La valutazione di questo autore:
| Vantaggi: |
la trama e il grande cast di attori(Manfredi,Tognazzi,Sordi,Cardinale) |
| Svantaggi: |
a chi non piace il genere . |
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Sì |
L'essenza di questo film è tutta nella ricostruzione storica fatta dal regista; con i vari personaggi presenti tutti rigorosamente in costumi dell'epoca.
La trama a mio parere è scorrevole e non annoia, anzi può dare lo spunto per cercare di saperne qualcosa in più.
Le vicende si riferiscono alla storia dei carbonari Montanari e Targhini a cui è stata intitolata una lapide presente in Piazza del Popolo a Roma, in memoria del loro sacrificio per la libertà.
Infatti il film si chiude con le immagini girate nel'69 con la panoramica della piazza e l' inquadratura della lapide.
La storia centrale è basata sulla leggenda di Pasquino, la più celebre statua ''parlante'' di Roma, situata presso palazzo Braschi, che con le sue feroci invettive anonime, rappresentava la voce dei romani.
La tradizione che si è poi tramandata, ha avuto inizio con i primi autori che agivano clandestinamente a rischio della vita.
Nel grande cast di attori, troviamo: Manfredi,Ugo Tognazzi, Sordi; ma anche la bella Claudia Cardinale e Salerno che contribuiscono a formare un grande insieme di bravissimi interpreti che impreziosiscono questa pellicola, forse oggi un po' trascurata.
Uno splendido Manfredi perfetto nei panni di Pasquino, come lo è stato in teatro per anni in quelli di Rugantino e un Sordi come sempre impeccabile, in questa sua ennesima caratterizzazione.
La storia raccontata in questo film è ambientata nella Roma pontificia, nell'anno 1825.
Nella città eterna, un gruppo di carbonari, cerca di scuotere le coscienze del popolo contro il governo pontificio, attraverso la ribellione.
Nella notte, il celebre Pasquino, affigge sotto l'omonima statua manifesti contro il potere papale, con delle invettive dette appunto ''pasquinate'' .
Costui lasciando talvolta anche scritte sui muri contro il governo ecclesiastico, riesce sempre a beffare le guardie che non riescono ad acciuffarlo.
Nel nascondiglio dei rivoluzionari, intanto, fervono i preparativi, si prepara una sommossa, ma arriva il calzolaio Cornacchia (Nino Manfredi) per avvisare che sono stati scoperti dal capo della polizia Nardoni(Enrico Maria Salerno),per colpa di un traditore Filippo Spada,per cui devono abbandonare i loro piani.
Due carbonari: il medico Leonida Montanari e il nuovo arrivato, il giovane modenese Angelo Targhini si incaricano di ammazzarlo per vendicarsi e impedirgli di continuare a fare la spia.
La notte stessa viene sorpreso da solo e accoltellato, poi viene lasciato a terra ferito dai due, che sentendo rumore fuggono via, credendolo ormai morto.
L'uomo svenuto sul selciato, viene trovato dal capo della polizia, che aspetta fino al mattino seguente che si risvegli,per sapere il nome dei suoi aggressori.
Viene chiamato il medico Montanari per vedere le sue condizioni,intanto sul posto arriva anche Targhini,entrambi vengono riconosciuti e accusati dall'uomo e quindi arrestati.
Giuditta(Claudia Cardinale) ebrea, che convive da tempo con Cornacchia,cattolico, a causa dei contrasti fra le due religioni che gli impedivano di sposarsi, è disperata.
Lei è innamorata di Montanari, ma nutre qualcosa anche nei confronti del giovane Targhini, affascinata dalla sua irruenza, però può solo assistere alla loro cattura senza poter fare nulla per salvarli.
Il processo si svolge presieduto dal cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi) che sentenzia la condanna a morte dei due imputati, senza alcuna difesa.
Nello steso momento, Giuditta viene a sapere da Cornacchia, che lei credeva un umile calzolaio analfabeta e senza coraggio,che lui in realtà è il misterioso Pasquino, l'uomo che affigge sotto la celebre statua, scritti satirici contro il governo papale.
