Opinione su "Monge Monoproteico Solo Tonno"

pubblicata 11/11/2017 | irina89
Iscritto da : 06/09/2010
Opinioni : 158
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Su di me :
Piccoli Prìncipi, non piccoli nei Princìpi.
Ottimo
Vantaggi .....
Svantaggi .....
Eccellente
Gradimento
Etichetta
Rapporto qualita'/prezzo
Tipo

"Pet food, pet... good"

Monge Monoproteico Solo Tonno

Monge Monoproteico Solo Tonno

Dal patema....


Una prosa piana, la vita. La vita di una fanciulla appena increspata da propositi e cogitabondi momenti generati da facezie, di lì a poco ingigantite dalle sincretiche, brumose aspettative adolescenziali.
Cambia il proscenio; negli anni, non muta, però, il prato di incertezze sul quale, come funghi, continuano a proliferare i sogni, le scorciatoie anelate e mai percorse, le noie della convenzione riapparse sotto mentite spoglie.
E tra un mesto naufragio e un gioioso librarsi in volo, a riportare l'omeostatico equilibrio emotivo con un niente che sia un uggiolìo scardina-cuore, un festante ansimare o il frenetico rincorrere scie olfattive disperse nel vento, è il pelosone di casa: il cane.
A fiotti, dal retroterra mnestico, affiorano ricordi animosi e languidi, attimi di infinita dolcezza e mutua condivisione, nel mentre, nel redigere il libro dell'amore, in fieri come la mia persona, alla voce Otto sciolgo l'inibizione raziocinante per godermi appieno il sostrato di emozioni, spesso e raffinato come prezioso broccato.

In amore non ci si risparmia. Quante peripezie per salvare dalla strada un cucciolo, quante questue per rimpinguare un piccolo gruzzoletto da destinare ai trovatelli, e ancora... l'incontro con un docente sensibile alle campagne del WWF, lo schiarirsi ulteriore dell'orizzonte conoscitivo, lo scenario sconfortante legato allo sfruttamento animale, il sentimento di impotenza che si accompagnava a un lento decadere delle illusioni circa un trattamento più umano da riservare a tutte le creature viventi. E le crisi di coscienza derivanti dalla consapevolezza di un'insanabile discrepanza tra i principi professati e lo stile di vita condotto. E la fede che il ferreo determinismo che pare dominare il mondo possa essere scalfito, riaffermando la libertà del volere, che sottintende la volontà di cambiare.
Procedendo a tentoni, pur nella contraddittorietà dei dati conoscitivi reperiti da varie fonti, in qualità di consumatrice ho cercato di spostare l'ago della bilancia commerciale in favore delle aziende che maggiormente si prodigano a vario titolo per la tutela e la salvaguardia dell'ambiente, ivi compresi, dunque, gli esseri umani e gli animali.
Le perplessità circa l'esistenza di vecchie e nuove lobby conglobanti il cosiddetto 'fenomeno cruelty-free, temo, non cesseranno mai di far capolino nella mia mente, anche l'eventualità del condizionamento indotto è da porre in conto, così come lo sono certe pretese figlie di una società opulenta, talvolta afflitta da crassa pigrizia.
Eppure.
La repulsione verso determinate atrocità, prima fra tutte la sperimentazione animale, è istantanea. Se non siete deboli di cuore, prima di procedere vi invito a visionare: gabbie metaboliche, ricerche sull'abuso di alcool, tabacco, droghe... test tossicologici mediante l'uso di animali.
Allucinante.
Ciò che viene immesso sul mercato è in larga parte sperimentato, e non sempre i fini ultimi della sperimentazione sono poi così nobili.
Il mercato che ruota intorno agli animali di affezione è un banco di prova attendibile per smascherare ragnatele di interessi a nove cifre; perno del meccanismo vertente su un bisogno ancestrale dell'uomo di condividere briciole di pane e d'affetto con un animale, è il pet food.
Universo i cui buchi neri, per un cittadino comune, sono insondabili.

