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Opinione

per La morte a Venezia (Thomas Mann)
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4 Stelle Morte dolciastra e amore amaro Opinione diamante Opinioni con immagini
24 su 24 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi Sublime stile narrativo, breve da leggere (è un vantaggio?)

Svantaggi Lettura difficoltosa, finale un po' deludente

Dettagli

Contenuti
Reperibilità edicola
Layout: mediocre
Qualità Materiale mediocre
Prezzo 4,90 Euro

L'autore

xazi Dal 28 nov 2000

L'esperienza di Ciao è per me giunta al tramonto, è stata bellissima e ringrazio tutte le... continua

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Di questo libro avevo sempre sentito parlare nel corso della mia carriera liceale: la professoressa di letteratura della sezione alla quale appartenevano i miei amici più grandicelli glielo diede da leggere durante le vacanze natalizie assieme a “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Foscolo. Entrambi poco apprezzati dai suoi alunni! Ma “La morte a Venezia” di Thomas Mann mi aveva sempre incuriosito, non avevo mai permesso a nessuno di svelarmene la trama, ma avevo dato il via libera a qualche innocua anticipazione: “Non diresti mai che un libro così sottile sia così pesante come contenuto”, “E’ un assurdità… il tutto concentrato in un battito di ciglia”, questo è stato il preludio riservatomi da chi aveva già letto questo minuscolo romanzo.
Poi si sa, la mancanza di tempo, la maturità alle porte, la lettura di altri libri commissionatami dalla mia insegnante di letteratura… insomma, titolo ed autore caddero nel dimenticatoio per un bel po’ di tempo…
Fino a qualche settimana fa, quando mi sono recata a far visita ad una mia amica amante della lettura quanto me, supportata assiduamente dai genitori e (anche se in misura minore!) dalla sorella. Mentre spulciavo con lo sguardo tra gli scaffali di una libreria ho notato la collana “La biblioteca della Repubblica” che mi occhieggiava da una mensola nei suoi delicati colori pastello, e sapendo che di solito i libri uniti come inserto assieme ai quotidiani non sono robaccia, mi sono avvicinata per dare uno sguardo: tra alcuni titoli già letti ho visto “La morte a Venezia” e “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, libro che la nostra professoressa di italiano ci aveva sempre consigliato. Così me li sono presi in prestito entrambi e me li sono portati a casa.

Lo scrittore Gustav Aschenbach, nel corso di una passeggiata per Monaco di Baviera, si sente irrimediabilmente oppresso da una strana necessità, un incalzante bisogno di viaggiare, attività che gli era sempre stata negata in gioventù per via della sua salute cagionevole. Così il nostro protagonista dalla fisicità minata ma dallo spirito stoico e pieno di militare rigore parte per la sua residenza di campagna a Pola, che si rivela però meta erronea del suo vagare: la stagione dalle condizioni metereologiche avverse e cupe rovina la placida atmosfera marina del luogo e la sgradita presenza degli ospiti austriaci dell’albergo lo rendono ben presto conscio del suo errore. Venezia, la città fiabesca sull’acqua, ecco quale sarebbe stata la sua destinazione ora. Imbarcatosi su un fuligginoso vapore italiano che lo avrebbe condotto alla città dei dogi si imbatte in una figura grottesca e premonitrice: un vecchio travestito da giovane, con atteggiamenti da ragazzetto che, attorniato da autentici giovani rampolli aumenta a dismisura il disdicevole contrasto. Gustav dimenticherà ben presto l’incontro con lo squallido vecchio: non saprà forse mai che quella figura sarebbe stata per lui un monito per una disgrazia incombente…e questa sarà solo la prima di una lunga serie di coincidenze tetre e premonitrici: già al suo sbarco a Venezia l’incontro con uno strano e burbero gondoliere, la sensazione di morte che lo attanaglia a bordo della funerea gondola ed il clima oppressivo, un qualcosa di funesto e soffocante nell’aria. Giunto all’Albergo dei Bagni sul Lido lo scrittore si dedica alla tranquilla e posata vita del vacanziere alle prese con un soggiorno rigeneratore, osserva la clientela multiforme dell’albergo, una sorta di stravagante babele: soprattutto slavi, ma anche polacchi, inglesi, francesi, tedeschi, americani e russi. Una famiglia polacca attrae in particolar modo la sua attenzione: tre ragazzine e un fanciullo. E proprio quest’ultimo diverrà d’ora innanzi il centro di tutto per Gustav, l’efebo da lui scorto tra gli altri clienti dell’albergo sarà per lui fonte di stupore per via della sua bellezza che rispecchia alla perfezione i canoni classici della statuaria. Solo su Tadzio, poiché questo è il nome del ragazzo, si condenseranno i suoi pensieri in una sorta di innamoramento crescente, mentre tutte le altre figure si dissolveranno in un alone narrativo da tourbillon. E così rapito dalla grazia del fanciullo e da tutti i vari sotterfugi da lui messi in atto per incontrarlo, per scambiare con lui un sorriso, o semplicemente per ammirarlo, lo scrittore non si accorge che la gravosità dell’atmosfera degenera sempre più, che Venezia appare diversa dall’ultima volta in cui vi era stato, che sembra essersi vestita a lutto, in un afa eccessivamente malsana, si accorge solo troppo tardi che gran parte degli ospiti dell’albergo sono fuggiti in tempo, prima che la catastrofe raggiungesse anche loro. Un giorno però, come se aprisse gli occhi, anche lui viene a conoscenza della natura di quella negatività che sentiva ormai aleggiare ovunque, di cui ormai la città era gravida e decide di restare finchè il fanciullo sarebbe rimasto… allora non sapeva che non avrebbe mai avuto modo di assistere alla partenza di Tadzio…

