. Hollywood arrivò anche a premiare il regista e Donald Stewart per la loro sceneggiatura a quattro mani, ennesima dimostrazione che l’indignazione può colpire solamente chi ha un cuore e non ragiona come un registratore di cassa.
Charles Horman è un giovane statunitense, scrittore e artista e vive nella capitale di un paese sudamericano con la moglie Beth. Charles è un’idealista, sognatore, curioso, è una persona che fa domande. Secondo il padre, Charles è un fallito, un’idealista, sognatore, curioso, che vive fuori della realtà. Per la moglie Beth, Charles è una persona meravigliosa, idealista, sognatore, curioso…Ed Horman vive negli Stati Uniti, il paese abbandonato da quel fallito del figlio per seguire un sogno utopistico di fattura incomprensibile per un uomo d’affari di New York quale lui è. Mentre il segretario di stato statunitense Henry Kissinger esprimeva il proprio appoggio incondizionato all’autore del golpe cileno, il generale Augusto Pinochet (“Negli Stati Uniti, come lei sa, siamo favorevoli a ciò che lei sta facendo”), Ed Horman scopre che il figlio, quell’utopista fallito, è scomparso, desaparecido, missing…
Si usa spesso il termine scomparso come sinonimo di “morto”, “deceduto”. Quando da bambino sentii che Walt Disney era scomparso l’anno tal dei tali, mi chiesi genuinamente ad alta voce: “Ma dove sarà andato?”. Mio fratello mi prese in giro per giorni. Gli scomparsi del golpe cileno furono decine di migliaia, trentamila solo nei primi mesi e sto parlando di morti, scomparsi dalla vita terrena ufficialmente. Gli scomparsi senza lasciare traccia di sé stessi, come pensavo fosse successo a Walt Disney, furono altre decine di migliaia e di molti di loro, analogamente ai “colleghi” argentini, non si seppe e non si saprà mai nulla. Di Charles Horman si è saputo, ma solo perché il padre e la moglie avevano il coraggio dell’indignazione, oltre all’angoscia e al dolore per la persona scomparsa.Considero Jack Lemmon un monumento della difficile arte della recitazione. Il personaggio nevrotico di “Un provinciale a New York” o di “Prigioniero della Seconda Strada”, potrebbe assomigliare a Ed Horman e non sto impazzendo. “Missing” non è una commedia, non spara veleno ironico, non satireggia sui vizi degli ipocondriaci malati di urbanesimo, ma il padre alla ricerca del figlio in quel paese lontano che deve lottare con l’indifferenza istituzionale prima e con un muro di gomma poi, è lo stesso personaggio che mettendo a nudo le nostre falsità e la nostra società riesce anche a strapparci un sorriso. Come mi piacerebbe pensare che Jack Lemmon, l’uomo, sia stato colpito da quella storia che recitava e che quella storia abbia smosso in lui l’indignazione.