... al paté

Passando al setaccio le principali aziende produttrici si evince che, molto spesso esse null'altro sono se non le appendici di multinazionali del settore alimentare che si prodigano per rendere moneta sonante anche gli scarti: dalla materia prima (carne, cereali, ortaggi...) al prodotto finito non commercializzabile nella filiera alimentare destinata al consumo umano.
Come è facilmente ipotizzabile tali aziende – tutte, indistintamente impegnate, sulla carta, a salvaguardare il benessere degli animali - si barcamenano tra il proposito di incrementare gli introiti e gli obblighi normativi, lacunosi e, sotto vari aspetti, generici.
Riassumendo, i corni del dilemma sono principalmente due:

• - rendere il pet food appetibile
e
• - sicuro sotto il profilo igienico-sanitario.
Requisiti conseguiti utilizzando plotoni di animali; a scanso di equivoci, credo sia cosa buona e giusta ribadirlo.

Al buon cuore, nonché all'intelligenza degli acquirenti il compito di indagare circa:

• - la salubrità, le proprietà organolettiche, le modalità di conservazione del prodotto riservato a Fido o a Fuffy
• - la filosofia aziendale professata dal produttore del pet food

Fatta salva la responsabilità individuale, non mi esimio dal richiedere un controllo maggiore su questo segmento industriale, poiché si rischia di speculare, come detto poc'anzi, su un bisogno affettivo connaturato all'essere umano, si rischia altresì di riproporre il fattore economico come l'unico discrimine vuoi per rendere democratico il possesso di un animale d'affezione vuoi per tutelarne la salute, quindi la longevità, giacché quest'ultima non può in alcun modo prescindere da un'alimentazione corretta.
Il prezzo di vendita di una scatoletta o di un sacco di crocchette è un buon indicativo; quando il divario, a parità di peso, non è giustificabile semplicemente dalla nomea del prodotto ultra-pubblicizzato o dalla sua specificità, un dubbio dovrebbe pur balenare anche nella mente del consumatore più improvvido attinente all'origine della materia prima (scarti di macellazione, recupero di carcasse di animali deceduti per malattie varie... stoccaggio di cereali andati a male, sottoprodotti alimentari derivanti finanche dal riciclaggio di oli esausti reperiti nel circuito della ristorazione, etc.) nonché ai processi industriali che annullando gli effetti degli agenti patogeni mediante l'alta temperatura minano profondamente l'apporto nutrizionale già compromesso in origine e per nulla in linea con le esigenze di un carnivoro, come il nostro cane o gatto costretto a cibarsi in larga parte di carboidrati.
Le sofisticazioni (antiossidanti, conservanti, additivi...) le adulterazioni (tossine...) finiscono per definire un insieme raccapricciante.
Le etichette fanno trapelare l'indispensabile, ovvio. Le aziende mirano a evitare rogne nell'immediato, quali la pubblicità negativa conseguente a un lotto da ritirare, e, limitatamente in alcune realtà, agli indennizzi da versare a chi le cita in giudizio.
Ignaro, il padrone di un animale continuerà imperterrito a cibare il pelosetto, ossia il 'terzo-quarto-quinto' componente familiare, con rimasugli molte volte degni di un raccogli-rifiuti.
Reddito a parte, l'inconsapevolezza e la forza condizionante della pubblicità sono le cause scatenanti la malnutrizione degli animali domestici, il ricorso agli integratori, l'insorgenza di sovrappeso, patologie curabili o addirittura letali.
Le aziende fiutano l'affare e, maggiorando i prezzi, propongono diete e terapie specifiche. E il circolo vizioso non ha fine, poiché non tutti hanno a disposizione competenze, tempo ed energie per preparare il cibo da somministrare ai quattro zampe di casa.
Il moltiplicarsi delle linee monoproteiche è un esempio fulgido di quanto sin qui esposto: l'insorgenza nei cani delle intolleranze/allergie alimentari è da ricercarsi con tutta probabilità in un apporto non bilanciato di nutrienti, nell'uso scriteriato di ormoni, antibiotici, esaltatori di sapidità, conservanti, ingredienti subdoli rintracciabili nel pet food.