Lo stile narrativo è ammirabile, uno dei più squisiti del Novecento, le chicce descrittive che l’autore semina nel testo sono a mio avviso paragonabili a quelle d’annunziane. La lettura non scorre certo veloce, le pause riflessive del protagonista ad esempio sono un ottimo motivo di intralcio, per il resto l’atmosfera che Mann riesce a ricreare è una delle più fervide apoteosi emozionali che io abbia mai incontrato leggendo un libro: sembra davvero di percepire tra le labbra l’aroma dolciastro e insalubre dell’afa, di scorgere con i propri occhi la cappa nefasta di sventura che cala su Venezia. Per cercare di esprimermi meglio riporto due frasi che ho trovato sulla copertina riguardanti la trama:
“…aleggia nelle atmosfere livide di una Venezia fantasmatica e inafferrabile…”, “…la plastica raffigurazione di ambienti e paesaggi, popolati da figure di contorno schizzate in pochi tratti di eccezionale vivezza…” .
Che dire poi del tema dell’amore platonico: non so perché ma mi ricorda vagamente quello della scoperta della sessualità espresso in “Agostino” di Alberto Moravia. Come punto negativo ho trovato il finale: forse un po’ troppo deludente.

Questo romanzo breve esordì nel 1912 e fu da subito considerato il capolavoro di Thomas Mann, scrittore di romanzi ed opere teatrali nato a Lubecca nel 1875 e morto poi a Zurigo nel 1955. Questo giovane rampollo di una più che benestante famiglia dalla fiorente attività commerciale, fece il suo ingresso nei circoli artistici e letterari quando, ancora adolescente, si trasferì a Monaco di Baviera. Ragazzo dagli ideali politici mutevoli fu dapprima aderente al Nazionalismo, per poi traslare le sue idee sulle sponde democratiche ed infine palesemente antifasciste che lo portarono nel 1933 ad abbandonare la Germania, protetto dall’aura di successo derivatagli dal premio Nobel per la letteratura conseguito nel 1929. Vagò per cinque anni da una città europea all’altra per poi trasferirsi negli Stati Uniti di cui ottenne anche la cittadinanza. Dissoltosi poi il polverone della Seconda Guerra Mondiale si stabilì definitivamente a Zurigo fino alla fine dei suoi giorni.

Tra le sue opere si ricordano: la raccolta di novelle con cui esordì dal titolo “Il piccolo signor Friedemann” (1898), “I Buddenbrook (1901), “Tonio Kroger” (1903), “Altezza reale” (1909), “La morte a Venezia” (1912), “Padrone e cane” (1919), “La montagna incantata” (1924), “Mario e il mago” (1930), “Giuseppe e i suoi fratelli I” e “Le storie di Giacobbe” (1933), “Giuseppe e i suoi fratelli II” e “Il giovane Giuseppe” (1934), “Giuseppe e i suoi fratelli III” e “Giuseppe in Egitto” (1936), “Carlotta a Weimar” (1939), “Giuseppe e i suoi fratelli IV” e “Giuseppe il nutritore” (1943), “Doctor Faustus” (1947), “L’Eletto” (1951), “Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull” (1954). Il testo teatrale “Fiorenza” (1906) e i saggi “Considerazioni di un impolitico” (1918), e “Saggio su Schiller” (1955).

Con le sue 96 pagine suddivise in 5 capitoli ci permette di esaurire agevolmente la sua lettura nell’arco di un pomeriggio. La traduzione è ad opera di Anita Rho, il prezzo indicato sul retro della copertina per il libro singolo (senza quindi il quotidiano in allegato) risulta essere di 4,90 Euro, ricordo che appartiene alla collana “La biblioteca di Repubblica – NOVECENTO” e per la precisione è il libro numero 42. Da questo libro il regista Luchino Visconti inscenò il film omonimo con Silvana Mangano.

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Thomas Mann
di xazi xazi

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Pagina 1 di 6 | 1 - 5 di 27 commenti
  • mayar01234 09/07/2010 16:31
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • stefy1970 14/07/2007 20:22
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • saraguad 02/12/2005 11:55
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    Utile
  • ma.miano 24/11/2005 21:30
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • annasegr 02/11/2005 09:02
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Veramente io avevo cliccato su Eccellente..., ma poi ho letto l'avviso che avevo superato la soglia massima di Eccellente nell'arco delle 24 H e che tale giudizio non mi era stato accettato. Peccato... Ripasserò per affibiarti quanto ti meriti, per ora accontentati del Molto Utile...Ciao. Anna.

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