Avrei preferito che Costa-Gavras non calcasse la mano sulle macchiette rappresentate dai funzionari dell’ambasciata e del consolato statunitensi, vere o false che fossero. Ho il sospetto che macchiette simili possano rendere la storia meno plausibile. Avrei anche preferito un attore degno di questo nome per il ruolo di Charles Horman, trovando la recitazione di John Shea sinceramente stridente se raffrontata con due mostri del calibro di Jack Lemmon e Sissy Spacek. Avrei preferito che questo film, uscito nel 1982, in pieno regime Pinochet, smuovesse l’indignazione di molte più persone, ma se non ci era riuscito il golpe stesso…Vorrei che le moltitudini di persone che leggono i libri di Isabel Allende, sapessero che la scrittice e giornalista è la nipote del presidente Salvador Allende e probabilmente la maggior parte di loro lo sa; forse questa moltitudine sa che Isabel Allende scomparve dal Cile nel 1975, nel senso che dovette fuggire dal proprio paese per non fare la fine di molti colleghi e se ne andò negli Stati Uniti, nella tana del lupo capobranco. Nel 2003 Isabel Allende è uscita con un’opera, “Il mio paese inventato”, un libro-diario di ricordi, memorie di famiglia e percorsi che portano indietro nel tempo. Il ricordo del golpe, firmato da Isabel Allende trent’anni dopo i fatti, è questo:
“Per farsi un’idea di cosa sia stato il golpe militare, bisogna immaginare ciò che proverebbe un nordamericano o un inglese se i soldati del suo paese attaccassero in assetto di guerra la Casa Bianca o Buckingham Palace, provocassero la morte di migliaia di cittadini, tra cui il presidente degli Stati Uniti o la regina e il primo ministro britannico, dichiarasseo sciolti il Congresso o il Parlamento per un tempo indefinito, destituissero la Corte Suprema, abolissero la libertà individuale e i partiti politici, sottoponessero a totale censura i mezzi di comunicazione e si prefiggessero di eliminare tutti i dissidenti. (..) Questo accadde in Cile”.Oppure, aggiungerei io, pensate se quegli avvenimenti che coinvolgerebbero la Casa Bianca o Buckingham Palace, fossero provocati, aiutati e salutati con piacere dal Cile. Questo accadde in Cile: un colpo di stato militare guidato e finanziato dalla CIA e dagli Stati Uniti. Di fronte a questo si trovò a dover combattere Ed Horman nella sua peregrinazione alla ricerca del figlio Charles. Sto parlando del vero Ed Horman, perché la storia raccontata da “Missing” è vera ed è tratta dall’omonimo libro di Thomas Hauser; è vera la peregrinazione, sono vere la rabbia e lo sconforto causati dall’impotenza. È vero lo stadio di Santiago del Cile trasformato in un lager-mattatoio. Sono vere le denunce che Ed Horman presentò contro il Dipartimento di Stato USA, contro il console e l’ambasciatore USA in Cile e contro chiunque si fosse trovato sulla sua strada in quella discesa verso l’inferno. Sono vere le archiviazioni di tutte le denunce, giunte qualche anno più tardi.
C’è una scena in “Missing” che riesce a raccontare magnificamente il senso d’impotenza che nemmeno l’indignazione riesce a sconfiggere. Durante tutta la pellicola Costa-Gavras riesce a permeare di angoscia anche i momenti che sembrerebbero normali, come un pranzo al ristorante; persone che parlano e mangiano un boccone o bevono e improvvisamente, secchi e atroci, gli spari di un mitra che giungono dall’esterno, il silenzio di qualche secondo, qualcuno che si guarda attorno e tutti che cercano di far finta di niente, di andare avanti, di continuare a vivere nonostante tutto.Scoprite se la vostra indignazione è ancora viva.
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Franz13 11/09/2004 02:07
Opinione che condivido totalmente. Francesco.
rosmare 09/06/2004 09:47
Davvero molto interessante la tua opinione, da spunti di riflessione non usuali. Bravo!
tiz-taz 30/05/2004 21:13
io il film non l'ho visto... però accidenti... come si fa a non valutarti Eccellente con così tanta argomentazione e conoscenza? bacioooo
Red_Barchetta 28/05/2004 23:44
Conosco bene il film e anche il resto della produzione di Costa-Gravas.Conosco anche la situazione politica in cui ha versato per tanti anni la Grecia(egemonia dei militari nella conduzione politica del paese,inettitudine delle forze di sinistra di contrastare tale egemonia,risorse economiche utilizzate poco e male)e il tuo(e suo)parallelismo con il Cile de dopo Allende,successivo al golpe,è estremamente azzeccato e veritiero.Come scordarsi di alcuni versi del poeta Pablo Neruda dedicati ai morti della piazza,di una delle tante piazze teatro delle esecuzioni ordinate dal dittatore?Come scordarsi di quegli stadi di calcio utilizzati come mattatoi?La mia indignazione è ancora viva,Claudio.