Fido si fida

Diagnosticare la sensibilizzazione di Otto ad un particolare agente alimentare non è stato facile.
Vi evito l'anamnesi del mio botoletto, anche se non vi comparivano ad esempio patologie metaboliche, o a carico di organi vitali. Nonostante le sua iperattività, negli anni, sia rallentata, ha sempre manifestato una buona vitalità, un coinvolgimento nelle dinamiche affettive familiari straordinario e, cosa non secondaria, l'appetito non è mai scemato.
Senonché a trarci in allarme sono stati alcuni disturbi gastrointestinali presentatisi di punto in bianco e ripetutisi a distanza di pochi giorni. Con due occhioni imploranti clemenza, un pomeriggio Otto, ci comunicò tutto lo scoramento per non essere riuscito a controllare i suoi sfinteri e aver lasciato evidenti tracce biologiche in giardino. Poiché è un cane rigorosissimo, e ben educato, si vergognava anche dei rumorini dovuti al suo pancino gonfio, per cui, povero amore, andò incontro con fiducia alla veterinaria che lo ha in cura da sempre.
Attualmente tutto è rientrato nella norma, dopo un iter lungo mesi, iniziato con una visita tesa a stabilire
a – i parametri biochimici di sangue e urine
b - l'assenza di ecto-parassiti (zecche, pulci, acari) endo-parassiti (protozoi, vermi...) in corso
c – i mutamenti avvenuti nella somministrazione di cibo, e/o nell'ambiente abitualmente frequentato da Otto.
Il mio bassotto, in definitiva, è stato sottoposto a un regime alimentare altamente selettivo, ed è allora che ho conosciuto gli alimenti monoproteici contenenti, pertanto, antigeni limitati.
In tale frangente mi sono affidata a Monge , azienda cuneese che vanta uno standard igienico/organizzativo elevato, una certificazione di qualità ambientale attestante il largo impiego delle energie rinnovabili e l'autoproduzione di lattine riciclabili al 100%. Monge non testa né commissiona test a terzi , pertanto figura nella lista OIPA.
Ho seguito pedissequamente le prescrizioni mediche di una professionista, la quale ha formulato una diagnosi basandosi non tanto e non solo sui sintomi riferitele visto che il quadro clinico di un'intolleranza/allergia alimentare, per quanto mi è dato capire, presenta analogie con altre patologie, inoltre – a suo dire – i test specifici per individuare con assoluta sicurezza la sensibilizzazione del cane a una o più proteine, oltre a essere costosi, sarebbero poco attendibili, sicché si è proceduto depennando di volta in volta la causa ipotizzata in seguito ad accertamenti o considerazioni di altra natura.
Una diagnosi di certezza in questo caso era raggiungibile attuando la cosiddetta ''dieta a esclusione'', consistente nella sospensione della dieta abituale a cui sarebbe seguita la somministrazione per dieci settimane di un alimento monoproteico.
Terminato tale lasso di tempo si è proceduto al controllo e alla somministrazione dell'alimento monoproteico successivo; sono stata invitata a redigere un diario del percorso in cui fissare date, riscontri positivi o negativi, annotazioni varie da sottoporre al vaglio medico.
Il veto perentorio della dottoressa circa l'abbandono del tabellone di marcia prefissato includeva anche la somministrazione di qualsiasi altro alimento all'infuori di quello concordato; raccomandazione che giro ai miei lettori, suona un tantino pleonastica ma sono in dovere di mettere i classici puntini sulle 'i'.
Alla fine Otto ha cambiato dieta, non assaggerà più un bocconcino al manzo (rimpiangerà la combinazione manzo più prosciutto, una delle sue tante leccornie preferite, di marchio concorrente anch'esso 'no crudeltà' ), in cambio mangerà tutto il resto perché non è pensabile ridurre l'apporto proteico di un animale carnivoro a una singola proteina o, come appropriatamente si esprimono gli addetti del settore, classe di proteine.
Servo, come è stato prescritto, il cibo umido in purezza, soprattutto nelle – rare – trasferte a cui il mio cagnotto viene sottoposto, o in abbinamento preferibilmente a verdure, patate, carote lesse, riso, pasta integrale o una porzione dosata di cibo secco. Eseguo, consapevole che il regime alimentare di Otto, un onnivoro crudista a cui è preclusa la possibilità di cibarsi di carne e/ossa non cotte per i rischi connessi, è l'emblema dell'artificiosità esistenziale a cui i nostri amici animali sono arbitrariamente sottoposti: confinati in pochi metri quadrati, essi soggiacciono agli scampoli di tempo libero del 'padrone', imparano regole comportamentali innaturali, castrati, sono costretti a rinunciare alla socializzazione con i propri simili, privati di ogni libertà sono sballottati - per amore o per egoismo? - di qua e di là come un pacco postale.
Le pappe casalinghe di Otto non prevedono l'uso di condimenti succulenti o fritture, il condimento prescelto è un cucchiaio di olio crudo, ma queste sono regole di base che i possessori di Bau-Bau conosceranno meglio della sottoscritta.
Otto, del resto, 'slurpa' tutto: rimestando e leccando se è possibile anche l'ultima molecola prima che si volatizzi, come già anticipato, non ha mai perso l'appetito né tanto meno il buon umore.
Per stabilire la dieta cucita addosso ai propri compagni scodinzolanti il consiglio aureo permane lo stesso: rivolgersi al proprio veterinario di fiducia, il quale nello stilare un menu bilanciato per ogni esemplare terrà in debito conto l'età, lo stile di vita, la razza, le patologie pregresse e ogni altra eventualità suggerita dalla propria esperienza professionale.