In carcere dai due prigionieri si presenta per redimerli,un frate(Alberto Sordi) che chiede a i due di pentirsi dei loro peccati prima dell'esecuzione, per evitare di finire all'inferno.
I due si rifiutano perché non vogliono pentirsi di aver lottato per la libertà,imperterrito il frate li ammonisce: ''finchè non vi sarete pentiti,niente esecuzione!'' E la cosa non può che far piacere ai due.
Cornacchia\Pasquino pur sapendo dell'innamoramento della compagna per Montanari decide di aiutarlo,andando dal cardinale a cui promette in cambio della sua liberazione, di rivelargli la vera identità di Pasquino.
Ma il cardinale, venuto a sapere che Cornacchia che si fingeva analfabeta, in realtà sapeva leggere e scrivere, decide di fargli un tranello per metterlo alla prova e vedere le sue vere possibilità.
Invece di scrivere la bolla di liberazione per i condannati,che poi lui doveva consegnare alle guardie carcerarie, firma un ordine di cattura per Cornacchia stesso.
Il poveretto si trova in trappola, perché consegnando l'ordine verrebbe arrestato, in caso contrario ammetterebbe di saper leggere, quindi verrebbe subito sospettato di essere Pasquino, decide perciò di bruciare la pergamena e rifugiarsi in convento, camuffato da frate.
Le ''pasquinate'' continueranno comunque a esserci, qualcuno proseguirà la sua opera, a ''Bellachioma'' il compito di affiggere la sua ultima invettiva contro le autorità.
Nel frattempo in carcere si avvicina l'ora dell'esecuzione della condanna per i due prigionieri,il popolo si raccoglie sotto la prigione in sommossa.
I due idealisti pensano che il popolo si sia svegliato e voglia ribellarsi,resteranno amaramente delusi scoprendo che sono lì a invocare la loro esecuzione, che si protrae da troppo tempo, per colpa del frate.
Il monaco li rimprovera e con un solenne sermone, gli rammenta che loro non devono chiedere nulla, ma solo obbedire: ''popolo,ma che te sei messo in testa? Ma che voi? Vuoi comannà te? E chi sei? Sei monnezza! Vattene a casa popolo!!''
Inutile il tentativo del frate di chiedere la grazia per i due condannati,tanto più che Filippo Spada ora stava bene, ma sua eminenza Rivarola, non vuole scontentare la sete di giustizia della gente.
All'alba il patibolo è pronto,la ghigliottina aspetta di eseguire il suo compito, la folla è accorsa a vedere lo spettacolo, come ai tempi di Nerone, e c'è anche qualche carbonaro ad assistere.
La lotta per portare la libertà alla gente non è stata compresa,è rimasto un'ideale che non ha fatto breccia nel loro cuore e nella loro coscienza;perché senza popolo non si può fare la rivoluzione.
Prima tocca al giovane,che rifiuta di essere bendato, poi a Montanari che esorta il boia Mastro Titta e rivolgendosi alla gente con rassegnazione, pronuncia un triste addio: ''Buona Notte Popolo!!''
Il regista Magni è conosciuto per essersi specializzato in questo genere di film sul periodo storico risorgimentale, con una ambientazione romanesca nei luoghi e nella parlata e forte spirito anticlericale.
La costante nelle sue pellicole è certamente il racconto storico a cui il regista e autore aggiunge la parte romanzesca.
Dello stesso genere, ha girato tra gli altri: nel '77 ''In nome del Papa Re''con Manfredi e '' In nome del popolo sovrano'' ('90) sempre con Manfredi e con Sordi.
Per questo film nel 1970 è stato assegnato a Nino Manfredi il David di Donatello come miglior attore.
Le musiche sono a cura del maestro Armando Trovajoli.
Altri interpreti: Robert Hossein, Renaud Verley, Britt Ekland, Pippo Franco, Bruno Erba, Mariacristina Farnese, Emilo Marchesini, Stefano Riva, Marco Tulli.
Regia: Luigi Magni
Durata: 1h55
Anno:1969