Letta l'etichetta


Monge Solo Tonno rientrante nella linea monoproteica classica caratterizzata da un packaging schematico, quasi clinico direi, è una delle quindici proposte (agnello, cervo, anatra, manzo, maiale, coniglio, tacchino, pollo, tonno..) vendute in formati da 400 e 150 g, messe a disposizione della clientela bisognosa di un alimento diagnostico-curativo di alta qualità.
Nell'ambito monoproteico lo stabilimento di Monasterolo di Savigliano oltre al weet food ( Monge paté e bocconcini, Le Chat Excellence- Natural, Special Dog paté) sforna anche dry food, nella fattispecie denominato Natural Superpremium , cibo secco vincitore del Pet Award 2017, un premio che dovrebbe certificare il gradimento massimo dei consumatori – coadiuvati da cani - verso tale prodotto esaminato mediante un blind test (brand oscurato).

Caratteristiche comuni a tutte le varietà Monge monoproteico – dando credito a quanto l'azienda di Cuneo attesta ufficialmente – sono:
grain-gluten free, No zuccheri aggiunti, cruelty free, rintracciabilità della materia prima, pet food cotto a vapore, No conservanti/coloranti artificiali.
L'etichetta potrà sigillare o meno tale asserzioni unitamente alla risposta pavloviana di Otto.
Inerente alla rintracciabilità, essa riporta la seguente dicitura:
Prodotto e confezionato da Monge & C. a cui segue il N° di registrazione dello stabilimento.
Altri brand, seppur italiani, si avvalgono di prodotti provenienti dal bacino comunitario e persino asiatico. C'è da essere soddisfatti al 100% in quanto, nell'ambito europeo e mondiale, il sistema di controllo del nostro Paese, gestito dal Ministero della Salute a cui compete l'elaborazione se non erro, del PNAA (Piano Nazionale di controllo ufficiale sull’Alimentazione Animale) gode di unanime ammirazione.
La composizione degli ingredienti muta, com'è ovvio che sia, in riferimento ad ogni monoproteico, semplice o combinato (agnello e mirtilli - anatra e lamponi- coniglio e mela- tacchino e agrumi – pollo e ananas – pollo e mela).
Per il prodotto preso in esame, l'unico ingrediente previsto è il tonno fresco (pari al 100% della carne utilizzata) , cotto al vapore .
Il contenuto della lattina, dall'odore penetrante al colore vivo sino alla consistenza del paté avvalora tale tesi dimostrando che Monge utilizza la parte più pregiata del pesce.
Il tonno, d'altronde, pur avendo subito inevitabili processi industriali, si presume non sia stato sottoposto a congelamento, ennesimo fattore che potrebbe concorrere al depauperamento nutrizionale del prodotto finito.
Altro elemento di pregio che pongo alla vostra gentile attenzione è il non rinvenimento di corpi estranei nel paté, fattore non scontato ma che palesa la cura dell'azienda piemontese durante l'intero processo produttivo: dalla scelta delle materie prime al confezionamento, dall'imballaggio alla distribuzione.
Il Sig. Baldassare Monge e i suoi eredi hanno familiarità con la ricerca, l'innovazione e le leggi del marketing esigenti un fiuto per gli affari e una visione pragmatica della realtà tale da anticipare la concorrenza sia nelle offerte alternative di menu appetitosi sia nella risoluzione di problemi pratici. Monge, ad esempio, è stata pioniera in Europa allorquando adottò le scatolette easy open e dedicò parte della produzione ai bocconcini di carne cotti al forno.
L'etichettatura, pur essendo standardizzata per motivi di spazio, nella linea monoproteica spicca per leggibilità dei caratteri e basilarità informativa.
Difatti vengono illustrate anche le modalità di somministrazione del paté – a temperatura ambiente, mai freddo – la conservazione ottimale del prodotto – in frigo – il dosaggio; infine, ma non da ultimo, è chiaramente specificato di non aprire confezioni deformate o rigonfie, sul sito della Monge i consumatori sono invitati a segnalare qualsiasi anomalìa riscontrata.
Il cane deve, ovviamente, avere a disposizione dell'acqua fresca.

Trascrivo i componenti analitici : Proteina grezza 9%, Fibra grezza 0,5%, Oli e grassi grezzi 4%, Ceneri grezze 1,5%, Umidità 80%, EPA+DHA=0,5%.(derivati Omega3).
Additivi per Kg: Vitamina A 1500 UI (,U.I. = Unità Internazionali; mg = milligrammo) Vitamina D3 120 UI, Vitamina E 25 mg, E6 (Zinco) 25 mg, E2 (Iodio) 0,28mg, E5 (Manganese) 1,25 mg, E1 (Ferro) 20 mg.
In teoria, questi ultimi, rimandano a un alimento destinato a un fine nutrizionale specifico, digeribile (basso il valore delle ceneri grezze), e bilanciato.
La presenza sostanziosa di integratori vitaminici e minerali sono da porre in relazione alle esigenze di un cane il cui apporto nutritivo è costituito da un'unica fonte alimentare, sicché ne deriva l'improrogabile necessità di un apporto di additivi supplementare che in qualche misura controbilancino anche gli effetti del processo conservativo; la sterilizzazione ad alte temperature, atta a contrastare i rischi di natura igienico-sanitaria di un prodotto comunque a lunga scadenza, potrebbe distruggere le vitamine nonché denaturare gli amminoacidi.

L'indice di gradimento di Otto per le prelibatezze Monge , e quindi anche per Solo Tonno , è stato ed è tuttora molto alto , infatti, di tanto in tanto premio la mitezza e la bontà del mio cucciolotto con altrettanta bontà monoproteica, i motivi di tale scelta sono anagrafici e stagionali, a quanto pare con i rigori invernali e l'avanzare dell'età, un cane necessita di un pet food digeribile e maggiormente proteico.
Otto, durante l'assunzione dei monoproteici Monge, non ha manifestato calo ponderale o sintomi carenziali: il pelo, la cute e l'aspetto generale, inclusa la risposta comportamentale, non hanno accusato alcun cambiamento in negativo, anzi, la freschezza dell'alito e la consistenza delle feci – poco voluminose – hanno fornito un quadro rassicurante.
Il costo di una lattina da 400 g di Solo Tonno è di € 2.15, di una vaschetta da 150 g è di € 1.25 circa; prezzi poco popolari che ritengo, tuttavia, ragionevolmente proporzionati alla qualità del prodotto, in ordine al valore nutrizionale, alla digeribilità, all'appetibilità del pet food monoproteico Monge.
Non secondaria è la semplificazione della gestione di un evento increscioso quale l'individuazione di un'intolleranza/allergia alimentare – stressante a causa delle lungaggini diagnostiche - e la transizione verso un nuovo regime alimentare.
Momenti in cui la fragilità degli esiti richiede di affidarsi al meglio.
Il meglio, riconosciuto come tale dai professionisti, ufficialmente certificato, consacrato dalle vendite nazionali e internazionali.
Già, perché il pet food – nel mondo – parla anche italiano, con i fatti.

Monge monoproteico.

Pet food, pet... good.

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Commenti su questa Opinione

  • partyshop pubblicata 19/11/2017
    eccellente
  • alexxxs77 pubblicata 18/11/2017
    Pet food, pet... good, but your opinion is absolutely perfect, Congratulations!
  • destin0 pubblicata 18/11/2017
    Otto è sicuramente un cane molto fortunato. Eccellente descrizione :)
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Informazioni sul prodotto : Monge Monoproteico Solo Tonno

Descrizione del fabbricante del prodotto

Paté

Caratteristiche Tecniche

Marca: Monge

Tipo: Paté

Ciao

Su Ciao da: 05/09/2017